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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

ma cosa siamo?

ATEISMO, UN TEOREMA ACEFALO.

Il tic non passa mai di moda ed anzi trova sempre nuove motivazioni “estetiche” che calamitano povere schegge di ferro ammassandole intorno al totem dell’ ateismo.  Ne consegue che dichiararsi atei, assuma quel carattere misero tipico di chi, incontrato per caso un pò di denaro, sfoggi abiti griffati e dimentichi le toppe al sedere possedute fino a ieri. E’ un modo scolastico e puerile per definirsi diversi o meglio, superiori rispetto alla massa credente e, perciò, automaticamente credulona. Ma su cosa è basata la “dottrina” atea? Prima di tutto sulla negazione del Dio Creatore, dello Spirito dal quale tutto proviene e al quale tutto è destinato a tornare. Ma l’ ateo non si limita a non credere in Dio, va oltre e si spinge a credere in sè stesso quale unico dio,  quale mente pensante e capace di spiegare l’ Universo sapendone quasi nulla. Dunque l’ ateo nega Dio perchè si considera un dio. Quanti mediconzoli, quanti ricercatori del nulla scientifico in camice bianco e tasche piene di “scienza”,  appresa nei “Bignamini”, si dichiarano “scienziati” e dunque, necessariamente atei, avendo essi “compreso” tutto il comprensibile?  Tanti, troppi. E dietro di essi si snoda una processione di filosofi, cattedratici, giornalisti e pennivendoli  dalla sintassi claudicante ma fieri di un ateismo distintivo, come un tempo furono il fiore all’ occhiello, i baffetti alla cretina e il pizzetto all’ idiota. Ci sono stati anni in cui ci si vergognava di essere democristiani mentre essere di sinistra era sinonimo di superiorità culturale e attestato di totale comprensione del mondo. Non andare più alla Messa era segno di emancipazione come fumare e bestemmiare, d’ altra parte che “uomo” è colui che si inginocchia e chiede aiuto al proprio Dio per affrontare i dolori della vità? Inginocchiarsi davanti al Dio Craetore ed onorarlo attraverso la preghiera è comportamento  disdicevole,  da donnicciole pie ma stupide.  Il “vero uomo” si inginocchia solo davanti al capo bastone di partito, bacia le mani del boss mafioso, del corruttore trasudante denaro riciclato. Il “vero uomo”, l’ ateo, non ha bisogno di nulla, non ha dubbi ed è la certezza scientifica fatta persona. E’ capace di rispondere ai perchè esistenziali soltanto perchè non se li pone, limitandosi a sentenziare che ciò che non è spiegabile oggi lo sarà certamente in futuro. Peccato però che non sono stati sufficienti millenni di “scienza atea” a spiegare sia l’ origine dell’ umanità che le sue finalità. Per l’ ateo l’ esistenza di Dio è un fastidio insopportabile, un richiamo alla responsabilità che gli impedisce di vivere libero dalla sua coscienza e da quella comune. Tapparsi le orecchie è comodo, consente di autoassolversi dichiarando inesistente il peccato  e l’ offesa, salvo ripristinarne tutta la sacralità se l’ offeso è egli stesso o la sua ideologia per parallelepipedi di marmo. Proprio perchè l’ ateismo è certissimo di spiegare ogni cosa, dimostra di essere un teorema acefalo  che poggia non sul ragionamento (e come potrebbe?) ma sull’ esclusione tout cur di risvolti spirituali estranei all’ apparato gastro intestinale che gli fa da motore. Esso rifiuta il Giudizio perchè è incapace di sostenerlo, diventa razzismo intellettuale e bolla come poveri mentecatti coloro che si confrontano con il dubbio. Soltanto un ateo può essere così estraneo alla magnificienza del Creato ritenendolo frutto di casualità chimico fisiche, di una qualche cosa che non conosce ma che, velleitariamente e apoditticamente,  dà per sicura ed indiscutibile.  La Poesia, la Preghiera, la Musica, la Scultura, la Pittura  e l’ Amore, sono dunque non portati dell’ anima ma semplici risultati di applicazione razionale della mente. Forse stiamo sopravvalutando l’ ateismo facendone materia di confronto, sottovalutando per contro che potrebbe essere mera incapacità di capire.

LE FAVOLE DELLA MORTE.

