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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

fisco a mano armata

MANOVRE PERICOLOSE.

Mentre la Corea del Nord minaccia la guerra ogni giorno le brigate d’ assalto (ai nostri moribondi redditi) governative “lavorano” per rastrellare altri miliardi di euro da immettere, a fondo perduto, nel mare magnum del debito pubblico italiano. Ciò soprattutto al fine di poter continuare a prelevare indisturbati i vitalizi della Casta politica e dell’ apparato burocratico che la sostiene. Come sappiamo il medico UE-Germania (che ovviamente non pensa a curare prima se stesso) ci ha prescritto una terapia economica mortale per garantirsi il dominio finanziario dell’ Europa, e i solerti burocrati nostrani si sono subito messi all’ opera per realizzare l’ ennesima manovra,  più pericolosa che correttiva, a base di tasse. Chi ha memoria e anni per alimentarla ricorda che da almeno 10 lustri assistiamo al teatrino della manovra economica aggiuntiva. Questi cervelloni, non casualmente posti a poca distanza dai rispettivi culi di pietra, prima fanno “studi e previsioni di crescita”, sezionano il Pil e annunciano a tutto il mondo, con inarrivabile follia trionfalistica, che l’ attuale legge finanziaria (oggi legge di stabilità, nel senso forse che tutto resta fermo e nulla cambia) sarà quella che “invertirà l’andamento economico” avviando un circolo virtuoso e  bla bla bla. Attraverso la palla di cristallo della loro non sapienza vedono e prevedono il futuro economico raccontando palle e balle senza alcuna traccia di vergogna. “Salirà l’ occupazione e scenderà la disoccupazione” gridano, con la faccia da posteriore inarrivabile, dagli scranni parlamentari e negli ospitali salotti televisivi. Poi dopo qualche mese scatta il “contrordine compagni” perchè è salita la disoccupazione ed è scesa l’ occupazione, è crecsiuto il debito pubblico e quindi necessita una manovra correttiva per colmare il famoso disavanzo economico che la intransigente madre badessa culona-Ue non può tollerare. Ecco quindi le precarie meningi dei burocrati, comandate dai politicanti di mestiere, spremersi e mettersi al lavoro per inventare “nuove soluzioni”: tasse sui consumi, sui beni (casa) sull’ ombra proiettata al suolo dalle tende dei negozi e sui redditi presunti, che in recessione abissale, siamo comunque obbligati a conseguire. Sono 50 anni che al festival del malgoverno italiano vince sempre la stessa cantilena e quando qualche coraggioso ha provato ad intonare musica e parole diverse si è prontamente svegliato il drago ad infinite teste (giudiziaria, giornalistica, clericale, sindacale, bancaria ecc.) per neutralizzarne ogni mossa. E così, protetti dall’ ombra dei gravi fatti internazionali, i cervelloni burocratici continuano nell’ opera di distruzione sistematica del sistema Italia, mentre al popolino che li vota vengono date in pasto scissioni di partito, baruffe chiozzotte fra stregoni e cadaveri del Bottegone, grillate raccapriccianti sul reddito di cittadinanza.  L’ immondizia sommerge le città e l’ immondizia politico-burocratica buonista  sommerge l’ Italia. In attesa della guerra nucleare totale.

MORIRE DI BUONISMO.

