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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

la Chiesa che vorrei.

LA DIVINA TRAGEDIA.

 La vita inizia (a finire) con la nascita, evento che ci apre le porte del vero e unico Inferno che esiste: la vita terrena. Dante Alighieri lo aveva immaginato come mondo extra terreno, destinato ai malvagi post mortem, seguendo lo schema scolastico clericale della vita unica alla fine della quale ci sarebbe il castigo, appunto l’ Inferno, o il premio. Povero Dante! E poveri tutti coloro che, come scriveva Cecco Angiolieri, sono “imbrigati” dal Papa e, come dico io, soffocati dalle vesti porpuree che negano la verità per “governare” a loro piacimento i crucci dell’ anima. L’ Inferno è qui! E’ la vita terrena che fa di questo mondo il luogo della più dolorosa Divina Tragedia. Esso non è un castigo post mortem ma castigo preventivo che la vita è chiamata a patire per raggiungere la purificazione. Non si va all’ Inferno dopo una vita malvagia, sarebbe il luogo più affollato dell’ Universo, ma ci si arriva per nascita e  ci si ritorna, rinascendo ancora dopo una vita sprecata, sotto nuove spoglie per cercare la via della luce. D’ altra parte che questo mondo sia da sempre luogo di violenze, di genocidi, di campi di concentramento, e che i suoi ospiti siano nella loro maggioranza espressione di cattiveria assoluta, di crudeltà senza limiti e di infinito egoismo, è novità solo per i buonisti idioti e per i furbetti ideologici.  L’ Inferno è qui! E’ questo luogo maledetto nel quale si consuma la pedofilia, si stuprano le donne, si crocifiggono persone e figli di Dio.  L’ Inferno è la patria delle guerre, del comunismo e del nazismo, delle religioni false e bugiarde quanto i loro miserabili professionisti. Dio è sull’ altra sponda dell’ Universo, Egli è tutt’ altra cosa rispetto alle religioni carnevalesche che pretendono di rappresentarlo. Egli non ha le mani viscvide dei pedofili clericali e non. Non ha la voce dei capi bastone politicanti, dei miserabili dittatori rossi o neri. Con Lui il filo spinato nazi comunista non regge. Il Suo silenzio vince il frastuono delle balle politiche e religiose, sempre alleate nella guerra contro l’ anima e l’ individuo libero. L’ Inferno è qui. E’ in questa misera palude dello Spirito  dominata da “alte cariche dello Stato e della religione”.  Da tutti questi discepoli di Lucifero che vestono abiati talari, uniformi militari, toghe giudiziarie e “grigi abiti” istituzionali. Dante, nel suo Inferno ha incontrato il Conte  Ugolino ed altre anime dannate. Gli sarebbe bastato scendere, come forse ha fatto traendone ispirazione, nelle vie di Firenze o di qualunque altra contrada per vederne tanti in carne ed ossa. A dispetto delle chiacchiere clericali non dobbiamo avere paura di finire all’ Inferno, ci siamo già e ci ritorneremo se non porremo la nostra anima al di sopra dell’ intestino. Pregare e restare uguali non serve a salvarci dal ritornare in questo Inferno pieno di Preti, di politicanti, di alte cariche dello Stato, di comunisti e nazisti, di pedofili e omosessuali. La sola preghiera gradita a Dio  è il rispetto per l’ anima, per i propri simili e per tutte le creature che ci ha donato. Tutto il resto è liturgia da sacrestani e da furbetti ideologici Papi o non che siano.

PAURA DELLA VITA.

