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Eligio Bartoli

L’ albero del male

IN NOME DEL PADRE.

Leggo su Il Giornale la vicenda dello psicanalista Giancarlo Ricci e resto pietrificato dalla nausea mentre monta la rabbia, i soli sentimenti che suscita in me il politicamente idiota patrono dell’ omosessualità.  Racconta Il Giornale di due anni di istruttoria, un processo (sommario) ed una sentenza edulcorata, che sono serviti a minare una carriera professionale inappuntabile per il solo fatto di aver affermato, nel corso di una trasmissione televisiva, l’ importanza delle figure di madre e padre nello sviluppo di un figlio. Giancarlo Ricci è stato ritenuto reo di aver ribadito una verità storica, accademica, scientifica e dottrinale della psicologia.  Dopo due anni di attività processuale, che sa di  persecuzione ideologica, da parte dell’ Ordine degli psicologi è stato assolto soltanto perchè quanto da lui “blasfemicamente” affermato è “riconducibile ad una sua mera opinione e non a riscontri scientifici verificati”. Perchè tutto ciò? Semplicemente perchè Giancarlo Ricci, individuando nel padre e nella madre le matrici indispensabili ed insostituibili dello sviluppo psichico dei figli, avrebbe discriminato chi, pur non essendo nè padre nè madre, si arroga il diritto di essere chiamato genitore. Gli omosessuali si sentono discriminati e menomati non potendo essere madri essendo maschi e padri essendo femmine per volere di una natura, ai loro strabici occhi, maligna e omofoba.  “A tal segno!”  direbbe una esterrefatta Lucia Mondella. Sì, a tal segno è arrivata la miseria culturale, scientifica e morale dei negazionisti del sesso, del ruolo e del significato dell’ umanità. Se dici padre e madre, secondo i filosofi del nulla, bestemmi la divinità dei numeri uno e due, vessillo di una sinistra tossica nemica politica e culturale del valore morale e patrimoniale della Famiglia. Essa vuole sostituirla con la “famiglia di partito” affinchè nascano non figli ma pezzi di ricambio omologati dell’ infernale ingranaggio ideologico basato sulla intercambiabilità di persone tutte uguali allo stereotipo privo di autonomia di pensiero. Ciò è il capovolgimento della realtà per cui la Croce, e il Santo Natale offenderebbero l’ islam mentre l’ odio islamico verso la Croce e il Santo Natale non deve offendere noi cristiani.  Similmente le parole padre e madre offenderebbero gli omosessuali ma la pretesa di questi di essere caricature di padre e madre non deve offendere chi lo è in pieno diritto biologico, morale e naturale. Riscrivere la psicologia o tentare di farlo non servirà a questi profeti del nulla per dominare l’ umanità. Sono così privi di titolo e di diemensione umana da ricordare un volgare tornado che può sì spazzare via qualche casupola di legno, ma passato il tempo di uno sbadiglio svanirà nel niente che lo costituisce. Nel nome del padre e della madre si riuscirà ad essere figli veri e vincenti sull’ ignoranza generata dalla filosofia da bar secondo la quale la famiglia naturale sia roba da Medio Evo mentre le baracconate carnevalesche e caricaturali “arcobaleno” sarebbero il segno di “nuova civiltà”.

CINGHIALI E SCIACALLI.

