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Papa…biologico

PASQUA DI LOTTA.

Non si era mai vista una Pasqua di lotta politica caratterizzata da un “volantinaggio” capillare, teso alla totale monotematicità del messaggio ideologico da inviare Urbi et Orbi. Tutte le omelie sono incentrate sulla rivolta clericale contro il nuovo “nemico” della cristianità e la sua politica dei porti chiusi. Lucifero e la sua pletora tentatrice sono stati messi in soffitta, ormai, fuori dal tempo globalizzato, non fanno più nè paura nè notizia. E’ Salvini, il “famigerato demone” della non accoglienza indiscriminata, l’ odiato giustiziere del ricchissimo fatturato delle cooperative rosso-porpora, il glaciale respingitore degli invasori travestiti da “rifugiati”, l’obiettivo della Pasqua di lotta. La Santa Pasqua non è più la Resurrezione dalla morte causata dal peccato, è diventata piuttosto una manifestazione politico-sindacale per la rivendicazione di un ruolo di opposizione al Governo in materia di immigrazione. La violenta imposizione di un taglio politico alla Santa Pasqua la dice lunga sul profilo di democrazia religiosa instaurata dal Papa irrimediabilmente malato della sindrome dell’ immigrato. La Parola di Gesù i Suoi atti e la Sua vita, i Vangeli e persino la laica ricerca di un legittimo benessere sociale, sono stati piegati alla logica dell’ accoglienza senza se e senza ma. Tutto ciò che è religione, morale, diritto e spiritualità è stato convertito in “accogliese” stucchevole ed ossessivo. Mentre i massacri quotidiani di Cristiani ad opera di islamici entrano di sfuggita, anzi escono prima ancora di entrare, nelle “sacre stanze vaticane”. Tutte le energie del disinteressato clero sono concentrate sull’ accoglienza di quegli stessi islamici terroristi ed assassini mimetizzati fra le masse africane che, ad arte, vengono spinte verso l’ Italia e l’ Europa. Non una parola esce dalle sgangherate bocche dei fanatici dell’ invasione circa i problemi di coesistenza, di condizioni di vita, di densità abitativa, di possibilità di lavoro e di livello di civiltà implicati. Niente! Restano fissati come dischi incantati sul ritornello idiota dell’ accoglienza come se tutto finisse lì e non insorgessero le tragedie che ogni giorno sono trattate nella cronaca nera. Il Vaticano ed il suo esercito di pedofili omosessuali sembrano diventati una mera agenzia di ricerca del personale a favore dei narcotrafficanti, della mafia della prostituzione e della delinquenza comune. D’ altra parte in quali altre realtà possono confluire i fiumi di persone che l’ import vaticana ci vuole appioppare? Le città, Roma in primis, dell’ ex Bel Paese sono ormai simboli di degrado assoluto. Sono gironi infernali creati secondo i “vangeli” rivisitati da preti politicizzati e da sindaci collaborazionisti di una sinistra antitaliana e antistorica. Sono tutti così presi ad ingozzarsi con il business dell’ accoglienza, ad arricchirsi sull’ affare del secolo, tanto a migrante, che non vedono nemmeno la punta del loro adunco e sgradevole naso. Imporre una Pasqua di lotta politica è il segno del degrado morale e religioso in cui è sprofondata la Chiesa di Roma condotta, da un avventuriero malato di immigrazione, verso il baratro della sua prossima fine. La platealità di gesti compiuti nell’ esaltazione emulativa di quanto fece Gesù, con opposte finalità e spiritualità, non faranno mai di un prelato salito al soglio pontificio grazie alla sempiterna lotta di conclave, un Dio in terra. Abituiamoci all’ idea di un rapporto vero, diretto, personale e sincero con Dio, senza più la intermediazione di questi promotori religiosi in tonaca capaci di investire la nostra anima nei loro loschi affari di una Pasqua di lotta.

PATER NOSTER.