Hanno cercato la salvezza nella morte tenendosi per mano. Una donna e suo marito, italiani, secondo quanto riportato da molti organi di stampa nazionali, travolti da una crisi studiata e voluta dalla crape burocratiche della UE, dopo aver perso il lavoro, la casa e la speranza di un futuro, hanno mollato anche la dignità dandosi la morte. L’ eutanasia di un popolo, quello italiano, percorre così un’ altra tragica tappa di quel percorso abominevole tracciato dalle vestali della globalizzazione etnica, da quei comunisti che hanno sempre avuto sullo stomaco il tricolore italiano (meglio la bandiera rossa), il precetto di Stato libero e la natura cristiana di un popolo. Già nel secondo dopo guerra avevano provato a mettere le fameliche grinfie sulla carcassa della Nazione uscita distrutta dal fascismo e,  visto che il callo della dittatura era ormai fatto da un ventennio, volevano cambiare colore al regime e sottometterla al dominio sovietico, come accaduto alla Polonia e a tutto il blocco dell’  Est europeo.   Non ci sono riusciti per molte ragioni, una delle quali era l’ identità del popolo italiano. La grande forza della famiglia, che dava senso di appartenenza a tutti, e la sua valenza patrimoniale, sono stati gli scogli su cui è naufragato il bastimento rosso e i capi bastone di Stalin hanno dovuto ripiegare su una strategia a lungo termine che sarebbe passata attraverso il miserabile  ’68 e la progressiva frantumazione sociale del Paese. Oggi siamo arrivati all’ anticamera del dissolvimento dell’ Italia e degli italiani. La prima dovrà diventare la falsa patria di tutti e la vera patria di nessuno. Una discarica etnica dove ammassare torri di Babele e campi di zingari, moschee e terrorismo, il cui inno nazionale dovrà essere un lamento internazionale e dove dominerà l’ illegalità legalizzata voluta da una frangia di rinnegati.  I secondi, i discendenti del Risorgimento, dovranno abdicare a nuove etnie e consegnare loro il frutto delle lotte di liberazione belliche e sociali combattute per oltre un secolo. Al popolo italico resterà, intoccato, il ruolo di contribuente spaventato dalle ganasce fiscali, dall’ esproprio da parte di uno Stato  cialtrone che riesce ad inventarsi tasse anche sull’ ombra proiettata al suolo dalla tenda di un negozio. Non dovevano cercare la morte questi nostri sfortunati connazionali. Dovevano provare ad uccidere, politicamente, i responsabili della loro vergognosa situazione: quei politicanti giunti al seggio politico con le toppe economiche e culturali ben stampate sul deretano ed oggi divenuti ricchi e “capitalisti” dopo decenni di anticapitalismo viscerale predicato ai coglioni che li hanno ascoltati e che hanno bevuto la cicuta della pretesa “superiorità” del comunismo. Nessun italiano deve più uccidersi per la perdita della sicurezza economica ma tutti dobbiamo ritrovare quella forza Risorgimentale attraverso la quale sbarazzarci di questo liquame di fogna politicante che odia la Croce, il Natale, la Cristianità e gli italiani veri. Ci si accusa di razzismo quando i veri razzisti hanno massacrato migliaia di innocenti nelle foibe carsiche e nei lager sovietici, e considerano “inferiori” coloro che non si piegano al diktat buonista e irresponsabile. Uccidersi significa fare posto all’ invasore e fare il gioco degli anti italiani appollaiati nelle assemblee politiche e intenti a succhaire il sangue risorgimentale insieme a miliardi di euro. Uccidiamoli con il voto politico, basta un segno e una Croce, la stessa che questi collaborazionisti dell’ invasore odiano e di cui hanno infinito terrore. Non uccidiamoci, uccidiamo noi l’ ignoranza, la menzogna e la viltà di quella parte di pseudo italiani, bastardi e senza patria. La nostra vicinanza ed una preghiera va a questi due coniugi che non sono stati tanto forti da resistere al degrado nazionale e alla ferocia di uno Stato che, dietro il paravento buonista, sta facendo dell’ illegalità la sua nuova bandiera.

VITTIMA E CARNEFICE.

Sulle dinamiche mentali che caratterizzano il complesso rapporto fra vittima e carnefice sono stati scritti “rigagnoli” di inchiostro accademico che, come tutte le esercitazioni fini a se stesse e basate su autocompiacimento lessicale, hanno inciso sui comportamenti sociali come la pioggia sui vetri delle finestre. Provare a considerare vittima la popolazione di una nazione e carnefice la sua classe politica può forse incidere la scorza di masochismo che condiziona milioni di persone al momento del voto politico per la scelta del loro destino esistenziale. E’ provato, oltre ogni ragionevole dubbio, che la gran parte del così detto corpo elettorale voti più contro qualcosa e qualcuno che per convinzione e consapevolezza.  Ciò si riscontra soprattutto nel ceto economicamente e (purtroppo) culturalmente basso che, abituato a dover chiedere anche ciò che spetta di diritto, si affida ad una interminabile serie di “masanielli” che si avvicendano senza soluzione di continuità, come direbbero i puristi del politichese, sul teatrino della politica nazionale e locale. Un esempio emblematico è dato dal caso del Movimento 5 Stelle il quale, accreditatosi di capacità taumaturgiche e… lattoniere (voleva aprire il Parlamento come una scatola di sardine!), ha impiegato meno tempo ad imborghesirsi ed integrarsi nell’ odiato sistema che a togliersi le toppe al sedere con cui è giunto agli scranni  parlamentari. Sono ancora nell’ aria gli “osanna” per i nuovi “cittadini rivoluzionari” ma nessuno ha visto realizzarsi un milligrammo di rivoluzione a fronte delle tonnellate di strafalcioni grammaticali e di ignoranza istituzionale. Ma cosa spinge un popolo (la vittima) a votare per il suo carnefice (una classe politica incompetente, vampiresca e parassita) anche dopo ripetute ed inconfutabili prove? Credo sia per ignoranza mista all’ odio di contrada che, insieme, prescindono da ogni considerazione razionale impedendone addirittura il semplice abbozzarsi. Come può infatti un partito di sinistra che pone alla sua base ideologica l’ annullamento dell’ individuo in favore della “celebrazione” della massa, che in realtà significa soltano l’ annullamento di masse di individui, ottenere milioni di voti dagli stessi che intende annullare? Possibile che domini una inconsapevolezza di classe tanto forte da ottenebrare le menti anche per fare un semplice due più due? Credo di no. Credo che a dominare e indirizzare la mente della massa di sinistra sia un antagonismo di stampo primitivo, nel senso che è presente fin da quando vestivamo alla cavernicola. E’ la clava infatti e non l’ ideale politico che domina! E’ l’ odio ideologico che fa apporre la croce su quel simbolo elettorale e non l’ evidentissimo e fallimentare “progetto politico” che esso rappresenta. Finchè si voterà “contro” ci saranno i furbi che sfrutteranno tale infermità mentale conducendo masse inconsapevoli in cortei “contro”, in scioperi “contro”, in guerre “contro”. Altro esempio per spiegare il misero meccanismo mentale è dato dal peggior pizzo di legge esistente in Italia: l’ Imu sulle case e beni strumentali come negozi, terreni agricoli e capannoni. Il proletario vota per chi la impone solo perchè è convinto che essa incida poco sul suo risicato patrimonio, sul suo buco di appartamento, e gode nel pensare che i “signori”, quelli che “possiedono”, i capitalisti, vengano svenati dall’ imposta. Non si domanda se essa è giusta e costituzionale, gli basta che sia punitiva per il “nemico politico”, punto. La vittima si compiace quindi del fatto che ci sia un’ altra vittima che soffre di più e così continua a fare il gioco del carnefice di entrambi. Il dramma è che attraverso lo “specchietto retrovisore universale”, la Storia, risulta che ciò avviene da millenni e che l’ afa sociale, il tedio esistenziale, la sorda ignoranza delle masse, risultino scosse solo da estemporanee ed inutili “rivoluzioni” che hanno solo peggiorato tragicamente le cose come dimostrano tutte le rivoluzioni comuniste avvenute. L’ eterno teatrino della politica, da Socrate alla attuale tirannia dell’ ignoranza, non conosce evoluzione ed è sempre la medesima melma dentro la quale cialtroneggiano disinvolti solo i parassiti politicanti e dentro la quale soffoca la libertà.

