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Eligio Bartoli

Le favole della morte

GIOCARE AD UCCIDERE.

I figli dei videogiochi,  della paghetta, del divieto di accesso nella loro camera, della “squola” come punto di “incontro” e non di studio, in sintesi, di questa società buonista, permissiva, idiota e ignorante, giocano ad uccidere come giocassero al tiro alla fune. Sono i mostri creati dal dissolvimento dell’ autorità e della funzione formatrice di genitori, professori, maestri, sacerdoti e di ogni altra figura di riferimento sociale. Sono gli orfani di quella “FAMIGLIA NAZIONALE” dentro la quale spesso volava qualche ceffone e la punizione educativa trovava la sua legittimazione nel costante richiamo al dovere, allo studio e all’ impegno, come sentire comune di ogni famiglia. Sono il frutto della desertificazione culturale imposta dai menestrelli della deresponsabilizzazione, da quei miserabili pazzi che hanno cancellato il Dovere ed esaltato il Diritto a tutto e subito, senza se e senza ma. Questi prodotti della fabbrica del nulla anti famiglia hanno cominciato ad uccidere i loro genitori  davanti al diniego dell’ auto “12 valvole”, poi sono passati allo sterminio familiare per accedere prima del tempo all’ eredità, e adesso, con una facilità ed un vuoto cerebrale sconvolgenti, soltanto perchè vengono rimproverati per scarso impegno scolatico o per uno stile di vita fuori dalle righe. Essendo morta e sepolta la “FAMIGLIA NAZIONALE” e con essa quel sentire comune che valeva per tutti e che perciò era riconosciuto ed accettato, questi orfani sociali, figli della famiglia allargata, devastata, delegittimata, e svuotata, vivono allo stato brado, insofferenti alla vita stessa e ad ogni assunzione di responsabilità. Sono selvaggi e violenti, abituati alla morte virtuale e a quella reale ormai entrata nella vita quotidiana con una “regolarità” studiata e voluta da questa abominevole società politicamente corretta. In questa giungla, nella quale ministri della Chiesa stuprano minori di entrambi i  sessi, ministri del governo e politicanti in genere rubano e depredano la cosa pubblica, semplici cittadini  si fingono invalidi per rubare una pensione, gli “eterni ragazzi” si sentono autorizzati ad uccidere chiunque, compresi i prorpi genitori, si frapponga fra loro e il godimento senza limiti della vita. In fondo una Nazione che ha il primato del debito pubblico, della corruzione politica e religiosa, della ideologizzazione di ogni rapporto umano, che nega l’ esistenza dei sessi e delle loro implicazioni morali e sociali, che nega la cultura in favore dell’ ignoranza globale, non può sorprendersi se le sue nuove generazioni si distinguono per “imprese” tragiche come quella dei due “ragazzi” di Mantova. Quei colpi d’ ascia sono il risultato delle politiche buoniste nei confronti della droga, delle stanze progressiste per drogarsi, della depenalizzazione dell’ uso “personale” di stupefacenti che, ipocritamente e scientificamente nega il teorema secondo cui la droga personale sia la cellula della droga nazionale.  Quei colpi d’ ascia sono stati inferti in concorso con quella ideologia politica che dal ’68 diffonde, senza sosta, il messaggio “uccidi tuo padre e sarai libero”. Quei due miseri sottosviluppati sono il succo dei frutti coltivati nell’ odio, nell’ invidia sociale che porta  alla appropriazione indebita e all’ esproprio proletario, che dal piano politico  sono penetrati, contaminandola, nella famiglia o quel che resta di essa. Questi colpi d’ ascia al proprio padre e alla propria madre sono la plastica rappresentazione di ribellione alla vita, alla sua spiritualità e al suo essere dono di Dio. Sono colpi inferti dall’ ateismo snob dei super deficienti che “pensano” e propugnano una vita fatta di soli bisogni, anzi diritti, materiali in nome di una “scienza” che tutto “spiega” e tutto, in realtà, nega. Sono i colpi d’ ascia inferti dal caos mentale spacciato per liberazione dell’ individuo.