L’ immenso meteorite dell’ ignoranza primordiale si è di nuovo posto sulla linea di luce della civiltà, conquistata al prezzo di secoli di guerre e di faticosa evoluzione dall’ umanità, proiettando su di essa un cono di buio culturale. Le metastasi si sono propagate da quel focolaio infettivo che non conosce remissione e che la battaglia di Lepanto sembrava aver definitivamente detronizzato.  Pare bisognasse conquistare la Luna e lo spazio siderale, arrivare a guardare oltre i confini della nostra galassia e ubriacarsi di tecnologia, di internet e di onnipotenza, per poi tornare ad ammalarsi di ignoranza e retrocedere sulle palafitte della primitività fino a riproporre il teorema più basso e più spregevole: la paura e l’ odio del corpo femminile. Chiarito che in verità tali fobie nascondono il vero terrore rappresentato dalla superiorità intellettuale della donna rispetto agli “inquisitori” è comunque spaventoso dover constatare come l’ umanità, dopo aver volato in prossimità della sua emancipazione filosofica, sia improvvisamente ricaduta nell’ abisso dei riti tribali. La paura e l’ odio del corpo (della donna) sono identici, per portata di ignoranza e primitività alla paura che suscitava il fulmine. Non ci sono attenuanti pseudo religiose di sorta, trattasi di ignoranza e mancato sviluppo mentale allo stato cristallino associati a caratteri  somatici perfettamente allineati al degrado che ne deriva. Non ci sono dibattiti o conferenze da intavolare. L’ Occidente deve rigettare questo rigurgito primitivo senza indugiare in atteggiamenti snob tipici del buonismo di matrice sinistrorsa e anticristiana! La stessa Chiesa cattolica deve superare le ultime riserve mentali verso la donna ed il suo corpo dopo aver dato osceno spettacolo di sé con i roghi medievali e la ignobile Inquisizione orrendamente denominata “santa”. Allla Chiesa cattolica non si possono perdonare quei delitti che ancora bruciano sulla pelle  delle donne, laiche o suore che fossero, ma da essa si deve pretendere un reale mea culpa e il definitivo abbandono di quella paura e di quell’ odio che la connotano come mera setta religiosa maschilista ed oscurantista. La Chiesa cattolica non ha più tempo da perdere in atteggiamenti ambigui e, pena la sua sparizione, deve voltare le spalle  alle parate carnevalesche, ai sacri anelli e alle “Sue Eccellenze” porporate. Solo diventando la Chiesa di Dio e della Maddalena, oltre che di Maria, riuscirà a fermare la violenza ideologico-religiosa che veicola la miserabile pretesa inferiorità della donna e la sua sottomissione. Chi ha paura della donna e di conseguenza odia il suo corpo ritenendolo fonte del male, è una mente malata, è una espressione biologica indefinita, è un ectoplasma che si aggira nel XXI secolo armato di clava modello anno zero. Semmai è vero il contrario e cioè che il maschio è mediamente ancora oggi tale e quale come era all’ alba del mondo, con immutata attitudine alla violenza, alla prepotenza, all’ aggressione del più debole e all’ autocertificazione quale centro dell’ Universo. E’ da questi corpi che origina il male, è da queste menti preistoriche che nascono i campi di concentramento, gli stermini di massa, la paura della donna, l’ odio verso i suoi capelli e il suo corpo. E siccome l’ Occidente è meno malato di questo miserabile morbo, rispetto ad altre parti del mondo, spetta ad esso difendere la civiltà dall’ attacco della barbarie. Odiare il corpo della donna è odiare il Creato, è odiare la sorgente della vita, è assoluta incapacità di comprendere e rispettare Dio quale artefice della creazione. E anche se volessimo, per un istante di ignoranza, fingerci atei sarebbe comunque blasfemia scientifica aver paura di un meraviglioso “prodotto” della natura in grado di contenere emozioni, pensieri, desideri, in sintesi poesia. Chi odia il corpo della donna e ne ha paura erige le prigioni più tetre nelle quali  poter professare le religione della morte e della sofferenza. Dio è da tutt’ altra parte, è sorriso, è gioia, è musica, è canto, è danza, è arte, è donna e uomo liberi. Non ha certo il grugno e il ghigno malefico dei predicatori dell’ odio e della paura della vita.

IL FASCINO PERVERSO DEL POTERE.

Cosa spinge preti e vescovi cattolici, in ordine sparso, verso l’ islam? Può bastare la evidente scarsa Fede in ciò che hanno scelto, chissà poi perchè, di fare?  Credo di no. Sono certo che alla base di questo “tradimento” religioso ci sia il mancato premio che si aspettavano da Santa Romana Chiesa: il potere assoluto sul gregge di anime. Credo che questi prelati collaborazionisti siano stati spiazzati dalla religione del perdono, del servizio e dell’ umiltà, quale è quella Cristiana. Questi professionisti della tonaca cercavano il potere assoluto, lo stesso che hanno le così dette “guide spirituali” dell’ islam.  Sono, questi miserrimi paladini del “dialogo della resa”, le residue metastasi della Chiesa dell’ Inquisizione che pretendeva di curare i mali dell’ anima martoriando il corpo e avendo  potere di vita e di morte sulle “pecorelle”,  smarrite o no che fossero. Questi generali senza grado invidiano ai loro omologhi islamici il potere di lapidazione, il potere di decretare la morte del “peccatore”.  E’ immaginabile quale tortura dovrebbe essere per loro l’ ascoltare la confessione dei peccati e dover elargire il perdono di Cristo in luogo di più soddisfacenti scudisciate sulla schiena. Questi pretonzoli sono armi da guerra religiosa costrette a sparare a salve sui “blasfemi”. Nessuna sorpresa dunque che si “convertano” a quella religione che, in realtà, pare essere sempre stata nel loro ego. In fondo il dio più seguito e adorato è il potere, una droga dalla quale non si guarisce e della quale è portatore mortalmente malato il dna umano. Oscurantismo, odio per la bellezza e per la fragilità dei figli di Dio sono le sbarre della gabbia fondamentalista che li ospita. Sono entità biologiche indefinite che fanno del Male il loro totem di riferimento: non perseguono il bene come ha insegnato Gesù ma mirano a vedere il male in ogni cosa, in ogni azione degli altri.  Sono dei tribunali viventi senza capacità di Giudizio che giudicano e condannano solo perchè si sentono investiti di potere assoluto. In sintesi sono solo dei pazzi.