RAZZISMO? NO, PATRIOTTISMO!

Le devastanti invasioni barbariche che colpiscono l’ Italia ormai da un trentennio e provenienti da ogni latitudine hanno minato le già precarie fondamenta di una  Nazione  ancora in fase socialmente infantile. A causa di ciò l’ Italia non c’ è più! Al suo posto, in barba al sangue Risorgimentale e a quel momentaneo sussulto post fascista, c’è una miserevole area di parcheggio e saccheggio etnico che, oggi si sa in via ufficiale, è gestito a scopi di sporco lucro da politicanti gemellati con mafia e delinquenza varia. Oggi si sa che la decantata “accoglienza” di tanti paladini difensori degli zingari, delle legioni africane, di quelle arabe e di quelle slave, era ed è basata sul tornaconto miliardario della peggiore schiuma fuori uscita dalle fogne italiche ed approdata nel Parlamento ed in ogni livello del potere politico.  Oggi c’è la prova provata della strumentalità a fini politici e malavitosi  nella gestione del mercato dei clandestini fatta sulla pelle degli italiani.  Oggi c’è la prova che la classe politica e burocratica è in buona parte composta da scafisti, da trafficanti di carne umana e da traditori della Patria.  Oggi c’è la prova che la destinazione delle tassse incostituzionali, imposte sulla casa. è la saccoccia dei corrotti e dei corruttori, altro che sacrificio dovuto per senso civico e imposto dai vari decreti “salva (affossa) Italia” con cui questa marea di sterco vestita da politicanti e burocrati ci prende per i fondelli. Oggi c’è la prova della volontà di spoliazione che ispira le politiche del “rigore” di stampo teutonico ai danni dell’ italiano, reo di essere riuscito a costruirsi casa e dotarsi di conto correntre bancario. Oggi c’è la prova che l’ Italia non esiste e che aveva ragione Metternich quando, 200 anni fa, la definiva una “semplice espressione geografica”.  Oggi c’è la prova che avevamo ragione noi, i così detti “razzisti”, quando già da tre decenni prevedevamo la fine della nostra patria e della nostra etnia per mano dei “buonisti, accoglienti e dementi” che hanno eliminato le frontiere e si sono arricchiti con la calata dei nuovi Lanzichenecchi. Non era razzismo ma vero ed autentico patriottismo! Era vedere oltre un palmo dal proprio naso, era fare semplicemente due più due,  cose banali che non riescono, ed oggi sappiamo perchè, ai miserabili politicanti, ai parassiti della burocrazia, in tutto uguali alla criminalità mafiosa.  La “scoperta” della cupola mafiosa romana aggiunge rabbia e voglia di rispolverare la ghigliottina per depurare l’ Italia e spazzare via il liquame del tassa e ruba, dell’ espropriazione della casa  e del reddito prodotto dal lavoro.  A ciò si aggiunge l’ uletriore presa per i fondelli della costituzione come parte civile, nell’ affaire cupola,  del Comune di Roma, “l’ illibata”  istituzione che si chiama fuori dal sabba di corruttela. Ma dove era il Comune quando i fiumi di denaro puibblico fluivano in piena nelle saccocce dei predatori di partito e non ? Dove erano i suoi strapagati organi di controllo? Ciò spiega perchè ogni Comune d’ Italia sia in deficit spaventoso e a cosa serva il decentramento della spesa pubblica: a fabbricare nuovi faraoni, nuovi analfabeti arricchiti e ad affossare la Nazione. Il tutto all’ ombra dell’ ipopcrita e demenziale multiculturalismo di stampo mafioso buonista.  Oggi sappiamo chi sono i veri razzisti nei confronti dell’ Italia e degli italiani. Ricordiamocelo tutti al momentoi del prossimo voto politico altrimenti dimostreremo di meritare la cupola mafiosa d’ Italia.