La “rivisitazione” delle fiabe in chiave “realista” sta partorendo autentiche mostruosità fatte ad immagine e somiglianza delle menti contorte, ed ideologizzate dal male come forma espressiva, che le realizzano. La stessa demenza che ispira il deturpamento di opere d’ arte e monumenti, la stessa idiozia che è alla base di comportamenti autolesionisti del bullo alcolizzato e drogato, si manifestano in questo capovolgimento della realtà delle fiabe che rappresenta semplicemente il mancato sviluppo intellettivo di intere generazioni ormai moralmente, culturalmente e socialmente perdute. Sporcare una fiaba è come usare violenza di branco su di una adolescente indifesa, è tentare di cancellare il bene, il buono e il positivo dal mondo per fare posto alla follia delle stragi che dal viedeogame passano alla realtà in un momento. Quando una pubblicità invita a prendersi una pausa, non si sa da cosa visto che nessuno più studia o fa il padre o l’ uomo, e fare una strage munendosi di carrarmato virtuale, significa che non solo  i 10 Comandamenti non esistono più ma che al loro posto se ne vogliono imporre altri mille, tutti riconducibili alle parole cult  uccidi, distruggi, violenta, brucia e ignora il perchè esisti. Il fatto che il “non pensiero” dominante abbia preso di mira le fiabe e le opere di letteratura in genere, e le voglia distorcere per distruggerle, è il segno di una guerra totale dichiarata alla cultura formativa dell’ infanzia, a quel percorso pedagogico fondamentale per la crescita di una mente positiva. E’ il segno tangibile dell’ aggressione ideologica massificatrice portata all’ individuo, alla famiglia e alla loro libertà, al fine di perseguire il miserabile scopo di una società di dementi violenti, di ignoranti fatti in serie, di una massa acefala da sottomettere attraverso il miraggio della libertà dai princìpi  e dalla morale. E vissero tutti infelici e schiavi.

MENGHELE FATTI IN CASA.

La cronaca ci informa che continua ed anzi aumenta lo scempio sui corpi indifesi di bambine che hanno la sola colpa di essere nate nel nucleo dell’ inciviltà, nello zoccolo duro dell’ ignoranza: continua la pratica dell’ infibulazione, orrenda cartina di tornasole che misura lo stato amorfo di menti incapaci di agire ma dedite a violenza e crudeltà. L’ odio ideologico verso il corpo della donna, in quanto fonte della vita e sede del più misterioso miracolo, quello della “fusione a caldo” fra anima e corpo del nascituro, pervade ignobili masse cerebrali e induce  a compiere azioni abominevoli in nome di pretesi valori religiosi. Ma quel che più offende le coscienze è la figura dei medici che si rendono complici di simili delitti contro la natura. Sono i discendenti della stirpe che pratica la “scienza medica del delirio” resa tristemente nota dal criminale nazista in camice bianco Menghele, su di essi pesa l’ ignobile pratica della vivisezione animale e della infibulazione ai danni dei loro acerrimi ed odiati nemici:  la donna, la vita, l’ armonia naturale, un universo, dal quale sono esclusi, che non riusciranno mai a comprendere ed amare. Medici che eseguono ignominie chirurgiche in dispregio del più elementare ed al contempo più alto valore della vita: l’ inviolabilità del corpo umano pari,  d’ altronde, a quello di ogni creatura vivente. Le menti miserabili godono delle sofferenze e delle menomazioni inflitte agli inermi loro simili. Agli schiavi dell’ antica Roma veniva tagliata la lingua dopo aver loro tolto la libertà. Agli internati nei campi di concentramento nazisti e comunisti veniva tolta la dignità ed impressi sulla pelle i numeri della prigionia, dell’ annullamento di ogni valore spirituale e morale. In questa società globalizzata da sempre malata di quel maschilismo, di quell’ antifemminismo che fa marcire perfino le menti di non poche donne disposte, ma più spesso costrette, a schierarsi con i loro carnefici ed abbracciare esse stesse queste insane “dottrine”, si deve assistere, colpevolmente passivi, al delitto della infibulazione. E’ fuori di dubbio che il limite culturale insormontabile per la misera mente di Adamo e dei suoi miserabili discendenti, sia l’ incapacità di comprendere ed apprezzare la donna, di accettarne la superiorità intellettiva sintetizzata biologicamnte nell’ attività di due lobi cerebrali contro uno. Del resto tutto ciò che sia riconducibile al femminile, la Madre Terra, la vita, la natura, la libertà e l’ uguaglianza, risulta insopportabile agli occhi del miserrimo maschio quanto la luce a quelli dei vampiri. Piegare la donna, umiliarla con l’ atroce infibulazione, è come fare guerre o tagliare la Foresta Amazzonica o nascondere scorie nucleari sotto i campi di grano o lavare le petroliere in mare aperto, è violentare e profanare ciò che non si è in grado di capire. Sacerdoti o meglio preti, come li ha chiamati la Madonna di Lourdes, porporati, stregoni, presidenti di Nazioni, melliflui burocrati, “alte” personalità, capibastone religiosi e laici, in sintesi volgari ciarlatani, fanno da ipocrita paravento a questo delitto verso bambine non ancora donne. Il così detto mondo che conta, ma che non vale un pugno di sterco,   si volta dall’ altra parte e dette quattro false parole di circostanza torna alle faccende che gli sono care, alle guerre per la “pace”, ai genocidi, alle distruzioni fatte in nome di un preteso mondo futuro migliore di quello attuale, fingendo di non sapere che una fogna nasce e muore tale e non ha alcuna probabilità  di diventare una sorgente di acqua pura. Donne, non abdicate al vostro compito di civilizzare i figli di Adamo, ribellatevi ed estraete la clava che essi hanno conficcata nel cranio dove, proprio per questo, non fiorisce cervello.