UN TITANIC CHIAMATO CHIESA.

La Nave inaffondabile e capace di attraversare l’ oceano dei secoli pare abbia urtato l’ iceberg fatale posto, con tempismo più che sospetto dalla lobby anticristiana, sulla sua rotta. Le notizie diffuse da tutti i media narrano degli sfarzi e delle eterne vacanze romane goduti da prelati, porporati e codazzi annessi. Sembra che ormai sia saltato quel tappo di ipocrisia che per secoli ha impedito alla natura umana, celata sotto abiti talari, di uscire dalle segrete stanze e celle di monasteri, conventi e conventicole. Ora la lava sgorga inarrestabile e brucia la residua credibilità di quei figuranti in tonaca che, come diceva Cecco Angiolieri già 900 anni fa: … “si fosse Papa sare’ allor giocondo ché tutt’i  cristiani imbrigherei”, hanno sempre abusato della Fede altrui. Cardinali di lungo corso pedofili e giovani prelati rampanti omosessuali sembrano impossessati dal desiderio di distruggere le Mura Vaticane, di bruciare la “Casa di Dio” dove regnavano (solo ufficialmente) la castità, la rinuncia, la dedizione al prossimo, la sobrietà, il sacrificio. Sembrano urlare, in un isterico “coming out” tanto di moda finalmente la verità sul perchè abbiano abbracciato la carriera clericale:  per carriera appunto, per godere di infiniti privilegi, per vivere del lavoro e delle offerte altrui, per dormire e godere senza sporcarsi le mani con la fatica. Le cronache, ormai da molti anni, riportano casi di preti e monsignori divenuti famosi per storie di pedofilia e di donne, di soldi, di case,  e vacanze in incognito nei luoghi del “peccato” (la chierica non c’è più). La Curia romana pare essere più un Crazy Horse in perenne capodanno piuttosto che la guida spirituale della Sacra Nave il cui timoniere attuale non è per nulla incline a partecipare ai giochi e che, con la sua scelta di risiedere a Santa Marta rompendo la continuità di silenzio-assenzo di chi lo ha preceduto, ha preso le distanze da “Vaticano village”. Sembra proprio che per riparare un giocattolo sia prima necessario distruggerlo e sembra anche che la strada intrapresa sia proprio questa. C’è il gioco della Sacra Rota, da sempre emblema della raltività di Sacramenti e Comandamenti indiscutibili e indissolubili sulla carta ma teologicamente cancellabili con altra carta, quella moneta. C’è quello delle indulgenze plenarie o parziali a pagamento attraverso la stessa Messa celebrata in suffragio “contemporaneo” delle anime di defunti e sponsorizzata da più paganti. Ed infine, come si apprende da voci di corridoio più o meno attendibili rilevate dai media, la stessa Canonizzazione di Santi e Beati non sarebbe immune da mercanteggiamenti e spintarelle pecuniarie. Certo è che se rompendo questa Chiesa dei preti e dei cardinali con attico, auto, donne e vizietti vari, si riuscisse a fondare la Chiesa di Gesù Cristo priva di sfilate in paramenti carnevaleschi, di anelli “divini” e utile di bilancio, varrebbe la pena imporre una forte accelerazione agli eventi sgombrando il campo dai carrieristi in tonaca. Certo è anche che alto è il rischio di vedere atei, politicanti e teorizzatori di altre religioni, saputelli per antonomasia, ergersi a comitati di salute pubblica per imporre i propri interessi di bottega sbeggiando un Dio che con la Chiesa dei preti e cardinali nulla ha da spartire. Sarà difficile che la Chiesa delle anime, dell’ umiltà, della spiritualità e dell’ amore, riesca a nascere in questa palude di ignoranza e di bramosia del potere ma combattere perchè ciò avvenga è un dovere assoluto per quelle menti e quegli spiriti che non si fanno dominare dall’ intestino.

