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La coscienza degli animali e l’ incoscienza umana

IN CASO DI CACC(I)A.

Parafrasando l’ espressione clinica , sintetizzata dall’ acronimo TSO, trattamento sanitario obbligatorio, a cui si ricorre in casi di estrema gravità medica, si giunge al TLO, trattamento letterario obbligatorio, applicabile a quei fenomeni di vita sociale sviluppatisi in assenza di cultura e che hanno una base comune nell’ esercizio della violenza. Il trattamento, prima che obbligatorio, è necessario allo scopo di non lasciare campo libero alle pericolose ovvietà e alle idiozie professate in nome di un tradizionalismo preistorico. Fra questi fenomeni ricade quello della cacc(i)a, millantato sia come retaggio di tradizioni da perpetuare che quale (e siamo al paradosso) strumento di protezione della natura. Credo sia alla portata anche della più sprovveduta scatola cranica, il concetto secondo cui tradizione non sia sinonimo di ignoranza da perpetuare ma al contrario rappresenti una sorta di scala esistenziale, da salire verso l’ emancipazione dell’ individuo dai suoi, purtroppo nemerosi, caratteri preistorici. Ne consegue che inquadrare tale anacronistico fenomeno nel solco dei valori tradizionali rappresenti una mistificazione a scopo politico elettorale e al contempo l’ affermazione che la violenza sia essa stessa un valore. Non è un caso che molti politicanti di infima levatura, sia culturale che, appunto, politica ( e sono i più), incentrino le proprie campagne elettorali quotidiane sulla adulazione del fenomeno e dei suoi protagonisti che, insieme, costituiscono un bacino elettorale ed economico con cui fare i conti (della serva) di un bassissimo do ut des. Il teorema, che si dà per filosoficamente assodato come se fosse una religione a cui credere senza porsi domande, è che la cacc(i)a protegga e addirittura salvi la natura! Basta accedere agli uffici provinciali che gestiscono tale businnes per avere prova dai posters e dai proclami appesi alle pareti come fossero le stazioni della Via Crucis delle specie animali. La doppietta e la carabina spacciati come strumenti di difesa della fauna e non come micidiali appendici di morte appese al braccio (in genere privo di corrispondente mente) del bracconiere o delle tarchiate vestali del dio piombo. Ci vuole così poco a cambiare realtà e credo, basta capovolgerli ed il gioco è fatto.  Ma perchè tale preistorico fenomeno è giunto intatto fino a questo terzo millennio superando indenne ogni ciclo storico? Forse perchè è lo stesso genere umano ad essersi mantenuto identico dal tempo delle caverne. Evidentemente i secoli sono scivolati, come l’ acqua piovana sul vetro, senza riuscire a modificare in nulla quel misero miscuglio di violenza,  prepotenza e ignoranza, che, in estrema sintesi, è il così detto uomo. Se l’ unica variante è data dal fatto che le caverne ora hanno una porta, il condizionatore,  e che sono riunite in condomìni, perchè avrebbe dovuto evolversi l’ abitante di esse? Ma torniamo al TLO e alla sua assoluta necessità. Esso va praticato alle nuove generazioni di bipedi facendo loro capire che ogni creatura ha, anzi è, un’ anima e come tale gioisce, soffre e ama come il sopravvalutato genere umano. Le nuove donne e i nuovi uomini non dovranno incontrare la rana nelle miserabile prove pseudoscientifiche recitate nei laboratori scolastici ma conoscerne i comportamenti sociali che testimoniano il suo essere effettivo. Continuare a chiamare carne ciò che resta dell’ animale ucciso per nutrire l’ intestino e far morire di fame la mente, è continuare a negare la possibile  crescita spirituale dell’ uomo ed impedire che comprenda il perchè della sua esistenza. Pensare di avere diritto di vita e di morte su tutte le  creature, inclusi gli uomini stessi, è tipico del primitivo con clava che, inavvertitamente, si è imbattuto in qualche frase della Bibbia apprendendo di “dover governare sulle creature dell’ aria, dell’ acqua e della terra”.  Governare, appunto, non uccidere per divertirsi e dare al tempo stesso modo alle mogli di divertirsi a loro volta con “altri tipi di fucili”. Il TLO, per le nuove generazioni, dovrà rappresentare la svolta attraverso la quale il genere umano si eleverà entrando a far parte del mondo animale al pari di ogni creatura e senza i privilegi e prerogative  che ne hanno causato il degrado mentale e culturale. Non uccidere è un Comandamento, dunque un Principio, e come tale esso vale per ogni vita senza eccezioni o comode scale di pseudo valori e gerarchie. Ormai non si tratta di essere pro o contro la cacc(i)a, anzi non lo è mai stato. Oggi come ieri si tratta di essere pro o contro un genere umano nuovo che non si sogni di iniziare una giornata uccidendo per idiota divertimento, che non si sogni di rubare un bene solo perchè è incustodito, che non si sogni di violentare una donna solo perchè è più debole fisicamente, che non si sogni di abusare di bambini solo perchè sono indifesi, che non si sogni di autoassolversi per violenze perchè “tanto è solo un animale”. Un genere umano nuovo che non si sogni di costruire campi di concentramento rossi e neri, che non si sogni di infliggere sofferenze indicibili a povere crature indifese solo per poter farneticare di sentirsi scienziato. Un nuovo genere umano fatto di donne e uomini dentro e non di indefiniti embrioni che, dopo millenni, non hanno ancora trovato la loro identità. Chi la pensa così non è contro la cacc(i)a ma è a favore della civiltà e della vita.

