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Froci e anche criminali

CONTRO NATURA.

Nel bel mezzo del diluvio mediatico abbattutosi sul finto set del cinema con il caso Weinestein, è scoppiato il piccolo temporale a carico dell’ attore Kevin Spacey. In che senso piccolo? Ma nel senso di tenerlo volutamente di basso profilo attraverso il silenziatore universale della, di lui,   dichiarata omosessualità. E’ da notare infatti il tempismo della sua risposta all’ accusa di pedofilia violenta praticata, anni or sono, ai danni di un quattordicenne. “Sì” Ha ammesso.  “L’ ho fatto.” Ma subito ha aggiunto un “Sono gay” (da noi si usa dire per cultura popolare anche pederasta, mammoletta, finocchio). L’ ammissione sa tanto di richiesta di salvacondotto internazionale garantito dalla omonima lobby. Inoltre questo così detto coming out è quanto di più superfluo e scontato ci possa essere visto il tipo di abuso pedofilo commesso. L’ attore sembra quasi voler oscurare la gravità della sua ignobile azione omosessuale con la “luce” dell’ omosessualità, usata a mo’ di paravento e di giustificazione. In campo eterosessuale qualcosa di simile è accaduto con il caso di Roman Polansky, autore riconosciuto giudizialmente di violenze su adolescenti. Anche per lui si è alzato un vessillo protettivo: quello della sinistra politico-cinematografara che di lui ha fatto un icona. Come si può infatti perseguire un pedofilo “artista” e politicamente orientato verso i compagni buonisti e (solo per se stessi) garantisti? Non si può, cacchio! Spacey, che evidentemente non godeva della intoccabilità Polanskiana, ha creduto bene di pararsi il di dietro (solo metaforicamente visto che si è dichiarato pederasta) con l’ aureola omosessuale, la quale, se non garantisce un posto sul calendario, almeno può assicurare l’ impunità della violenza perpetrata.  Sì, siamo ridotti così. L’ignoranza e il potere economico-carrieristico della lobby pederasta, sono riusciti a santificare l’ omosessualità facendone un requisito indispensabile, un paracadute senza ombre di buchi (?). In pieno boom di asilo politico, regalato a criminali e stupratori quasi quanto le lauree ad honorem ai galoppini politicanti di più o meno alta carica, nasce l’ asilo sessuale nel cui fetido grembo si ritrovano coccolati  e protetti stupratori, pedofili, con toga, tonaca e infinita altra varietà di veli. Possiamo dunque essere tanto cinici ed insensibili da condannare Spacey il pederasta per aver abusato di un quattordicenne ed avergli rovinato l’ esistenza? Ma come si fa? Bisogna avere il cuore di pietra per non soffrire e condividere anche noi tutti i dilanianti crucci di questi pederasti, così ricchi ed ignoranti da ritenere di poter commettere qualunque crimine all’ ombra del “sono pederasta”. E guai a parlare di comportamenti contro natura! Forse contro natura sono quei miliardi di persone che ogni giorno affrontano la vita, il lavoro, i problemi della famiglia, e si rimboccano le maniche di fronte a disgrazie e malattie facendosi un immancabile e corroborante segno della Croce.

LEGITTIMA OFFESA.

La “vendetta” di Vasto (marito uccide l’ uccisore della moglie) è uno schiaffo sull’ ipocrita faccia  del teorema, politicamente corretto e falsamente pacifista, secondo cui sarebbe  inutile condannare chi delinque in quanto la sua pena non riporterebbe in vita la vittima del reato. In sintesi: se ti uccido ti chiedo scusa ed estranei più di prima. Alla luce di ciò  come classificare, o meglio, come spiegare e comprendere il gesto di quel povero marito? Essendo la nostra società governata da leggi, sempre deformabili, interpretabili ed adattabili alle convenienze del pensiero dominante, anzichè da Princìpi non edulcorabili, è necessario, come dicono i “parlatori di professione”, contestualizzare l’ accaduto ed analizzarlo liberi dal cretinismo buonista che vieta di farsi giustizia da soli, pur in evidente assenza di uno Stato di Diritto. Colui che è rimasto ucciso oggi è colui che ha ucciso ieri spezzando non solo la vita della innocente vittima della sua irresponsabilità (passare con il rosso è reato non solo per il codice stradale ma è soprattutto un atto temerario voluto e sprezzantemente compiuto con spirito di ribellione al dovere e al rispetto),  ma anche l’ universo familiare fatto di presente e futuro di una giovane coppia. Falciando l’ ignara donna (incinta) per provare il brivido idiota di una bravata, per altro molto in voga fra i decerebrati adolescenti viziati e con paghetta, il “ragazzo” ha falciato le esistenze di più persone che, reciprocamente, di tali esistenze si nutrivano riuscendo a vivere solo potendosi guardare negli occhi giorno dopo giorno.  In un istante e,  per colpa della  irresponsabilità di un “ragazzo”, tutto ciò è sparito. D’ improvviso quel marito, quell’ uomo, quel prossimo padre, si è trovato catapultato nella landa sconfinata e ostile della solitudine. La persona che amava e che per lui era bussola e ancora, spazzata via come un birillo del bowling da un adolescente che giocava a fare il bullo. Cosa c’è di strano dunque se quest’ uomo ha perso la testa avendo perso tutto ciò che la sua testa desiderava? Perchè meravigliarsi (ipocritamente) del fatto che la sua vita si sia fermata a quello schianto? Si dice fosse in cura da specialisti per ritrovare l’ equilibrio perduto. Cavolate politicamente corrette! La fisica dei sentimenti è identica a quella delle cose e se una colonna viene abbattuta anche il soffitto cade e con esso il tetto. Se poi alla perdita incolmabile corrisponde l’ impunità del colpevole che ha causato la perdita stessa ecco che il corto circuito diviene fatale e scatta quella molla primordiale, oggi delegittimata dal politicamente corretto e dalle leggi (addomesticabili) che, insieme, tentano di apporre una toppa peggiore del buco. Mi chiedo perchè tutti i perchè che sono rimbalzati nella mente di questo povero marito e uomo non abbiano valore, non significhino nulla rispetto alla sua reazione, troppo superficialmente, liquidata come giustizia sommaria o peggio, omicidio premeditato? C’è forse in giro qualche Solone, con toga o senza,  che possa negare di aver avuto desiderio di vendetta per presunti torti subiti? No, non c’è alcuno che possa giudicare questa azione “riparatrice” come mero reato di omicidio. Se si perde la ragione per la perdita della propria aspettativa di vita come si può essere giudicati semplicemente assassini freddi e vendicativi? Se comprendere significa andare oltre il perimetro fisico delle cose, non si può non affermare che l’ ucciso di oggi ha costruito la propria morte con il suo gesto irresponsabile e che senza questo, oggi una famiglia sarebbe serena e non avrebnbe conosciuto l’ abisso della disperazione. Quel che è fatto è reso, e senza dubbio ritengo molto più degna di comprensione e perdono la tragedia di quest’ uomo che ha smesso di vivere quando ha perduto la propria “vita”,  che non la vicenda, molto simile alle troppe storie di omicidi stradali impuniti che hanno per miserabili protagonisti drogati, ubriachi e semplici immaturi.