L’ ALBERO DEL MALE.

Cresce ad ogni latitudine e non si spaventa di dover infilare le sue radici fin sotto  calotte polari o deserti, aridi appena un po’ di meno della sua coscienza, per sottometterli. L’ albero del male, conosciuto anche come genere umano, è specie prolifica di sè e dei propri velenosi frutti che copiosamente pendono, più appiccicosi della resina vegetale, dai suoi rami a guisa di carogne in perenne stato di putrefazione.  Pedofilia, violenza sulle donne, genocidio dei propri simili, bramosia del potere, corruzione, sudditanza totale alla divinità denaro, sadismo maniacale verso animali e natura, spiccata ed inarrestabile tendenza a sentirsi dio di tutto partendo dalla negazione isterica dell’ unico vero Dio Creatore. E’ lui, l’ albero del male, al contempo nutrimento e consumatore dei peggiori istinti che, orfani di quella intelligenza, di quella sapienza, di quella sensibilità, che Qualcuno, sopravvalutandolo clamorosamente, gli aveva instillato nel dna sperando si riproducessero e lo distinguessero dai sassi, lo dominano. Diversamente dagli alberi veri e nobili non è capace di azioni purificatrici e generatrici di vita anzi, all’opposto, riuscirebbe ad intossicare anche l’ aria all’ interno dei vulcani. Rinnega ad ogni istante le ragioni della sua esistenza per non dovervi corripondere con responsabilità e genio. Molto più facile è fare guerre per “creare”  pace, molto più redditizio è, in termini economici e di megalomania personale, ideare teoremi sulla salvezza  dell’ umanità che necessitano di morte e distruzione per realizzarsi. Dell’ albero vero ha solo l’ immobilità che ottusamente  trasforma in resistenza all’ evoluzione, preferisce restare cavernicolo pur vestendo smoking e sete purpuree. Egli ha l’ anima dello stregone ed inventa mali oscuri di cui millanta cure miracolistiche penosamente inapplicabili da millenni. Non perde foglie e non conosce autunni, è lo stesso dalle caverne ai Parlamenti. Si ama tanto da distruggersi ogni momento, abita in un corpo da millenni e ancora non ha la minima idea di cosa farne. E’ un “creatore” di leggi che puntualmente ignora battendosi però fino alla morte per imporle agli altri. Si perpetua per riproduzione biologica ma non ha vita e respiro evolutivi e muore da secoli, più o meno inconsapevole, di quanto lo fosse alla nascita. La sua inutilità storica è penosamente mitigata dalle tinte evanescenti del così detto progresso, delle conquiste tecnologiche, del riuscire a volare senza avere le ali. Ma sono le finalità del suo “genio” a deludere e a rendere giustizia di un malinteso essere grande. Tende all’ eterno ed all’ infinito pur essendo precario e limitato, si sente “uber alles” ma, che viva in metropoli o nel piccolo villaggio (che differiscono solo per numero di abitanti),  annega sempre nel mezzo biccchiere della sua presunzione cosmica. Vuole annientare la famiglia, la santità e la tutela dei minori, vuole scarabocchiare una nuova sessualità, vuole tracciare nuove strade nella nebbia culturale e filosofica che lo circonda, sogna di rendere libero un mondo che lo sarebbe se solo egli non esistesse così come è. Il Dittatore di C. Chaplin è stato un geniale ed illuminante affresco che può fungere da carta di identità per la quasi totalità dei piccoli totalitari travestiti da alberi del male piantumati in ogni dove. Non è facile specchiarsi e non desiderare di frantumare, con lo specchio,  l’ immagine riflessa. La via del riscatto può essere solo individuale e per questo ancor più impervia e dolorosa.

