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Italia sul marciapiede

FORSE SIAMO SALVI(NI).

Nel girone infernale della politica è emerso un personaggio atipico, anti politico, non ipocrita e che crede fermamente nella serietà e nel rispetto degli impegni (non fatue promesse) elettorali. Forse, grazie a costui, siamo Salvi(ni), come italiani intendo. Forse si può sperare nel fallimento del progetto, tutto comunista-buonista-irresponsabile, di fare dell’ Italia la prima Nazione Africana d’ Europa. Forse, grazie alla sua tenacia patriottica, possiamo liberarci della tirannia moralista di un Clero prepotente ed invasivo oltre che marcatamente pedofilo e omosessuale. Forse, adesso i roghi li può accendere il libertario, l’ individuo libero da pastoie ideologiche e religiose; e, su questi roghi, si potrà finalmente bruciare l’ inciviltà e l’ arroganza di quei miserabili che odiano l’ italianità e la civiltà occidentale che da oltre duemila anni  guidano questo pianeta. Forse, grazie a questa reazione rivoluzionaria (è molto di più di un semplice e voluto ossimoro) contro il buonismo politicamente corretto e cancerogeno, l’ Italia e i suoi veri italiani potranno vedere nuove albe con rinnovata fiducia e nuovi tramonti senza la paura del domani. Orinare sui palcoscenici e sui monumenti, sporcare con la propria selvaggia presenza opere d’ arte sculturea, bandire Gesù Cristo e la Croce quali simboli di salvezza spirituale e morale dell’ individuo, appartiene alla sinistra comunista, a quella ideologia resasi colpevole dei peggiori stermini di massa mai avvenuti nella Storia. Non appartiene certo a chi oggi è tacciato come “sovranista”, quasi fosse l’ untore della peste di manzoniana memoria. Forse ci potremo salvare se smettessimo tutti di succhiare dal biberon di partito le tossiche dosi di buonismo di facciata, di quella vernice micidiale che sotto di sè nasconde il vero razzismo, il vero odio, non solo di classe, ma verso la diversità nell’ intelligenza, nell’ autonomia mentale ed intellettuale dell’ individuo. Forse ci potremo salvare dalle spire della lobby omosessuale riconducendola nei trattati di medicina, lì nel luogo legittimo della sua trattazione e del suo trattamento clinico.  Forse ci potremo salvare  dalle sabbie mobili di una dittatura del “siamo tutti uguali” se cominciassimo finalmente a sentirci tutti diversi e unici nel nostro essere popolazione. Forse saremo Salvi(ni) se comprenderemo questi semplici concetti che rappresentano l’ abc della civiltà.

L’ ITALIA HA IL CANCRO.

Sta male, molto male questo povero Paesello mai capace di superare gli esami di ammissione alla civiltà politica e sociale, indispensabili per diventare uno Stato. Le contingenze militari dell’ 800 ne hanno casualmente fatto un Regno rattoppato e con i buchi nelle suole dello Stivale. Senza sapere come e perché i nostri nonni e i loro padri si ritrovarono appiccicata in fronte l’ etichetta di italiani all’ ombra di un Tricolore che doveva coagulare una realtà frantumata in bianco e nero. Mentre Nazioni come l’ Inghilterra festeggiavano quasi 200 anni di democrazia dalla caduta di Cromwell il povero Stivale muoveva i primi passi nel franoso terreno della autodeterminazione. Ci siamo iscritti all’ Università senza aver mai conseguito uno straccio di diploma. Ci siamo illusi di poter fare la guerra al mondo e siamo riusciti solo a provocare miserabili carneficine, buone solo per alimentare una industria cinematografica già asservita al presunto vincitore.  Quell’ equivoco di base  presenta oggi il salatissimo conto in termini sociali e politici. Nulla è bastato. Nulla è servito per far crescere una coscienza nazionale, uno spirito di appartenenza, un senso della Patria e dell’ individuo libero che, insieme, rappresentano le fondamenta di una Nazione. Abbiamo vissuto i decenni successivi alla seconda guerra mondiale dividendoci in bianchi e rossi dopo essere stati, gli uni e gli altri, nella quasi totalità fanaticamente neri. Abbiamo sempre guardato con invidia e complesso di inferiorità verso l’ estero e verso tutti quei “paradisi” nei quali essere servi, minatori, muratori e contadini, sembrava valere molto di più che esserlo in Italia. Siamo stati “venduti” nelle miniere belghe e tedesche, abbiamo fatto i camerieri ai signori svizzeri, ci siamo conquistati la nomea di accattoni e siamo diventati i poveri d’ Europa. Tutto abbiamo fatto fuorché costruire l’ Italia e gli italiani. Ed oggi, in piena globalizzazione, di fronte alla quale per sopravvivere è necessario essere Stato e Nazione, continuiamo a comportarci da idioti contradaioli medievali contrapposti e a fare il gioco, sporco, dei parassiti politicanti sempre pronti a svendere l’ integrità nazionale come fece Cavour con Nizza e la Savoia.  Oggi in svendita  c’è l’ Italia intera con quel suo popolo socialmente e politicamente analfabeta. Come spiegare altrimenti la sua passività davanti all’ invasione etnica che sta subendo per colpa di una “nomenklatura” composta da miserabili politicanti, da gran parte dell’ apparato giudiziario, dalla lobby clericale e dai mezzi di comunicazione di massa. E’ proprio perché siamo ancora massa e non Nazione che lo scempio della deitalianizzazione è reso possibile. Siamo noi tutti che, con viltà personale e collettiva, non ci opponiamo ad uno Stato vampiro che sta espropriandoci della casa, del denaro, della dignità e della italianità. Ancora oggi la maggior parte degli elettori italiani non ha la più pallida idea di cosa fare nel segreto della cabina elettorale e appone la croce in base a rancori, pregiudizi, ignoranza, convenienza e lavaggio di cervello. Come si può votare, avendo un quoziente di intelligenza appena sopra la decenza, per quei giullari che pensano di sanare l’ economia di uno Stato, da loro stessi in precedenza saccheggiata, attraverso la rapina e l’ estorsione fiscale?  Come si può parlare di Stato democratico quando uno zingaro ti può rubare la casa solo perché sei andato per qualche giorno in ospedale? Come si può parlare di Stato democratico quando dallo stesso si è obbligati a pagare l’Iva sulle accise che sono  esse una tassa? Italiani!  Contradaioli medievali, l’ Italia ha il cancro della politica, della burocrazia e dell’ ignoranza e non c’è all’ orizzonte un medico capace e intenzionato a curarla.

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