libertà o tutela??

SLOT MACHINE DI STATO.

Il gioco d’ azzardo è una delle piaghe sempre purulente come la droga, la prostituzione, la corruzione politica e amministrativa, che infestano il formicaio umano. Ma l’ aspetto ancor più miserabile sta nel fatto che lo Stato (italiano), inteso come complesso di istituzioni che dovrebbero combattere questi scompensi sociali, lucra sul pizzo dell’ imposizione fiscale sui giochi e prospera (pare per circa 10 miliardi di euro annui) sulla rovina di milioni di famiglie.  A mettere a tacere la sua inesistente coscienza civica e costituzionale basta e avanza la dicitura-litania-presa per i fondelli che mette in guardia i giocatori, in coda ai martellanti spot che reclamizzano le scommesse, sui rischi di assuefazione alla droga del gioco d’ azzardo. Niente di diverso dalla vergognosa speculazione Statale sul fumo che si concretizza in “campagne informative e leggi” contro di esso parallelamente alla fabbricazione di sigarette da tassare. E’ vero che il primo dovere di ognuno di noi è salvarsi da sé e, contando su un  QI medio, girare al largo dalla droga, dall’ abuso di alcool e dal gioco d’ azzardo, che insieme fanno la felicità economica di mafia, Stato e delinquenza comune, ma il ruolo istituzionale e la ragione d’ essere di uno Stato, gridano vendetta contro questa sua compartecipazione attiva nel mondo del vizio e del decadimento sociale. Non è una questione di tutela dell’ incapace che si avventura nei sotterranei dell’ abiezione, il quale se è in grado di votare, di procreare e di lavorare, deve esserlo anche per capire il pericolo ed evitarlo. E’ piuttosto una questione di colossale ipocrisia che fa di ogni individuo potenziale carne da macello quando “incautamente” cade nelle trappole compartecipate dallo Stato che incassa il pizzo sulle tasse alcoliche, di gioco e fumo. Il livello minimo di decenza  istituzionale imporrebbe che almeno esso non ci guadagnasse in questi sporchi affari e partecipasse attivamente, non con banali campagne pubblicitarie istituzionali, alla promozione di una società civile istruita, matura e capace di non diventare, appunto, “carne da macello”. In che modo? Prima di tutto eliminando il pizzo fiscale che legittima la praticabilità di questi vizi, ipocritamente proibiti ai minori, e contemporaneamente inserendo nei programmi didattici studi seri e documentati sui danni psico fisici derivanti da essi. Ma questo Stato italiano appare più come quel genitore demente che fumando a ruota libera in presenza dei propri figli li esorta a non “prendere il vizio”. Questo stato, inteso come sopra, appare  come un buffone alla corte del dio denaro e come tale è disposto a fare qualsiasi cosa, anche la più aberrante, purchè il “signore” rida e sia contento. Tocca poi allo Stato, inteso come persone civili, padri e madri di famiglia, gente munita di un QI medio, compiere lo sforzo per liberarsi da questa “libertà di uccidersi” che tanto magnanimamente viene offerta e garantita dallo Stato istituzionale. Siamo noi, i “sudditi”, a doverci ricordare che esso ci vuole deboli, disuniti, spaventati, ignoranti e in preda ai “vizi” così da indirizzarci, come mandrie, nei recinti ideologici e nei pascoli di partito, riducendoci meri e miseri bancomat fiscali ed elettorali. Stato furbo uguale cittadini ignoranti. E’ questa l’ equazione cancerogena del politicamente corretto.

ANIMA AL 99%.