La stampa (più stampella che altro) nazionale e i telegiornali (autentici megafoni da pianerottolo) hanno diffuso ai quattro venti la notizia della morte di un “campagnolo” e il ferimento di sua moglie ad opera di,  nientemeno, un cinghiale “assassino”. Quale è il cuore della notizia? La pronta strumentalizzazione del caso a favore della campagna, isterica e furbesca (vedi rimborsi regionali), contro l’ invasione di quello che è un semplice maiale selvatico. Il fatto che la sua proliferazione e  diffusione sia stata forzata attraverso l’ irresponsabile rilascio di specie importate, molto più prolifiche, con conseguente squilibrio dell’ eco sistema italiano, a favore di una caccia-mattanza molto spesso al di sopra di leggi e normative, non sfiora neppure la notizia. A nulla sono serviti  precedenti servizi giornalistici  sulle pacifiche “incursioni” del suino “senza targa” per le vie alte di Genova, che  almeno  hanno avuto il merito di dimostrare la mancanza di aggressività dell’ animale a contatto “non armato” con le persone. Il messaggio che deve passare è che il “mostro” va soppresso su larga scala (sento puzza di nazismo) e che le scrivanie delle amministrazioni locali, che “vigilano” in materia,  possano continuare ad ospitare cosciotti di cinghiale in cambio della opportuna e politicamente corretta chiusura di entrambi gli occhi. L’ abbiamo ripetuto fino alla noia: siamo ancora con la clava in spalla! E per combatterla c’è solo la cultura e la diffusione di verità non ufficiali cioè vere. Per prima cosa va spazzata via la frottola della cura da parte di non ben identificate associazioni venatorie dell’ ambiente, perchè sterminare su larga scala animali non aiuta la natura. Va negata inoltre  la leggenda dell’ abbandono delle campagne perchè è vero il contrario e cioè che le specie animali sono sempre più accerchiate da urbanizzazione e industria e condannate a vagare intorno ai bidoni dell’ immondizia presenti ormai fin dentro i boschi. C’è poi la sottocultura di quella attività, che reputo la peggiore dimostrazione di mancata evoluzione umana, la caccia, che innesca meccanismi perversi fra corporazioni a scopo di lucro atti a giustificare, anzi a legittimare, la carneficina di animali. In ultimo poche e scarne sono le notizie circa l’ effettivo svolgimento dell’ accaduto specifico. Il sensazionalismo giornalistico, tanto caro alle lavandaie di redazione prescinde sia dalla verità che dall’ opportunità e domina incontrastato. Per la mia esperienza diretta di molteplici incontri ravvicinati con cinghiali, dovuta al fatto di vivere in zona, così detta da essi “infestata”,  ho motivo di dubitare di quanto schematicamente riferito dalle vestali del catenaccio circa la dinamica della presunta aggressione da parte del cinghiale (obbligatoriamente “assassino”). Mi è capitato di stare a pochi metri da una femmina di cinghiale seguita dai cuccioli senza che ne scaturisse tragedia alcuna. Forse perchè non avevo un fucile puntato. Ho visto più volte scappare cinghiali a zampe levate al solo mio sopraggiungere. Non ho mai subito danni alle colture (grano, avena e vigna) da essi. Forse perchè, come ironicamente mi è stato detto da qualcuno, non mangio carne di cinghiale. La sottocultura della morte e della crudele eliminazione di animali,  ha, del resto, bisogno di alibi e scuse, e cosa c’è di meglio della “legittima difesa” dalla loro “ferocia”? Perfino gli pseudo ricercatori medico-scientifici hanno bisogno della scusa di trovare cure e medicine per legittimare la loro squallida e incivile attività di discepoli di Menghele. Purtroppo siamo di fronte a quel dispetto della natura chiamato genere umano (del quale purtroppo faccio parte) che è sordo, cieco e paralitico quando si parla della sua evoluzione spirituale, umanistica e morale.   Esso può inquinare, uccidere, sporcare e distruggere. Può usare la bomba atomica per l’ idiota gioco della guerra, può lavare petroliere in mare, può incendiare boschi e foreste, restando sempre innocente anzi incolpevole, ma un cinghiale, che per sopravvivere all’ invasione umana deve entrare in contatto con l’uomo e cercare di sfamarsi diventa un assassino da cancellare dalla faccia della terra per lesa maestà del bipede idiota. Sentenza emessa dal pollaio del politicamente corretto popolato da qualche gallo  e moltissimi capponi.

AUTOSTOP MEDIATICO.