VESCOVI IN CALORE.

La gerarchia ecclesiastica è scossa fino all’ osso, ovviamente sacro, dai fremiti pruriginosi di ex seminaristi saliti al soglio vescovile dopo, evidentemente poco o niente, consapevoli dichiarazioni e voti di castità. Hanno un prurito adolescenziale incontrollabile e fremono di passione per omologhi a dispetto della loro “eccellenza” e della loro presunta superiorità rispetto alle “basse” inclinazioni del gregge loro affidato. Esplode così la bomba sessuale dopo un secolare e sotterraneo ma ben conosciuto bruciare di miccia. Dal chiuso dei seminari e dei monasteri, palcoscenici segreti di drammi e commedie a base di sesso ispirato dal “demone tentatore”, gli “atti impuri” vengono compiuti alla luce del sole secondo l’ ormai dominante dottrina del pianerottolo, dagli snob e ipocriti, chiamato “coming out”. I seriosi predicatori, solenni nelle loro bardature carnevalesche fatte di tiare, anelli e porpore, si rivelano nelle vesti ridicole di quindicenni alle prese con cotte e sbandate portatrici di inappetenza teologica e ispiratrici di “fuitine” di popolana tradizione. Sono ridicoli, così avvinti dalle umane spire del desiderio sessuale, ancor più ridicoli in queste passioncelle omosessuali già di per se stesse caricaturali del sesso naturale e autentico, dopo essere stati ridicoli moralisti da confessionale ed aver scientemente scatenato turbe e patemi negli sventurati “peccatori” rimessisi al loro giudizio morale e religioso. La questione sembra essere sempre la stessa: chi controlla i controllori? O meglio: chi confessa i confessori e propinatori di penitenze? Il dubbio, semmai, è se la crisi di decadimento morale, intellettuale e religioso che stiamo vivendo provenga dall’ interno del clero o se questo non sia capace di reggere all’ urto secolarista del godimento e del trionfo del corpo sull’ anima. Personalmente non ho mai creduto nella Chiesa dei preti, del castigo del sorriso, e dell’ apologia dei musi lunghi teologici. L’ infallibilità dei Papi è un dogma istituito e pensato dai preti all’ interno del riuscitissimo progetto di autocertificazione della santità di tale Chiesa. Sono questi penosi quadretti di Vescovi in calore che ne sanciscono la fallibilità ed il fallimento.  Sia chiaro non soltanto di Santa Romana Chiesa ma di tutte le organizzazioni e caste che sono a capo di religioni o ideologie religiose. E la causa comune  di questi fallimenti è la menzogna primordiale che ha istituito la guerra infinita fra anima e corpo, fra bene e male, criminalizzando il sesso sia nelle sue naturali manifestazioni che nelle sue patologie cliniche contronatura. Pensare di ingabbiare la natura umana nella dicotomia paralizzante del peccaminoso e del lecito si è rivelata arma a doppio taglio, una sorta di boomerang ritornato violentemente in faccia ai censori, ai predicatori, ai professionisti del pulpito, agli “infallibili” falliti. Vescovi e preti in calore spinti dalla lobby omosessuale sulle prime pagine  di accoglienti quotidiani vogliono essere la stella cometa antagonista, anti cristiana e anti Cristo, che pretende di annunciare il nuovo ordine cosmico basato sul caos morale padre del caos sessuale. La nuova “religione” è il superamento della religione dell’ anima, del dialogo quotidiano con Dio fatto senza incenso e paramenti ma con il desiderio autentico di staccarsi dalla miserabile condizione di una quotidianità basata esclusivamente su bisogni e istinti biologici. In forza di questa nuova religione i pastori di anime diventano commercianti di corpi, il primo dei quali è il loro ormai dimentico di voti e sacri giuramenti. Dio, la spiritualità, l’ anima e la sua grandezza sono tutt’ altra cosa,  troppo grande per poveri Vescovi ancora alle prese con la comprensione del mistero del fulmine e per di più in calore.

PAPI E PRETI S.P.A.

