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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

La sinistra buona “squola”.

COMUNISMO MALE ASSOLUTO.

Da quando la mente di Luca Traini da Macerata non ha retto all’ orrore provocato dal massacro della povera Pamela Mastropietro ad opera degli spacciatori di droga nigeriani, si è scatenata la gazzarra comunista sulle note stonate e demodè di un preteso e inesistente pericolo fascista. Il fatto che la sinistra non conosca vergogna è sancito dalla Storia, dai troppi crimini commessi in nome del comunismo, autentico cancro sociale, in ogni angolo del mondo. Il pretesto della sparatoria inscenata dal Traini è servito alla grancassa antifascista di mestiere  per violare ancora una volta la Democrazia e la memoria storica e per violare il ricordo e la celebrazione della giornata delle Foibe. Dunque non solo questa sinistra non si vergogna di una delle nefandezze più criminali fra le tante perpetrate dagli “eroi” rossi, ma arriva a sbeffeggiare gli italiani infoibati inneggiando all’ impresa nei cortei della sceneggiata anti fascista. Qualche deficiente, analista partigiano del morbo comunista, ha rivendicato la legittimità di quelle stragi in quanto gli italiani massacrati sarebbero stati “fascisti”. E’ noto infatti che l’ assassino comunista non ammazza, giustizia! Ed era “fascista” anche la povera bambina Giuseppina Ghersi che a tredici anni, siamo nel 1945, è stata violentata ed uccisa da tre “eroi” pedofili partigiani. Ed erano tutti “fascisti” anche i tedeschi abitanti di Berlino est uccisi dai cecchini comunisti sul muro della vergogna comunista mentre tentavano di raggiungere la libertà e le loro famiglie a Berlino Ovest. Le vittime della violenza comunista sono sempre “fasciste”, per definizione e a prescindere da qualsiasi contesto sociale e geografico. Sono “fascisti” anche i desaparecidos cubani sterminati a migliaia dagli scagnozzi partigiani di Castro. Era tanto “fascista” Giuseppina Ghersi che la giunta, al potere nel Comune di Albenga, le ha negato l’ intitolazione di una via. Era così “fascista” da meritare le violenze pedofile di tre assassini, i nipoti dei quali probabilmente avranno ereditato un posto d’ onore dietro gli striscioni jurassici  dell’ ANPI e posti di stipendio di prim’ ordine. La verità è che chi ha l’ intelligenza di non essere comunista è per definizione “fascista”.  Per queste crape rosse  risulta inconcepibile non essere comunista e per di più per la semplice e serissima ragione di avere capacità di giudizio e libertà di pensiero. Infatti le menti intelligenti sono odiate dai comunisti come il Crocifisso dai vampiri, e con questi hanno in comune il vizietto di succhiare non solo il sangue altrui ma i soldi, la casa e la libertà.  Se  il fascismo è  male assoluto lo è anche di più (lo dice la Storia) il comunismo e, con buona pace dei “pensatori” di sinsitra il peggior atto fascista è negare i crimini del comunismo.

GIOCARE AD UCCIDERE.

