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pecunia olet

IVA SU ACCISE: STATO LADRO.

L’ italietta post borbonica ed eternamente in fase puberale totalmente inconsapevole, annovera fra i suoi primati negativi, che le valgono il titolo di villaggio primitivo d’ Europa, anche quello di rubare “legalmente” ai suoi cittadini attraverso certificazioni ufficiali come le bollette  di energia elettrica. Accade infatti che miserabili legislatori in accordo con miserabili burocrati, opportunamente “non visti” da un apparato giudiziario intento a scalare il Potere a colpi di sentenze politicamente orientate, abbiano introdotto la barbarie contabile dell’ assoggettamento ad Iva delle accise, cioè tasse applicate al consumo di energia elettrica ideologicamente considerato un privilegio da punire. A dispetto di una Carta costituzionale sbandierata come simbolo di purezza Istituzionale questi miserabili parassiti, che ingrassano con il lavoro altrui, hanno di fatto stabilito non soltanto che si paghino le tasse (Imu e compagnia bella) anche in assenza di reddito ma che si paghino sulle stesse imposte. L’equazione ideata dallo Stato ladrone è semplice: se servono soldi a causa di sprechi non si riducono questi ma si aumentano le tasse e addirittura si inventano gabelle incostituzionali, illegittime ed estorsive, proprio come fa la mafia con i suoi pizzi. Non è edificante e motivo di ottimismo in ottica futura constatare di vivere in uno Stato mafioso nei comportamenti e con il vizio di infilare la sua untuosa ed insaziabile mano nelle tasche dei cittadini. Non è edificante sapere di far parte di un villaggio primitivo nel quale il contribuente rappresenta l’ anello finale della “catena alimentare sociale e politica”. Ma è ancora più avvilente e desolante constatare che nonostante tutto ciò esso continua ad osannare questi miserabili ladri e a votarli, convinto di potersi sfamare con le briciole che magnanimamente vengono fatte cadere all’ uopo dalla ricca tavola del potere. Ciò che più brucia e risulta devastante ai pochi che si schifano di essere gabbiani sulla scia del peschereccio-Stato è che non c’è uno straccio di magistrato o di avvocato che si prendano la briga di promuovere azioni legali contro lo Stato ladro. Nessuna vestale vergine si erge a difesa del tempio e del totem della pretesa legalità, prima fra tutti la pletorica e, nella sostanza, inutile Corte dei Conti. Pare che il bottino di questa rapina istituzionalizzata dalla consuetudine ladresca pluriennale ammonti a circa 3 miliardi di euro e siccome, qualora il ladro fosse obbligato dall’ applicazione della legge a restituirlo, occorrerebbero nuove tasse per colmare l’ inopinato “buco”, tanto vale che la rapina continui con buona pace della vergine Costituzione, dei “padrini” costituzionalisti e dei valori, ormai senza valore, di onestà finanziaria ed intellettuale. Siamo dunque costretti a tenerci questo cancro perchè la cura è più costosa e dolorosa del male. E’ purtoppo questo il “mare nostrum” nel quale siamo costretti, per nascita, a navigare facendo l’ autostop, anzi il “barcastop” alle tante zattere dell’ opportunismo, del servilismo, della corruzione, con le quali i portaborse politicanti lo solcano facendo gli “scafisti”, i papponi e i ladri di polli. L’ imposizione dell’ Iva sulle accise è uno dei tanti segnali che da anni indicano l’ avvenuta morte del Diritto per  asfissia burocratica e corruzione politica ma, realisticamente, vien da chidersi se esso sia mai nato in questa italietta post borbonica, post fascista e attualmente miseramente comunista.

SLOT MACHINE DI STATO.

Il gioco d’ azzardo è una delle piaghe sempre purulente come la droga, la prostituzione, la corruzione politica e amministrativa, che infestano il formicaio umano. Ma l’ aspetto ancor più miserabile sta nel fatto che lo Stato (italiano), inteso come complesso di istituzioni che dovrebbero combattere questi scompensi sociali, lucra sul pizzo dell’ imposizione fiscale sui giochi e prospera (pare per circa 10 miliardi di euro annui) sulla rovina di milioni di famiglie.  A mettere a tacere la sua inesistente coscienza civica e costituzionale basta e avanza la dicitura-litania-presa per i fondelli che mette in guardia i giocatori, in coda ai martellanti spot che reclamizzano le scommesse, sui rischi di assuefazione alla droga del gioco d’ azzardo. Niente di diverso dalla vergognosa speculazione Statale sul fumo che si concretizza in “campagne informative e leggi” contro di esso parallelamente alla fabbricazione di sigarette da tassare. E’ vero che il primo dovere di ognuno di noi è salvarsi da sé e, contando su un  QI medio, girare al largo dalla droga, dall’ abuso di alcool e dal gioco d’ azzardo, che insieme fanno la felicità economica di mafia, Stato e delinquenza comune, ma il ruolo istituzionale e la ragione d’ essere di uno Stato, gridano vendetta contro questa sua compartecipazione attiva nel mondo del vizio e del decadimento sociale. Non è una questione di tutela dell’ incapace che si avventura nei sotterranei dell’ abiezione, il quale se è in grado di votare, di procreare e di lavorare, deve esserlo anche per capire il pericolo ed evitarlo. E’ piuttosto una questione di colossale ipocrisia che fa di ogni individuo potenziale carne da macello quando “incautamente” cade nelle trappole compartecipate dallo Stato che incassa il pizzo sulle tasse alcoliche, di gioco e fumo. Il livello minimo di decenza  istituzionale imporrebbe che almeno esso non ci guadagnasse in questi sporchi affari e partecipasse attivamente, non con banali campagne pubblicitarie istituzionali, alla promozione di una società civile istruita, matura e capace di non diventare, appunto, “carne da macello”. In che modo? Prima di tutto eliminando il pizzo fiscale che legittima la praticabilità di questi vizi, ipocritamente proibiti ai minori, e contemporaneamente inserendo nei programmi didattici studi seri e documentati sui danni psico fisici derivanti da essi. Ma questo Stato italiano appare più come quel genitore demente che fumando a ruota libera in presenza dei propri figli li esorta a non “prendere il vizio”. Questo stato, inteso come sopra, appare  come un buffone alla corte del dio denaro e come tale è disposto a fare qualsiasi cosa, anche la più aberrante, purchè il “signore” rida e sia contento. Tocca poi allo Stato, inteso come persone civili, padri e madri di famiglia, gente munita di un QI medio, compiere lo sforzo per liberarsi da questa “libertà di uccidersi” che tanto magnanimamente viene offerta e garantita dallo Stato istituzionale. Siamo noi, i “sudditi”, a doverci ricordare che esso ci vuole deboli, disuniti, spaventati, ignoranti e in preda ai “vizi” così da indirizzarci, come mandrie, nei recinti ideologici e nei pascoli di partito, riducendoci meri e miseri bancomat fiscali ed elettorali. Stato furbo uguale cittadini ignoranti. E’ questa l’ equazione cancerogena del politicamente corretto.

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