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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Figli dello Stato

LADRI DI FIGLI.

 Dalla provincia di Reggio Emilia la rossa arriva il fatto criminale emblematico  della ideologia gender-omosessuale, supportata da una sinistra che invia comparse solidali  sulla bagnarola pirata, ma che fa finta di ignorare le pratiche mengheliane poste in essere, nel suo grasso ventre, da assistenti sociali lesbiche. E’ noto che la “banda progressista” si sia sempre  ritenuta al di sopra delle leggi e che, in nome di una usurpata rappresentanza proletaria, abbia “giustiziato” poliziotti e politici avversari, colorando di rosso rivoluzionario quelli che erano soltanto volgari omicidi perpetrati da volgari assassini di  sinistra.  In base a tale pretesa superiorità rispetto alla legge ecco la “banda progressista” scagliarsi, con inaudita ferocia ideologica, contro la Famiglia unica e normale, per rubarle i figli legittimamente e naturalmente concepiti e condannarli alla morte quotidiana all’ interno di caricature domestiche omosessuali. Soltanto il comunismo e il nazifascismo, in ciò accomunati da identica ignoranza e crudeltà, sono stati storicamente capaci di deportare  milioni di individui, sradicandoli dalle loro case per poi sterminarli nel chiuso dei “salotti buoni” della loro follia (gulag e campi di concentramento vari).  Anche queste kapò assistenti sociali “progressiste”,  assistite in ciò da sindaci altrettanto “progressisti”, si sono sentite in diritto di deportare i figli di gente  normale e indifesa davanti alla cortina di ferro formata dalla burocrazia sociale e da certa magistratura alleati nel progetto di distruzione  della famiglia unica vera e naturale.  Queste kapò del terzo millennio, e quarto reich nostrano,  hanno avuto potere di vita e di morte su inermi bambini e genitori sprovvisti di ammanigliamenti economico-sociali,  e hanno potuto commettere i più odiosi crimini coperti dalla  autocertificazione   della tutela dei minori di matrice sinistra-buonista. Le indagini sono ancora in corso, ma dubito fortemente che fra le vittime di questi nazisti emiliani e “progressisti” ci siano famiglie di avvocati, giudici o ingegneri, attori e giornalisti. I “coraggiosi” vigliacchi hanno di sicuro pescato  nel mare (per loro) tranquillo del proletariato schiacciato dalla mancanza di tutele corporative e dunque ideale terra di conquista dei nazisti con tessera rossa. Sono questi i pacifisti che inneggiano ai mercanti di schiavi, sono questi i buonisti che attaccano il ministro Salvini e si permettono  di dargli del fascista e razzista. Sono loro che rubano i figli altrui per ucciderli dandoli in pasto a certi dispetti della natura che rinnegano la creazione di Dio. Invocare la pena di morte, con esposizione dei cadaveri a testa in giù sulla piazza di Reggio Emila, per questi autentici nazizti rossi non appare essere minimamente lesivo di quel senso di Giustizia non edulcorato e svilito da buonismo e perdonismo a senso unico. Chi tocca i bambini, e in questo caso anche le loro famiglie, deve morire! Non ci sono margini di discussione e chi li rapisce sotto l’ egida dell’ assisatenza sociale merita solo di sparire dalla faccia della terra.

IN NOME DEL PADRE.

