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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Un titanic chiamato Chiesa

PATER NOSTER.

E’ la preghiera lasciataci da Gesù nel Suo breve ma epocale soggiorno terreno. In essa è la sintesi della Dottrina Cristiana fatta di fede verso il Dio creatore, di perdono da Lui a noi e fra noi. Senza indossare ricche vesti e tiare, e senza impugnare pastorali tempestati di pietre preziose, Gesù ha dettato, con parole semplici e dirette, le linee comportamentali che fanno di una mera espressione biologica un cristiano, donna o uomo che sia. Ma la inestricabile foresta di tiare e pastorali, che ha assunto proprietà e diritto d’ autore dell’ opera di Gesù, non ha resistito alla tentazione di apportare modifiche al Pater Noster, quasi a riaffermare il primato clericale sulla interpretazione e narrazione della Preghiera. In questa sorta di editing teologico si è gettato a capofitto il Papa-Guevara con la prepotenza intellettuale di chi è convinto di sapere e capire più di tutti, tipica dei sinistri. La tentazione di entrare nella Storia della Storia è immensa e dunque quale mezzo migliore può esserci del modificare la Preghiera delle preghiere per riuscirci?  “Non indurci in tentazione…” è stato il passo del Pater Noster preso di mira dal prelato della pampa perchè, afferma in un delirio cetechista, Dio non induce in tentazione per definizione lasciando che sia Lucifero a detenere di ciò l’ esclusiva. Come uscire da questa sorta di buco cosmico creato ad arte? Semplice. Basta sostituire l’ espressione “non indurci in teantazione” con l’ espressione  “non abbandonarci alla tentazione” e il gioco (sporchetto e inutile) è fatto. Per secoli quel non  indurci in tentazione è stato vissuto e sentito come  preghiera ed atto di umiltà rivolti a Dio  affinchè non ci sottoponesse a prove di Fede superiori alla nostra capacità di giudizio, resa limitata dalla indiscutibile natura umana della nostra mente. Se Dio non è certamente un tentatore meno che mai è un Dio che abbandona, o forse al Papa attuale risulta il contrario? Inserire l’ espressione “non abbandonarci alla tentazione” induce a pensare che, per qualche misteriora ragione, Egli possa farlo e ciò, detto fra noi, rappresenta una stupidaggine teologica ben maggiore di quella pretesa e ispiratrice dell’ errata corrige papale. Forse alla Nomenklatura avvolta nei costumi cardinalizi sfugge un dato che agli animi semplici appare cristallino: la preghiera è atto di umiltà semplice come semplici sono le parole che la compongono. Non ci sono dogmi di infallibilità papale nel Pater Noster. Non ci sono parate carnevalesche nell’ Ultima Cena, e non ci sono pulpiti alle Nozze di Cana. Non c’è stato un solo istante di potere tamporale nella vita di Gesù. E l’ espressione “Padre perchè mi hai abbandonato?” è apparsa sulle Sue labbra di uomo sopraffatto dalla sofferenza nel momento della morte per crocifissione. Non sulle labbra del Dio fatto uomo. Pregare Dio di non abbandonarci alla tentazione significa rinunciare in partenza a misurarci con essa, a combatterla e vincerla.  Motivo per cui se si fa peccato non è per proprio cedimento alla tentazione ma per il colpevole abbandono da parte di Dio. Autoassoluzione plenaria anticipata che scarica  pedofilia, omosessualità, avidità e carrierismo clericale, su un preteso Dio abbandonatore. Comodo Eminenza.

PEDOFILIA A PIENI VOTI.