LA DITTATURA DELLA DEMOCRAZIA.

A prima vista può sembrare il più classico degli ossimori (e letteralmente lo è pure) ma, a sentire il grido d’ allarme lanciato dal Commissario per la revisione della spesa pubblica Cottarelli, ripreso da tutti gli organi di stampa, risulta essere la più sintetica ed efficace definizione della condizione sociale e politica italiana. Siamo sotto la dittatura che la Democrazia, nell’ infelice e chimerico tentativo di “garantire” tutti i diritti, anche i più astrusi e cervellotici, ha instaurato assoldando il mercenario per antonomasia, quello capace di “lavorare” sia per despoti che per parlamenti: la burocrazia.  Questo mostro partorito dalla sempre più fertile e schizzoide mente amministrativa è riuscito, nel breve volgere di qualche decennio, a paralizzare la macchina pubblica ingessandola con normative contrapposte che si smentiscono reciprocamente creando, di fatto, il vuoto legislativo pur in presenza di una foresta amazzonica di leggi statali e regionali. Ingenuamente si è sempre pensato che ciò fosse il logico risultato della congenita incapacità tipica nel burocrate ma adesso che il bavaglio politico-mediatico si è sfilacciato sotto i colpi liberatori di internet, si ha la inequivocabile certezza che detta incapacità sia voluta e cinicamente calcolata. Si comprende così quale sia l’ obbiettivo che la burocrazia vuole distruggere: l’ architrave di ogni progetto di società evoluta cioè la certezza della norma e del Diritto.  Drogare la Nazione con infinite overdose di leggi, espresse per altro in linguaggio criptico e demenziale,  contenenti elementi idonee a renderle in pratica inapplicabili e minare la credibilità democratica con molteplici livelli legislativi antagonisti, è il mandato che la Democrazia ha afffidato   al cancro burocratico.  La stessa figura del Commissario Cottarelli risulta emblematica del nefasto avvitarsi su sè stessa della amministrazione pubblica. Chi l’ ha detto che necessiti un Commissario straordinario (da retribuire e quindi in sostanza di un ulteriore spreco) per ripulire la spesa pubblica da sperperi scandalosi?  Non è nella ragion d’ essere degli stessi Ministeri centrali e locali (assessorati) l’ obbligo di un sano, equilibrato e rispettoso uso dei soldi pubblici? Perchè i troppi Enti amministrativi devono avere un tutore che disinfetti le contabilità pubbliche dal morbo della “finanza” allegra e irrespoinsabile? Cosa ci stanno a fare allora quelle schiere di direttori di settore, di dipartimenti, di presidenza, quelle pletore di consiglieri, di capibastone in mezze maniche con mega uffici e segretarie che sembrano prestate da Playboy, se poi serve un Commissario straordinario che faccia i conti della serva ed intimi la fine di sprechi che gridano vendetta? Ma non basta. La mafia burocratica, coesa a difesa dei propri privilegi, si permette anche di rispondere picche alle richieste di rendiconti e di documenti che questi “osa” avanzare ( come riportato da organi di stampa). Tutto ciò altro non è che il miserabile minuetto che si balla nei corridoi e nelle stanze del potere burocratico-politico finanziato dai soldi delle tasse e sostenuto dall’ ignoranza di un popolo che si divide in dispute ideologiche, che non sa usare l’ arma del voto, che china la testa davanti agli  “onorevoli” per la miseria di un panino, che s’ arrangia come può ma che non ha gli attributi necessari per essere una Nazione. Il piagnisteo isterico e ricattatorio che le oche del Campidoglio di oggi, cioè i così detti “governatori” di Regioni, oppongono al minimo accennare a risparmi e razionalizzazione dello sperpero pubblico è l’ altra faccia (sporca) della medaglia (ancor più sporca) della politica politicante, figlia e al contempo madre della dittatura della Democrazia. Questi moderni “consoli” si sentono tutti semidei nell’ Olimpo di sedi regionali faraoniche costruite con i soldi “rubati” a pensionati, operai, impiegati ed aziende. Miliardi di euro bruciati per costruirsi la reggia e poi poter latrare che i risparmi di spesa sono possibili solo con la drastica riduzione dei servizi pubblici resi al cittadino. Un ricatto politico perpetrato in funzione di future elezioni, in funzione dell’ uso di denaro pubblico a mò di pastura per i pesci rossi che popolano il grande vaso delle circoscrizioni elettorali. Siamo nella dittatura della Democrazia e nella preistoria della politica, siamo alla tirannia dei Trenta che uccise Socrate e che oggi sta uccidendo l’ Italia.