La gerarchia ecclesiastica è sempre la stessa. Fin da quando si è arrogato, in esclusiva, l’ uso e l’ abuso del messaggio religioso e morale trasmesso dai Vangeli (con ovvia esclusione di quelli “scomodi”). La proprietà del “marchio” ha dato alla testa sia ia pretenzoli di periferia, che dettano legge sulle piccole comunità, che ai porporati, chissà perchè sempre grassottelli e rubicondi, che ai “ceo” di Santa Romana Chiesa e sue omologhe sparse per il Pianeta. In questo delirio di onnipotenza i furbi ex chierici, opportunamente liberatisi di quell’ elemento che li identificava anche in presenza di abiti secolari o non di ordinanza, immaginano di avere giurisdizione assoluta ed insindacabile non solo sull’ anima ma anche sulla mente e la vita del loro preteso “gregge”. E qui cascano gli asini con tonaca e simili. Indicare la via non vuol dire imporla a forza altrimenti passiamo dalla religione alla politica, dalla parola di Dio al comunismo o nazismo o fascismo o buonismo che dir si voglia. Viviamo, anzi sopravviviamo, ormai di appelli quotidiani alla rinuncia, al sacrificio, alla donazione di quel che abbiamo sia al fisco che al prossimo venuto da lontano. Dobbiamo mantenere il terzo mondo con adozioni a distanza e soggiorno interno. Ci si rinfaccia di vivere nel benessere, di essere indifferenti alla povertà di milioni di persone rese povere ed affamate dai “signori della guerra”, da pazzi dittatori politici e religiosi, che si arricchiscono sulla morte altrui con il complice silenzio dell’ ente più costoso ed inutile del mondo, l’ ONU. Dovremmo demolire le pareti di casa e le porte per far posto a tutti e contemporaneamente continuare a pagare Imu, tasi e tasse come se fossimo gli unici padroni e fruitori di casa nostra. Dovremmo smembrare le nostre famiglie per “allargarle” ed aprirle a nuove religioni, nuovi precetti e primitive usanze. Ciò ci viene chiesto da tutto l’ organico ecclesiastico, dal Papa al sacrestano. Questa nevrotica persecuzione della nostra “ricchezza”, il rinfacciarci quotidiano di essere “fortunati” (come se potesse essere tale un popolo governato dal pierino toscano!), ci ha rotto le scatole. E’ comodo predicare la povertà à e vivere nella ricchezza. E’ il comodo passatempo di politicanti e alti prelati oscenamente spaparanzati sui privilegi più vergognosi ed immorali. Riempite le vostre “umili” abitazioni di immigrati clandestini e lasciate le nostre “lussuose” dimore a noi che ce le siamo sudate e pagate con mutui spesso anche postumi. Predicare di fare del bene ed essere onesti contribuenti è molto più facile che farlo ed esserlo, come testimoniano gli odierni “vangeli”  che narrano della corruzione politica, dello Ior, della pedofilia. Pretendere di ospitare l’ intera Africa, Asia e Est Europa in Italia non solo è demenziale e criminale ma è immorale nei confronti di un popolo che quando è stato emigrante ha portato con sè capacità lavorative, rispetto per le culture ospitanti, l’ intelligenza di integrarsi e l’ umile lavoro nelle miniere, non chiedendo certo il soggiorno gratuito in Hotel a 5 stelle. Non ha portato la prepotenza etnica e religiosa, nè l’ ignoranza primitiva, nè la violenza tribale, che stanno infestando l’ Italia. “Orate di meno fratres, ma lavorate appena un pò, quel tanto che basti a formare l’ ombra di un callo sulle vostre troppo lisce, viscide e lunghe manine.

MORIRE DI BUONISMO.

