Ma cosa siamo? Menghele è vivo

ANIMA AL 99%.

Se il corpo umano è costituito quasi esclusivamente da acqua la sua esistenza, il suo significato e le sue finalità, poggiano quasi totalmente su una dimensione spirituale che sfugge alla comprensione dell’ umanoide  tutto stomaco ed intestino.  Sulla base di questo assunto, per altro dimostrato, dal “peccato originale” in poi, dalle terrene e materiali gesta di cui si è orgogliosamente cinto il cranio l’ homo erectus, ho provato a pormi una domanda dal sapore quasi primordiale: perchè esistono  i brutti e i belli, i malati e i sani, i cattivi e i buoni, i cretini e i geni? Da essa scaturisce una prima sensazione di ingiustizia cosmica che pare bocciare in toto il progetto della Creazione e le sue misteriose implicazioni, tanto che, come bambini nella fase animistica, ce la prendiamo con lo spigolo del tavolo che ci ha “fatto la bua” sulla fronte. Così Dio e la Creazione diventano cattivi come quel tavolo e unici responsabili del disadattamento di cui soffrriamo. Superata però la prima reazione infantile e messo a tacere il vizio di giudicare sbagliato ciò che non ci soddisfa, ho deciso di riconoscere che ci debba essere una ragione che spieghi tutte queste disuguaglianze, e che vada oltre la casualità biologica e genetica. Il problema è trovarla ma vale la pena provarci. Stabilito che nulla del Creato sia fine a sè stesso ne deriva che  anche  (non soprattutto!) l’ umanità esista per qualche ragione superiore alla sua breve parabola esistenziale, e dunque partiamo da un’ altra domanda, che potremmo definire come la sorgente di qualsiasi pensiero: perchè esistiamo?  Per non annegare nell’ arcipelago delle domande fingiamo di avere una risposta: perchè siamo parte di un progetto Divino che mira a ricondurci al nostro iniziale stato di “creature spirituali” da noi ripudiato ed abbandonato attraverso l’ allegorico “peccato originale”, cioè la disobbedienza e l’ atto di superbia originali verso il Dio Creatore.  Accettare, anche solo per ipotesi, questa risposta ci permette di sollevarci al di sopra della palude scientifica che in sostanza pone l’ umanità e tutti gli esseri viventi allo stesso livello delle pietre, dando ad essi una comune valenza esclusivamente “evolutiva” e casuale, individuando nella mente “ragionante” dell’ uomo la sola divinità esistente. Ma che l’ umanità non abbia nulla di divino lo certificano, ad abbuntantiam, guerre, campi di concentramento, e la violenza che traspira, iniseme al sudore, dai pori della sua pelle qualunque ne sia il colore. Quindi, con il permesso di atei e scientisti dalla bocca sempre piena di sentenze e presunzione, proviamo a sentirci un po’ meno il centro di tutto e ragioniamo. Se la vita fosse una sola e biologicamente casuale come dicono costoro allora sì che le diversità di aspetto fisico, di durata dell’ esistenza e perfino la collocazione geografica (è diverso nascere a Parigi dal nascere nel deserto del Gobi?) parrebbero un’  ingiustizia suprema. Ma se invece ogni creatura avesse un percorso di vite da compiere per ritornare ad essere ciò che Dio aveva creato allora tutto rientrerebbe in un contesto comprensibile fatto di riscatti e ricadute giustificabili in un’ ottica universale e non nel breve, a volte brevissimo, volgere di una sola vita. Se supponessimo che ad ogni anima corrisponda il corpo giusto non sarebbe più un mistero “casuale” la bruttezza totale, cioè ben oltre i canoni estetici, ad esempio dei dittatori, degli sterminatori di popoli. Se gli occhi sono lo specchio dell’ anima e da essi traspare molto più  di quanto consenta una accurata anamnesi scientifica, ancor di più è il corpo ad esserne lo specchio, a tracciare la filiera  che sta riportando a Dio quella stessa anima. Detto ciò non appare assurdo pensare ad una evoluzione attraverso tante (quante è proprio difficile dire) vite nelle quali la stessa anima sia stata ospite di un corpo raccapricciante, di uno bellissimo, di uno dilaniato da malattie e così via. Il corpo ed il Karma che lo accompagna possono essere due indicatori dello stato dell’ anima, della distanza da quella condizione spirituale che rappresenta il suo punto d’ arrivo. Una delle conclusioni a cui si può arrivare è dunque che il corpo sia costituito al 99% dall’ anima, della quale esso è rappresentazione visiva totalmente inconsapevole.