Leggo su Il Giornale la vicenda dello psicanalista Giancarlo Ricci e resto pietrificato dalla nausea mentre monta la rabbia, i soli sentimenti che suscita in me il politicamente idiota patrono dell’ omosessualità.  Racconta Il Giornale di due anni di istruttoria, un processo (sommario) ed una sentenza edulcorata, che sono serviti a minare una carriera professionale inappuntabile per il solo fatto di aver affermato, nel corso di una trasmissione televisiva, l’ importanza delle figure di madre e padre nello sviluppo di un figlio. Giancarlo Ricci è stato ritenuto reo di aver ribadito una verità storica, accademica, scientifica e dottrinale della psicologia.  Dopo due anni di attività processuale, che sa di  persecuzione ideologica, da parte dell’ Ordine degli psicologi è stato assolto soltanto perchè quanto da lui “blasfemicamente” affermato è “riconducibile ad una sua mera opinione e non a riscontri scientifici verificati”. Perchè tutto ciò? Semplicemente perchè Giancarlo Ricci, individuando nel padre e nella madre le matrici indispensabili ed insostituibili dello sviluppo psichico dei figli, avrebbe discriminato chi, pur non essendo nè padre nè madre, si arroga il diritto di essere chiamato genitore. Gli omosessuali si sentono discriminati e menomati non potendo essere madri essendo maschi e padri essendo femmine per volere di una natura, ai loro strabici occhi, maligna e omofoba.  “A tal segno!”  direbbe una esterrefatta Lucia Mondella. Sì, a tal segno è arrivata la miseria culturale, scientifica e morale dei negazionisti del sesso, del ruolo e del significato dell’ umanità. Se dici padre e madre, secondo i filosofi del nulla, bestemmi la divinità dei numeri uno e due, vessillo di una sinistra tossica nemica politica e culturale del valore morale e patrimoniale della Famiglia. Essa vuole sostituirla con la “famiglia di partito” affinchè nascano non figli ma pezzi di ricambio omologati dell’ infernale ingranaggio ideologico basato sulla intercambiabilità di persone tutte uguali allo stereotipo privo di autonomia di pensiero. Ciò è il capovolgimento della realtà per cui la Croce, e il Santo Natale offenderebbero l’ islam mentre l’ odio islamico verso la Croce e il Santo Natale non deve offendere noi cristiani.  Similmente le parole padre e madre offenderebbero gli omosessuali ma la pretesa di questi di essere caricature di padre e madre non deve offendere chi lo è in pieno diritto biologico, morale e naturale. Riscrivere la psicologia o tentare di farlo non servirà a questi profeti del nulla per dominare l’ umanità. Sono così privi di titolo e di diemensione umana da ricordare un volgare tornado che può sì spazzare via qualche casupola di legno, ma passato il tempo di uno sbadiglio svanirà nel niente che lo costituisce. Nel nome del padre e della madre si riuscirà ad essere figli veri e vincenti sull’ ignoranza generata dalla filosofia da bar secondo la quale la famiglia naturale sia roba da Medio Evo mentre le baracconate carnevalesche e caricaturali “arcobaleno” sarebbero il segno di “nuova civiltà”.

I “MENGHELE” ROSSI.