E’ la preghiera lasciataci da Gesù nel Suo breve ma epocale soggiorno terreno. In essa è la sintesi della Dottrina Cristiana fatta di fede verso il Dio creatore, di perdono da Lui a noi e fra noi. Senza indossare ricche vesti e tiare, e senza impugnare pastorali tempestati di pietre preziose, Gesù ha dettato, con parole semplici e dirette, le linee comportamentali che fanno di una mera espressione biologica un cristiano, donna o uomo che sia. Ma la inestricabile foresta di tiare e pastorali, che ha assunto proprietà e diritto d’ autore dell’ opera di Gesù, non ha resistito alla tentazione di apportare modifiche al Pater Noster, quasi a riaffermare il primato clericale sulla interpretazione e narrazione della Preghiera. In questa sorta di editing teologico si è gettato a capofitto il Papa-Guevara con la prepotenza intellettuale di chi è convinto di sapere e capire più di tutti, tipica dei sinistri. La tentazione di entrare nella Storia della Storia è immensa e dunque quale mezzo migliore può esserci del modificare la Preghiera delle preghiere per riuscirci?  “Non indurci in tentazione…” è stato il passo del Pater Noster preso di mira dal prelato della pampa perchè, afferma in un delirio cetechista, Dio non induce in tentazione per definizione lasciando che sia Lucifero a detenere di ciò l’ esclusiva. Come uscire da questa sorta di buco cosmico creato ad arte? Semplice. Basta sostituire l’ espressione “non indurci in teantazione” con l’ espressione  “non abbandonarci alla tentazione” e il gioco (sporchetto e inutile) è fatto. Per secoli quel non  indurci in tentazione è stato vissuto e sentito come  preghiera ed atto di umiltà rivolti a Dio  affinchè non ci sottoponesse a prove di Fede superiori alla nostra capacità di giudizio, resa limitata dalla indiscutibile natura umana della nostra mente. Se Dio non è certamente un tentatore meno che mai è un Dio che abbandona, o forse al Papa attuale risulta il contrario? Inserire l’ espressione “non abbandonarci alla tentazione” induce a pensare che, per qualche misteriora ragione, Egli possa farlo e ciò, detto fra noi, rappresenta una stupidaggine teologica ben maggiore di quella pretesa e ispiratrice dell’ errata corrige papale. Forse alla Nomenklatura avvolta nei costumi cardinalizi sfugge un dato che agli animi semplici appare cristallino: la preghiera è atto di umiltà semplice come semplici sono le parole che la compongono. Non ci sono dogmi di infallibilità papale nel Pater Noster. Non ci sono parate carnevalesche nell’ Ultima Cena, e non ci sono pulpiti alle Nozze di Cana. Non c’è stato un solo istante di potere tamporale nella vita di Gesù. E l’ espressione “Padre perchè mi hai abbandonato?” è apparsa sulle Sue labbra di uomo sopraffatto dalla sofferenza nel momento della morte per crocifissione. Non sulle labbra del Dio fatto uomo. Pregare Dio di non abbandonarci alla tentazione significa rinunciare in partenza a misurarci con essa, a combatterla e vincerla.  Motivo per cui se si fa peccato non è per proprio cedimento alla tentazione ma per il colpevole abbandono da parte di Dio. Autoassoluzione plenaria anticipata che scarica  pedofilia, omosessualità, avidità e carrierismo clericale, su un preteso Dio abbandonatore. Comodo Eminenza.

PEDOFILIA A PIENI VOTI.

Uno dei voti, cioè solenni impegni a fare o non fare per tutta la vita, sui quali si basa la credibilità di una funzione, praticamente impossibile, come quella del sacerdozio, è il voto di castità autentica follia in termini biologici e psicologici. Ma siccome il potere della Chiesa, intesa come gerarchia ecclesiastica, si fonda sulle leggende della infallibilità del Papa di turno e sul, puramente immaginario, distacco dei suoi ministri dalle cose terrene e naturali è di vitale importanza, per essa, difendere e coprire tali leggende. La cultura popolare, quella reale formatasi attraverso secoli di esperienza pratica e non filtrata dalla censura,  narra da sempre dei maschi di Chiesa vittime della loro natura, una natura che si ribella alle terribili restrizioni imposte dal codice ecclesiastico. E si ribella in modo “naturale” cioè attraverso comportamenti nevrotici guidati dalla reazione della natura contro la “cultura” che pretende di schiavizzarla, di sottometterla e di cancellarla. La gerarchia ecclesiastica, tutta, è sempre stata come lo champagne imprigionato nelle bottiglie dal tappo assolutamente ermetico ma privato della “sicura”, la gabbietta metallica che ne impedisce l’ espulsione. Mancando questa esplode e crolla miseramente il castello dei voti, della dirittura morale, del distacco dal secolarismo e la commedia degli “infallibili”, che pontificano da ogni pulpito capiti loro a tiro, si rivela essere una burla planetaria. Per inciso quanto detto vale per ogni forma o tipo di religione, soprattutto per quelle apparentemente più integraliste e dogmatiche. Il tradimento dei voti è di tutti, è connaturato alla struttura della psiche umana. Tradisce il politico che incassa mazzette, il giudice che aggiusta le sentenze per scopi politici o di carriera, il poliziotto che per arrotondare chiude  un occhio, il finanziere che per arrivare in alto li chiude tutti e due. E, poveretti, tradiscono anche mogli e mariti per ricompense molto meno ricche e gratificanti. Ma ciò che colpisce e rende insopportabile il tradimento degli ecclesiastici pedofili omosessuali è l’ oggetto del loro schifoso sbavare e l’ arroganza della loro sbandierata “purezza di spirito” opportunamente testimoniata da anelli, croci e collane gemmate. A ciò va aggiunta la fastidiosa severità delle loro prediche, delle loro filippiche moraliste contro chi non si occupa di bambini, di poveri e di malati. In realtà ai bambini mostrano di pensarci loro piuttosto alacremente e nei modi che ormai tutti conosciamo. Dunque se le cronache attuali narrano quotidianamente di preti, suore, vescovi e porporati in instancabile attività sessuale contro natura e contro la morale, perchè non porsi la domanda se sia o no opportuno abolire questa pletora costosissima di “spiriti superiori”, di predicatori severissimi verso gli altri e indulgentissimi verso sè stessi? A cosa servono queste finte ed inutili interfacce fra noi e Dio? La preghiera dettata ed insegnata da Gesù contiene tutti i presupposti per un dialogo pieno e rispettoso con Nostro Signore. Un rapporto diretto con Lui basato su di Essa vale molto  più di un miliardo di omelie dotte, noiose e recitate dai figuranti bardati con insopportabili broccati e tiare. Ricordo che Gesù non aveva anelli da ostentare e far baciare ai Cristiani che si inginocchiavano davanti alla Sua Santità. Costoro inveve non si limitano a farsi baciare l’ anello del potere da quegli sventurati che capitano sotto le loro viscide grinfie. Se la gerarchia ecclesiastica deve essere, come appare, un mondo sommerso di omosessualità violenta e pedofila, allora è meglio cancellarla tagliandole le offerte in denaro, la frequenza ai riti e la fiducia popolare della quale ha approfittato da sempre. Smettiamola di sentirci così inferiori, così bisognosi di tutela spirituale e politica da diventare zimbelli di una lobby proprio da noi resa potentissima quanto la sua gemella della gerarchia politica.

