Fb-Button
Banner1
Eligio Bartoli
Banner2
Eligio Bartoli

Pianeta donna

MENGHELE FATTI IN CASA.

La cronaca ci informa che continua ed anzi aumenta lo scempio sui corpi indifesi di bambine che hanno la sola colpa di essere nate nel nucleo dell’ inciviltà, nello zoccolo duro dell’ ignoranza: continua la pratica dell’ infibulazione, orrenda cartina di tornasole che misura lo stato amorfo di menti incapaci di agire ma dedite a violenza e crudeltà. L’ odio ideologico verso il corpo della donna, in quanto fonte della vita e sede del più misterioso miracolo, quello della “fusione a caldo” fra anima e corpo del nascituro, pervade ignobili masse cerebrali e induce  a compiere azioni abominevoli in nome di pretesi valori religiosi. Ma quel che più offende le coscienze è la figura dei medici che si rendono complici di simili delitti contro la natura. Sono i discendenti della stirpe che pratica la “scienza medica del delirio” resa tristemente nota dal criminale nazista in camice bianco Menghele, su di essi pesa l’ ignobile pratica della vivisezione animale e della infibulazione ai danni dei loro acerrimi ed odiati nemici:  la donna, la vita, l’ armonia naturale, un universo, dal quale sono esclusi, che non riusciranno mai a comprendere ed amare. Medici che eseguono ignominie chirurgiche in dispregio del più elementare ed al contempo più alto valore della vita: l’ inviolabilità del corpo umano pari,  d’ altronde, a quello di ogni creatura vivente. Le menti miserabili godono delle sofferenze e delle menomazioni inflitte agli inermi loro simili. Agli schiavi dell’ antica Roma veniva tagliata la lingua dopo aver loro tolto la libertà. Agli internati nei campi di concentramento nazisti e comunisti veniva tolta la dignità ed impressi sulla pelle i numeri della prigionia, dell’ annullamento di ogni valore spirituale e morale. In questa società globalizzata da sempre malata di quel maschilismo, di quell’ antifemminismo che fa marcire perfino le menti di non poche donne disposte, ma più spesso costrette, a schierarsi con i loro carnefici ed abbracciare esse stesse queste insane “dottrine”, si deve assistere, colpevolmente passivi, al delitto della infibulazione. E’ fuori di dubbio che il limite culturale insormontabile per la misera mente di Adamo e dei suoi miserabili discendenti, sia l’ incapacità di comprendere ed apprezzare la donna, di accettarne la superiorità intellettiva sintetizzata biologicamnte nell’ attività di due lobi cerebrali contro uno. Del resto tutto ciò che sia riconducibile al femminile, la Madre Terra, la vita, la natura, la libertà e l’ uguaglianza, risulta insopportabile agli occhi del miserrimo maschio quanto la luce a quelli dei vampiri. Piegare la donna, umiliarla con l’ atroce infibulazione, è come fare guerre o tagliare la Foresta Amazzonica o nascondere scorie nucleari sotto i campi di grano o lavare le petroliere in mare aperto, è violentare e profanare ciò che non si è in grado di capire. Sacerdoti o meglio preti, come li ha chiamati la Madonna di Lourdes, porporati, stregoni, presidenti di Nazioni, melliflui burocrati, “alte” personalità, capibastone religiosi e laici, in sintesi volgari ciarlatani, fanno da ipocrita paravento a questo delitto verso bambine non ancora donne. Il così detto mondo che conta, ma che non vale un pugno di sterco,   si volta dall’ altra parte e dette quattro false parole di circostanza torna alle faccende che gli sono care, alle guerre per la “pace”, ai genocidi, alle distruzioni fatte in nome di un preteso mondo futuro migliore di quello attuale, fingendo di non sapere che una fogna nasce e muore tale e non ha alcuna probabilità  di diventare una sorgente di acqua pura. Donne, non abdicate al vostro compito di civilizzare i figli di Adamo, ribellatevi ed estraete la clava che essi hanno conficcata nel cranio dove, proprio per questo, non fiorisce cervello.