Se il corpo umano è costituito quasi esclusivamente da acqua la sua esistenza, il suo significato e le sue finalità, poggiano quasi totalmente su una dimensione spirituale che sfugge alla comprensione dell’ umanoide  tutto stomaco ed intestino.  Sulla base di questo assunto, per altro dimostrato, dal “peccato originale” in poi, dalle terrene e materiali gesta di cui si è orgogliosamente cinto il cranio l’ homo erectus, ho provato a pormi una domanda dal sapore quasi primordiale: perchè esistono  i brutti e i belli, i malati e i sani, i cattivi e i buoni, i cretini e i geni? Da essa scaturisce una prima sensazione di ingiustizia cosmica che pare bocciare in toto il progetto della Creazione e le sue misteriose implicazioni, tanto che, come bambini nella fase animistica, ce la prendiamo con lo spigolo del tavolo che ci ha “fatto la bua” sulla fronte. Così Dio e la Creazione diventano cattivi come quel tavolo e unici responsabili del disadattamento di cui soffrriamo. Superata però la prima reazione infantile e messo a tacere il vizio di giudicare sbagliato ciò che non ci soddisfa, ho deciso di riconoscere che ci debba essere una ragione che spieghi tutte queste disuguaglianze, e che vada oltre la casualità biologica e genetica. Il problema è trovarla ma vale la pena provarci. Stabilito che nulla del Creato sia fine a sè stesso ne deriva che  anche  (non soprattutto!) l’ umanità esista per qualche ragione superiore alla sua breve parabola esistenziale, e dunque partiamo da un’ altra domanda, che potremmo definire come la sorgente di qualsiasi pensiero: perchè esistiamo?  Per non annegare nell’ arcipelago delle domande fingiamo di avere una risposta: perchè siamo parte di un progetto Divino che mira a ricondurci al nostro iniziale stato di “creature spirituali” da noi ripudiato ed abbandonato attraverso l’ allegorico “peccato originale”, cioè la disobbedienza e l’ atto di superbia originali verso il Dio Creatore.  Accettare, anche solo per ipotesi, questa risposta ci permette di sollevarci al di sopra della palude scientifica che in sostanza pone l’ umanità e tutti gli esseri viventi allo stesso livello delle pietre, dando ad essi una comune valenza esclusivamente “evolutiva” e casuale, individuando nella mente “ragionante” dell’ uomo la sola divinità esistente. Ma che l’ umanità non abbia nulla di divino lo certificano, ad abbuntantiam, guerre, campi di concentramento, e la violenza che traspira, iniseme al sudore, dai pori della sua pelle qualunque ne sia il colore. Quindi, con il permesso di atei e scientisti dalla bocca sempre piena di sentenze e presunzione, proviamo a sentirci un po’ meno il centro di tutto e ragioniamo. Se la vita fosse una sola e biologicamente casuale come dicono costoro allora sì che le diversità di aspetto fisico, di durata dell’ esistenza e perfino la collocazione geografica (è diverso nascere a Parigi dal nascere nel deserto del Gobi?) parrebbero un’  ingiustizia suprema. Ma se invece ogni creatura avesse un percorso di vite da compiere per ritornare ad essere ciò che Dio aveva creato allora tutto rientrerebbe in un contesto comprensibile fatto di riscatti e ricadute giustificabili in un’ ottica universale e non nel breve, a volte brevissimo, volgere di una sola vita. Se supponessimo che ad ogni anima corrisponda il corpo giusto non sarebbe più un mistero “casuale” la bruttezza totale, cioè ben oltre i canoni estetici, ad esempio dei dittatori, degli sterminatori di popoli. Se gli occhi sono lo specchio dell’ anima e da essi traspare molto più  di quanto consenta una accurata anamnesi scientifica, ancor di più è il corpo ad esserne lo specchio, a tracciare la filiera  che sta riportando a Dio quella stessa anima. Detto ciò non appare assurdo pensare ad una evoluzione attraverso tante (quante è proprio difficile dire) vite nelle quali la stessa anima sia stata ospite di un corpo raccapricciante, di uno bellissimo, di uno dilaniato da malattie e così via. Il corpo ed il Karma che lo accompagna possono essere due indicatori dello stato dell’ anima, della distanza da quella condizione spirituale che rappresenta il suo punto d’ arrivo. Una delle conclusioni a cui si può arrivare è dunque che il corpo sia costituito al 99% dall’ anima, della quale esso è rappresentazione visiva totalmente inconsapevole.

VIDEO GAMES SUCCHIACERVELLI.

