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In caso di cacc(i)a

MASTER SCHIF(O)

Impazzano su tutti i canali televisivi, sono l’ ultima frontiera della nouvelle cucine, la kermesse nevrotiva a base di cotolette e di omelette, tutti vogliono diventare Master Chef, accomunati dal medesimo sogno-chiodo di vivere in cucina e soprattutto di cucina. Mentre la famiglia è sgretolata dal politicamente corretto (e demente) e i predicatori della “nuova natura” vogliono cancellare la donna-madre-moglie-cuoca, mentre l’ apparato  pubblicitario, servo del pensiero unico, la bombarda con i cibi pronti, precotti e anche premasticati, tentando di eliminare sia pranzo che cena, fioriscono, come zombi tentacolari, le trasmissioni e i concorsi per diventare chef. Nessuno cucina più e poco ormai si mangia se non prodotti “dietetici” privi di grassi, senza olio di palma, senza tutto, eppure il sogno di aprire ristoranti e fregiarsi del cappellone da chef ha contaminato più della peste Manzoniana. Ma ciò che spicca e fa vergognare di appartenere a queste masse ondeggianti spinte ad arte, ora qua ora là, dai pastori prezzolati della comunicazione, è la assoluta mancanza di rispetto verso tutta quella Grazia di Dio, quei poveri animali e quegli ingredienti che vengono coinvolti in questa isterica corsa all’ oro di cucina. Già soltanto pensare alle distese di “carne” che, è bene non dimenticare, sono corpi di animali fatti a pezzi, esposta nei supermercati fa rabbrividire. Non è semplice abbondanza, è spreco e dispregio immorali. Ma vedere questi resti trattati come mero mezzo di esercitazione da parte di analfabeti e incapaci per cimentrsi nella “creazione” (guai a parlare di realizzazione!) di piatti pretesi gourmet, rappresenta un vero e proprio abisso morale.  Per “creare” un porzione di filetto in crosta, obbligatoriamente ridottissima altrimenti non entra nelle bocche a culo di gallina degli snob degustatori, si utilizza un intero taglio di carne per ogni aspirante “cuoco”. Oppure per realizzare (ho piene le tasche di tutto questo”creare”), una tazza di besciamella si saccheggiano intere stipe di sacchi di farina colpevolmente lasciati alla mercè di concorrenti-cavallette. La assoluta mancanza di rispetto verso i frutti della Provvidenza imposta da esigenze di spettacolo televisivo non è tollerabile e disegna il profilo amorale di un intero sistema privo della minima traccia di sensibilità. Tutti a friggere, tagliare, cuocere per poi gettare nel lavello “opere d’ arte culinaria” classificabili il più delle volte come vomiti. Cosa si trae da questo compulsivo pretendere di cucinare? Forse l’ evidenza di una rincorsa al premio finale per il quale, improvvisati e velleitari pretesi cuochi  non si vergognano di apparire in televisione per quel misero che sono. Non un modesto e fattivo apprendistato per raggiungere con merito e consapevolezza la padronanza di fornelli e tavoli di cucina, meglio tentare di laurearsi senza aver frequentato nemmeno le scuole elementari e accaparrarsi un assegno in gettoni d’ oro che sparirà più velocemente della neve al sole. E’, in fondo il motto esistenziale delle generazioni cresciute con i video giochi e colpevolmente fatto proprio anche dai loro genitori: mordi e fuggi, chi costruisce è un coglione.

IL PRIMATO DELL’ ULTIMO.

A volte è indispensabile occuparsi degli imbecilli e di essi scrivere.  Chi sono costoro? Sono quelli che blaterano, ad ogni latitudine, del primato dell’ uomo sulle altre creature e sulla natura tutta. Questa pretesa superiorità induce a  giustificare, anzi ad autorizzare le più spregevoli nefandezze compiute da orde di sottosviluppati umanoidi in colpevole libertà. Dalla Sacra Bibbia qualche idiota ha estrapolato “… Tu uomo governerai sulle creature del mondo  … ” e, non casualmente, frainteso  “dominerai” considerando così il comandamento una sorta di licenza di caccia, di sterminio, di distruzione, di utilizzo a piacere. Da cotanto potere investito l’ idiota “uomo” si è dedicato a fare del mondo un Inferno a sua immagine e somiglianza. Si è convinto così che per un’ idea, quasi sempre per un capriccio travestito da idea, possa uccidere, torturare e disporre della vita di ogni essere compresi i suoi simili. Eppure sarebbe sufficiente il paragone con le capacità degli uccelli i quali, con l’ ausilio del solo becco, riescono a costruire opere d’ arte residenziali, per certificare la sua inferiorità intellettuale. Cosa è in grado di fare infatti con l’ uso della sola bocca il bipede di Neanderthal?  Bestemmiare, maledire e propagare epidemie sociali quali sono stati il comunismo, il nazismo e l’ islamismo, con i loro addentellati “residenziali” modello campi di concentramento e di sterminio. In quale anfratto del Creato risiederebbe dunque questa superiorità dell’ uomo, questo suo diritto di disporre del mondo? I soli habitat capaci di ospitare questo folle teorema sono le sue anse cerebrali, il suo ego smisurato, la sua inguaribile ignoranza, la sua infinita imbecillità.  Può una creatura così mal fatta e molto spesso esteticamente ributtante, essere il centro dell’ Universo? Si è la risposta valida solo per i cretini che non hanno capito, o fingono di non capire, che governare è servizio e non dominio. Che essere uomini e avere il privilegio della parola è impegno spirituale prima che fisico, impegno che chiama a comportamenti guidati dalla cultura e non dalla natura. In questa ottica è deprimente sentire questo Papa “venuto da lontano”, ma essere  ancor più lontano dalla verità, perorare la causa dei bisogni materiali, la comprensione delle devianze quali le unioni omosessuali, stabilire il primato poltico su quello dell’ anima, come fosse un qualsiasi direttore commerciale d’ azienda. Evidentemente anche la sua figura è frutto di autocertificazione, di autoreferenzialità, di totale secolarizzazione. Non è un caso infatti che la Sua “dottrina” si riduca ad una nevrotica e maniacale contrapposizione fra ricchi e poveri, ad una rivendicazione sindacale meramente espropriatrice, ad una riedizione in salsa cardinalizia del Capitale di Marx. Una “dottrina” comoda e popolare che consente di cavalcare l’ onda  dei diritti dello stomaco tralasciando i doveri dell’ anima. Questi ultimi se rispettati e osservati farebbereo dell’ individuo un degno centro dell’ Universo e non l’ attuale, insaziabile e periferico intestino. L’ unico primato che l’ uomo può vantare è quello di essere moralmente, filosoficamente e intellettualmente ultimo.

