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l’ eterno bamboccione

PRIMITIVI A MANDURIA.

La cittadina di Manduria  era nota, fino ad oggi, per il suo Primitivo, un vino unico che si è imposto nel grande mondo dell’ enologia con quasi tre secoli di storia. Da questi ultimi giorni però sarà ricordata negli annali della cronaca nera per il tremendo omicidio, preterintenzionale secondo la valutazione buonista di una vera e propria tortura protrattasi per mesi senza che l’ omertà tribale fosse squarciata dalla denuncia di una coscienza civica evidentemente inesistente. E’ accaduto che un branco di rifiuti tossici, in libertà nelle strade di Manduria, prendesse di mira un povero uomo solo e debole per farne il proprio “giocattolo”, il terminale di sfogo della propria ignoranza, della propria malvagità, nella totale assenza di civiltà. Primitivi, non come il nobile vino di Manduria. Primitivi come cavernicoli avvezzi a tirare pietre, a menare la clava, a nutrirsi delle paure, delle ferite e del sangue di una “preda” innocua e inoffensiva, solo per passare il tempo e divertirsi. Primitivi e vigliacchi, loro e i miserabili spettatori della ripetuta mattanza, rimasti muti e privi di anima come sassi. Primitivi e criminali partoriti da una società permissiva, buonista, che li definisce “giovani che sbagliano” o “baby gang” in ossequio alla deitalianizzazione della comunicazione e alla edulcorazione del crimine tramite l’ accostamento del termine baby. Primitivi e inutili divoratori di un mondo al quale danno soltanto il lezzo della loro esistenza, anch’ essa inutile e, direi, inquinante. Primitivi rifiuti tossici che mostrano di meritare solo la pietà di una scarica elettrica a 2000 volts o il cordiale saluto di un plotone di fucili. Primitivi rifiuti tossici al pari di quei buonisti che ora si metteranno in moto farneticando di perdono, di recupero, di pentimento, di inconsapevolezza della criminalità della loro impresa di branco. Certamente i vigliacchi piagnucoleranno che non pensavano di fare del male al povero pensionato bastonandolo e picchiandolo a morte. E’ vero, i primitivi di Manduria non pensavano, ma solo perchè sulle loro spalle è appoggiato un micro locale vuoto di materia e spirito. Primitivi rifiuti tossici figli del nulla, di una scuola dominata dall’ ignoranza, che certamente ignorano l’ esistenza della poesia, che certamente non hanno mai letto altro scritto che non fosse la targa del loro motorino o la sigla dei loro videogiochi. Primitivi rifiuti tossici di impressionante attualità ed espressioni della vasta diffusione del crimine in tutte le piccole e grandi città italiane ormai ridotte a palcoscenico delle “imprese” di delinquenti nostrani e  importati (irresponsabilmente) da ogni parte del mondo incivile. Primitivi rifiuti tossici che forse passeranno qualche anno in galera per essere poi frettolosamente restituiti ad una società civile malata di perdonismo e di buonismo,  semi dai quali nascono queste malepiante.

IL BIG BANG E’ VICINO.

L a Storia, appresa nella più totale inconsapevolezza sui banchi di quella fabbrica di ignoranti chiamata scuola (italiana), narra che nel corso di secoli e millenni scontri di civiltà abbiano scandito le tristi litanie di morte delle guerre favorendo l’ alternarsi di dominazioni fino ai nostri giorni. Intanto ritengo opportuno, ed intellettualmente onesto, inserire la particella semplice “in” all’ inizio della parola e mutarla nella più consona “inciviltà” quale artefice dei conflitti in quanto qualsiasi guerra è solo scontro tra inciviltà. In tal modo si fa piazza pulita dell’ immondizia ideologica che vernicia i conflitti con le tinte ipocrite dell’ epopea. Questo concetto è tanto vero che se proviamo a leggere la Storia partendo dal presente e consideriamo il passato un monotono ripetersi delle stesse vicende, senza che alcun insegnamento sia rimasto, anche casualmente, impigliato nelle idiote meningi  umane, vediamo stagliarsi netta  all’ orizzonte l’ ombra funesta di un prossimo Big Bang. Le due inciviltà in rotta di collisione sono quella occidentale, dilaniata dalla maturità del capitalismo che richiede capacità per essere gestita e governata delle quali non v’è traccia, e quella orientale mussulmana che, non riuscendo più a tenere in piedi il modello sociale di pochissimi iper ricchi che passeggiano sulla testa di sterminati popoli affamati attraverso il galleggiante religioso, cercano di scaricare la tensione verso il molle e lobotomizzato occidente. Immaginiamo di essere sul tetto di un grattacielo e, guardando giù, di vedere due automobili provenire a forte velocità da due strade che si incrociano proprio sotto di noi. Chi le guida non sa e non immagina che di lì a qualche secondo ci sarà uno schianto fatale e, sicuro della propria immortalità ed imbattibilità, non si pone alcun problema continuando a strapazzare l’ acceleratore. Noi, che siamo quassù e godiamo di una visuale a 360 gradi, sappiamo, senza l’ ausilio di qualità divinatorie, che ci sarà lo scontro fra le due “automobili-inciviltà” lanciate una contro l’ altra ed entrambe certe di uscirne incolumi. Il nostro grattacielo è, in realtà, solo quella spanna che separa le menti ragionanti e razionali da quelle idiote che hanno bisogno di bruciarsi per poi diffidare  del fuoco. Non occorre essere geni o esperti in scienze della globalizzazione, è sufficiente non essere nella più cieca malafede e schiavi dei privilegi del presente per capire, prima della fine del libro, chi sarà l’ assassino dell’ umanità. Si tratterà di un suicidio, identico agli innumerevoli tentativi posti in essere nel passato e falliti solo per la mancanza dell’ arma letale planetaria che oggi è ben in vista negli arsenali “segreti” nucleari e chimici di “impotenze” militari reciprocamente diffidenti e dotate di una serie infinita di pugnali opportunamente nascosti dietro la schiena. In questo presente fatto di squallidi bla bla istituzionali,  di organismi internazionali eunuchi come l’ Onu, di gabbie sconfinate come il Fondo Monetario Internazionale, di patetiche foto di gruppo rituali dei capi bastone al soldo dell’ inciviltà, di magmatico fluttuare  di popoli in fermento, c’è il breve futuro che ci aspetta e che culminerà nel Big Bang finale e fatale. Non è il caso di grattarsi e fare scongiuri dementi ma solo il caso di non illudersi più come cretini.