NONNI BAVOSI.

Ormai viviamo, ma sarebbe più corretto dire moriamo,  di cronaca. I titoli dei quotidiani, locali e nazionali, sono autentici bollettini di guerra sociale e narrano l’ epopea dell’ ignoranza, della sopraffazione e della bassezza praticate ad ogni livello dal bipede idiota.  In questo festival dell’ orrido spiccano, sempre più frequenti, i casi di sfruttamento della prostituzione minorile indotta e violenta. Fra i pruriginosi particolari che condiscono tale pietanza di ordinaria umanità c’è quello relativo all’ età dei clienti delle bambine in vendita, si parla, nel caso ultimo in ordine di tempo scoppiato in una delle tante Peyton Place italiane  la proletaria, malinconica e grigia Terni, di nonni dalla verde età anche di 80 anni. Ora, insieme al voltastomaco causato dall’ immaginare bavosi e semidisfatti ottuagenari nell’ atto di allungare le scheletriche e maculate mani sulla pelle di una bambina, sale inarrestabile. come la lava del vulcano, la voglia di prenderli a bastonate insegnando loro, con pochi ed efficaci colpi, ciò che 80 anni di vita non sono riusciti a fare. Si parla anche di operai necrofori ultracinquantenni, di un “giardiniere  imprenditore” (?) albanese (pensate un po’!) quasi trentenne e, appunto, di nonni bavosi che si baloccavano con giovani ninfette, inconsapevoli come solo bambine trascurate o addirittura avviate al primo dei mestieri da “mamme” managers, possono essere.  Tutte le (poche) menti sane o almeno non tarate da quella morbosa follia, che è al contempo malattia e crimine, la pedofilia, rigettano questi comportamenti che spaziano in un angusto universo malato fatto di bramosia di potere e di possesso, di desiderio di violare anime e corpi indifesi, belli e proibiti. Quella esigua quota di “disumanità”   inorridisce di fronte alla Bestia, intesa come persona senza anima o con questa  fortemente minoritaria rispetto a viscere ed epa, fatta di istinti cavernicoli, di bisogni primordiali. Fare parte di questa superstite sparuta pattuglia dell’ amore coniugale, dell’ amore materno e paterno, dell’ amore verso il Supremo Genitore che, ponendoci davanti a due calici colmi uno di bene e l’ altro di male, era certo che avremmo saputo bere da quello giusto, vuol dire essere liberi e superiori rispetto al resto dei bipedi masticanti e non pensanti. I soliti buonisti cretini obbietteranno che fra queste parole si intraveda del razzismo e con la bocca attegiata ad orifizio gallinaceo urleranno stizziti. Ebbene, non solo si intravede ma appare in tutta la sua grandezza il sano razzismo contro l’ incultura, la bassezza dell’ ignoranza, l’ arretatezza mentale e la rozzezza di individui preistorici travestiti da persone normali e ossessionati dal reclamare, per loro stessi,  infiniti diritti ma refrattari a qualunque dovere, primo fra tutti, quello morale. Razzismo è rifiuto e, quando questo è legittimo e sacrosanto, non c’è nulla di male nell’ essere razzisti, selettivi e discriminatori fra bene e male, fra odio e amore, fra pedofilia e rispetto assoluto della santità dei bambini. L’ esercizio di crescita, di affrancamento dalle viscere e dai loro richiami tribali, è lo scopo della nostra esistenza, è il solo modo di raggiungere la libertà. Non siamo nati per essere nominati Presidenti della Repubblica, Ministri o Giudici, siamo su questa Terra per onorare e riscattare una origine divina che abbiamo disconosciuto e per riacquistare la dignità di anime pure, di spiriti superiori. Per intanto si sguazza nella palude della cronaca da suburra, i media diffondono le “epiche” imprese della Bestia, la politica disarma la moralità e legittima delitti come la pedofilia facendola rientrare nelle malattie da comprendere, giustificare e sopportare. Il bipede idiota si specchia nel liquame e si vede bello ed intoccabile, per cavolate come l’ onestà, la legalità e la purezza di spirito c’è tempo,  e in fondo sul calendario pare non ci sia più posto nè per i Santi nè per le persone perbene o “fessi” che dir si voglia.