I figli dei videogiochi,  della paghetta, del divieto di accesso nella loro camera, della “squola” come punto di “incontro” e non di studio, in sintesi, di questa società buonista, permissiva, idiota e ignorante, giocano ad uccidere come giocassero al tiro alla fune. Sono i mostri creati dal dissolvimento dell’ autorità e della funzione formatrice di genitori, professori, maestri, sacerdoti e di ogni altra figura di riferimento sociale. Sono gli orfani di quella “FAMIGLIA NAZIONALE” dentro la quale spesso volava qualche ceffone e la punizione educativa trovava la sua legittimazione nel costante richiamo al dovere, allo studio e all’ impegno, come sentire comune di ogni famiglia. Sono il frutto della desertificazione culturale imposta dai menestrelli della deresponsabilizzazione, da quei miserabili pazzi che hanno cancellato il Dovere ed esaltato il Diritto a tutto e subito, senza se e senza ma. Questi prodotti della fabbrica del nulla anti famiglia hanno cominciato ad uccidere i loro genitori  davanti al diniego dell’ auto “12 valvole”, poi sono passati allo sterminio familiare per accedere prima del tempo all’ eredità, e adesso, con una facilità ed un vuoto cerebrale sconvolgenti, soltanto perchè vengono rimproverati per scarso impegno scolatico o per uno stile di vita fuori dalle righe. Essendo morta e sepolta la “FAMIGLIA NAZIONALE” e con essa quel sentire comune che valeva per tutti e che perciò era riconosciuto ed accettato, questi orfani sociali, figli della famiglia allargata, devastata, delegittimata, e svuotata, vivono allo stato brado, insofferenti alla vita stessa e ad ogni assunzione di responsabilità. Sono selvaggi e violenti, abituati alla morte virtuale e a quella reale ormai entrata nella vita quotidiana con una “regolarità” studiata e voluta da questa abominevole società politicamente corretta. In questa giungla, nella quale ministri della Chiesa stuprano minori di entrambi i  sessi, ministri del governo e politicanti in genere rubano e depredano la cosa pubblica, semplici cittadini  si fingono invalidi per rubare una pensione, gli “eterni ragazzi” si sentono autorizzati ad uccidere chiunque, compresi i prorpi genitori, si frapponga fra loro e il godimento senza limiti della vita. In fondo una Nazione che ha il primato del debito pubblico, della corruzione politica e religiosa, della ideologizzazione di ogni rapporto umano, che nega l’ esistenza dei sessi e delle loro implicazioni morali e sociali, che nega la cultura in favore dell’ ignoranza globale, non può sorprendersi se le sue nuove generazioni si distinguono per “imprese” tragiche come quella dei due “ragazzi” di Mantova. Quei colpi d’ ascia sono il risultato delle politiche buoniste nei confronti della droga, delle stanze progressiste per drogarsi, della depenalizzazione dell’ uso “personale” di stupefacenti che, ipocritamente e scientificamente nega il teorema secondo cui la droga personale sia la cellula della droga nazionale.  Quei colpi d’ ascia sono stati inferti in concorso con quella ideologia politica che dal ’68 diffonde, senza sosta, il messaggio “uccidi tuo padre e sarai libero”. Quei due miseri sottosviluppati sono il succo dei frutti coltivati nell’ odio, nell’ invidia sociale che porta  alla appropriazione indebita e all’ esproprio proletario, che dal piano politico  sono penetrati, contaminandola, nella famiglia o quel che resta di essa. Questi colpi d’ ascia al proprio padre e alla propria madre sono la plastica rappresentazione di ribellione alla vita, alla sua spiritualità e al suo essere dono di Dio. Sono colpi inferti dall’ ateismo snob dei super deficienti che “pensano” e propugnano una vita fatta di soli bisogni, anzi diritti, materiali in nome di una “scienza” che tutto “spiega” e tutto, in realtà, nega. Sono i colpi d’ ascia inferti dal caos mentale spacciato per liberazione dell’ individuo.

LA DITTATURA DEL “DOVE”.

La derelitta e quasi dimenticata lingua italiana è vittima di continue aggressioni lessicali, grammaticali e idiomatiche, strettamente connesse e funzionali alla de-italianizzazione etnica voluta dall’ Internazionale del politically correct. La cancellazione del latino quale base culturale dell’ Italia, che a sua volta ha implicato la cancellazione del pensiero di filosofi, oratori e di memorabili loro pagine, dal bagaglio di conoscenze fornito dalla scuola, ha causato la necrosi  del nostro idioma ed il trionfo di terminologie e neologismi stranieri soprattutto di matrice anglofona. La tecnologia delle comunicazioni ha poi dato il colpo di grazia alla lingua più bella, difficile e completa che esista al mondo, la quale, poverina, non trova spazio nelle sigle, negli acronimi e nelle abbreviazioni  che hanno schematizzato l’ arte oratoria riducendola ad un concerto di rumori gutturali di cavernicole rimembranze. “Ignorante è bello” sembra essere oggi l’ unità di misura culturale e grammaticale. Il parco vocaboli personale non deve superare poche decine di unità pena il perdersi nel mare oratorio, inteso dall’ inclita come minaccia alla sua limitata capacità di apprendimento e comprensione. In questo decadentismo della parola spicca il recente fenomeno dell’ avverbio di luogo “dove” che, nel parlato quotidiano, è stato “promosso” ad espressione universale sostitutiva di nel quale, in cui, nella quale, etc. etc. Perfino illustri firme giornalistiche ne fanno un uso  indiscriminato in tal senso flagellando la lingua italiana con la clava dell’ ignoranza da laurea breve. Ascoltare interviste di politicanti, di giullari e guitti,  di campioni sportivi e di icone televisive, diventa il festival del dove improprio e ratifica la sua dittatura lessicale. Ormai tutta l’ Italia dice “dove” in luogo di in cui: l’ avvocato e il giudice durante il processo “dove” sono riportati atti; il prete nella messa “dove” è riportata la parola di Dio; il politicante nell’ economia “dove” si vedono segni di ripresa; il docente nei programmi di studio “dove”, a sentire lui, è garantita la sapienza. Innumerevoili sono gli scempi causati dalla dittatura del “dove”, innocente avverbio di luogo orrendamente utilizzato fuori luogo da un’ italia ignorante, arrogante ed analfabeta, che si trogola nella brodaglia del multiculturalismo, nella ricerca della facile felicità attraverso la de-responsabilizzazione garantita dal diritto ad ogni diritto e contestuale rifiuto del dovere, nella autanasia, nella pedofilia, nel rifiuto della propria natura nella quale, anzi obbligatoriamente “dove”, risiede la mancanza della libertà di autodeterminazione biologica dovuta all’ insopportabile dicotomia femmina-maschio decisa da altri.  l’ Homo non più Sapiens si getta nelle braccia di un “dove” universale che ha contagiato anche i templi della cultura come l’ enciclopedia Treccani o l’ Accademia della Crusca ormai unicamente impegnate a legittimare linguisticamente, i “doviani” direbbero sdoganare, termini inventati dall’ ignoranza di uso comune per poterli riportare nelle nuove edizioni del dizionario e non a difendere lingua e cultura italiane dalla calata dei nuovi Lanzichenecchi “dove” (non all’ interno della quale) c’è la fine di una civiltà linguistica durata oltre duemila anni.