LA SINISTRA BUONA “SQUOLA”.

E’ la nipote del ’68, di quella miserabile boa intorno alla quale si è invertita la navigazione della cultura italiana costretta, dalla sinistra, ad un percorso di ritorno verso l’ ignoranza collettiva. Così siamo tornati ad essere un Paesello analfabeta in senso lato, non circoscritto cioè alla incapacità di comporre pensieri di senso compiuto o fare di conto, ma esteso alla totale inconsapevolezza personale circa il significato e la finalità di un dono grande e prezioso come l’ esistenza. Oggi la “buona squola” di matrice comunista si prefigge di superare il ’68 puntando a disintegrare la natura biologica uscita dall’ utero materno e sostituendola con una serie di mostruosità sintetiche volute dal partito che latra, ad urbi et orbi, l’ avvento del “non sesso” quale elemento livellante di una massa acefala chiamata popolo. Questo processo, ripeto di assoluta matrice nazicomunista, viene strombazzato e spacciato dai media servi e prezzolati come evoluzione di specie, come atto di giustizia politica riparatore di quell’ atto di “ingiustizia” naturale che ha osato creare femmine e maschi, belli e brutti, geni e imbecilli. Da ciò scaturisce il “nuovo ordine” di sinistra che  altro non è se non ” l’ ordine nuovo” nazifascista davanti allo specchio. Il sesso non più vissuto come carattere distintivo supremo e fulcro della conservazione della specie ma come camicia di forza imposta da una società “biologicamente imperialista” dalla quale liberarsi attraverso la sottocultura “gender”o del supremo libero arbitrio biologico. Ai bambini “anormali” usciti dall’ utero materno viene somministrato, in dosi massicce attraverso il biberon di partito, il virus “normale” della omosessualità indotta, uno stupro dell’ anima che fa sembrare dilettantismo scolastico la follia “scientifica” di Menghele e camerati-compagni. Le tappe di questo percorso verso la cancellazione dei due sessi naturali sono l’ adozione di innocenti vittime da parte di agglomerati omosessuali aventi licenza di formattare la natura e di formare altri omosessuali fatti in casa e la normalizzazione scolastica realizzata attraverso il tossico fertilizzante gender per la produzione, su larga scala, di futuri adottatori omosessuali. Alcuni media segnalano, ogni tanto, la ribellione dei genitori a questo martellamento ideologico al cui strapotere si oppone un’ organizzazione anti gender ma l’ azione informatrice è frammentaria ed ondivaga, sospesa fra distinguo da salotto suggeriti da viltà intellettuale e dalla paura di perdere poltrona e stipendio. D’ altra parte la lobby omosessuale, che risiede sullo stesso pianerottolo di quella pedofila altrettanto potente, ha allungato i suoi tentacoli fin dentro il cuore di tutte le istituzioni economiche, politiche e religiose. Averne paura non è poi così ingiustificato ma l’ aver paura di guardarsi allo specchio dopo aver fatto da sponda o da silenzioso palo durante il furto con scasso mentale della umanità sana e naturale, dovrebbe indurre i soloni direttori e redattori di testata a sollevare quotidiane bufere di sana informazione e alfabetizzazione, invece di occupare larga parte dei loro “fogli” con pecorecce trattazioni di lati B. L’ attentato contro l’ umanità naturale a favore di quella sintetica è un crimine in pieno compimento e fare finta che sia solo un momentaneo atteggiamento di rottura, una sorta di “scapigliatura sessuale” è da ignobili vigliacchi, è da miserabili,  come coloro (maestri e maestre) che non si fermano davanti agli occhi innocenti dei bambini pur di portare a termine il folle ordine ricevuto dai capibastone di partito. Contaminare le innocenti menti degli scolari con le scorie tossiche gender è un atto di guerra totale contro l’ anima, contro l’ evoluzione spirituale umana, contro Dio del quale i bambini e i cuccioli di ogni specie vivente sono immagine e testimonianza.

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