UN ANIMALE CHIAMATO UOMO.

Seguo  da  diverse  settimane  un  programma televisivo, trasmesso dalla Rai la mattina del sabato e della domenica, dedicato al mondo degli animali da  compagnia e non. Un mondo dal quale si è arbitrariamente chiamato fuori l’ animale uomo in un gesto  di onnipotenza  tanto inesistente  quanto,  per lui,  dequalificante.  La trasmissione, seppur veicolata attraverso  stereotipi  di  superiorità  di  specie,  ha  il  merito di abbozzare una finalità  didattica  tesa alla  rieducazione   della   platea  umana  ad  una  convivenza  civile con  gli  animali.  Sono  lontani  i  tempi  epici  di  Angelo  Lombardi, ” l’ amico  degli  animali”,  il  quale negli anni della ricostruzione italiana caratterizzati  da  povertà  e  analfabetismo, tentò di sensibilizzare un popolo, privo di ogni bene materiale, all’ amore per la natura animale. Oggi, divorato e dimenticato il boom economico e cancellato (?) l’ analfabetismo, siamo ancora qui a cercare  di  far  capire  al  bipede  egocentrico e miope che anch’ esso appartiene al regno della fauna nè più nè meno di rospi, pidocchi e serpenti. Quel che serve è un bagno  di  umiltà,  uno  scendere   dal piedistallo  su  cui  l’ animale uomo  è salito convinto di  esservi  stato  posto  da  Dio (per i credenti)  ma  soprattutto  da   sè  stesso   per   i  pretesi  scienziati o scientisti pro domo propria. Questa trasmissione non ha la forza lombardiana di percorrere tale sentiero maestro ma,  zigzagando fra  luoghi  comuni  e vero amore per gli animali, elabora comunque un messaggio positivo per lo sviluppo di una coscienza animalista specialmente quando coinvolge direttamente  i  bambini   avvicinandoli  a  ciò  che,  genitori  idioti,  ignoranti  ed  immaturi,  spesso  dipingono  come  un  pericolo  mortale  o un  contagio da evitare.  Grazie a trasmissioni come questa si prova a riempire il miserabile vuoto didattico di cui è responsabile la scuola, in particolar e  quella  elementare  e  media  inferiore,  votata  a  modellare  politicamente ed ideologicamente scolari  e  studenti  invece di inserirli nella cultura di cui la natura è parte fondamentale. La scuola in quanto, purtroppo, diramazione e tentacolo del potere politico, tradisce  il  significato  stesso  della  sua esistenza omettendo di esercitare la funzione di educazione civica per dare spazio a programmi illegittimi  di vera e propria normalizzazione politica. Da quì la delega sempre più ampia ed incondizionata rilasciata alla televisione, nella sua veste di vero e proprio pastore di immense greggi da portare in pascoli ben individuati, per la divulgazione raccontata di una apparente e nozionistica conoscenza. Non a caso capita di sentire persone che per ribadire la consistenza  di  quanto  affermano, si affidano alla formula di certificazione universale “l’ ha detto la televisione”.  Siamo  dunque in  alto  mare  e  forse  è  opportuno,  in  attesa  di  tempi  migliori, aggrapparsi a  questi  relitti  televisivi  che se non altro hanno il merito di entrare in case ermeticamente precluse    a libri ed enciclopedie.  D’ altra parte vedere in primo piano gli occhi di cuccioli e adulti  di  ogni  specie,  poter  toccare  con lo sguardo la loro socialità, la loro capacità di amare  il genere umano dedicandogli anche la vita, come nel caso dei fantastici cani per ciechi, può aprire i cuori sensibili a riflessioni e dubbi positivi rispetto al vergognoso dogma che riassunto  nell’ espressione  “tanto  è  solo  un animale” dà l’ esatta misura dell’ ignoranza e limitatezza del comune sentire. Mai come in questo caso la televisione funge da supplente di genitori e maestri, i latitanti della formazione, sfogliando pagine virtuali  del grande libro della vita insieme a bambini un pò impacciati per la mancanza di familiarità con gli altri animali. Sono gocce di cultura asperse con la fretta dettata dal palinsesto televisivo ma comunque in grado almeno di provocare discussione e di far capire che un cucciolo non è mai un giocattolo, un fazzoletto di carta con cui asciugare passeggere lacrime da capriccio e poi gettare via. Forse  in mezzo  a  tanto  disordine  mentale,  a  tanto  cinismo, a tanta criminalità umana, qualche scintilla di luce potrà  illuminare  le menti giovani e se anche, come dice una canzone “Solo uno su mille ce la fa”, si  potrà  sperare  in  un  domani  meno  ignorante,  meno  primitivo,  meno pesantemente umano.

