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Eligio Bartoli

Il mondo capovolto

CRETINI ADVERTISING.

Ogni tempo ha la sua Pubblicità. Al nostro è toccata quella servile ed omologata al politically correct che ne ha fatto un megafono della dottrina più livellante in basso che la civiltà (?) abbia mai conosciuto. A causa di questo asservimento la defunta arte pubblicitaria è diventata strumento del potere perdendo, forse definitivamente,  la sua indipendenza ideologica, la freschezza annunciatrice della nouvelle vague sempre contrapposte al conservatorismo ottuso dello status quo, che l’ avevano consacrata nuova arte contemporanea. L’ advertising, prima di scolorirsi in leccapiedi del sistema ne era la spina nel fianco e la sua insaziabile ricerca del nuovo imponeva accelerazioni al costume e alla costruzione della persona con mente e mentalità autonome. Oggi la Pubblicità ha imboccato il suo viale del tramonto che, ineluttabilmente, sbocca nella piazza della normalizzazione di massa, rovesciando l’ equazione secondo cui prima essa distingueva e marcava le differenze mentre ora massifica e marca l’ omologazione. La Pubblicità impersonava lo spirito libero della  pecora nera, diversa dal gregge della cultura ufficiale color panna sporca, anima contro corrente e geniale anticipatrice sociologica (chi non ricorda il famoso slogan “…contro il logorio della vita moderna” lanciato quando sulle strade della giovane Repubblica “imperversavano” le prime Fiat 500?). Ora essa attacca i manifesti e distribuisce volantini come un avanguardista qualunque spingendo, da ex pecora nera divenuta cane da pastore, il grande gregge sui pascoli del politically correct. In questa sua metamorfosi involutiva ha mollato la non più attuale donna in carriera per prendere sotto l’ ala protettrice il dio del momento, il single, miracolosamente trasformato da idiota e accidioso abitatore del divano in casalingo da 10 e lode.  Ha abbandonato la coppia naturale composta da madre e padre (e moglie e marito) per narrare storielle di ex coniugi, finalmente sorridenti, insieme a non credibili pargoli benedetti dal divorzio e pronti per l’ anonima e deficiente dicotomia di genitore uno e genitore due.  Il cornetto gelato non è più l’ amuleto di amori estivi fra belle ragazze ed intraprendenti  “sciupafemmine” ma deve estendere la sua magia ad improbabili, patetiche e preconfezionate commediole spot omosessuali. Dunque anche la pubblicità si è convertita al nuovo verbo del non genere e presto vedremo lo spot che narrerà dell’ amore “nuovo e diverso”  fra un tavolo e una sedia, fonte generatrice di innumerevoli sgabellini. Ma essa oltre ad omologarsi al mortale morbo del politically correct rivendica una propria “idiozia” specifica e peculiare, esaltata da quello spot che racconta di donne incontinenti (giovani e belle per altro) impossibilitate perfino ad utilizzare l’ ascensore perchè portatrici di olezzi non proprio da profumeria. La mente che l’ ha “ideato” dovrebbe avere una struttura a labirinto da cui discende una visione malata e orientata della realtà perchè per “puzzare tanto” non possono certo bastare alcune gocce di incontenibile “pìpì” ma occorrerebbero giorni di latitanza da docce e civiltà, ormai presenti solo in accampamenti etnici ben noti e ancor più ben protetti politicamente (che sia un richiamo subliminale a non storcere più il naso quando si incontrano determinati soggetti per strada?) Ormai la donna, secondo l’ advertising, è solo quella piena di smagliature, cellulite e, appunto, incontinenza,  mentre la dentiera è democraticamente ripartita fra cinquantenni di ambo i sessi e la sordità resta  appannaggio esclusivo del maschietto precocemente nonno. Infine la missione “no racism” rappresenta la punta di diamante dell’ azione normalizzatrice dell’ advertising. Non c’è più spot, a prescindere dal prodotto, che non preveda la presenza multirazziale per cui la classe elementare risulta indoafricana, l’ amica del cuore è del Gabon, il neolaureato (rigorosamente di corso laurea breve) è congolese, cinese o pakistano. Il pennello ideologico imposto dal politically correct alla Pubblicità, ha dunque dipinto un quadro a due tonalità fisse: montascale, dentiere, pannoloni e apparecchi acustici  sono reclamizzati esclusivamente dalla razza bianca cioè da un mondo destinato (faccio i miei scongiuri più sentiti e toccati) a scomparire mentre feste in spiaggia, imprese sportive, sorrisi, futuro e un infinito orizzonte, sono feudo di etnie politicamente emergenti. Urge spiegare a chi ha il dovere di non vendersi, per un misero piatto ideologico di lenticchie all’ attuale peggior offerente, che la Pubblicità deve essere strumento di crescita sociale e non semplice e volgare utensile di persuasione politica.