MINISTRO DAVVERO “economico”

Ascoltare le esternazioni del Ministro dell’ Economia italiano rappresenta, per una mente mediamente intelligente, una vera e proria tortura e aggiunge, se ve ne fosse bisogno, rabbia a desolazione.  Rese in un quadro estetico deprimente (evidentemente non esistono ministri economici diversi dal modello “tantum ergo”) fatto di pelle cadente, espressione sconsolata e condita di fastidiosa tristezza di circostanza, esse danno l’ esatta misura della incapacità che la politica nostrana  mostra di possedere nel gestire una crisi economica da essa stessa causata. Ascoltare ammissioni di fallaci previsioni di crescita fatte quando anche i sassi avevano capito che erano tali, vedere lo sgomento sulla sua faccia solo perchè la ripresa non “avviene”, sentire espressioni come “infelice combinazione” per descrivere il disastro provocato dagli ultimi tre governi di tecnici sinistri e di sinistra tecnica, fa ribollire il sangue e portare la mano alla bocca onde non farne uscire parole da querela per ” vilipendio ” della politica. L’ ottuso teorema è sempre lo stesso e le domande che si rivolgono   i sinistri pure: come mai la ripresa economica non germoglia dopo la geniale aratura fiscale posta in essere dai pericolosissimi “professori” del tassa ma continua a spendere? Come mai l’ occupazione non cresce (solo per gli italiani del posto fisso e d’ ufficio) mentre legioni di extracomunitari trovano vitto, alloggio e lavoro? Come mai le imprese, tartassate di imposte e soffocate dalla burocrazia, non assumono? Certi idioti sono convinti che basti darsi una partita Iva o una ragione sociale per evere garantiti fatturato e reddito. Uno di essi è il fisco di cui questa politica cialtrona è ispiratrice. Gente che sta dietro a una scrivania e porta a casa lo stipendio, anche se sbadiglia per otto ore di seguito, non ce la fa proprio a capire come mai la ripresa tardi e le imprese soffrano, eppure a sentire i tromboni istituzionali basterebbe avere coraggio ed investire denaro proprio, il resto sarà automatico!  Se le chiacchiere idiote della politica e della burocrazia formassero reddito l’ Italia sarebbe più ricca dell’ intera galassia petrolifera ma purtroppo esse producono soltanto immondizia ideologica che nessun inceneritore riuscrirebbe mai a smaltire. E dunque dobbiamo sopportare ministri da incubo che dall’ alto del pulpito arringano una Nazione in disfacimento per la illuminata azione di docenti saliti al soglio senatoriale, quale anticipo per la miseranda opera prestata, di enfant inconsapevoli e velleitari di partito, tanto sconsiderati da ritenersi in grado di fare i Presidenti del Consiglio quando, se si facesse sul serio, avrebbero scarse possibilità di superare l’ esame attitudinale per aspiranti parcheggiatori abusivi. Dobbiamo intristirci ancor di più vedendo la tristissima faccia di un Ministro che nei mesi di vigenza ha visto aumentare il debito pubblico, la disoccupazione, la morìa di aziende e la crescita della povertà. Ovviamente di proprie responsabilità nemmeno un cenno o l’ ombra come se in caso di deragliamento del treno fossero responsabili i bigliettai e non il macchinista. La colpa è sospesa nell’ aria ed è della ripresa stessa che non si decide a manifestarsi. Questa sorta di animismo, di cui è malata la lobotomizzata politica italiana, è sconcertante e mostra penosi individui pronti a dare la colpa a tutto meno che alla propria incapacità manifesta. Ora ricomincerà la tiritera delle manovre aggiuntive di bilancio smentite tanto da renderle reali, la richiesta di ulteriori sacrifici per la Patria che, non essendoci più oro da chiedere, opterà per il meno luccicante sangue, facendo balenare che non sarà più da escludere l’ espropriazione della riservatezza familiare attraverso una obbligata convivenza di tipo sovietico, prima con gli extracomunitari clandestini e poi fra noi italiani  con razionamento di metri quadri di spazio, metri cubi d’ aria e centimetri cubi di libertà. Ministro dell’ Economia di questa ormai resa povera repubblichetta, abbia un rigurgito rivoluzionario visto che proviene dalla scuola del partito comunista, faccia una cosa che non  è riuscita ai suoi due predecessori, passi alla Storia come il primo politico che riconosce le proprie responsabilità, si dimetta e lasci il posto a chi, ogni giorno, Le indica la strada giusta ma resta inascoltato.

DIS-ONOREVOLI.