Chi non è sprovvisto di memoria ricorderà certamente le campagne mediatiche condotte dal duo sinistra-clero contro la bioingegneria, cioè l’ intervento delle scienza in materia genetica. Le suffragette rosse e gli stregoni con Tiara e Pastorale  si scagliavano quotidianamente contro medici e futuri genitori scomunicando la loro tentazione-desiderio di predefinire il colore degli occhi ed altri connotati estetici dei nascituri, o di indagare eventuali malformazioni e impedire la nascita di persone destinate ad una vita di atroci sofferenze, servendosi delle conoscenze scientifiche acquisite. Urlavano come ossesse le vestali del “non toccate la natura, è da nazisti mengheliani intervenire su di essa.” Il peccato mortale era, secondo le sempre più isteriche vestali, perseguire la bellezza o semplicemente lo scongiurare infermità. A distanza di qualche decennio ecco però venire a galla, nel fetido stagno del buonismo politicamente corretto, una versione 2.0 dei paladini anti ingegneria genetica. Sono i nuovi tromboni del miserabile non pensiero gender. Sono i nemici del femminile e del maschile, sono i pazzi furiosi secondo i quali il sesso è una discriminante omofoba, un’ ingiustizia Divina contro cui scatenare, in guerra totale, le ridicole legioni racchiuse nell’ acronimo LGBT. Gli stessi che ieri scagliavano anatemi moralistici contro quelle mamme e quei papà oggi esaltano il farmaco “liberatore dell’ umanità dalla schiavitù” imposta dalla natura e le sue distinzioni. La Triptorelina è improvvisamente diventata la via verso la terra promessa del non sesso, delle ammucchiate arcobaleno, delle caricature transessuali. Con essa si può bloccare, in età adolescenziale, il normale e naturale sviluppo sessuale e scegliere se continuare ad essere ciò che la natura ha voluto o inventarsi una propria “creazione” di sè stessi. Ancora una nuova ma sempre vecchia versione del Peccato Originale sponsorizzata dalla corporazione omosessuale e pedofila, con il non casuale “appoggio esterno” della gerarchia ecclesiastica che guarda con non preconcetta contrarietà alla nouvelle vague della distruzione dell’ umanità. Mutare un ragazzo in ragazza, anche per il più banale dei capricci. non è dunque, secondo le vestali dell’ omosessualità quale condizione di perfezione, un abominio genetico. Molto più delittuoso e criminale è scegliere il colore degli occhi del nascituro! Preti e buonisti omosessuali, chi riesce ad individuare differenze fra loro vince, si ritrovano fianco a fianco in questo pellegrinaggio verso il santuario della morte dell’ anima. E’ la vittoria  del “dio” del diritto prima di tutto contro il “demone” del dovere e della responsabilità di sostenere tutti il peso della “casa comune”.  Molto più comodo e facile è rivendicare il proprio diritto di pesare sugli altri, di essere zavorra morale retribuita con la paghetta di cittadinanza e con la totale licenza di non essere, di non dare, di non lavorare. Eccoli i menghele rossi! I fautori delle stanze della droga passati alle stanze della ri-creazione on demand. Sono i nemici della classificazione naturale in madri, padri e figli nella evidente, conclamata incapacità di essere uno dei tre. E’ l’ ideologia di chi mira a distruggere ciò che non è in grado di essere. Essa si è scatenata prima contro il capitale e il lavoro, poi contro la famiglia naturale e la bellezza,   ed infine contro la natura. La prossima mossa di questi folli sarà di retrocedere la vagina quale “luogo deputato alla nascita” in favore dell’ ano, politicamente corretto e non certo omofobo data la sua universalità e trasversalità.

EUTANASIA DI STATO.

Apparentemente il mondo si dichiara sconvolto dalla morte del piccolo Alfie di Liverpool ma non lo è per niente. Questa commedia del dolore è una farsa interpretata da giudici (spesso la parola fa rima con sudici), da Papi che si dicono addolorati ma nel contempo si scagliano contro la medicina rigenerativa, da politicanti che,  per far cassa elettorale, regalano una cittadinanza platonica mentre professano l’ eutanasia come pilastro della libertà.  La verità è che stiamo vivendo un’ era di morte, un’ epoca dominata da crudeltà quotidiane servite ai pasti da telegiornali meramente sensazionalistici realizzati nei sottoscala della “kultura” e dell’ ideologia. Si parla solo di morte, si coniano parole stupide come femminicidio, tutto si classifica e si codifica facendo sì che le peggiori manifestazioni della bestia umana diventino moda e vengano, in sostanza, accettate come inevitabili, anzi normali. Il fatto poi che una persona, si è tale anche a due anni di età,  possa essere “sequestrata” da un magistrato, che altro non è se non un impiegato statale, e che costui possa impedire ai suoi genitori di esercitare la loro legittima potestà, rappresenta la fine della civiltà occidentale nella quale domineranno sempre più gli stregoni in toga, in tutto identici a quelli con monili d’ avorio infilati nelle narici. Nel luna park della chiacchiera le categorie deboli (categorie appunto) sono al centro delle balle elettorali ma poi, grattando appena con l’ unghia la società (in) civile, si scoprono maestrine di gender intente a malmenare bambini come fossero punch-ball, infermieri e badanti a malmenare vecchi  indifesi e, dulcis in fundo, governi (anzi governicchi) che incentivano l’ eutanasia pensando di riscattare con essa la solitudine a cui il malato e la sua famiglia sono condannati dalla infernale macchina della burocrazia politicamente corretta. Il piccolo Alfie sarebbe stato “amorevolmente” sottratto a dolore e sofferenza da un giudice che ne ha decretato la morte per abbandono terapeutico. Il teorema che postulano questo “genio” in toga ed il codazzo dei fautori dell’ eutanasia è, in sintesi, che una volta conclamatasi una malattia grave e rara si debba alzare le mani e risparmiare i soldi dei contribuenti, magari per impiegarli proficuamente in aumenti salariali a beneficio di tutta la Nomenklatura. No all’ accanimento terapeutico dunque. Ma la ricerca scientifica  cosa è se non accanimento conoscitivo e quindi terapeutico, in chiave futura?  Per quale motivo allora si spendono miliardi di euro per stipendiare pletore di ricercatori che sconfiggano le malattie rare se poi il malato, che detto con tutto rispetto può essere esso stesso strumento di studio e di ricerca, viene soppresso per abbandono terapeutico? Dobbiamo fare donazioni, sentirci in colpa mentre mangiamo solo per non essere malati e donare un X per mille e basta.  A questi stregoni serve soltanto questo. A noi e alla Civiltà serve che questi stregoni scompaiano quanto prima.