UN ANIMALE CHIAMATO UOMO.

Seguo  da  diverse  settimane  un  programma televisivo, trasmesso dalla Rai la mattina del sabato e della domenica, dedicato al mondo degli animali da  compagnia e non. Un mondo dal quale si è arbitrariamente chiamato fuori l’ animale uomo in un gesto  di onnipotenza  tanto inesistente  quanto,  per lui,  dequalificante.  La trasmissione, seppur veicolata attraverso  stereotipi  di  superiorità  di  specie,  ha  il  merito di abbozzare una finalità  didattica  tesa alla  rieducazione   della   platea  umana  ad  una  convivenza  civile con  gli  animali.  Sono  lontani  i  tempi  epici  di  Angelo  Lombardi, ” l’ amico  degli  animali”,  il  quale negli anni della ricostruzione italiana caratterizzati  da  povertà  e  analfabetismo, tentò di sensibilizzare un popolo, privo di ogni bene materiale, all’ amore per la natura animale. Oggi, divorato e dimenticato il boom economico e cancellato (?) l’ analfabetismo, siamo ancora qui a cercare  di  far  capire  al  bipede  egocentrico e miope che anch’ esso appartiene al regno della fauna nè più nè meno di rospi, pidocchi e serpenti. Quel che serve è un bagno  di  umiltà,  uno  scendere   dal piedistallo  su  cui  l’ animale uomo  è salito convinto di  esservi  stato  posto  da  Dio (per i credenti)  ma  soprattutto  da   sè  stesso   per   i  pretesi  scienziati o scientisti pro domo propria. Questa trasmissione non ha la forza lombardiana di percorrere tale sentiero maestro ma,  zigzagando fra  luoghi  comuni  e vero amore per gli animali, elabora comunque un messaggio positivo per lo sviluppo di una coscienza animalista specialmente quando coinvolge direttamente  i  bambini   avvicinandoli  a  ciò  che,  genitori  idioti,  ignoranti  ed  immaturi,  spesso  dipingono  come  un  pericolo  mortale  o un  contagio da evitare.  Grazie a trasmissioni come questa si prova a riempire il miserabile vuoto didattico di cui è responsabile la scuola, in particolar e  quella  elementare  e  media  inferiore,  votata  a  modellare  politicamente ed ideologicamente scolari  e  studenti  invece di inserirli nella cultura di cui la natura è parte fondamentale. La scuola in quanto, purtroppo, diramazione e tentacolo del potere politico, tradisce  il  significato  stesso  della  sua esistenza omettendo di esercitare la funzione di educazione civica per dare spazio a programmi illegittimi  di vera e propria normalizzazione politica. Da quì la delega sempre più ampia ed incondizionata rilasciata alla televisione, nella sua veste di vero e proprio pastore di immense greggi da portare in pascoli ben individuati, per la divulgazione raccontata di una apparente e nozionistica conoscenza. Non a caso capita di sentire persone che per ribadire la consistenza  di  quanto  affermano, si affidano alla formula di certificazione universale “l’ ha detto la televisione”.  Siamo  dunque in  alto  mare  e  forse  è  opportuno,  in  attesa  di  tempi  migliori, aggrapparsi a  questi  relitti  televisivi  che se non altro hanno il merito di entrare in case ermeticamente precluse    a libri ed enciclopedie.  D’ altra parte vedere in primo piano gli occhi di cuccioli e adulti  di  ogni  specie,  poter  toccare  con lo sguardo la loro socialità, la loro capacità di amare  il genere umano dedicandogli anche la vita, come nel caso dei fantastici cani per ciechi, può aprire i cuori sensibili a riflessioni e dubbi positivi rispetto al vergognoso dogma che riassunto  nell’ espressione  “tanto  è  solo  un animale” dà l’ esatta misura dell’ ignoranza e limitatezza del comune sentire. Mai come in questo caso la televisione funge da supplente di genitori e maestri, i latitanti della formazione, sfogliando pagine virtuali  del grande libro della vita insieme a bambini un pò impacciati per la mancanza di familiarità con gli altri animali. Sono gocce di cultura asperse con la fretta dettata dal palinsesto televisivo ma comunque in grado almeno di provocare discussione e di far capire che un cucciolo non è mai un giocattolo, un fazzoletto di carta con cui asciugare passeggere lacrime da capriccio e poi gettare via. Forse  in mezzo  a  tanto  disordine  mentale,  a  tanto  cinismo, a tanta criminalità umana, qualche scintilla di luce potrà  illuminare  le menti giovani e se anche, come dice una canzone “Solo uno su mille ce la fa”, si  potrà  sperare  in  un  domani  meno  ignorante,  meno  primitivo,  meno pesantemente umano.