E’ risaputo come la pubblicità di un qualsiasi prodotto sia fra le fasi più costose  che concorrono a formarlo e, nel caso delle così dette opere di ingegno o fantasia o arte come molto spesso abusivamente si tenta di spacciarle, essa sia l’ unico e vero costo quasi insuperabile per certi avventurieri abituali frequentatori di mostre pretese  artistiche.  Come fare dunque a “sfondare” ed essere visibili almeno per qualche momento? Semplice, si fa l’ autostop che, quale simbolo universale dello scrocco o sbafo, è ormai passato dalle strade alle aule parlamentari, al mondo dello spettacolo e infine a quello della defunta arte. Basta scegliere un Simbolo Universale e denigrarlo, offenderlo, violarlo e piegarlo alle proprie basse necessità di pagnotta quotidiana.  Lo si impone poi sullo squallido palcoscenico dell’ ignoranza  dove non conta la presunta opera d’ arte ma lo scempio attraverso il quale essa diventa visibile. In questo miserabile autostop mediatico la Croce, Gesù Cristo e la Madonna sono i “gadget” più utilizzati in ossequio all’ equazione secondo cui meno vali più forte devi latrare se vuoi che qualcuno si accorga, per pochi momenti,  della tua inutile esistenza. E così non c’è più limite alla malata fantasia dei miserabili cercatori dell’ ultimo oro rimasto sul mercato: lo scoop, sia esso artistico o giornalistico,  sempre comunque  a base di liquame e fango. Che questa sia l’ era del demente, dell’ incapace, dell’ analfabeta, del profondamente brutto, dell’ intimamente rivoltante e del politicamente corretto, lo attestano ormai serie infinite di questi “colpi geniali” autopromozionali. Presunti artisti che sfruttano l’ eco planetaria di un insulto a Gesù si cimentano in ogni sorta di vergognoso autostop mediatico puntualmente appoggiati da quei partiti politici e clan pseudointellettuali che hanno fatto della dissacrazione della Fede in Cristo la loro sfilacciata bandiera, il loro connotato di falsa modernità, la cartina di tornasole della loro ignoranza. Costoro, pseudo artisti e fiancheggiatori, sono quelli che io chiamo dispetti della natura, patetici mix di carne flaccida e ideologia del male, brutti in modo assoluto fisicamente e moralmente. Di essi si percepisce il lezzo anche solo a guardarli in video. Intanto sono di una viltà senza limiti poichè, quali organismi non meglio identificati, si scagliano contro il Dio della bontà,  del perdono, e si guardano bene dal realizzare “opere d’ arte” o scoop sul Dio di religioni che prevedono la morte, tout cour,  per i vili profanatori. Certo deve essere triste per questi miseri autostoppisti guardarsi allo specchio e non vedervi riflesso nulla o almeno qualcosa che non guasti lo stomaco guardare, tuttavia se la loro nullità spiega il ricorso al facile e vigliacco espediente di insultare Gesù per acquisire effimera visibilità, essa non giustifica il doverli sopportare o, che è  peggio,  prestarsi allla diffusione delle basse nefandezze come fanno compiacenti media con il falso alibi del dovere di cronaca. Il dovere di essere moralmente ed esteticamente selettivi è il primo imperativo dei mezzi di comunicazione che altrimenti scadono al livello di semplici rimestatori del liquame di cronaca o di cassa di risonanza della follia, della violenza, dell’ ideologia del male. Se il caso fa notizia e fa vendere giornali è vero anche che promuovere l’ ignoranza a scopi di diffusione e vendita di copie è farsi prestatori d’ opera della viltà, è disconoscere il dovere di crescita dell’ umanità e del suo affrancarsi dal fango in cui appare purtroppo entusiasta di sguazzare. Credenti, o atei che si possa essere, a tutti è fatto obbligo di civiltà nel dissociarsi da questo miserabile autostop mediatico e combatterlo culturalmente ognuno con la propria verità che mai, in nessun caso, può essere scambiata per la gratuita ignoranza e immoralità.

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