Uno dei voti, cioè solenni impegni a fare o non fare per tutta la vita, sui quali si basa la credibilità di una funzione, praticamente impossibile, come quella del sacerdozio, è il voto di castità autentica follia in termini biologici e psicologici. Ma siccome il potere della Chiesa, intesa come gerarchia ecclesiastica, si fonda sulle leggende della infallibilità del Papa di turno e sul, puramente immaginario, distacco dei suoi ministri dalle cose terrene e naturali è di vitale importanza, per essa, difendere e coprire tali leggende. La cultura popolare, quella reale formatasi attraverso secoli di esperienza pratica e non filtrata dalla censura,  narra da sempre dei maschi di Chiesa vittime della loro natura, una natura che si ribella alle terribili restrizioni imposte dal codice ecclesiastico. E si ribella in modo “naturale” cioè attraverso comportamenti nevrotici guidati dalla reazione della natura contro la “cultura” che pretende di schiavizzarla, di sottometterla e di cancellarla. La gerarchia ecclesiastica, tutta, è sempre stata come lo champagne imprigionato nelle bottiglie dal tappo assolutamente ermetico ma privato della “sicura”, la gabbietta metallica che ne impedisce l’ espulsione. Mancando questa esplode e crolla miseramente il castello dei voti, della dirittura morale, del distacco dal secolarismo e la commedia degli “infallibili”, che pontificano da ogni pulpito capiti loro a tiro, si rivela essere una burla planetaria. Per inciso quanto detto vale per ogni forma o tipo di religione, soprattutto per quelle apparentemente più integraliste e dogmatiche. Il tradimento dei voti è di tutti, è connaturato alla struttura della psiche umana. Tradisce il politico che incassa mazzette, il giudice che aggiusta le sentenze per scopi politici o di carriera, il poliziotto che per arrotondare chiude  un occhio, il finanziere che per arrivare in alto li chiude tutti e due. E, poveretti, tradiscono anche mogli e mariti per ricompense molto meno ricche e gratificanti. Ma ciò che colpisce e rende insopportabile il tradimento degli ecclesiastici pedofili omosessuali è l’ oggetto del loro schifoso sbavare e l’ arroganza della loro sbandierata “purezza di spirito” opportunamente testimoniata da anelli, croci e collane gemmate. A ciò va aggiunta la fastidiosa severità delle loro prediche, delle loro filippiche moraliste contro chi non si occupa di bambini, di poveri e di malati. In realtà ai bambini mostrano di pensarci loro piuttosto alacremente e nei modi che ormai tutti conosciamo. Dunque se le cronache attuali narrano quotidianamente di preti, suore, vescovi e porporati in instancabile attività sessuale contro natura e contro la morale, perchè non porsi la domanda se sia o no opportuno abolire questa pletora costosissima di “spiriti superiori”, di predicatori severissimi verso gli altri e indulgentissimi verso sè stessi? A cosa servono queste finte ed inutili interfacce fra noi e Dio? La preghiera dettata ed insegnata da Gesù contiene tutti i presupposti per un dialogo pieno e rispettoso con Nostro Signore. Un rapporto diretto con Lui basato su di Essa vale molto  più di un miliardo di omelie dotte, noiose e recitate dai figuranti bardati con insopportabili broccati e tiare. Ricordo che Gesù non aveva anelli da ostentare e far baciare ai Cristiani che si inginocchiavano davanti alla Sua Santità. Costoro inveve non si limitano a farsi baciare l’ anello del potere da quegli sventurati che capitano sotto le loro viscide grinfie. Se la gerarchia ecclesiastica deve essere, come appare, un mondo sommerso di omosessualità violenta e pedofila, allora è meglio cancellarla tagliandole le offerte in denaro, la frequenza ai riti e la fiducia popolare della quale ha approfittato da sempre. Smettiamola di sentirci così inferiori, così bisognosi di tutela spirituale e politica da diventare zimbelli di una lobby proprio da noi resa potentissima quanto la sua gemella della gerarchia politica.

LA DIVINA TRAGEDIA.

 La vita inizia (a finire) con la nascita, evento che ci apre le porte del vero e unico Inferno che esiste: la vita terrena. Dante Alighieri lo aveva immaginato come mondo extra terreno, destinato ai malvagi post mortem, seguendo lo schema scolastico clericale della vita unica alla fine della quale ci sarebbe il castigo, appunto l’ Inferno, o il premio. Povero Dante! E poveri tutti coloro che, come scriveva Cecco Angiolieri, sono “imbrigati” dal Papa e, come dico io, soffocati dalle vesti porpuree che negano la verità per “governare” a loro piacimento i crucci dell’ anima. L’ Inferno è qui! E’ la vita terrena che fa di questo mondo il luogo della più dolorosa Divina Tragedia. Esso non è un castigo post mortem ma castigo preventivo che la vita è chiamata a patire per raggiungere la purificazione. Non si va all’ Inferno dopo una vita malvagia, sarebbe il luogo più affollato dell’ Universo, ma ci si arriva per nascita e  ci si ritorna, rinascendo ancora dopo una vita sprecata, sotto nuove spoglie per cercare la via della luce. D’ altra parte che questo mondo sia da sempre luogo di violenze, di genocidi, di campi di concentramento, e che i suoi ospiti siano nella loro maggioranza espressione di cattiveria assoluta, di crudeltà senza limiti e di infinito egoismo, è novità solo per i buonisti idioti e per i furbetti ideologici.  L’ Inferno è qui! E’ questo luogo maledetto nel quale si consuma la pedofilia, si stuprano le donne, si crocifiggono persone e figli di Dio.  L’ Inferno è la patria delle guerre, del comunismo e del nazismo, delle religioni false e bugiarde quanto i loro miserabili professionisti. Dio è sull’ altra sponda dell’ Universo, Egli è tutt’ altra cosa rispetto alle religioni carnevalesche che pretendono di rappresentarlo. Egli non ha le mani viscvide dei pedofili clericali e non. Non ha la voce dei capi bastone politicanti, dei miserabili dittatori rossi o neri. Con Lui il filo spinato nazi comunista non regge. Il Suo silenzio vince il frastuono delle balle politiche e religiose, sempre alleate nella guerra contro l’ anima e l’ individuo libero. L’ Inferno è qui. E’ in questa misera palude dello Spirito  dominata da “alte cariche dello Stato e della religione”.  Da tutti questi discepoli di Lucifero che vestono abiati talari, uniformi militari, toghe giudiziarie e “grigi abiti” istituzionali. Dante, nel suo Inferno ha incontrato il Conte  Ugolino ed altre anime dannate. Gli sarebbe bastato scendere, come forse ha fatto traendone ispirazione, nelle vie di Firenze o di qualunque altra contrada per vederne tanti in carne ed ossa. A dispetto delle chiacchiere clericali non dobbiamo avere paura di finire all’ Inferno, ci siamo già e ci ritorneremo se non porremo la nostra anima al di sopra dell’ intestino. Pregare e restare uguali non serve a salvarci dal ritornare in questo Inferno pieno di Preti, di politicanti, di alte cariche dello Stato, di comunisti e nazisti, di pedofili e omosessuali. La sola preghiera gradita a Dio  è il rispetto per l’ anima, per i propri simili e per tutte le creature che ci ha donato. Tutto il resto è liturgia da sacrestani e da furbetti ideologici Papi o non che siano.