I tempi cambiano, cadono tabù ed altri ne nascono ma quello della “santificazione da nomina” resiste a dispetto di qualsiasi progresso tecnologico e filosofico. E’ il tabù inamovibile grazie al quale chi viene eletto in politica, non importa se attraverso liste bloccate “libertarie” come tonnare, e accede al soglio parlamentare diventa, tout cour, “onorevole” perdendo di botto il peso gravitazionale della normalità e può  veleggiare fra terra e cielo come un puro spirito. E nulla osta il fatto che la maggior parte di questi santificati dall’ urna elettorale non sappia disegnare la “o” nemmeno con l’ ausilio del bicchiere o che sia totalmente sprovveduto di preparazione culturale degna degli eredi di Cicerone o che si strangoli con tre parole nell’ avventurarsi a comporre una frase di senso compiuto. L’ aureola e la corona d’ alloro della insipienza, tristemente spacciata per sapienza, ormai sono appannaggio0 eterno. Questi  “onorevoli” e quelli che li hanno preceduti nella santificazione elettorale sono coloro che, saccheggiando le casse dello Stato, hanno sottratto la ricchezza pervenuta dalla ricostruzione post bellica sostituendola con la patacca del debito pubblico. Tutti insieme scelleratamente, maggioranze ed opposizioni, hanno cavalcato la comoda onda istituzionale traendone profitti eterni per sè stessi e le loro discendenze  a scapito del popolino idiota che imperterrito, e per ciò ancora più idiota, continua ad applaudire, a votare, a fare scioperi telecomandati, concedendosi solo il miserabile lusso di sfasciare qualche vetrina di negozio per sfogare la sua rabbia ottusa. Dunque questi eroi del seggio parlamentare sono onorevoli, intoccabili (se non per congiure interne di partito e fra partiti) e unti dal dio Potere che, grazie alla loro infinita capacità di oliarne gli ingranaggi, li accoglie nel tempio dei diversi per elezione il cui ingresso è sbarrato all’ intelligenza, alla capacità individuale, alla verità e alla libertà. Si dice che il peggio venga sempre dopo e così alla santificazione dell’ urna elettorale segue, per alcuni ancor più “eletti”  degli altri, quella governativa con l’ accesso all’ attico del Potere, alla stanza dei bottoni, attraverso la nomina a ministri della ormai defunta cosa pubblica. Questo drappello di super eletti rappresenta la punta avvelenata delle frecce che il Potere  scaglia contro la Ragione, la Libertà e la Giustizia sociale. Esso recepisce alla lettera i dettami della filosofia della disuguaglianza e rafforza il divario fra governanti e governati, fra ideatori di tasse e pagatori di esse, fra chi viaggia in businnes class e chi deve ammazzarsi nella sala motori. Da ciò discende che un eletto non possa vivere dignitosamente con meno di 20.000,00 euro mensili fra indennità, compensi e vitalizi d’ oro mentre un elettore possa, anzi debba, sollazzare con i suoi 500,00-1000,00-1500,00 faraonici euro mensili più gratifica natalizia da devolvere in IMU. Ma in fondo cosa c’è di strano? Anche nel villaggio primitivo lo stregone e il grande capo non lavano piatti e non vanno in guerra. Con quale diritto dunque qualcuno osa pretendere che questi logorroici e instancabili produttori di banalità e bestialità normative, già grondanti di sudore da ozio elettivo, già malati terminali di accidia perniciosa, debbano rimboccarsi le maniche e rinunciare ad una considerevole parte di compensi e privilegi per contribuire a salvare il moribondo Paese? Siamo seri!  Sarebbe dis-onorevole pretendere tal comportamento da chi ha fatto l’ impossibile per praticare, propagare e far attecchire la corruzione, la mazzetta di Stato, e ottenere per sè pensioni e vitalizi di platino con poche sedute da “onorevole”. Definirsi “onorevoli”, a prescindere dal dis-onorevole comportamento, vuol dire essere arcaici o addirittura preistorici e dunque cessi l’ uso di questa terminologia inadeguata e superata dalla verità dei fatti, e soprattutto cessi lo scandalo delle competenze per nomina che ha portato individui di infimo spessore professionale, praticamente degli analfabeti, a ricoprire cariche pubbliche e di Governo. Cessi la distinzione classista fra “alte cariche” e gente comune poichè dalla cronaca è risultato che le prime, oltre alla lacrima facile, indugiano volentieri nel parcheggio in divieto di sosta balneare con auto di Stato, in accaparramenti “dinamici” di appartamenti e nepotismo vario come un qualsiasi e non privilegiato uomo così detto della strada.  Si spenga quella falsa aureola che cinge le crape elette, ufficialmente sempre sofferenti per il “pesante servizio” reso al Paese ma realmente gaudenti e spensierati come bamboccioni di prima categoria. La vittima, la gente che lavora, smetta di adorare il suo carnefice, questa miserabile falange di irresponsabili capaci solo di creare debito pubblico.  Solo allora si potrà cominciare a pronunciare la parola Democrazia.

ECONOMIA: SCELTA DI VITA.