PIANETA DONNA.

Il 26/11/2013 nel “mondo”, cioè in alcune parti di esso, si è celebrata la giornata della “difesa delle donne dalla violenza maschile”. Ci risiamo. Ecco il nuovo attacco del politically correct, che attraverso i suoi megafoni istituzionali e mediatici, intona l’ ipocrita canto di Eva   riempiendolo di belle parole anzi, delle solite chiacchiere trite e ritrite.  Per l’ occasione sono sventolati seni al vento, medaglie al valore civile e patacche di circostanza hanno affollato i telegiornali. Care donne, se non volete che la vostra incolumità sociale si riduca ad un misero appuntamento annuale segnato sul calendario dello stucchevole cerimoniale commemorativo, siete voi e voi soltanto che potete dare una svolta epocale al vostro destino di vittime della ferocia ignoranza praticata dalla famigerata ditta “Adamo e figli”. In che modo? Prima di tutto sottraendovi al cappio in via preventiva, siate cioè selettive e scartate il maschio becero impegnandovi a cercare l’ uomo.  Non abbiate paura della solitudine intellettuale, parlate a chi vi sembra papabile e soprattutto fatelo parlare, scoprite chi si cela dietro mielose attenzioni e atteggiamenti plateali tanto cari agli instabili di mente.  Se un maschio vi assilla e vi assedia, e fa volare un aereo col vostro nome trascinato sulla coda scappate a gambe levate, è un pazzo criptico inacapace di controllare gli spasmi del suo ego. Siate razziste, senza se e senza ma, nei confronti dell’ ignoranza e della protervia di chi vi si para davanti. Provocate da subito reazioni emotive e scatti cerebrali in quello che pensate possa essere il “principe azzurro” e stanate lo stalliere violento e beota che si nasconde solitamente sotto le moine del “conquistatore”. Siate razziste inamovibili riguardo ad educazione, cultura, apertura mentale e pulizia. La “matematica psicosomatica” vi sarà sempre d’ aiuto nell’ individuare il marcio maschile, applicatela senza remore o condizionamenti. Chi ama davvero non lo scrive sui muri, non lo grida al vento, non ha bisogno di tradurlo in mille regali e sceneggiate. Lo dice con la serenità di uno sguardo, con un abbraccio delicato. Chi uccide per diporto, chi non ha bisogno di chiedere, il macho tutto d’ un pezzo, non sarà mai un uomo e non darà mai un grammo mentre pretenderà tonnellate. Siate razziste, e finchè non avrete scoperto l’ anima di colui che vi piace non acconentatevi del suo corpo che nella maggioranza dei casi si rivelerà un semplice ed anonimo contenitore del nulla. Siate selettive, solo così vi potrete difendere dai nemici della vita di coppia. Non fate affidamento sulle leggi dello Stato per difendervi perchè esse trattengono la violenza maschile come lo scolapasta l’ acqua di cottura. Non fatevi avvicinare da maschi sporchi, da coloro che deridono la poesia ed incontrano il sapone con cadenza settimanale e spesso anche alternata. La “matematica psicosomatica” è una scienza esatta, descrive tratti fisici e caratteriali con precisione assoluta, fateci affidamento totale poichè ad essa non si sfugge. E poi non è così difficile distinguere il buono dal marcio visto che ognuno di noi, in fondo,  è quello cha fa.  Siate selettive, guardatevi allo specchio e domandatevi mille volte se non vi stiate sprecando e buttando via con qualcuno che non vi merita. Mai come in questi casi vale il detto “meglio sole che male accompagnate”.  Non sperate nella legge dei codici (scritta da Adamo), la sola che può salvarvi è la legge della donna che vi difenderà oltre che dal maschio violento anche dalla femmina passiva sua infelice e storica alleata. Una donna a differenza di una femmina sa amare, sa soffrire e piangere ma è capace di dire dei no favolosamente razzisti e selettivi. Il primo principio della “matematica psicosomatica” dice che se ti accompagni ad un ignorante, ad un grossolano, morto di fame o ricco che sia, puoi aspettarti solo di essere trattata con le mani e mai col cuore.