L’ OLOCAUSTO DEL SANTO NATALE.

Con l’ approssimarsi dell’ evento cardine della vita cristiana si moltiplicano le miserabili gesta compiute da mezze figure impegnate a destabilizzare il mondo della scuola a favore dell’ avvento, non del Messia, ma della fine dei Tempi e della civiltà occidentale. I galoppini del laicismo anticristiano sono tutti all’ opera sferzati da una mania auto distruttrice connotabile come trionfo dell’ ignoranza e della totale inconsapevolezza tipica dei malati mentali, genericamente definiti pazzi. L’ odio viscerale emergente da questo liquame didattico e diretto contro la figura di Gesù presenta gli stessi aspetti  del nazi comunismo, le stesse finalità di sterminio sia dell’ ideale che dei credenti in esso. La bruttezza estetica e la miserrima condizione culturale di questi fanatici anti cristiani non riesce a celarsi sotto quella mano di vernice buonista e pacifista, verso gli aggressori, che il politically correct impone loro. Si travestono da educatori dell’ infanzia per spargere il morbo “gender”, violano la mente dei bambini in tenerissima età incautamente e colpevolmente affidati alle loro grinfie ideologizzate da genitori molli e rassegnati, cioè, in ultima analisi,   passivi complici del genocidio mentale e psichico perpetrato. Si travestono da pacifisti ultra sensibili alle pretese turbe islamiche causate dalla Cristianità ma sono feroci come cannoni contro l’ italianità, l’ occidente e la famiglia cristiana. Sono in realtà la manovalanza acefala al servizio della distruzione di ogni valore cristiano proprio perché la Natura li ha “definiti” pesantemente privandoli di intelligenza, bellezza e fantasia. Sono gli scarti di lavorazione di quel processo di costruzione dell’ Uomo che, faticosamente e dolorosamente, Gesù Cristo ha avviato salendo sul Golgota e morendo sulla Croce. Sono le metastasi di una società occidentale malata terminale di materialismo e relativismo. Sono i guardiani del Totem cavernicolo che rivendica ancora la superiorità del maschio sulla donna-oggetto, il rifiuto della Cultura e della diffusione delle Arti. Sono le armate del male assoluto che, immerse nella loro nullità morale ed intellettuale, mirano alla conquista del mondo. Sono i miserabili che V. Hugo vedeva appostati, in agguato famelico e bavoso, davanti alla rispettabilità e, perché no, alla agiatezza altrui. Le loro bocche sgangherate vomitano buonismo e pluralità ma le loro crape vuote perseguono il dominio da parte dell’ inferiore, del corto di cervello, del brutto e fisicamente ripugnante. Odiano la famiglia Cristiana in quanto perfetta armonia di elementi naturali quali la donna, l’ uomo e la prole, professano il trionfo di indistinti agglomerati portatori di patologie mentali ed esteticamente caricaturali R spacciano il liquame “gender” come evoluzione della specie. Per realizzare questa sorta di inferno sociale e politico hanno assoluto bisogno di eliminare il Santo Natale, la celebrazione universale della Famiglia che è Sacra sia nelle persone divine di Gesù, Maria e Giuseppe e sia  nelle persone umane che credono nell’ anima, nel cuore, nell’ amore e nella Civiltà. Genitori non permettete a questa sottospecie umanoide di distruggere il Santo Natale e con esso i vostri figli.

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