La “lectio magistralis”  sull’ economia mondiale tenuta dall’ estrema sintesi degli ultimi dati riferiti al Pil tedesco e francese sgombra, una volta di più, il campo dalle ciarle e dai vaneggiamenti dei politicanti in merito alle misure da adottare per governare le crisi economiche. Fatta la preliminare e fondamentale scelta di vivere in un sistema di libero scambio, di libera produzione e di liberi consumi (il capitalismo), se non si vuole morire (poichè non è vivere) in un regime  politico-economico comunista statalista, non resta che applicarne la regola base che impone di lasciare sempre aperta la valvola dei consumi privati e di correggere le storture dovute agli sprechi pubblici che sono un vero cancro per l’ economia. Che non ci sia produzione e quindi ricchezza se mancano i consumi è un’ equazione nota anche al sasso più idiota ma evidentemente non al politicante che si illude ( da idiota irreversibile) di “governare” l’ economia a colpi di clava fiscale. La folle idea secondo cui per tornare allo sviluppo ci sia bisogno di austerità nei consumi è la peggiore e più inequivocabile dimostrazione di imbecillità mista a malafede ideologica. Se lo sviluppo si nutre di consumi, inibirli o contenerli attraverso la politica fiscale per riempire le saccocce sempre bucate dello Stato equivale al salasso praticato ad un malato grave di anemia. Ciò è confermato da un dato comune a tutte le Nazioni in crisi economico-finanziaria: il debito statale fuori controllo. Detto in parole chiare significa che lo Stato spende (o sperpera) molto più di quanto i suoi cittadini siano in grado di pagare sotto forma di tasse. E’ fuori di dubbio che la crisi economica che stiamo vivendo sia stata causata dal criminale comportamento delle sovrannumerose schiere di politicanti che, come cavallette su un campo di grano, hanno divorato quantità di miliardi di lire/euro incalcolabili. La causa è chiara e davanti agli occhi di tutti ma a tentare di confondere le acque tramite ignobili scaricabarile ci pensa quella organizzazione nefasta che si chiama ideologia politica secondo la quale non di sperpero si sarebbe trattato ma di munifica elargizione di “servizi al cittadino”, e semmai, lo sperpero sarebbe solo opera degli avversari politici. Queste brevi premesse unite alle fallimentari ricette miracolistiche dei tanti ciarlatani con o senza tessera di partito, spiegano come l’ economia sia una scienza esatta che muore nel momento in cui si pretenda di snaturarla con la politica.  Quando si sente uno dei tanti, troppi, imbecilli latrare che si deve tiarre la cinghia e fare sacrifici, cioè pagare più tasse, per imboccare la via del risanamento di un deficit provocato da sperperi pubblici, si comprende quanto questi imbecilli siano consapevolmente lontani dalla realtà.  Non pensano questi onorevoli che consumare di meno per pagare più tasse significa chiudere in faccia a chi vive di produzione (artigiani, commercianti, industrie  e loro dipendenti) la porta della dispensa. Costoro e i loro miserabili reggistrascico, fra i quali eccellono i così detti “economisti di partito”,  non vivono di produzione ma di privilegi parassitari primo fra tutti un compenso mensile scandaloso che mai risentirà di crisi o contingenze economiche sfavorevoli. Essi hanno la pancia enorme e sempre piena, alimentata da una bocca che sforna bestialità economiche a ciclo continuo e ingurgita ricchezza a palate sempre a ciclo continuo. Oggi la locomotiva tedesca, il quarto reich, non fila più spedita sul differenziale chiamato spread ma comincia ad arrancare perchè non esporta più come prima, cioè perchè i consumatori del Made in Germany hanno stretto i cordoni della borsa per poter pagare Imu ed altre tasse-pizzo imposte dalla cicala Stato italiano il quale spende, solo per fare un esempio, quanto gli Usa spendono per la Casa Bianca, per mantenere il Quirinale con i suoi lussi imperiali. Dunque i dati sul Pil franco tedesco tappano le sgangherate bocche dei miseri economisti predicatori dell’ austerità  come via di risanamento e finalmente dimostrano, anche ai lobotomizzati di partito, che se non si riduce il peso parassitario della cavallette politicanti ad un livello di decenza, la spirale più tasse meno consumi strangolerà non solo nazioni macchietta come l’ Italia, serva di tutti i ricchi padroni del mondo ma, uno alla volta, anche questi, fin quando non spunteranno un altro Hitler, un altro Stalin e si distruggerà tutto con il nobile intento di ricostruire.

PATRIZI E PLEBEI.

Premesso che, contrariamente ai tanti estimatori di Cesare e del Senato di Roma antica, non nutro particolari simpatie o addirittura adorazione per quei presunti grandi uomini capaci solo di immani guerre e stragi di interi popoli, con riduzione dei superstiti in stato di schiavitù, oggi soffro per l’ avviata eutanasia del Senato della Repubblica (?) italiana. E’ vero, dai tempi epici di Cavour molti portaborse, giullari di palazzo e comparse sono saliti allo scranno del ramo nobile di quel penoso luna park che risponde al nome di Parlamento, tuttavia realizzare che l’ unica “riforma”   partorita da una pletora di lavandaie consiste nel tornare al Senato della Roma Patrizia riducendo sì il numero degli ex portaborse ma creando una nuova e più ristretta casta di nominati per aver ben servito il “sistema” politico, impone di ribellarsi.  Sindaci e Presidenti di Regione saranno i nuovi patrizi che dopo aver affossato l’ economia nazionale con le voragini locali di Sanità, “consultopoli” e follie amministrative di ogni genere, saranno santificati con l’ aureola di alloro di Senatori quale risultato di uno scandaloso conciliabolo fra addetti ed adepti basato sulla regola cardine della politica: il do ut des. Nessuna democrazia vera presenta una Camera parlamentare esentata dal vaglio elettorale, nessuna nazione occidentale evoluta ritiene di poter fare a meno del voto popolare. Sono le varie Cuba con i loro soviet, le aspiranti Coree del Nord a privare i popoli del diritto di voto. In Italia sta nascendo una Cuba, oltretutto malformata o come direbbero i buonisti del lessico ipocrita diversamente abile ma io la chiamo semplicemente  deficiente nella più ampia accezione del termine. E’  tale perchè priva di contenuti giuridici e del rispetto istituzionale che la classe politica e burocratica per prime devono alla Democrazia. E’ tale perchè spaccia per largo consenso parlamentare e riformatore il consociativismo untuoso praticato a fini di mantenimento delle poltrone.  E’ tale perchè priva la Democrazia di uno strumento di tutela, il Senato elettivo, a beneficio del mercato delle vacche e delle prostitute politiche. Non è un caso che l’ involuzione politica, culturale e sociale, che stiamo vivendo sia pilotata da saltafossi, da avventurieri dalle mille tessere di partito, da comunisti “risciacquati in Arno”, da fascisti lavati con lo sbiancante, da “moderati” tanto moderati da non avere un’ idea e tantomeno un ideale. Per il colmo dell’ ironia sarà, forse, proprio questa malformazione congenita della politica italiana a salvarci dal perdere il Senato elettivo poichè, vista la durata media delle legislature, gli attuali giullari hanno poche speranze di superare l’ iter parlamentare ed il referendum popolare finale per giungere all’ obrobrioso risultato. Sarà, forse la plebe, distrutta dalle tasse, a cancellare  anzi a far abortire il malformato nascituro, il nuovo Senato dei patrizi. E intanto la recessione si mangia Italia, italiani e, per fortuna o per suprema giustizia, comincia a mangiarsi anche Berlino e Parigi.