CINGHIALI E SCIACALLI.

La stampa (più stampella che altro) nazionale e i telegiornali (autentici megafoni da pianerottolo) hanno diffuso ai quattro venti la notizia della morte di un “campagnolo” e il ferimento di sua moglie ad opera di,  nientemeno, un cinghiale “assassino”. Quale è il cuore della notizia? La pronta strumentalizzazione del caso a favore della campagna, isterica e furbesca (vedi rimborsi regionali), contro l’ invasione di quello che è un semplice maiale selvatico. Il fatto che la sua proliferazione e  diffusione sia stata forzata attraverso l’ irresponsabile rilascio di specie importate, molto più prolifiche, con conseguente squilibrio dell’ eco sistema italiano, a favore di una caccia-mattanza molto spesso al di sopra di leggi e normative, non sfiora neppure la notizia. A nulla sono serviti  precedenti servizi giornalistici  sulle pacifiche “incursioni” del suino “senza targa” per le vie alte di Genova, che  almeno  hanno avuto il merito di dimostrare la mancanza di aggressività dell’ animale a contatto “non armato” con le persone. Il messaggio che deve passare è che il “mostro” va soppresso su larga scala (sento puzza di nazismo) e che le scrivanie delle amministrazioni locali, che “vigilano” in materia,  possano continuare ad ospitare cosciotti di cinghiale in cambio della opportuna e politicamente corretta chiusura di entrambi gli occhi. L’ abbiamo ripetuto fino alla noia: siamo ancora con la clava in spalla! E per combatterla c’è solo la cultura e la diffusione di verità non ufficiali cioè vere. Per prima cosa va spazzata via la frottola della cura da parte di non ben identificate associazioni venatorie dell’ ambiente, perchè sterminare su larga scala animali non aiuta la natura. Va negata inoltre  la leggenda dell’ abbandono delle campagne perchè è vero il contrario e cioè che le specie animali sono sempre più accerchiate da urbanizzazione e industria e condannate a vagare intorno ai bidoni dell’ immondizia presenti ormai fin dentro i boschi. C’è poi la sottocultura di quella attività, che reputo la peggiore dimostrazione di mancata evoluzione umana, la caccia, che innesca meccanismi perversi fra corporazioni a scopo di lucro atti a giustificare, anzi a legittimare, la carneficina di animali. In ultimo poche e scarne sono le notizie circa l’ effettivo svolgimento dell’ accaduto specifico. Il sensazionalismo giornalistico, tanto caro alle lavandaie di redazione prescinde sia dalla verità che dall’ opportunità e domina incontrastato. Per la mia esperienza diretta di molteplici incontri ravvicinati con cinghiali, dovuta al fatto di vivere in zona, così detta da essi “infestata”,  ho motivo di dubitare di quanto schematicamente riferito dalle vestali del catenaccio circa la dinamica della presunta aggressione da parte del cinghiale (obbligatoriamente “assassino”). Mi è capitato di stare a pochi metri da una femmina di cinghiale seguita dai cuccioli senza che ne scaturisse tragedia alcuna. Forse perchè non avevo un fucile puntato. Ho visto più volte scappare cinghiali a zampe levate al solo mio sopraggiungere. Non ho mai subito danni alle colture (grano, avena e vigna) da essi. Forse perchè, come ironicamente mi è stato detto da qualcuno, non mangio carne di cinghiale. La sottocultura della morte e della crudele eliminazione di animali,  ha, del resto, bisogno di alibi e scuse, e cosa c’è di meglio della “legittima difesa” dalla loro “ferocia”? Perfino gli pseudo ricercatori medico-scientifici hanno bisogno della scusa di trovare cure e medicine per legittimare la loro squallida e incivile attività di discepoli di Menghele. Purtroppo siamo di fronte a quel dispetto della natura chiamato genere umano (del quale purtroppo faccio parte) che è sordo, cieco e paralitico quando si parla della sua evoluzione spirituale, umanistica e morale.   Esso può inquinare, uccidere, sporcare e distruggere. Può usare la bomba atomica per l’ idiota gioco della guerra, può lavare petroliere in mare, può incendiare boschi e foreste, restando sempre innocente anzi incolpevole, ma un cinghiale, che per sopravvivere all’ invasione umana deve entrare in contatto con l’uomo e cercare di sfamarsi diventa un assassino da cancellare dalla faccia della terra per lesa maestà del bipede idiota. Sentenza emessa dal pollaio del politicamente corretto popolato da qualche gallo  e moltissimi capponi.

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