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la dittatura dell’ euro

ORA LA PAROLA ALL’ ESERCITO ITALIANO.

L’ Italia non esiste più, nè come entità politica (vedi caso dei Marò) nè come componenete la farsesca sarabanda europea. I suoi confini non ci sono più e la sua consistenza territoriale va sfumandosi fino a scomparire di fronte alle ferree ed inattaccabili frontiere di Francia, Svizzera, Austria e compagnia varia. Il tutto alla faccia del sangue risorgimentale e ai morti della prima guerra mondiale. La tragicomica e semianalfabeta masnada politica dirigente è tutta persa  alla ricerca della ristrutturazione etnica del popolo italiano, alla cancellazione della sua matrice cristiana, alla distruzione della famiglia naturale, quali condizioni irrinunciabili per la presa del potere sulla coscienza, sulla mente e sull’ esistenza dell’ individuo italiano libero e civile. Di fronte all’ inerzia criminale manifestata da questi politicanti, buonisti e “accoglienti” verso tutti tranne la gente italica che interessa solo come contribuente, resta soltanto l’ ancora di salvezza dell’ Esercito Italiano nella sua qualità di custode dei confini e della Nazione. I militari hanno giurato fedeltà alla Patria fino al sacrificio estremo, dunque è giunto il momento di esercitare questo dovere-diritto e difendere l’ Italia dall’ invasione concentrica sia di popoli stranieri che delle politiche da Congresso di Vienna  del 1815. L’ Italia è in pericolo di estinzione per folle volere di una sinistra internazionalista delle deportazioni etniche, che ha bisogno impellente di nuovi elettori affamati e analfabeti che sostuiscano gli ormai troppo scafati e neo capitalisti italiani. Questa sinistra, sinistra non solo per collocazione politica, mira ad un popolo “italiano” interrazziale fatto da zingari, arabi, africani, omosessuali, da senza famiglia (a meno che non sia allargata a guisa di comune) e senza distinzione sessuale. Questa sinistra malata di sindrome della creazione dell’ umanità indistinta, acefala e atea ma fortemente devota ed inginocchiata al suo potere politico, si permette di bollare come “inaccettabile” la manifestazione voluta e attuata dalle menti libere dal cancro del pensiero unico in difesa della famiglia, dei figli e della libertà naturale che viene assai prima di quella politica. E’ dunque questo il segnale d’ allarme che deve far scattare  l’ Esercito Italiano sull’ attenti e farlo intervenire per colmare il vuoto politico, culturale e sociale causato da questi pazzi normalizzatori di sovietica memoria. E’ un dovere ineludibile quello di rispondere all’ appello dei milioni di italiani (la maggioranza assoluta) che non vogliono rassegnarsi all cancellazione etnica. E’ l’eco del Risorgimento che lo rende improrogabile. Spetta a questa Istituzione sostitursi alla cialtrona classe politica dirigente, ladresca, corrotta e collusa con le varie mafie, come dimostrano i fatti di cronaca quotidiani, per ristabilire la vigenza di una Costituzione calpestata ogni giorno da una ideologia fallimentare e portatrice di miseria economica e culturale. O si ricostruisce l’ Italia o si muore.

MISERIA SENZA NOBILTA’.

L’ Italia di oggi appare come il classico e penoso nobile decaduto che invece di rimboccarsi le maniche e decidersi, una buona volta, a lavorare preferisce vendere (anzi, svendere) gli ultimi gioielli di famiglia e continuare a vivere da ricco pur non essendolo ormai da molto tempo ed avendo inequivocabili pezze al sedere. La vendita di aziende strategiche come Finmeccanica, Eni, Enel, Fincantieri, è l’ ultimo inconsulto rantolo di irresponsabilità politica e, al contempo, il segno tangibile, se ve ne fosse ancora bisogno, della incapacità congenita mostrata dalla casta politicante di affronatre il problema del debito sovrano da essa stessa creato in decenni di follia politica. Li chiamano  “asset”, si pavoneggiano sventagliandosi come vecchie zitelle con frasi ad effetto ed annunci di immaginari avvistamenti di bagliori di luce in fondo al buio assoluto del tunnel recessivo in cui ci hanno infilato. Questi gioielli sono invece la nobiltà dell’ epoca post bellica  che ha consentito ai calcinacci d’ Italia di diventare una potenza economica. Facciamo una domandina semplice, tanto semplice che possa essere capita anche da questi pretesi Premier, da questi pretesi Ministri economici che con la loro pochezza certificano di essere veramente…economici. Una volta racimolati questi 12-15 miliardi di euro con la svendita di quel che resta dell’ Italia industriale e finanziaria, che saranno divorati in un solo semestre dal mostro a 20 teste (quante sono le Regioni) del “Disservizio Sanitario Pubblico”, cosa faranno? Dopo aver sparato l’ ultima cartuccia come pensano d difendere l’ Italia dall’ assedio di un’ Europa sempre più a trazione tedesca? Venderanno Venezia ai Tahilandesi, Roma ai cinesi, la Sardegna agli “oligarchi” russi e Firenze a qualche sceicco itinerante? Tutta questa nobiltà sarà venduta per tornare finalmente alla miseria pre-risorgimentale (per la popolazione) e per mantenere intatti i vergognosi compensi dei burocrati impiegati statali di alto bordo “depositari” della “scienza amministrativa e giuridica”? Invece di rimboccarsi le maniche e ridurre, a cominciare dai propri scandalosi ed incivili privilegi, un costo statale inaudito, questa casta di incompetenti svende lo Stivale al peggior offerente. E dopo? Quale ricetta miracolistica ha in serbo la medesima banda di avventurieri che senza pudore ha tassato l’ economia reale con la sensibilità della ghigliottina e ridotto, in due anni, l’ Italia in fin di vita? Lo scandalo continuo delle ruberie politiche centrali e periferiche, in cui si dilettano i pepponi di ogni colori partitico, rappresenta la miseria di una Nazione rimasta senza nobiltà, e la cui classe dirigente è pronta a chinare la crapa di fronte a qualsiasi valuta starniera ed ancor più pronta ad aprire le gambe per pochi spiccioli pur di non lavorare. Siamo ormai  una Nazione saccheggiata, dove ognuno pensa per sè, dove uno Stato famelico costringe gli imprenditori a delocalizzare le aziende, dove chiunque venga ha il potere di dettare legge ed imporre la propria religione e la propria cultura (?), dove un silenzioso e serpeggiante “si salvi chi può” sta desertificando quello che fu il Bel Paese lasciandolo in miseria e senza più alcuna traccia di nobiltà.

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