VIDEO GAMES SUCCHIACERVELLI.

Le ormai numerose generazioni dei fanatici utilizzatori, più corretto sarebbe parlare di veri e prorpi “residenti”, dei video games si sono ritrovate come ogni anno alla celebrazione delle novità di settore e, come enologi e sommelier dal finissimo palato, degustano estasiate il “succo” e la celeste ambrosia che trasudano dall’ ultima consolle.  Sono gli abitanti del mondo virtuale, dove trascorrono ore ed ore a combattere alieni, eserciti del male o guerre di condominio spaziale, perdendo ogni giorno di più il contatto con la realtà, il lavoro e l’ istruzione.  Li guardi in faccia  e vedi espressioni sospese a mezz’ aria, con quella posa da geni incompresi e quella estraneazione dalla realtà che ne fa entità provvisorie, quasi di passaggio.  Curiosamente, ma c’è un’ evidente spiegazione, non hanno tatuaggi o percing sparsi su tutta l’ epidermide,  qualcuno ostenta il vecchio e superato cappellino con visiera sul lato o, giurassicamente, sulla nuca,  mentre gli occhiali da vista sono quasi di ordinanza  e l’ abbigliamento è da giovani pensionati secchioni tutti casa e consolle. Saltano da una demo all’ altra manifestando chiari segni di incipienti orgasmi da performance virtuali più reali della realtà. Per restare all’ enologia, pasteggiano le ultime novità assaporandone l’ irresistibile perlage che sale dalla grafica sempre più fotografica e reale, e arriva fino al cervello o quel che ne rimane. Il video game è il moderno altare su cui si sacrifica l’ intelligenza celebrando ogni volta la nascita  del suo succedaneo rappresentato  dalla capacità di dominare la consolle attraverso una ripetitività ossessiva che permette di vincere la virtual tenzone non per doti einsteiniane ma per più comuni attitudini di martello pneumatico.  Geni dell’ astrazione, poeti del nulla virtuale, questi viandanti dell’ illusione sono anche generalmente “single di gruppo” riconoscendosi reciprocamente  soltanto davanti al game come un esercito compatto di atomi.  Sono i fondatori della solitudine di gruppo, chiusi nel recinto gergale e accomunati dalla sindrome della vittoria, del primato. Provate a chiedere loro notizie di Socrate o cosa sia la filosofia, vedreste occhi sbarrati e infastiditi che solo per un attimo fingerebbero di guardarvi per poi scappare nel vuoto di un altro video game. Quanti di questi “guerrieri della notte culturale” figurano nelle infinte liste di disoccupati che non hanno voglia o tempo per cercare un lavoro che, però sia ben inteso,  li lasci liberi di “combattere” gran parte del giorno?  Senza farvi paralizzare dal terrore provate ad immaginare di essere un giovane o una giovane che ha la disavventura di affacciarsi sulla vita come da un valico di montagna che scopre l’ immensa valle sottostante. Pronti ad accogliervi trovereste il gran mondo della droga, l’ ipnosi dei video games, il martellare della musica da sballo, il bullismo come espressione esistenziale, stuoli di mammine, papini e nonnini con in mano la pensione appena riscossa, pronti a reggervi lo strascico e scattare ad ogni vostro capriccio o desiderio. La valle di lacrime per voi sarebbe la valle dei sorrisi ebeti eternamente stampati su facce inconsapevoli orgogliose di esserlo  e di indossare i jeans al giro glutei come manifestazione di superiorità generazionale.  Questa è  purtroppo la palestra dove si formano i prossimi laureati, in corsi brevi per carità, in medicina, ingegneria o più facilmente in una qualche “scienza” coniata apposta per loro e qualche furbo ed opportunista docente e rettore.  Dopo il ’68, che ha scardinato la società civile laboriosa e responsabile, assisteremo al quarantotto del non essere e del non pensare quale religione della nuova umanità nata dalla morte dell’ umanità.

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