Banner1
Eligio Bartoli
Banner2
Eligio Bartoli

Sociologia della morte.

MASTER SCHIF(O)

Impazzano su tutti i canali televisivi, sono l’ ultima frontiera della nouvelle cucine, la kermesse nevrotiva a base di cotolette e di omelette, tutti vogliono diventare Master Chef, accomunati dal medesimo sogno-chiodo di vivere in cucina e soprattutto di cucina. Mentre la famiglia è sgretolata dal politicamente corretto (e demente) e i predicatori della “nuova natura” vogliono cancellare la donna-madre-moglie-cuoca, mentre l’ apparato  pubblicitario, servo del pensiero unico, la bombarda con i cibi pronti, precotti e anche premasticati, tentando di eliminare sia pranzo che cena, fioriscono, come zombi tentacolari, le trasmissioni e i concorsi per diventare chef. Nessuno cucina più e poco ormai si mangia se non prodotti “dietetici” privi di grassi, senza olio di palma, senza tutto, eppure il sogno di aprire ristoranti e fregiarsi del cappellone da chef ha contaminato più della peste Manzoniana. Ma ciò che spicca e fa vergognare di appartenere a queste masse ondeggianti spinte ad arte, ora qua ora là, dai pastori prezzolati della comunicazione, è la assoluta mancanza di rispetto verso tutta quella Grazia di Dio, quei poveri animali e quegli ingredienti che vengono coinvolti in questa isterica corsa all’ oro di cucina. Già soltanto pensare alle distese di “carne” che, è bene non dimenticare, sono corpi di animali fatti a pezzi, esposta nei supermercati fa rabbrividire. Non è semplice abbondanza, è spreco e dispregio immorali. Ma vedere questi resti trattati come mero mezzo di esercitazione da parte di analfabeti e incapaci per cimentrsi nella “creazione” (guai a parlare di realizzazione!) di piatti pretesi gourmet, rappresenta un vero e proprio abisso morale.  Per “creare” un porzione di filetto in crosta, obbligatoriamente ridottissima altrimenti non entra nelle bocche a culo di gallina degli snob degustatori, si utilizza un intero taglio di carne per ogni aspirante “cuoco”. Oppure per realizzare (ho piene le tasche di tutto questo”creare”), una tazza di besciamella si saccheggiano intere stipe di sacchi di farina colpevolmente lasciati alla mercè di concorrenti-cavallette. La assoluta mancanza di rispetto verso i frutti della Provvidenza imposta da esigenze di spettacolo televisivo non è tollerabile e disegna il profilo amorale di un intero sistema privo della minima traccia di sensibilità. Tutti a friggere, tagliare, cuocere per poi gettare nel lavello “opere d’ arte culinaria” classificabili il più delle volte come vomiti. Cosa si trae da questo compulsivo pretendere di cucinare? Forse l’ evidenza di una rincorsa al premio finale per il quale, improvvisati e velleitari pretesi cuochi  non si vergognano di apparire in televisione per quel misero che sono. Non un modesto e fattivo apprendistato per raggiungere con merito e consapevolezza la padronanza di fornelli e tavoli di cucina, meglio tentare di laurearsi senza aver frequentato nemmeno le scuole elementari e accaparrarsi un assegno in gettoni d’ oro che sparirà più velocemente della neve al sole. E’, in fondo il motto esistenziale delle generazioni cresciute con i video giochi e colpevolmente fatto proprio anche dai loro genitori: mordi e fuggi, chi costruisce è un coglione.

Banner3
banner200x200
Banner4
banner350x150