Hanno cercato la salvezza nella morte tenendosi per mano. Una donna e suo marito, italiani, secondo quanto riportato da molti organi di stampa nazionali, travolti da una crisi studiata e voluta dalla crape burocratiche della UE, dopo aver perso il lavoro, la casa e la speranza di un futuro, hanno mollato anche la dignità dandosi la morte. L’ eutanasia di un popolo, quello italiano, percorre così un’ altra tragica tappa di quel percorso abominevole tracciato dalle vestali della globalizzazione etnica, da quei comunisti che hanno sempre avuto sullo stomaco il tricolore italiano (meglio la bandiera rossa), il precetto di Stato libero e la natura cristiana di un popolo. Già nel secondo dopo guerra avevano provato a mettere le fameliche grinfie sulla carcassa della Nazione uscita distrutta dal fascismo e,  visto che il callo della dittatura era ormai fatto da un ventennio, volevano cambiare colore al regime e sottometterla al dominio sovietico, come accaduto alla Polonia e a tutto il blocco dell’  Est europeo.   Non ci sono riusciti per molte ragioni, una delle quali era l’ identità del popolo italiano. La grande forza della famiglia, che dava senso di appartenenza a tutti, e la sua valenza patrimoniale, sono stati gli scogli su cui è naufragato il bastimento rosso e i capi bastone di Stalin hanno dovuto ripiegare su una strategia a lungo termine che sarebbe passata attraverso il miserabile  ’68 e la progressiva frantumazione sociale del Paese. Oggi siamo arrivati all’ anticamera del dissolvimento dell’ Italia e degli italiani. La prima dovrà diventare la falsa patria di tutti e la vera patria di nessuno. Una discarica etnica dove ammassare torri di Babele e campi di zingari, moschee e terrorismo, il cui inno nazionale dovrà essere un lamento internazionale e dove dominerà l’ illegalità legalizzata voluta da una frangia di rinnegati.  I secondi, i discendenti del Risorgimento, dovranno abdicare a nuove etnie e consegnare loro il frutto delle lotte di liberazione belliche e sociali combattute per oltre un secolo. Al popolo italico resterà, intoccato, il ruolo di contribuente spaventato dalle ganasce fiscali, dall’ esproprio da parte di uno Stato  cialtrone che riesce ad inventarsi tasse anche sull’ ombra proiettata al suolo dalla tenda di un negozio. Non dovevano cercare la morte questi nostri sfortunati connazionali. Dovevano provare ad uccidere, politicamente, i responsabili della loro vergognosa situazione: quei politicanti giunti al seggio politico con le toppe economiche e culturali ben stampate sul deretano ed oggi divenuti ricchi e “capitalisti” dopo decenni di anticapitalismo viscerale predicato ai coglioni che li hanno ascoltati e che hanno bevuto la cicuta della pretesa “superiorità” del comunismo. Nessun italiano deve più uccidersi per la perdita della sicurezza economica ma tutti dobbiamo ritrovare quella forza Risorgimentale attraverso la quale sbarazzarci di questo liquame di fogna politicante che odia la Croce, il Natale, la Cristianità e gli italiani veri. Ci si accusa di razzismo quando i veri razzisti hanno massacrato migliaia di innocenti nelle foibe carsiche e nei lager sovietici, e considerano “inferiori” coloro che non si piegano al diktat buonista e irresponsabile. Uccidersi significa fare posto all’ invasore e fare il gioco degli anti italiani appollaiati nelle assemblee politiche e intenti a succhaire il sangue risorgimentale insieme a miliardi di euro. Uccidiamoli con il voto politico, basta un segno e una Croce, la stessa che questi collaborazionisti dell’ invasore odiano e di cui hanno infinito terrore. Non uccidiamoci, uccidiamo noi l’ ignoranza, la menzogna e la viltà di quella parte di pseudo italiani, bastardi e senza patria. La nostra vicinanza ed una preghiera va a questi due coniugi che non sono stati tanto forti da resistere al degrado nazionale e alla ferocia di uno Stato che, dietro il paravento buonista, sta facendo dell’ illegalità la sua nuova bandiera.

ATEISMO, UN TEOREMA ACEFALO.

