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Il morbo burocratico.

GENITORI O NO PER SENTENZA.

Devo necessariamente ritornare sulla triste vicenda che ha coinvolto gli ormai famosi “genitori anziani” di Torino e la loro figlia legittima, tutti e tre vittime di quel vuoto morale e spirituale che sta uccidendo il mondo occidentale condannandolo ad un futuro (breve) di materialismo assoluto. Ci torno perchè, in contemporanea successione, è stato respinto il loro ricorso contro l’ espropriazione indebita (e “sovietica”) della loro figlia legittima, ordita e realizzata dalla divinità “politically correct”, e si sono verificate ripetute sentenze di “adottabilità” in favore di maschi pederasti, inutilmente travestiti da coppie di “genitori”. Non è una novità e chi mi legge lo sa benissimo, quanto abbia in odio lo Stato padrone, quell’ insieme di metastasi burocratiche che entrano in ogni casa, in ogni famiglia naturale, per metterle a soqquadro e normalizzarle secondo il pensiero unico e idiota corrente. Ed è contro questo mostro burocratico, che permette a dei semplici impiegati statali muniti di toga, che altro non è se non la tuta blu per i metalmeccanici o il camice bianco per il personale medico, di comportarsi come tanti “creatori”, normalizzatori e demolitori, che è obbligo sociale accendere i riflettori di una resistenza e di una opposizione politica, morale e spirituale assoluta. A chi eccepisce che due genitori in età avanzata non possano garantire il futuro della propria figlia rispondo che il sequestro espropriatore di questa è un atto di prepotenza ben più grave della presunta incertezza di futuro, è un atto che stabilisce  arbitrariamente un limite oltre il quale debba essere lo Stato burocratico a consentire o vietare paternità e maternità. E se fossero stati due maschi pederasti o due femmine lesbiche della medesima anzianità quegli stessi impigati statali in toga avrebbero agito allo stesso modo? La domanda è lecita e suggerita dalla superficialità e irresponsabile facilità con cui essi assegnano (in virtù di un potere legislativo usurpato) ignari e sfortunati bambini in adozione a binomi caricaturali dello stesso genere sessuale. Quale futuro possono garantire due entità riprodotte nel laboratorio mengheliano del politically correct a questi sfortunati figli? Usurpare il titolo di genitori e dispensarlo a piene mani a tavoli invaghiti di sgabelli che sognano di avere altri sgabellini o sediole, destinati ad ammalarsi di una  inguaribile zoppia mentale e a non trovare collocazione nell’ arredo di una società naturale, è un atto dio violenza inaudita del quale uiniche vittime sono questi figli giocattolo. Meglio anziani che innaturali rispondo io facendo  eco alla natura violentata e vilipesa dalla pazzia del politicamente corretto. Questo morbo mentale che attacca la famiglia, la bellezza e l’ armonia biologica, tentando di distruggerle per instaurare un mondo di macchiette, di caricature raccapriccianti, si giova anche della pubblicità,  serva del potere, che produce sempre più spot popolati da tali caricature. Persino per pubblicizzare un detersivo per lavastoviglie qualche mente malata è ricorsa alla mistificazione dei sessi dando ad un piatto un nome proprio femminile e ad una pentola quello proprio maschile per un dialogo domestico di sesso capovolto. Vi è tutto un enorme e lobotomizzato esercito al servizio die questa follia, e di esso la punta di diamante è rappresentata da quegli impiegati statali in toga che, forse immaginando di essere Dio, si esaltano in sentenze che mai, in una Nazione civile e democratica, avrebbero valenza di legge. Questi impiegati statali in toga rappresentano la scorciatoia per aggirare la via maestra secondo la quale ogni legge debba derivare da un Principio ad essa superiore e possa trovare luogo di nascita solo in un Parlamento democraticamente eletto, non nella stanzetta dei bottoncini che ogni Masaniello può ideare per se stesso. E’ aberrante condannare figli innocenti e inconsapevoli a morire senza aver vissuto in una famiglia naturale soltanto per soddisfare un capriccio, spacciato per presunto diritto, di due caricature a vivere una vita finta come una Commedia dell’ Arte. E’ aberrante perchè nella foga di trutelare un falso diritto se ne calpesta uno vero, legittimo e naturale, protetto da tutte le leggi e da tutti i Principi della natura. Purtroppo queste parole non raggiungeranno mai i padiglioni auricolari (nè tanto meno le coscienze) di questi impiegati statali con toga solo perchè in questo vllaggio primitivo comandato dallo stregone politically correct chi giudica non può e non deve essere giudicato, pena la scomunica e la radiazione dall’ ovile.

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