AMORE MALATO.

Inesorabile come il passare del tempo la cronaca ci schiaffeggia ogni giorno con tragedie causate da quello che non si può non chiamare “amore malato”. Alla sequela inarrestabile delle uccisioni di donne “colpevoli” di voler mollare un maschietto idiota ed ancora antropologicamente immaturo o peggio indefinito, si aggiungono i tremendi gesti di follia compiuti sui figli di molte disgraziate coppie. Si dice, dai pulpiti della demenza ufficiale ed autoreferenziante, che la famiglia sia in profonda crisi, che stia scoppiando e mostrando i limiti di un istituto antico e dunque da superare. E’ vero l’ opposto e cioè che la crisi della società basata sulla negazione del dovere e sulla apologia del diritto, qualunque esso sia, perfino quello di negare la natura vera e spirituale dell’ individuo, sta travolgendo tutto e tutti. Le vestali del diritto assoluto hanno trasformato l’ amore in possesso, da bene supremo da donare ad esercizio di un potere esclusivo del più forte (solo fisicamente) sul più debole. Fulcro di questa visione da cerebrolesi è il maschilismo che rigurgita dalla fogna dell’ ignoranza e sommerge qualsiasi valore morale. Sono infatti piccoli  miserabili maschietti coloro che uccidono, violentano e distruggono il giocattolo preferito, la donna-moglie-fidanzata che in un atto di inaccettabile insubordinazione si ribella alla loro pochezza piantandoli in asso.  L’ amore malato è il demone ispiratore di delitti perpetrati per idolatria del possesso, è quel processo mentale degenerativo per cui si crede di amare mentre in realtà si vuole solo possedere qualcuno, a prescindere da cosa provi questo povero qualcuno. E’ una malattia mentale molto diffusa che origina dall’ inferiorità mentale e dall’ autoritarismo dovuto alla primitiva forza bruta, una sorta di jus primae noctis esteso a tutte le notti della vita, uno stato di coma vigile della razionalità che fa sembrare normali persone la cui personalità è invece al limite della follia omicida latente. In queste tragedie dell’ egoismo, in queste supreme manifestazioni di egocentrismo, la società ha gravissime responsabilità morali avendo essa deresponsabilizzato l’ individuo per qualunque azione  compia. Se procrea alla cieca può rimediare con l’ aborto, se giuoca come un cretino a sposarsi può divorziare, se tradisce il contratto di lavoro la colpa è dell’ azienda che lo sfrutta, se violenta una donna la colpa è della vittima che l’ ha provocato, se ruba è perchè rubano tutti. La verità è che il bipede idiota non ha ancora imparato a camminare ma ha soverchie velleità di correre e tutta la società è costruita su queste false fondamenta. Quando un padre riesce a dare fuoco alla propria figlia tradendola con un abbraccio mortale soltanto perchè non è più “sua”, perchè vive con la madre e moglie separata, ripete il gesto infantile e demente di rompere il giocattolo che non lo diverte più. Purtroppo per diventare padri basta una semplice abilitazione biologica, per diventare mariti basta un semplice “sì” detto con consapevolezza ignota a tutto il mondo e per diventare assassini è sufficiente sentirsi privati di privilegi arrogati unilateralmente. Tutto ciò è possibile nella società malata del diritto ad ogni costo, nella quale il dovere è bandito, il senso di responsabilità è negato e nella quale nessuno deve toccare Caino essendo Abele un mero incidente di percorso carico di responsabilità oggettiva per la sua stessa fine. Tutto ciò è possibile nella società che ha dilaniato la famiglia, che ha azzerato la cultura, la spiritualità della vita e dell’ amore, che ha tolto valore legale all’ onore mentre ha dato suprema rilevanza al piagnisteo, all’ autocommiserazione e all’ autoassoluzione. L’ amore malato è il frutto di una pianta malata capace di far germogliare fra i suoi rami campi di concentramento, vivisezione animale, sterminio nelle foibe, guerre, genocidi, stupro, safari, caccia, spaccio di droga, adozione di figli agli omosessuali, pedofilia e traffico di organi umani. E ancora pare non basti.