LA DROGA DEL POTERE.

Credo che l’ umanità sia l’ unico batterio che non richieda l’ uso del microscopio per la sua osservazione e la comprensione dei meccanismi di contagio tanto essi sono macroscopici e ripetitivi. Fra le attività che stimolano i più bassi comportamenti umani l’ esercizio del potere è senz’ altro quella dominante quasi a rappresentare l’ essenza stessa dell’ umanità. Il potere in tutte le sue sembianze, domestico, nazionale, politico, militare ed economico, sembra rappresentare la massima aspirazione esistenziale. E’ al tempo stesso punto di partenza e di arrivo, è vocazione ed aspirazione, è desiderio e strumento per realizzarlo, è il fine ed il mezzo, è, come direbbero i medici, il protocollo ufficiale attraverso cui si tenta di curare il male assoluto: la vita. Partendo da queste premesse, obbiettivamente non opinabili, si spiegano le quotidiane disavventure dell’ essere più malato e più inconsapevole di esserlo che calpesti la crosta terrestre: l’ uomo inteso in senso lato. E tra le forme di esercizio del potere quella che più affascina a travolge è il sentirsi al di sopra del Giudizio,  più in alto del Princìpio oltre che della Legge, è il livello supremo dello sballo da potere, l’ apice della piramide dalla sommità del quale si può dominare il piccolo e miserabile mondo del proprio ego. E’ di questi giorni l’ emersione, dai fondali limacciosi della prostituzione minorile, dei soggetti dominanti economicamente e dominati dalla bramosia di possesso. Sono volti di personaggi più o meno noti che apparentemente non avrebbero altro da chiedere ad una vita che li ha già beneficiati di privilegi, ricchezza e carriera. Eppure questi piccoli e miseri Re Mida da pianerottolo, questi rampanti del successo raccomandato e prefabbricato, si sgretolano come fantocci di sabbia al primo venticello della sera, per aver voluto viaggiare in senso antiorario nel folle tentativo di esorcizzare il tempo che passa e si porta via la vita. Restare giovani o sentirsi tali non essendolo più, facendo sesso con ragazze poco più che bambine, abbeverandosi alla fonte della vita, per calmare una sete non saziabile, rappresenta un abuso di potere amorale.  E’ dall’ alba del mondo anzi dal tramonto che l’ ha preceduta, che l’ adulto, il vecchio, il bavoso, si è fatto satiro ed ha cercato di soddisfare quella famelicità sessuale tribale che va sotto il nome di pedofilia ma che racchiude in sè turbe psichiche di ogni tipo.  Questi malati di personalità bi e tri dimensionale sono maniaci sessuali che perdono la bussola al sol intravedere una gonnella o un semplice grembiule scolastico che sventolano, e al contempo sono, di facciata, “bravi genitori”, “affettuosi nonni” e “mariti irreprensibili” o almeno così si narra. Torna la vecchia storia di mister Hyde che  nottetempo ma anche e più spesso giornotempo, si libera dell’ armatura “civile” per dare sfogo alla natura malata che lo pervade e gli impone l’ esercizio del potere sul più debole. Lo jus prime noctis praticato ogni giorno e più la carne è giovane tanto più è ipnotica e desiderabile. Niente importa che sia identica e della stessa età delle proprie figlie (e figli) e senza battere ciglio si passa dall’ essere padre all’ essere un orco bavoso e viscido. Il potere dato dal possesso, la droga del sentirsi al di sopra dei limiti morali e spirituali, accendono la miccia che fa esplodere quel patetico contenitore di presunzione, di egoismo e di barbarie rivestito da sembianze umane. Il Peccato Originale è la bramosia del potere insieme al superamento di steccati morali  posti  a difesa della stessa integrità umana, non è solo disobbedienza verso Dio ma abuso di sè stessi e degli altri. Esso si ripete quotidianamente ai danni di chi soccombe e dequalifica a livello di inutile sasso colui che lo commette. Personalmente odio il potere quasi quanto i così detti potenti e provo un fastidio insopportabile nel vedere persone prostrate in venerazione di fantocci siano essi politici, boiardi di Stato, burocrati con divise, toghe ed abiti  talari. Chi si prostra rinuncia alla dignità e chi esercita il potere si appropria di un bene spirituale altrui ridotto a liquame e se ne nutre. Purtroppo il millenario curriculim vitae del mondo ci ha insegnato che gli esseri viventi intrattengono soltanto rapporti di forza ed il sistema Universo è basato su di essi. Non c’è legame di sangue che tenga, non ci sono limiti al godimento della dignità altrui. Pagare profumatamente bambine per farne propri strumenti sessuali rende mendicanti questi rampanti danarosi, li impoverisce di una povertà che non potranno mai comprendere, sordi e idioti malati di narcisimo quali sono. Ma non commettiamo il solito errore ideologico e affermiamo, con tutta la forza morale che serve a zittire i predicatori a senso unico, che la nefandezza è identica anche quando ad esercitare tale potere della vergogna è un padre cassintegrato, un idiota precario o disoccupato, i quali non potendo pagare magari si dilettano a frequentare gratuiti “territori” familiari. L’ abbiezione ed il suo simbolo mister Hyde sono democratici in assoluto e non fanno comode distinzioni.