IL DIGIUNO DEGLI SQUALI.

In questi giorni la già squallida politica italiana, costituita da saltafossi, leccapiedi,  portaborse improvvisati capibastone, mummie staliniste, ladruncoli a piè di lista e bamboccioni analfabeti catapultati sugli scranni parlamentari dal più autolesionista dei voti di protesta, si trova a recitare la miserabile pantomima dei digiuni macchietta di pannelliana memoria. Accade che di fronte all’ accantonamento del folle progetto, tutto sinistro e clericalcattocomunista, chiamato jus soli, diverse controfigure in cerca d’ autore inseguano anche qualche momento di miserabile visibilità lanciandosi in dichiarati  digiuni di protesta.  Sono politicanti di lungo corso con tante tessere di partito da far vergognare il gioco del domino, cataplasmi estetici desiderosi di rendere l’ Italia brutta come loro, esponenti di quella crema acida asservita alla politica dello scambio di voto contro carriera. Sono in sostanza il cancro di questa Italia ormai stretta nella morsa asfissiante del politicamente corretto le cui ganasce sono un clero affollato di pedofili, omosessuali e affaristi ed una sinistra anti italiana follemente decisa a perseguire il ricambio etnico a fini di voto elettorale. Immaginare che questi soggetti possano digiunare quando, dal golpe del 2011 ad oggi, sono riusciti a divorare le fondamenta della Nazione Italia, riesce impossibile. Anche perchè le due ganasce hanno in comune una fame insaziabile di tutto ciò che non è loro proprietà. Sono così abituate ad espropriare, ad impadronirsi, a reclamare sotto forma di questua che, dopo aver inventato le indulgente plenarie e parziali a pagamento insieme alla dittatura del proletariato, un digiuno risulta essere incompatibile con la loro stessa natura. Ma digiunare sui giornali e sulle televisioni è facile e politicamente redditizio, fa clamore e colpisce le teste lobotomizzate della manovalanza di partito, quella che il “rifondarolo in cachemire” chiamava  “massa critica della sinistra”. Farlo poi per un motivo così miserabile quale il togliere la sovranità etnica all’ Italia rendendola una bolgia di etnie, fra loro nemiche e ispirate alla distruzione reciproca da odio religioso, è tipico della mente contorta dei sinistri, i quali se non vedono scorrere sangue, se non sparano ad altezza d’ uomo, se non distruggono la società civile, non riescono a vivere. Questo ennesimo, miserabile e buffonesco digiuno è il vero documento di identità della sinistra, buonista verso assassini come quel Battisti e gli altri terroristi vigliacchi e criminali di brigate rosse e compagni vari che oggi, dopo aver ammazzato padri di famiglia, si godono i frutti della militanza comunista. Il solo vero digiuno che la sinistra può ostentare è quello cerebrale e spirituale, suo esclusivo  e inattaccabile appannaggio. Queste orde non digiuneranno mai! Nemmeno se le si lega ad un letto di contenzione. Troveranno sempre il modo di divorare qualcosa anche fingendo di digiunare, come la creduloneria di coloro che, nonostante l’ evidenza, continuano a votare la sinistra anti italiana.