L’ INDEGNITA’ DELLO STATO.

I fatti di cronaca che riempiono le pagine dei quotidiani con le imprese maramaldesche di tanti amministratori pubblici nei vari livelli della burocrazia statale e politica, la notizia di una raffica di dimissioni da parte di componenti la Corte dei Conti, tesa ad evitare ventilate riduzioni di stipendi, e da ultimo la pubblicazione, da parte del quotidiano Libero, di una sorta di diario segreto e personale scritto da un sottufficiale della Guardia di Finanza, che descrive i criteri (in verità sempre sospettati dal comune sentire) ispiratori dell’ attività di verifica fiscale svolta dal Corpo, mettono in seria discussione il principio fondante dello Stato, cioè la sua degnità ed il suo rispetto delle regole democratiche. Quando uno Stato si arroga il potere di vita e  di morte sui propri cittadini attraverso strumenti di distruzione di massa quali la violenza fiscale, giudiziaria, politica ed etica, esso cessa di essere credibile e degno di rispetto essendosi, nella sostanza, trasformato in regime dittatoriale i cui carri armati sono leggi liberticide, tassazione senza controllo, distruzione del tessuto morale e sociale. Quanto emerge dalla lettura di questo “diario”,  vissuto in prima persona dal suo autore, dà il colpo di grazia alle illusioni di coloro che quotidianamente impegnano la propria vita perseguendo una civile convivenza, demolisce gli ideali di chi, sotto una divisa militare o sotto una veste istituzionale, ha immaginato ci fossero solo persone degne essendo per di più pagate per difendere la legalità. Torna a galla il famoso slogan del realista, del disincantato che non crede alle favolette ideologiche, “chi controlla il controllore?”, che riassume il fallimento della Democrazia in  quanto ideale perfetto ma bisognoso di persone per essere applicato e quindi destinato a restare una chimera. La Democrazia conferisce potere in forza di legittimazione politica e contemporaneamente è sua precipua ragione di essere la difesa dagli eccessi del potere stesso, è tutta in questa contraddizione di base la tragedia politica e sociale che stiamo vivendo, illusi da figure, ormai rese retoriche dai fatti, come il Parlamento, La Corte Costituzionale, la Costituzione stessa. Mentre la “sacra” Carta sancisce che ogni cittadino è innocente fino a prova contraria la mostruosa macchina da guerra burocratica stupra la libertà e la democrazia ribaltando questo elementare principio, sparpagliando anticorpi fiscali nel tessuto produttivo con l’ intento, chiaro e dichiarato secondo l’ estensore del “diario”, di ricavare gettito forzoso come un qualsiasi mandamento mafioso. Alla luce delle rivelazioni pubblicate dal quotidiano Libero questo Stato precipita nel buio del malaffare così detto legalizzato e a nulla servono le etichette altisonanti dell’ antievasione fiscale di facciata, delle celebrazioni con sfilate e roboanti cantilene a base di trionfalistici bollettini. Qualcuno obietterà che in fondo già si sapeva e che stupirsi ora sia infantile ma una cosa è supporre che delle mele marce, dei ricattatori in proprio, si annidino nel contesto sano estorcendo mazzette, altra è trovarsi di fronte alla prova di una organizzazione politico-statale tesa a schiacciare come un carro armato i cittadini, a succhiare il sangue dal lavoro, a minacciare la vita stessa delle persone. Questa volta non si può volatare pagina e far finta di niente dopo qualche fuoco artificiale iniziale, questa volta si deve mettere lo Stato davanti alle sue vergognose responsabilità e rimuovere chirurgicamente il cancro della corruzione ideologica che sta al suo interno e che ha ridotto l’ Italia ad una cloaca sociale. Siamo ormai alla chiamata finale per salvare quel poco che resta della Democrazia e non rispondere non solo è da codardi ma anche da autolesionisti idioti che rimandano di qualche giorno l’ effetto finale del nodo scorsoio della dittatura.

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