EUTANASIA PUBBLICA.

La vergognosa vicenda che ha visto vittima della feroce spettacolarizzazione della morte la sventurata e dolce giraffa Marius ha scosso le (purtroppo) poche coscienze non di soli animalisti ma di tutti coloro che ritengono la vita un valore non negoziabile in assoluto, sia che appartenga ad un animale che ad una persona. E invece nella “civile” Danimarca  (che come tutte le Nazioni in cui resiste la monarchia, definisce con essa tutta la sua “civiltà”) si è svolto il rito tribale del sacrificio agli squallidi dei del politically correct alla presenza di scolaresche e di una autentica orgia mediatica. Gli stregoni non avevano maschere mostruose ed amuleti ma camici accademici e convinte idiote teorie genetiche prese a pretesto per consumare un delitto di inaudita crudeltà e inutilità. Hanno violato i diritti di una creatura indifesa, che altri volevano salvare, restando ideologicamente ed ottusamente sordi ad ogni richiamo di civiltà hanno voluto uccidere e fare a pezzi una innocente giraffa la cui colpa è stata quella di nascere non nella selvaggia savana africana ma nella più ancora selvaggia savana del miserabile mondo civile. E come per dare un senso “ecologico” a questo criminale gesto,  in perfetto stile Menghèle, questi mostri “civili” ne hanno elargito le parti ai felini dello zoo in una sorta di grottesca e blasfema distribuzione di “pani e di pesci” nel più ipocrita ossequio della catena alimentare naturale. Lavarsi la coscienza riaffermando, davanti a telecamere e agli occhi inconsapevolmente indifferenti di scolaresche già “normalizzate”, la destinazione alimentare degli erbivori in una sorta di delirante “nulla è stato sprecato”, è tipico del bipede irresponsabile il quale arriva a giustificare qualunque sua nefandezza attraverso ragioni di Stato, interessi superiori e valori inalienabili. Il folle figlio di Adamo giustifica le guerre in nome della pace, l’ eutanasia in nome della vita e l’ aborto in nome della libertà di essere spregevolmente un eterno bamboccione. La kermesse doveva essere pubblica e planetaria affinchè, come amano dire i peggiori pazzi dittatori, punendo una creatura indifesa si educhino milioni di lobotomizzandi alla religione della morte. Il gusto che essa fosse data su un palcoscenico allestito in una pretesa “democrazia avanzata” è, per i nuovi Menghèle, superiore a tutto e il loro divertimento è dato ancor  di più dalla presenza di una platea passiva, di una massa  di spettatori informe ed incapace di reagire ed impedire questo singolo olocausto. L’ abitudine, anzi l’ allenamento quotidiano alla morte richiede sedute pubbliche di eutanasia violenta, come quella altrettanto spregevole rappresentazione di umanità collettiva che è la corrida. La morte adorata ed esaltata in riti collettivi, la ferocia esternata in un’ orgia di violenza, ci dicono che la casa principale del bipede primitivo è ancora la caverna e che le nazioni moderne sono seconde residenze frequentate saltuariamente. Se l’ homo è diventato eretto attraverso millenni di evoluzione fisica è indubbio che abbia probabilità vicinissime allo zero di divenire retto nella mente e nel pensiero.  Fin quando non capirà di essere un nulla  fatto di carne e viscere se non rispetta la sua anima e quella di tutte le crature animali, resterà un’ espressione biologica insignificante e nomade in un universo che senza di lui sarebbe perfetto. Vergognarsi di appartenere a questo tipo di espressione biologica non basta, bisogna reagire disertando le corride, rifiutando le dottrine della pretesa superiorità umana sul resto della natura, respingere la violenza, a partire da quella che ognuno di noi pratica giorno per giorno nelle proprie relazioni sociali. Se non si fa questo si arriverà al punto  che dopo un uccisione non si dica più “tanto era solo un animale” ma, con leggerezza tutta pacifista e democratica, si dirà “tanto era solo una persona”. Marius resterà per sempre nei cuori che amano e che pulsano mentre rimarrà incompreso da quelli fatti con la pietra dell’ ignoranza.