EUTANASIA DI STATO.

Apparentemente il mondo si dichiara sconvolto dalla morte del piccolo Alfie di Liverpool ma non lo è per niente. Questa commedia del dolore è una farsa interpretata da giudici (spesso la parola fa rima con sudici), da Papi che si dicono addolorati ma nel contempo si scagliano contro la medicina rigenerativa, da politicanti che,  per far cassa elettorale, regalano una cittadinanza platonica mentre professano l’ eutanasia come pilastro della libertà.  La verità è che stiamo vivendo un’ era di morte, un’ epoca dominata da crudeltà quotidiane servite ai pasti da telegiornali meramente sensazionalistici realizzati nei sottoscala della “kultura” e dell’ ideologia. Si parla solo di morte, si coniano parole stupide come femminicidio, tutto si classifica e si codifica facendo sì che le peggiori manifestazioni della bestia umana diventino moda e vengano, in sostanza, accettate come inevitabili, anzi normali. Il fatto poi che una persona, si è tale anche a due anni di età,  possa essere “sequestrata” da un magistrato, che altro non è se non un impiegato statale, e che costui possa impedire ai suoi genitori di esercitare la loro legittima potestà, rappresenta la fine della civiltà occidentale nella quale domineranno sempre più gli stregoni in toga, in tutto identici a quelli con monili d’ avorio infilati nelle narici. Nel luna park della chiacchiera le categorie deboli (categorie appunto) sono al centro delle balle elettorali ma poi, grattando appena con l’ unghia la società (in) civile, si scoprono maestrine di gender intente a malmenare bambini come fossero punch-ball, infermieri e badanti a malmenare vecchi  indifesi e, dulcis in fundo, governi (anzi governicchi) che incentivano l’ eutanasia pensando di riscattare con essa la solitudine a cui il malato e la sua famiglia sono condannati dalla infernale macchina della burocrazia politicamente corretta. Il piccolo Alfie sarebbe stato “amorevolmente” sottratto a dolore e sofferenza da un giudice che ne ha decretato la morte per abbandono terapeutico. Il teorema che postulano questo “genio” in toga ed il codazzo dei fautori dell’ eutanasia è, in sintesi, che una volta conclamatasi una malattia grave e rara si debba alzare le mani e risparmiare i soldi dei contribuenti, magari per impiegarli proficuamente in aumenti salariali a beneficio di tutta la Nomenklatura. No all’ accanimento terapeutico dunque. Ma la ricerca scientifica  cosa è se non accanimento conoscitivo e quindi terapeutico, in chiave futura?  Per quale motivo allora si spendono miliardi di euro per stipendiare pletore di ricercatori che sconfiggano le malattie rare se poi il malato, che detto con tutto rispetto può essere esso stesso strumento di studio e di ricerca, viene soppresso per abbandono terapeutico? Dobbiamo fare donazioni, sentirci in colpa mentre mangiamo solo per non essere malati e donare un X per mille e basta.  A questi stregoni serve soltanto questo. A noi e alla Civiltà serve che questi stregoni scompaiano quanto prima.

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