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I figli di nessuno

FIGLI DELLO STATO.

Con la tragica epidemia culturale e politica scoppiata nel famigerato ’68 è iniziata l’ offensiva ideologica della sinistra contro i due istituti cardine della civiltà occidentale: scuola e famiglia. Non è casuale che la prima sia stata presa di mira in anticipo rispetto alla seconda. Per minare la famiglia, tramite il divorzio e l’ aborto libero (inizio  degli anni ’70), bisognava prima spezzare il legame   di stretto e mutuo soccorso educativo che esisteva fra esse.  Lo statalismo comunista riteneva indispensabile insinuare le sue metastasi nei due organismi sociali storicamente abilitati a fornire alla società il futuro popolo e le classi dirigenti. Il primo colpo mortale alla scuola italiana è stato inferto togliendole l’ autorevolezza didattica e riscrivendo la Storia, soprattutto  quella contemporanea, secondo i dettami dell’ allora partito comunista italiano per altro assolutamente succube di quello sovietico. L’ arruolamento di un movimento studentesco totalmente ignorante e lobotomizzato ha preceduto di qualche momento quello di schiere di personale docente ansiose di servire un partito che prometteva deresponsabilizzazione professionale e benefici economici in cambio di una scuola didatticamente e culturalmente sterilizzata. Ci sono voluti 40 anni di cancro culturale per uccidere la scuola e sottrarla a famiglia e società, ed oggi il passo finale è la sottrazione dei figli, in quanto scolari, per il loro assogettamento mentale, sessuale e politico alla teoria terminale, di stampo mengheliano, così detta “gender”. In base a questa autentica violenza normalizzatrice, atta ad imporre il pensiero unico comunista, i figli non sono più della famiglia che li genera e che dà loro identità biologica e sessuale, ma sono dello Stato politico che li deforma, li usa e ne dispone. Sono una sua risorsa ideologica, il suo futuro parco buoi elettorale da cui tarre la carne da macello che gli necessita per imporre l’ egemonia della non cultura, dell’ ignoranza, del non sesso. Questo apparato statale si serve di manovalanza  docente, giudiziaria, giornalistica, pubblicistica e persino clerical pedofila, per costruire una società di sbandati bisognosi di tutela e totalmente incapaci di pensiero autonomo. La sterilizzazione delle intelligenze deve iniziare già nelle così dette scuole pre elementari con la sostituzione del biberon nutrizionale con quello ideologico gender. Eliminare le parole centrali dell’ universo affettivo quali papà e mamma serve a questi kapò didattici per subentrare, senza incontrare resistenza, nella scala dei valori e delle figure affettive sovrapponendosi alle ormai sbiadite facce dei genitori. Essere e crescere senza famiglia significa accettare, anzi ambire a essere figli dello Stato, figli di nessuno, parti anonime e intercambiabili di un ingranaggio mostruoso che modella masse informi ed ignoranti. Far perdere l’ identità nazionale, biologica, razziale e spirituale è indispensabile per avere al guinzaglio un popolo acefalo e disponibile a qualsiasi nefandezza politica. In sostanza un campo di concentramento in stile comunista o nazista, che è lo stesso, senza filo spinato ma soprattutto senza la cosa più importante per un individuo: la sua coscienza. Genitori non lobotomizzati, almeno voi, riprendetevi i vostri figli! Ma fate presto perchè il tempo dell’ abisso sociale si avvicina.

AMORE MALATO.

Inesorabile come il passare del tempo la cronaca ci schiaffeggia ogni giorno con tragedie causate da quello che non si può non chiamare “amore malato”. Alla sequela inarrestabile delle uccisioni di donne “colpevoli” di voler mollare un maschietto idiota ed ancora antropologicamente immaturo o peggio indefinito, si aggiungono i tremendi gesti di follia compiuti sui figli di molte disgraziate coppie. Si dice, dai pulpiti della demenza ufficiale ed autoreferenziante, che la famiglia sia in profonda crisi, che stia scoppiando e mostrando i limiti di un istituto antico e dunque da superare. E’ vero l’ opposto e cioè che la crisi della società basata sulla negazione del dovere e sulla apologia del diritto, qualunque esso sia, perfino quello di negare la natura vera e spirituale dell’ individuo, sta travolgendo tutto e tutti. Le vestali del diritto assoluto hanno trasformato l’ amore in possesso, da bene supremo da donare ad esercizio di un potere esclusivo del più forte (solo fisicamente) sul più debole. Fulcro di questa visione da cerebrolesi è il maschilismo che rigurgita dalla fogna dell’ ignoranza e sommerge qualsiasi valore morale. Sono infatti piccoli  miserabili maschietti coloro che uccidono, violentano e distruggono il giocattolo preferito, la donna-moglie-fidanzata che in un atto di inaccettabile insubordinazione si ribella alla loro pochezza piantandoli in asso.  L’ amore malato è il demone ispiratore di delitti perpetrati per idolatria del possesso, è quel processo mentale degenerativo per cui si crede di amare mentre in realtà si vuole solo possedere qualcuno, a prescindere da cosa provi questo povero qualcuno. E’ una malattia mentale molto diffusa che origina dall’ inferiorità mentale e dall’ autoritarismo dovuto alla primitiva forza bruta, una sorta di jus primae noctis esteso a tutte le notti della vita, uno stato di coma vigile della razionalità che fa sembrare normali persone la cui personalità è invece al limite della follia omicida latente. In queste tragedie dell’ egoismo, in queste supreme manifestazioni di egocentrismo, la società ha gravissime responsabilità morali avendo essa deresponsabilizzato l’ individuo per qualunque azione  compia. Se procrea alla cieca può rimediare con l’ aborto, se giuoca come un cretino a sposarsi può divorziare, se tradisce il contratto di lavoro la colpa è dell’ azienda che lo sfrutta, se violenta una donna la colpa è della vittima che l’ ha provocato, se ruba è perchè rubano tutti. La verità è che il bipede idiota non ha ancora imparato a camminare ma ha soverchie velleità di correre e tutta la società è costruita su queste false fondamenta. Quando un padre riesce a dare fuoco alla propria figlia tradendola con un abbraccio mortale soltanto perchè non è più “sua”, perchè vive con la madre e moglie separata, ripete il gesto infantile e demente di rompere il giocattolo che non lo diverte più. Purtroppo per diventare padri basta una semplice abilitazione biologica, per diventare mariti basta un semplice “sì” detto con consapevolezza ignota a tutto il mondo e per diventare assassini è sufficiente sentirsi privati di privilegi arrogati unilateralmente. Tutto ciò è possibile nella società malata del diritto ad ogni costo, nella quale il dovere è bandito, il senso di responsabilità è negato e nella quale nessuno deve toccare Caino essendo Abele un mero incidente di percorso carico di responsabilità oggettiva per la sua stessa fine. Tutto ciò è possibile nella società che ha dilaniato la famiglia, che ha azzerato la cultura, la spiritualità della vita e dell’ amore, che ha tolto valore legale all’ onore mentre ha dato suprema rilevanza al piagnisteo, all’ autocommiserazione e all’ autoassoluzione. L’ amore malato è il frutto di una pianta malata capace di far germogliare fra i suoi rami campi di concentramento, vivisezione animale, sterminio nelle foibe, guerre, genocidi, stupro, safari, caccia, spaccio di droga, adozione di figli agli omosessuali, pedofilia e traffico di organi umani. E ancora pare non basti.

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