Le ormai numerose generazioni dei fanatici utilizzatori, più corretto sarebbe parlare di veri e prorpi “residenti”, dei video games si sono ritrovate come ogni anno alla celebrazione delle novità di settore e, come enologi e sommelier dal finissimo palato, degustano estasiate il “succo” e la celeste ambrosia che trasudano dall’ ultima consolle.  Sono gli abitanti del mondo virtuale, dove trascorrono ore ed ore a combattere alieni, eserciti del male o guerre di condominio spaziale, perdendo ogni giorno di più il contatto con la realtà, il lavoro e l’ istruzione.  Li guardi in faccia  e vedi espressioni sospese a mezz’ aria, con quella posa da geni incompresi e quella estraneazione dalla realtà che ne fa entità provvisorie, quasi di passaggio.  Curiosamente, ma c’è un’ evidente spiegazione, non hanno tatuaggi o percing sparsi su tutta l’ epidermide,  qualcuno ostenta il vecchio e superato cappellino con visiera sul lato o, giurassicamente, sulla nuca,  mentre gli occhiali da vista sono quasi di ordinanza  e l’ abbigliamento è da giovani pensionati secchioni tutti casa e consolle. Saltano da una demo all’ altra manifestando chiari segni di incipienti orgasmi da performance virtuali più reali della realtà. Per restare all’ enologia, pasteggiano le ultime novità assaporandone l’ irresistibile perlage che sale dalla grafica sempre più fotografica e reale, e arriva fino al cervello o quel che ne rimane. Il video game è il moderno altare su cui si sacrifica l’ intelligenza celebrando ogni volta la nascita  del suo succedaneo rappresentato  dalla capacità di dominare la consolle attraverso una ripetitività ossessiva che permette di vincere la virtual tenzone non per doti einsteiniane ma per più comuni attitudini di martello pneumatico.  Geni dell’ astrazione, poeti del nulla virtuale, questi viandanti dell’ illusione sono anche generalmente “single di gruppo” riconoscendosi reciprocamente  soltanto davanti al game come un esercito compatto di atomi.  Sono i fondatori della solitudine di gruppo, chiusi nel recinto gergale e accomunati dalla sindrome della vittoria, del primato. Provate a chiedere loro notizie di Socrate o cosa sia la filosofia, vedreste occhi sbarrati e infastiditi che solo per un attimo fingerebbero di guardarvi per poi scappare nel vuoto di un altro video game. Quanti di questi “guerrieri della notte culturale” figurano nelle infinte liste di disoccupati che non hanno voglia o tempo per cercare un lavoro che, però sia ben inteso,  li lasci liberi di “combattere” gran parte del giorno?  Senza farvi paralizzare dal terrore provate ad immaginare di essere un giovane o una giovane che ha la disavventura di affacciarsi sulla vita come da un valico di montagna che scopre l’ immensa valle sottostante. Pronti ad accogliervi trovereste il gran mondo della droga, l’ ipnosi dei video games, il martellare della musica da sballo, il bullismo come espressione esistenziale, stuoli di mammine, papini e nonnini con in mano la pensione appena riscossa, pronti a reggervi lo strascico e scattare ad ogni vostro capriccio o desiderio. La valle di lacrime per voi sarebbe la valle dei sorrisi ebeti eternamente stampati su facce inconsapevoli orgogliose di esserlo  e di indossare i jeans al giro glutei come manifestazione di superiorità generazionale.  Questa è  purtroppo la palestra dove si formano i prossimi laureati, in corsi brevi per carità, in medicina, ingegneria o più facilmente in una qualche “scienza” coniata apposta per loro e qualche furbo ed opportunista docente e rettore.  Dopo il ’68, che ha scardinato la società civile laboriosa e responsabile, assisteremo al quarantotto del non essere e del non pensare quale religione della nuova umanità nata dalla morte dell’ umanità.

QUIZ TELEVISIVI PER ANALFABETI.