Il tic non passa mai di moda ed anzi trova sempre nuove motivazioni “estetiche” che calamitano povere schegge di ferro ammassandole intorno al totem dell’ ateismo.  Ne consegue che dichiararsi atei, assuma quel carattere misero tipico di chi, incontrato per caso un pò di denaro, sfoggi abiti griffati e dimentichi le toppe al sedere possedute fino a ieri. E’ un modo scolastico e puerile per definirsi diversi o meglio, superiori rispetto alla massa credente e, perciò, automaticamente credulona. Ma su cosa è basata la “dottrina” atea? Prima di tutto sulla negazione del Dio Creatore, dello Spirito dal quale tutto proviene e al quale tutto è destinato a tornare. Ma l’ ateo non si limita a non credere in Dio, va oltre e si spinge a credere in sè stesso quale unico dio,  quale mente pensante e capace di spiegare l’ Universo sapendone quasi nulla. Dunque l’ ateo nega Dio perchè si considera un dio. Quanti mediconzoli, quanti ricercatori del nulla scientifico in camice bianco e tasche piene di “scienza”,  appresa nei “Bignamini”, si dichiarano “scienziati” e dunque, necessariamente atei, avendo essi “compreso” tutto il comprensibile?  Tanti, troppi. E dietro di essi si snoda una processione di filosofi, cattedratici, giornalisti e pennivendoli  dalla sintassi claudicante ma fieri di un ateismo distintivo, come un tempo furono il fiore all’ occhiello, i baffetti alla cretina e il pizzetto all’ idiota. Ci sono stati anni in cui ci si vergognava di essere democristiani mentre essere di sinistra era sinonimo di superiorità culturale e attestato di totale comprensione del mondo. Non andare più alla Messa era segno di emancipazione come fumare e bestemmiare, d’ altra parte che “uomo” è colui che si inginocchia e chiede aiuto al proprio Dio per affrontare i dolori della vità? Inginocchiarsi davanti al Dio Craetore ed onorarlo attraverso la preghiera è comportamento  disdicevole,  da donnicciole pie ma stupide.  Il “vero uomo” si inginocchia solo davanti al capo bastone di partito, bacia le mani del boss mafioso, del corruttore trasudante denaro riciclato. Il “vero uomo”, l’ ateo, non ha bisogno di nulla, non ha dubbi ed è la certezza scientifica fatta persona. E’ capace di rispondere ai perchè esistenziali soltanto perchè non se li pone, limitandosi a sentenziare che ciò che non è spiegabile oggi lo sarà certamente in futuro. Peccato però che non sono stati sufficienti millenni di “scienza atea” a spiegare sia l’ origine dell’ umanità che le sue finalità. Per l’ ateo l’ esistenza di Dio è un fastidio insopportabile, un richiamo alla responsabilità che gli impedisce di vivere libero dalla sua coscienza e da quella comune. Tapparsi le orecchie è comodo, consente di autoassolversi dichiarando inesistente il peccato  e l’ offesa, salvo ripristinarne tutta la sacralità se l’ offeso è egli stesso o la sua ideologia per parallelepipedi di marmo. Proprio perchè l’ ateismo è certissimo di spiegare ogni cosa, dimostra di essere un teorema acefalo  che poggia non sul ragionamento (e come potrebbe?) ma sull’ esclusione tout cur di risvolti spirituali estranei all’ apparato gastro intestinale che gli fa da motore. Esso rifiuta il Giudizio perchè è incapace di sostenerlo, diventa razzismo intellettuale e bolla come poveri mentecatti coloro che si confrontano con il dubbio. Soltanto un ateo può essere così estraneo alla magnificienza del Creato ritenendolo frutto di casualità chimico fisiche, di una qualche cosa che non conosce ma che, velleitariamente e apoditticamente,  dà per sicura ed indiscutibile.  La Poesia, la Preghiera, la Musica, la Scultura, la Pittura  e l’ Amore, sono dunque non portati dell’ anima ma semplici risultati di applicazione razionale della mente. Forse stiamo sopravvalutando l’ ateismo facendone materia di confronto, sottovalutando per contro che potrebbe essere mera incapacità di capire.

I CHIODI DI GESU’.

Su “Il Giornale” del 25/5/2014 ha trovato spazio, fra  aberranti resoconti di cronaca e di politica, questa oggi più cronaca nera che mai, la notizia dell’ ennesimo esame comparativo sulla Sacra Sindone e sulle terrificanti modalità della crocifissione di Gesù. Scienziati, e cadaveri donati all’ uopo, sono gli artefici della nuova arrampicata accademica sul colle del Golgota con dispiegamento di mezzi tecnologici capaci di dirci, con allarmante sicurezza, cosa abbiano mangiato l’ ultima sera i pompeiani o i troiani oltre, naturalmente, tutto sulle inclinazioni sessuali dell’ uomo di Neanderthal. La “spedizione” sembra giunta alfine sulla “vetta” dove pare abbia rinvenuto certezze e prove che, a costo zero, erano già state acquisite ed interiorizzate da milioni di credenti con il solo ausilio della economicissima fede religiosa.  Ora ne sappiamo di più sulla inclinazione ed il posizionamento dei chiodi, sappiamo per certificazione medico scentifica quanto Gesù abbia sofferto ridotto alla mercè dei vivisezionatori di Roma imperiale, sappiamo, per l’ ennesima volta, che la Sacra Sindone non è un semplice lenzuolo ideologico propagandistico, alla stregua delle facce dei dittatori comunisti che campeggiano, talvolta sui muri e più spesso sulle scrivanie degli uffici pubblici di molti Comuni e Province italiote. Oggi, dopo questo ultimo scorcio di “campionato scentifico”, al quale i soliti atei per sentito dire o per posa snob controcorrente, risponderanno con sorrisetti idioti, nel tentativo di essere ironici, sappiamo che Gesù è stato crocifisso davvero, parola di scienziati. Ancora una volta il bipede idiota ha voluto mettere il cappello su una tragedia Divina certificandone l’ autenticità non per fede ma per aritmetica coincidenza di logaritmi e analisi chimico fisiche inerziali. Il bipede ha bisogno che il miracolo sia certificato Iso 9000 per essere creduto e nel tentativo patetico di riprendersi la scena su di un palcoscenico per lui irraggiungibile,  sottopone al vaglio scientifico l’a zione Divina secondo il folle teorema per cui è  la scienza la sola che possa affermare l’ esistenza di Dio. Siamo in cima al Golgota non per fede ma per gentile concessione della matematica. Siamo in presenza del più ostinato e pietoso atto di superbia che l’ homo poco sapiens  (tuttora residente a Neanderthal a dispetto dei lussuosi domicili di Manhattan, Londra o Parigi) possa compiere nei confronti di Dio: arrogarsi il potere-privilegio di sancirne l’ esistenza e l’ opera. Tutto ciò fa capire quanto l’ homo, sempre meno sapiens, sia quell’ ottuso animale disposto a spellarsi le mani per applaudire e credere ciecamente a ciarlatani politicanti capaci di erigere campi di concentramento, di promettere miracoli economici e rivoluzioni sociali che puntualmente falliscono da migliaia di anni a questa parte, mentre per credere al Figlio di Dio morto sulla Croce, per mano di idioti paleolitici di ieri e di oggi, ha bisogno del certificato notarile di una Scienza prevalentemente superba e piena di sè quanto un analfabeta.