GIOCARE AD UCCIDERE.

I figli dei videogiochi,  della paghetta, del divieto di accesso nella loro camera, della “squola” come punto di “incontro” e non di studio, in sintesi, di questa società buonista, permissiva, idiota e ignorante, giocano ad uccidere come giocassero al tiro alla fune. Sono i mostri creati dal dissolvimento dell’ autorità e della funzione formatrice di genitori, professori, maestri, sacerdoti e di ogni altra figura di riferimento sociale. Sono gli orfani di quella “FAMIGLIA NAZIONALE” dentro la quale spesso volava qualche ceffone e la punizione educativa trovava la sua legittimazione nel costante richiamo al dovere, allo studio e all’ impegno, come sentire comune di ogni famiglia. Sono il frutto della desertificazione culturale imposta dai menestrelli della deresponsabilizzazione, da quei miserabili pazzi che hanno cancellato il Dovere ed esaltato il Diritto a tutto e subito, senza se e senza ma. Questi prodotti della fabbrica del nulla anti famiglia hanno cominciato ad uccidere i loro genitori  davanti al diniego dell’ auto “12 valvole”, poi sono passati allo sterminio familiare per accedere prima del tempo all’ eredità, e adesso, con una facilità ed un vuoto cerebrale sconvolgenti, soltanto perchè vengono rimproverati per scarso impegno scolatico o per uno stile di vita fuori dalle righe. Essendo morta e sepolta la “FAMIGLIA NAZIONALE” e con essa quel sentire comune che valeva per tutti e che perciò era riconosciuto ed accettato, questi orfani sociali, figli della famiglia allargata, devastata, delegittimata, e svuotata, vivono allo stato brado, insofferenti alla vita stessa e ad ogni assunzione di responsabilità. Sono selvaggi e violenti, abituati alla morte virtuale e a quella reale ormai entrata nella vita quotidiana con una “regolarità” studiata e voluta da questa abominevole società politicamente corretta. In questa giungla, nella quale ministri della Chiesa stuprano minori di entrambi i  sessi, ministri del governo e politicanti in genere rubano e depredano la cosa pubblica, semplici cittadini  si fingono invalidi per rubare una pensione, gli “eterni ragazzi” si sentono autorizzati ad uccidere chiunque, compresi i prorpi genitori, si frapponga fra loro e il godimento senza limiti della vita. In fondo una Nazione che ha il primato del debito pubblico, della corruzione politica e religiosa, della ideologizzazione di ogni rapporto umano, che nega l’ esistenza dei sessi e delle loro implicazioni morali e sociali, che nega la cultura in favore dell’ ignoranza globale, non può sorprendersi se le sue nuove generazioni si distinguono per “imprese” tragiche come quella dei due “ragazzi” di Mantova. Quei colpi d’ ascia sono il risultato delle politiche buoniste nei confronti della droga, delle stanze progressiste per drogarsi, della depenalizzazione dell’ uso “personale” di stupefacenti che, ipocritamente e scientificamente nega il teorema secondo cui la droga personale sia la cellula della droga nazionale.  Quei colpi d’ ascia sono stati inferti in concorso con quella ideologia politica che dal ’68 diffonde, senza sosta, il messaggio “uccidi tuo padre e sarai libero”. Quei due miseri sottosviluppati sono il succo dei frutti coltivati nell’ odio, nell’ invidia sociale che porta  alla appropriazione indebita e all’ esproprio proletario, che dal piano politico  sono penetrati, contaminandola, nella famiglia o quel che resta di essa. Questi colpi d’ ascia al proprio padre e alla propria madre sono la plastica rappresentazione di ribellione alla vita, alla sua spiritualità e al suo essere dono di Dio. Sono colpi inferti dall’ ateismo snob dei super deficienti che “pensano” e propugnano una vita fatta di soli bisogni, anzi diritti, materiali in nome di una “scienza” che tutto “spiega” e tutto, in realtà, nega. Sono i colpi d’ ascia inferti dal caos mentale spacciato per liberazione dell’ individuo.

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