L’ OLOCAUSTO DEL SANTO NATALE.

Con l’ approssimarsi dell’ evento cardine della vita cristiana si moltiplicano le miserabili gesta compiute da mezze figure impegnate a destabilizzare il mondo della scuola a favore dell’ avvento, non del Messia, ma della fine dei Tempi e della civiltà occidentale. I galoppini del laicismo anticristiano sono tutti all’ opera sferzati da una mania auto distruttrice connotabile come trionfo dell’ ignoranza e della totale inconsapevolezza tipica dei malati mentali, genericamente definiti pazzi. L’ odio viscerale emergente da questo liquame didattico e diretto contro la figura di Gesù presenta gli stessi aspetti  del nazi comunismo, le stesse finalità di sterminio sia dell’ ideale che dei credenti in esso. La bruttezza estetica e la miserrima condizione culturale di questi fanatici anti cristiani non riesce a celarsi sotto quella mano di vernice buonista e pacifista, verso gli aggressori, che il politically correct impone loro. Si travestono da educatori dell’ infanzia per spargere il morbo “gender”, violano la mente dei bambini in tenerissima età incautamente e colpevolmente affidati alle loro grinfie ideologizzate da genitori molli e rassegnati, cioè, in ultima analisi,   passivi complici del genocidio mentale e psichico perpetrato. Si travestono da pacifisti ultra sensibili alle pretese turbe islamiche causate dalla Cristianità ma sono feroci come cannoni contro l’ italianità, l’ occidente e la famiglia cristiana. Sono in realtà la manovalanza acefala al servizio della distruzione di ogni valore cristiano proprio perché la Natura li ha “definiti” pesantemente privandoli di intelligenza, bellezza e fantasia. Sono gli scarti di lavorazione di quel processo di costruzione dell’ Uomo che, faticosamente e dolorosamente, Gesù Cristo ha avviato salendo sul Golgota e morendo sulla Croce. Sono le metastasi di una società occidentale malata terminale di materialismo e relativismo. Sono i guardiani del Totem cavernicolo che rivendica ancora la superiorità del maschio sulla donna-oggetto, il rifiuto della Cultura e della diffusione delle Arti. Sono le armate del male assoluto che, immerse nella loro nullità morale ed intellettuale, mirano alla conquista del mondo. Sono i miserabili che V. Hugo vedeva appostati, in agguato famelico e bavoso, davanti alla rispettabilità e, perché no, alla agiatezza altrui. Le loro bocche sgangherate vomitano buonismo e pluralità ma le loro crape vuote perseguono il dominio da parte dell’ inferiore, del corto di cervello, del brutto e fisicamente ripugnante. Odiano la famiglia Cristiana in quanto perfetta armonia di elementi naturali quali la donna, l’ uomo e la prole, professano il trionfo di indistinti agglomerati portatori di patologie mentali ed esteticamente caricaturali R spacciano il liquame “gender” come evoluzione della specie. Per realizzare questa sorta di inferno sociale e politico hanno assoluto bisogno di eliminare il Santo Natale, la celebrazione universale della Famiglia che è Sacra sia nelle persone divine di Gesù, Maria e Giuseppe e sia  nelle persone umane che credono nell’ anima, nel cuore, nell’ amore e nella Civiltà. Genitori non permettete a questa sottospecie umanoide di distruggere il Santo Natale e con esso i vostri figli.

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