I SACERDOTI DELLA MORTE.

Quando il mondo non aveva ancora contratto il morbo mortale del politically correct la gente, e la società tutta,  ambivano ad una vita dignitosa fatta di studio, lavoro, famiglia, figli, anniversari di nozze d’ argento e d’ oro. Tutti si impegnavano a vivere cercando di lasciare traccia del proprio passaggio attraverso affetti ed amicizie. Quello era il tempo della vita e l’ obbiettivo generale era vivere. Sono ormai molti anni che non è più così ed il tempo della morte ha preso il suo posto professando ideologie della distruzione umana che non conoscono limiti. Assistiamo ad una escalation di nazismo sociale secondo il quale la nuova razza umana deve essere indefinita sessualmente, libera di drogarsi, libera di alcolizzarsi, libera di uccidersi in qualunque modo desideri. Tutto, fin dalla nscita, deve tendere non ad una vita dignitosa ma ad una morte dignitosa che fa conseguentemente di una esistenza sciagurata, irrazionale, inconsapevole ed inutile, la massima aspirazione esistenziale. E’ di questi giorni la tremenda notizia, proveniente dal Belgio, di un’ altra “conquista”, democratica di un’ altra tappa verso la “liberazione” dell’ uomo: l’ approvazione della legge che ammette l’ eutanasia per i bambini malati che ne manifestino “chiara e responsabile” richiesta. Bambini malati terminali, con “piena coscienza di giudizio”, possono essere uccisi e godere di una morte dignitosa driblando così i dolori e le sofferenze che certi mali notoriamente causano. Mentre l’ aborto e gli abortisti se ne fregano del diritto alla vita, l’ eutanasia garantisce il diritto alla morte dignitosa. Questo è il verbo dei pazzi modellatori della nuova società. Ignorano, queste menti criminali, che la morte non sarà mai dignitosa specie quando essa è fuga dall’ umanità intesa come condizione biologica, morale e spirituale.   Soltanto la vita può esserlo! A patto che si accettino di essa, insieme a quelli piacevoli,  gli aspetti dolorosi, in una dinamica che fa dell’ esistenza umana qualcosa di più di un quotidiano riempimento di stomaco e intestino. Le “nuove sapienze” invece insegnano l’ irresponsabilità umana quale lasciapassare che definire edonistico appare un ingenuo eufemismo. Fare sesso senza responsabilità o come lobotomizzati, tanto c’è l’ aborto che sistema tutto. Ubriacarsi, sballarsi di droga, non pensare al domani perchè la vita deve essere fatta di soli ed inconsapevoli oggi. Rifiutare l’ idea di essere anche spirito e ricercare un totale, effimero e penoso dominio biologico rappresentano i diktat etici.  Perchè perdere tempo a soffrire? Se non si può godere meglio la morte! Che senso ha indugiare a chidersi se ci sia una ragione a noi sconosciuta, se abbia un significato superiore il nostro esistere? L’ ateismo è comodo, de-responsabilizzante, perchè chi non crede, al pari di chi non ama, non soffre e non soffrire sembra più importante che vivere. In questa ottica non ci sono limiti al non soffrire e oggi, con il pretesto della fase terminale o della “certezza clinica” di non guarire, l’ eutanasia millanta basi di libertà, ma il passo è breve per arrivare poi ad istituzionalizzare il suicidio anche per  semplice insoddisfazione, per paura o noia di vivere, o perchè non si è sufficientemente belli e dotati di quei pregi che sono indispensabili per apparire, visto che essere interessa a pochi. Fare dell’ umanità solo e semplici figli della morte, sia intellettuale che fisica, è secondo questi criminali architetti del buoi morale, secondo questi pensatori senza pensiero, secondo questi creatori della libertà da sè stessi, l’ unico modo di liberare l’ uomo. L’ annientamento come liberazione. Hitler al loro confronto appare un dilettante della ribellione contro lo spirito e la vera essenza umana.

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