I SACERDOTI DELLA MORTE.

Quando il mondo non aveva ancora contratto il morbo mortale del politically correct la gente, e la società tutta,  ambivano ad una vita dignitosa fatta di studio, lavoro, famiglia, figli, anniversari di nozze d’ argento e d’ oro. Tutti si impegnavano a vivere cercando di lasciare traccia del proprio passaggio attraverso affetti ed amicizie. Quello era il tempo della vita e l’ obbiettivo generale era vivere. Sono ormai molti anni che non è più così ed il tempo della morte ha preso il suo posto professando ideologie della distruzione umana che non conoscono limiti. Assistiamo ad una escalation di nazismo sociale secondo il quale la nuova razza umana deve essere indefinita sessualmente, libera di drogarsi, libera di alcolizzarsi, libera di uccidersi in qualunque modo desideri. Tutto, fin dalla nscita, deve tendere non ad una vita dignitosa ma ad una morte dignitosa che fa conseguentemente di una esistenza sciagurata, irrazionale, inconsapevole ed inutile, la massima aspirazione esistenziale. E’ di questi giorni la tremenda notizia, proveniente dal Belgio, di un’ altra “conquista”, democratica di un’ altra tappa verso la “liberazione” dell’ uomo: l’ approvazione della legge che ammette l’ eutanasia per i bambini malati che ne manifestino “chiara e responsabile” richiesta. Bambini malati terminali, con “piena coscienza di giudizio”, possono essere uccisi e godere di una morte dignitosa driblando così i dolori e le sofferenze che certi mali notoriamente causano. Mentre l’ aborto e gli abortisti se ne fregano del diritto alla vita, l’ eutanasia garantisce il diritto alla morte dignitosa. Questo è il verbo dei pazzi modellatori della nuova società. Ignorano, queste menti criminali, che la morte non sarà mai dignitosa specie quando essa è fuga dall’ umanità intesa come condizione biologica, morale e spirituale.   Soltanto la vita può esserlo! A patto che si accettino di essa, insieme a quelli piacevoli,  gli aspetti dolorosi, in una dinamica che fa dell’ esistenza umana qualcosa di più di un quotidiano riempimento di stomaco e intestino. Le “nuove sapienze” invece insegnano l’ irresponsabilità umana quale lasciapassare che definire edonistico appare un ingenuo eufemismo. Fare sesso senza responsabilità o come lobotomizzati, tanto c’è l’ aborto che sistema tutto. Ubriacarsi, sballarsi di droga, non pensare al domani perchè la vita deve essere fatta di soli ed inconsapevoli oggi. Rifiutare l’ idea di essere anche spirito e ricercare un totale, effimero e penoso dominio biologico rappresentano i diktat etici.  Perchè perdere tempo a soffrire? Se non si può godere meglio la morte! Che senso ha indugiare a chidersi se ci sia una ragione a noi sconosciuta, se abbia un significato superiore il nostro esistere? L’ ateismo è comodo, de-responsabilizzante, perchè chi non crede, al pari di chi non ama, non soffre e non soffrire sembra più importante che vivere. In questa ottica non ci sono limiti al non soffrire e oggi, con il pretesto della fase terminale o della “certezza clinica” di non guarire, l’ eutanasia millanta basi di libertà, ma il passo è breve per arrivare poi ad istituzionalizzare il suicidio anche per  semplice insoddisfazione, per paura o noia di vivere, o perchè non si è sufficientemente belli e dotati di quei pregi che sono indispensabili per apparire, visto che essere interessa a pochi. Fare dell’ umanità solo e semplici figli della morte, sia intellettuale che fisica, è secondo questi criminali architetti del buoi morale, secondo questi pensatori senza pensiero, secondo questi creatori della libertà da sè stessi, l’ unico modo di liberare l’ uomo. L’ annientamento come liberazione. Hitler al loro confronto appare un dilettante della ribellione contro lo spirito e la vera essenza umana.

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