KAPO’, IL NAZISMO AL FEMMINILE.

Quando si rivede un film a distanza di tanti anni è come ritrovare vecchie foto di noi stessi e scoprire che in realtà non si è stati poi così belli o così brutti come si ricordava. Rivedere Kapò oggi  paradosdsalmente proietta la sinistra luce di quei tragici  e miserabili anni sul presente, mostrando analogie insospettate,  e suscita sensazioni nuove ed ancor più fastidiose. Per chi come me è cresciuto nella convinzione che la donna fosse la metà sana della mela, il solo motivo che potesse evitare di mandare al macero l’ intero “raccolto” umano mondiale, la sola speranza di crescita dell’ uomo, rivedere Kapò e prendere coscienza del fatto che sia esistito anche un nazismo operativo al femminile nelle forme abbiette tipicamente maschili, è una frustata in faccia quasi fatale al più resistente ottimismo esistenziale. Con il senno di poi cioè con quel poco che si acquisisce nel tempo a forza di vivere, (o di non morire) si rivede quel film e si perde definitivamente la fiducia nella vita. Perchè se è vero che la guerra è da sempre il triste gioco di Adamo  e la massima dimostrazione della sua pochezza, vedervi partecipare attivamente la donna, non con la divisa della Croce Rossa, ma con i  panni sudici di abominevoli torturatrici e guardiane della follia nazista, ha l’ effetto tetro della pietra tombale che si chiude sul sarcofago lasciandolo al buio eterno. La “rilettura” del film, quando si è alleggeriti del peso della superficialità di giudizio giovanile, prostra lo spirito combattente degli ideali dei quali la donna è soggetto ed  oggetto a mio parere insostituibile. A questo punto tirare una linea di congiunzione fra la donna Kapò e alcuni modelli di donna di questa nostra società, che non esito a definire post- valoriale, risulta tristemente automatico. Se per le Kapò valevano la follia ideologica o l’ opportunità di far passare la guerra stando nel ventre protettivo del potere mettendo a tacere qualsiasi richiamo della coscienza, per le NON donne di oggi valgono l’ opportunismo economico,  la stessa bramosia di potere che divora la sempre più a buon mercato carne maschile, e quella sotterranea, inconfessata tentazione di imitare il sesso pseudo forte nella illusione che ne derivino gli stessi privilegi. Si passa così da una complementarità fra donna e uomo ad una intercambiabilità che ne fa insignificanti repliche di genere, per usare l’ orribile gergo dell’ ancor più orribile politically correct. Le donne di inizio ‘900 erano coerenti e compatte nel rivendicare il loro legittimo spazio nella società, ma uno spazio al femminile non un surrogato manieristico del maschio. Oggi quel tal tipo di donne, come fecero le Kapò, sfilano  indignate  soltanto se l’ ordine proviene da una certa parte politica ma non si è visto un solo corteo spontaneo, nè di streghe nè di semplici autentiche donne, contro l’ eccidio quotidiano di esse ad opera degli idioti figli di Adamo, mariti, amanti o compagni che siano. Mentre nel tempo passato  le giovani e belle subivano il martirio di matrimoni combinati con attempati o vecchi detentori del potere economico, oggi sono loro, le giovani e leggiadre tanto amate da Cecco Angiolieri, a gettarsi fra le loro flaccide braccia investendo sul temporaneo e richiestissimo capitale di un bel corpo. Donne in politica che, come le Kapò, bastonano la condizione femminile pensando che a riscattarla basti promuovere il nuovo modello di donna lesbica e single, perciò affrancata dall’ uomo. C’è da augurarsi che anche nella realtà giunga presto la fine del film con il riscatto umano e spirituale di una stupenda Susan Strasberg che, finalmente consapevole di essere stata “fregata” da tutti,  lascia cadere a terra la zavorra dell’ opportunismo e rinasce come donna un istante prima di morire.

Banner3
banner200x200
Banner4
banner350x150