Una delle tante cartine di tornasole del livello di analfabetizzazione raggiunto in Italia a partire dal ’68 è rappresentata dalle trasmissioni televisive di intrattenimento a base di quiz.  Intanto il fatto che siano state retrocesse nella fascia pre-serale ne indica, per alcune di esse, lo scadimento sia di format che di contenuti fino a livelli inferiori a quello fogniario. Quando il quiz cercava di accreditarsi come indicatore di cultura  era il re della prima serata ed incollava milioni di telespettatori alla Tv. I concorrenti erano dei veri e propri pozzi di nozionismo generale e comunque sapevano coniugare un verbo, e nel loro forziere mnemonico figuravano date e nomi che avevano fatto la Storia e la Cultura.  Da quel livello quasi enciclopedico, di pari passo con il decadere della scuola e con il suo trasformarsi in fabbrica di ignoranti ideologizzati, si è passati, nel volgere di qualche anno, al livello pre-scolare che tedia i nostri pomeriggi inoltrati. Le risposte ai quiz sulla tabellina pitagorica gridano vendetta ed offendono il genio  che l’ ha congegnata permettendo al povero inclita di emergere dal pantano dell’ ignoranza. Giovani di ambo i sessi, accomunati dalla spocchia e dalla pretesa di aspirare tutti a mansioni dirigenziali in uffici con veduta sella Fifth Avenue, ignorano la professione del Manson di Cronin, non sanno dove e quando sia nato Giuseppe Garibaldi, chi sia il tal Albert Sabin o cosa siano la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. E però votano!  Si impiccano nel dover formare una frase di senso compiuto, mescolando congiuntivi e condizionali come fossero ingredienti di un minestrone. Non sanno ma pretendono questi “poveri” giovani che compongono le schiere di disoccupati del posto fisso e direttivo. Si sentono tutti Amministratori Delegati o Presidenti di multinazionali e non degnano di uno sguardo i lavori artigianali dall’ alto della loro ignoranza ed inconsaspevolezza. Ma a dispetto di tutto ciò non si pongono domande e si gettano nel quiz televisivo sperando in una botta di… fortuna  o che magari venga loro chiesto, quale domanda di storia, nome e cognome dei nonni paterni. Il quiz dell’ ignoranza imperversa e fa audience, poco importa che nel contempo dipinga un ritratto raccapricciante dell’ analfabetizzazione perniciosa contratta dai discendenti di Cicerone, Leonardo, Galilei e Dante Alighieri. All’ imbarbarimento culturale si contrappone il livello ultra universitario quanto a tatuaggi  e piercing,  sono tutti docenti di medicina della distruzione umana, conoscono tutte le droghe e sanno  mescolarle ad arte con l’ alcool, per raggiungere le  vette della follia che oggi si chiama sballo. Forse non sono ignoranti ma solo diversamente analfabeti con buona pace del politically correct che li usa a scopi politici e soprattutto economici, facendone  oggetto del mercato globale della mercificazione umana. Povero quiz televisivo che, trainato dal sapiente giornalismo di chi usa il verbo sanzionare in luogo di sancire e con ciò diventa principe dei telecronisti sportivi o dal politicante che si avventura nel ” latinorum” terrore di Renzo Tramaglino e specialità classista dell’ Avv. Azzeccagarbugli, si ritrova ad essere il simbolo di una “Qultura” che tratta dei bisogni naturali in fascia televisiva protetta oltre che, rigorosamente, a tavola.  D’ altra parte se culturalmente siamo ormai dentro la cloaca maxima  perchè stupirsi e rammaricarsi?

LO SDEGNO DEI PAPPONI.