LA FANCIULLEZZA DI FRANCESCO.

Il mondo ha ormai visto i Suoi occhi e la crosta terrestre ha tirato un sospiro di sollievo: forse questa carcassa di pianeta non dovrà morire tanto presto se su di essa germogliano ancora simili fiori.  Sono gli occhi vivi di un fanciullo che guardano il mondo con la semplicità e la sincerità di chi pur avendo spento molte candeline è riuscito a non farsi corrompere dall’ età adulta, dalla seriosità cerimoniale, tanto cara agli antichi baldacchini, e da quell’ ambigua sorella gemella dell’ ipocrisia chiamata diplomazia.  Le purpuree vesti fruscianti hanno già manifestato quel certo fastidio causato dalla adolescenziale idiosincrasia verso il “protocollo di corte” di cui è portatore sano il Pontefice della Pampa. Ma innovare fa sempre rima con rompere, col passato, con le gerarchie, con i dogmi. Anche la Chiesa come tutti gli ordini che si sono cristallizzati diventando dei Poteri, ha i suoi protocolli granitici e inamovibili, anch’ essa pur operando nel “mercato Divino delle anime” non ha resistito nei secoli a dotarsi di sovrastrutture che negano la sua spiritualità, la sua natura di Casa di Dio e degli uomini (in senso universale). Ma ecco che per un dispetto del Bene ha superato i più lontani orizzonti un fanciullo di straordinaria semplicità e spontanea grandezza. Ecco che un vento nuovo è venuto a piegare i rami della burocrazia clericale spezzando quelli secchi e costringendo quelli che, opportunisticamente si erano spinti verso fonti di luce artificiale, a risollevare le fronde verso Dio, verso la gente e verso l’ anima. La scossa della Sua carezza è stata di estrema magnitudo ed il tempio non ha retto. Le moltitudini di ogni età hanno riconosciuto subito la forza di attrazione del Suo messaggio ed anch’ esse, ritornate alla fanciullezza perduta, si sono ritrovate intorno a Lui. Il Suo passo non è solenne e studiato ma semplice e teneramente irriverente, la Sua parola sgorga come acqua sorgiva e sorprende, rincuora e convince.  La Sua voce non tuona stentorea anatemi e misteri incomprensibili ma recita, con la semplicità di una madre, la ricetta del buon pane di casa, il solo capace di saziare fame e sete di vita, di conoscenza e di certezza. L’ abito bianco della Santità, da sempre lontano ed inavvicinabile, su di Lui acquisisce la semplicità del saio francescano e torna ad essere un simbolo di umiltà smettendo il significato di corona reale. La Chiesa che vorrei non è ancora quì ma il Papa che la realizzerà è arrivato, è fra noi. D’ ora in poi non avremo più l’ alibi di comodo di esempi dall’ alto per non essere cristiani e caritatevoli, e non potremo più giudicare l’ altrui pagliuzza ignorando la nostra trave: il fanciullo chiamato Francesco sta di nuovo cacciando i mercanti dal Tempio e con essi i loro troppi clienti.

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