REPETITA JUVANT.

Lo dicevano i latini e la miserabile deriva, dettata dal politicamente corretto e omosessuale alla pubblicità commerciale, lo impone allo scopo di raggiungere i tanti che ancora non hanno compreso le tragiche finalità della insensata rincorsa gender.  Accade ancora. E questa volta è una nota bibita americana, che mi vanto di aver da tempo eliminato dal mio parco bevande presieduto in massima parte da acqua pura e semplice, a lanciare lo spot ideologico-buonista teso a far considerare normale e naturale ciò che non lo sarà mai: l’ omosessualità. Narra, tale spot, di un aitante macho intento a pulire una piscina privata e oggetto delle mire sessuali degli abitanti della casa. Ad una finestra è affacciata, e affascinata dalla visione, la figlia adolescente mentre ad un’ altra è affacciato, con il mento voluttuosamente appoggiato sul dorso delle mani intrecciate e con espressione sognante, il figlio adolescente anche lui ma vistosamente omosessuale. D’ improvviso i due scattano all’ unisono verso il frigorifero, prendono la nota bibita e si precipitano, cercando di superarsi, verso il macho per deliziarlo e conquistarlo. Purtroppo per i due (o le due?) il terzo incomodo (la mammina solerte e disponibile) li ha bruciati sul tempo e, in ovvia assenza di un marito,  raccoglie il frutto desiderato. A parte la misera trametta, il miserabile messaggio che si intende trasmettere alla gente, con l’ ennesimo spot filo omosessuale, è la normalità della omosessualità, il suo sdoganamento nella famiglia e quindi nella società. Dove sono finiti quei padri inferociti e vergognosi allo scoprire che i loro figli, eredi del nome, del blasone e della mascolinità, sono invece delle mammolette? Spariti! Cancellati per decreto, perchè essere omosessuale è bello ed edificante, è la terza palla dello stemma araldico di ogni famiglia, che se non ha in casa una mammoletta o una lesbica non è a la page non è in. Di contro le mammine del miserabile politicamente corretto contendono il maschio di turno non più solo alle figlie ma anche al pederasta di casa riducendo la famiglia ad una squallida succursale di Sodoma e Gomorra. Ormai l’ omosessuale, il popolare finocchio, è diventato il prezzemolo sociale, lo ritrovi dappertutto e fra poco anche nello spot per tamponi mestruali.   Repetita juvant! Ed io che sono un partigiano della lotta contro la sinistra e le sue miserabili mire gender ripeto, alzando il tono delle parole, che la distruzione della famiglia, dei sessi, della società civile, è un abominio del tutto identico a quello nazista della razza ariana. L’ apologia della omosessualità, già sconfinata nella folle “scelta” del proprio genere anagrafico, è l’ ultimo gradino di una scala di disvalori che porta nell’ abisso della deresponsabilizzazione dell’ individuo e del rifiuto di un ordine naturale, al fine di farlo smarrire spiritualmente e poterlo dominare drogandolo con eroina e ideologia comunista. Da difensore della cultura, della libertà e della eterosessualità esorto tutti a smetterla di bere fandonie buoniste, false libertà dall’ essere donne e uomini, velenose e fatali più della cicuta con cui i pre-comunisti eliminarono Socrate. L’ Universo è eterosessuale,  l’ ignoranza no.

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