La cronaca ci regala un’ altra perla di questa nostra società apparentemente evoluta ma in realtà libera soltanto di farsi del male fino all’ autoannientamento. Due ragazze di 14 anni, due adolescenti vittime della tratta di esseri umani in versione domestica sbattute, in tutti i sensi, sulla  più miserabile ribalta. Stupore generale, indignazione collettiva, tromboni moralisti suonati al massimo dei decibel, psicologi e psicoterapeuti chiamati a consulto per sfornare i peggiori luoghi comuni sulla debolezza dell’ età, sulle paure e i bisogni dei giovani travolti da una società in fuga da ogni regola e da ogni principio. Dopo decenni di irresponsabile apertura delle stalle, tutti questi predicatori a gettone piagnucolano sui buoi scappati. Basta! Non se ne può più di tanta ipocrisia istituzionalizzata ad ogni livello!  Basta con la solita manfrina di lingue sciolte che si scatena ad ogni esplodere di un caso clamoroso.  L’ esercito di ipocriti non deve dimenticare che fino ad un minuto  prima  che si diffondesse la notizia della prostituzione di queste due disgraziate ninfe, migliaia di altre loro coetanee regalavano l’ acerbo corpo a vergognosi e “onesti padri di famiglia”, a single dall’ euro facile,  magari funzionari di banca, ministeriali o dell’ impero delle tasse. Tutti sporchi pedofili come quei nonnetti pensionati che, con molti meno euro, si baloccano con le baby prostitute congolesi o dell’ affamato Corno d’ Africa.  Pedofili bavosi e flaccidi che poi “amorevolmente”  vanno a prendere figlie e nipoti all’ uscita di scuola per salvarle dai maniaci come loro.  Dove sta dunque la sorpresa, da dove origina lo sbigottimento di questa società falsa e corrotta?  Dall’ ipocrisia, dalla cattiveria e dal menefreghismo sociale che dai vertici politico istituzionali scende come la lava dall’ Etna bruciando ogni principio morale e religioso che incontra.  Questa è la società che ha demolito la famiglia, che ha deresponsabilizzato i genitori, che ha legalizzato l’ aborto e che, dopo aver distrutto la scuola, vuole legalizzare l’ eutanasia. E’ la società che promuove la morte come gesto di liberazione, come autonomia dell’ individuo e libertà di drogarsi fino alle ossa.  Ebeti prezzolati ne fanno l’ apologia su tutti i media, al cinema e a teatro e la sottocultura che manovra la distruzione umana se li coccola regalando loro premi Nobel, ampie poltrone e ricchi vitalizi.  Forse a questi cialtroni fa comodo speculare anche sul luogo (il ricco ed esclusivo quartiere dei Parioli) del misfatto e sui tanti euro necessari a pagare il fetido biglietto d’ ingresso. Ma è bene ricordare a costoro che anche nei quartieri  popolari di San Basilio, Centcelle o Tor Pignattara, tanto per restare nella capitale, ci sono quattordicenni violate e godute da meno facoltosi pedofili, opportunamente mimetizzati nel popolino che “non arriva alla fine del mese” ma riesce a pagarsi l’ illecito sollazzo. Togliamo di mezzo il solito prurito ideologico che fa tanto comodo a certa parte politica perchè il Satiro non ha tessera o se ce l’ ha è trasversale come dimostrano stupratori seriali “progressisti” e maniaci sessuali conservatori. Quanti di questi sviolinatori moralisti possono dire, guardandosi allo specchio e  negli occhi, di non essere stati almeno una volta con prostitute, trans, o omosessuali di ogni età e colore della pelle? Facciamola finita con questa ipocrita riprovazione e con la maniacale descrizione di partiocolari piccanti che fa di giornali e trasmissioni televisive dei voyeur col patentino da crocerossini. Vergogne come questa accadono tutti i giorni e sotto gli occhi impotenti, nel senso che proprio non possono farci nulla avendo le mani legate dal polically correct, delle forze dell’ ordine. Le strade di  città e campagne sono piene di minorenni in vendita, lo sanno le Questure, i Sindaci e gli Organi di Polizia, eppure il miserabile film si gira tutte le sere  e non mancano nemmeno le matinèe. Finiamola dunque  con le lacrime di coccodrillo e per il rispetto che si deve alla prossime generazioni si ritorni indietro sulla strada della pulizia mentale, a quando gli adulti ed i nonni erano per lo più maestri di vita e non barbari pedofili con la clava sessuale conficcata nella vuota scatola cranica. A quando lo Stato,  nelle sue espressioni istituzionali, non andava (almeno pubblicamente), a trans con i soldi pubblici e le sedi di  Ministeri,  Comuni e Provincie non erano case chiuse aperte al godimento dei tanti parassiti della politica.  Meno stupore e giusto rigore morale, prima di tutto con sè stessi e poi, con diritto, verso gli altri.