EUTANASIA PUBBLICA.

La vergognosa vicenda che ha visto vittima della feroce spettacolarizzazione della morte la sventurata e dolce giraffa Marius ha scosso le (purtroppo) poche coscienze non di soli animalisti ma di tutti coloro che ritengono la vita un valore non negoziabile in assoluto, sia che appartenga ad un animale che ad una persona. E invece nella “civile” Danimarca  (che come tutte le Nazioni in cui resiste la monarchia, definisce con essa tutta la sua “civiltà”) si è svolto il rito tribale del sacrificio agli squallidi dei del politically correct alla presenza di scolaresche e di una autentica orgia mediatica. Gli stregoni non avevano maschere mostruose ed amuleti ma camici accademici e convinte idiote teorie genetiche prese a pretesto per consumare un delitto di inaudita crudeltà e inutilità. Hanno violato i diritti di una creatura indifesa, che altri volevano salvare, restando ideologicamente ed ottusamente sordi ad ogni richiamo di civiltà hanno voluto uccidere e fare a pezzi una innocente giraffa la cui colpa è stata quella di nascere non nella selvaggia savana africana ma nella più ancora selvaggia savana del miserabile mondo civile. E come per dare un senso “ecologico” a questo criminale gesto,  in perfetto stile Menghèle, questi mostri “civili” ne hanno elargito le parti ai felini dello zoo in una sorta di grottesca e blasfema distribuzione di “pani e di pesci” nel più ipocrita ossequio della catena alimentare naturale. Lavarsi la coscienza riaffermando, davanti a telecamere e agli occhi inconsapevolmente indifferenti di scolaresche già “normalizzate”, la destinazione alimentare degli erbivori in una sorta di delirante “nulla è stato sprecato”, è tipico del bipede irresponsabile il quale arriva a giustificare qualunque sua nefandezza attraverso ragioni di Stato, interessi superiori e valori inalienabili. Il folle figlio di Adamo giustifica le guerre in nome della pace, l’ eutanasia in nome della vita e l’ aborto in nome della libertà di essere spregevolmente un eterno bamboccione. La kermesse doveva essere pubblica e planetaria affinchè, come amano dire i peggiori pazzi dittatori, punendo una creatura indifesa si educhino milioni di lobotomizzandi alla religione della morte. Il gusto che essa fosse data su un palcoscenico allestito in una pretesa “democrazia avanzata” è, per i nuovi Menghèle, superiore a tutto e il loro divertimento è dato ancor  di più dalla presenza di una platea passiva, di una massa  di spettatori informe ed incapace di reagire ed impedire questo singolo olocausto. L’ abitudine, anzi l’ allenamento quotidiano alla morte richiede sedute pubbliche di eutanasia violenta, come quella altrettanto spregevole rappresentazione di umanità collettiva che è la corrida. La morte adorata ed esaltata in riti collettivi, la ferocia esternata in un’ orgia di violenza, ci dicono che la casa principale del bipede primitivo è ancora la caverna e che le nazioni moderne sono seconde residenze frequentate saltuariamente. Se l’ homo è diventato eretto attraverso millenni di evoluzione fisica è indubbio che abbia probabilità vicinissime allo zero di divenire retto nella mente e nel pensiero.  Fin quando non capirà di essere un nulla  fatto di carne e viscere se non rispetta la sua anima e quella di tutte le crature animali, resterà un’ espressione biologica insignificante e nomade in un universo che senza di lui sarebbe perfetto. Vergognarsi di appartenere a questo tipo di espressione biologica non basta, bisogna reagire disertando le corride, rifiutando le dottrine della pretesa superiorità umana sul resto della natura, respingere la violenza, a partire da quella che ognuno di noi pratica giorno per giorno nelle proprie relazioni sociali. Se non si fa questo si arriverà al punto  che dopo un uccisione non si dica più “tanto era solo un animale” ma, con leggerezza tutta pacifista e democratica, si dirà “tanto era solo una persona”. Marius resterà per sempre nei cuori che amano e che pulsano mentre rimarrà incompreso da quelli fatti con la pietra dell’ ignoranza.

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