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famiglia naturale

MARTIRE CERCASI.

Incuranti di tradire la verità ma pervicacemente fissati nel seguire il loro percorso ideologico, i grandi sacerdoti e le vestali del tempio sessuale si aggrappano a tutto e non disdegnano di strumentalizzare platealmente tragedie che, come vedremo, poco o nulla hanno a che fare con la diatriba omosex sì, omosex no. Il ragazzino di Roma suicidatosi per presunte vessazioni subite in relazione alla sua pretesa condizione di omosessuale è stato vittima in realtà di quel terribile intrigo psicologico che risponde alla definizione di dinamica comportamentale di gruppo. Iscriverlo ipso facto nel calendario dei “martiri” omosex è segno di spropositata fretta ideologica nel riempire caselle, fortunatamente vuote, a fini speculativi. Chi conosce l’ abc di tali dinamiche sa benissimo che tanti sono i pretesti per sberleffi ed emarginazione fra adolescenti, la cui crudeltà riesce ad essere seconda solo a quella degli adulti. L’ obesità, la statura, la bellezza, la bravura nello studio o nello sport, l’ intelligenza e la sensibilità, sono, insieme all’ individualità, alcuni degli spunti che il gruppo utilizza per mettere in atto azioni di esclusione, se non di tortura psicologica,  ai danni di soggetti isolati. Le sofferenze che ne derivano sono molto spesso fatali per la tenuta mentale dell’ escluso che riesce a drammatizzare ciò che considera il proprio insuccesso fino al punto di non ritorno. La fragilità adolescenziale si somma al bisogno di appartenenza al gruppo ed il grado di accettazione fa da cartina di tornasole nel misurare la propria autostima. Il cocktail è esplosivo in sè e bastano pochi ma ben assestati colpi di bullismo per demolire la ancora embrionale personalità del malcapitato. Parlare poi, a 14 anni, di omosessualità definita e definitiva, concetto tanto caro agli arruolatori di adepti del terzo sesso, è un obrobrio psicologico ed uno stupro della mente, una violenza classificatrice non meno miserabile di quella posta in atto dai presunti bulli di quartiere in questione. Chi può dire di non aver avuto contatti più o meno ravvicinati del terzo tipo con coetanei  negli anni terribili che portano alla graduale definizione del proprio profilo sessuale?  L’ amico o l’ amica del cuore con i quali si sono condivisi segreti  “inconfessabili” li abbiamo avuti tutti ed i primi contatti con la scoperta del sesso avvengono quasi sempre  attraverso un coetaneo omologo. Ma nella quasi totalità dei casi si tratta di  una fase che si chiude spontaneamente come si era aperta senza lasciare pretesi imprinting  omosessuali di sorta. Questo ragazzino forse avrebbe fatto la stessa tragica fine se fosse stato bersagliato per essere basso o troppo magro. Affibbiargli l’ aureola ideologica di martire di quella naturale repulsione che viene chiamata omofobia è un atto di omofollia allo stato puro. Purtroppo i tempi sono il segno di ciò che siamo diventati ed anticipano ciò che saremo. Appare evidente come lo starnazzare nel tempio omosex  denunci una volontà politica di appiattimento dell’ analisi e del giudizio su un pensiero unico funzionale al ribaltamento dei valori e della verità.  D’altra parte la creazione di categorie e la classificazione della persona non in quanto individuo inviolabile in sè ma solo in base all’ appartenenza ad un macro gruppo è la  fonte dell’ ideologia che contrappone politicamente i brutti ai belli, i bassi agli alti, i poveri ai ricchi, i cretini agli intelligenti e gli omosessuali agli eterosessuali.  Chi può negare infatti che se questo sfortunato ragazzino fosse stato assistito nell’ età che io chiamo “delle canne al vento”, della massima instabilità e incapacità di percepire la vita, se fosse stato aiutato a vedere oltre la nebbia dell’ adolescenza, non dai servizi televisivi che fanno solo l’ apologia dell’ omosessualità e una sorta di coscrizione obbligatoria per il nuovo esercito sessuale, ma da genitori, psicologi neutrali e da una scuola che purtroppo oggi è inesistente, non avrebbe superato quella che pare essere una semplice fase di definizione individuale e di uscita dalla bisessualità preadolescenziale ed avrebbe potuto godere di una vita eterosessuale pienamente gratificante? Soltanto l’ ottusa ideologia del politicamente corretto non si pone domande come questa.

DEGENERE.

Leggo sul blog di Marcello Veneziani da “Il Giornale” del 19 marzo 2013 una notizia raccapricciante e la riprendo per un commento più che dovuto: eliminata la Festa del papà per non turbare i figli degli omosessuali. E’ accaduto in un asilo di Roma, in una di quelle realtà sociali e pseudo didattiche dove gli ignari ed innocenti bambini ricevono l’ imprinting che farà di loro individui definiti secondo natura o incroci del così detto genere. Si badi bene che questo, secondo la nouvelle vague progressista, non deve essere obbligatoriamente quello presente alla nascita ma piuttosto quello che una società malata di mania della creazione, genitori o presunti tali genuflessi all’ ipocrita politicamente corretto, e un apparato mondiale  al servizio della lobbye omosessuale, ritengono giusto che acquisiscano. E dunque si riforma il calendario per cui il Natale di Gesù diventa una idiota festa delle luci (possibilmente rosse), la festa del papà è cancellata per mancanza degli stessi a causa di una avanzante pulizia etnica. Poi verranno cancellati i Santi che non possano vantare trascorsi omosessuali e si festeggerà la giornata del diverso bruciando sulla pubblica piazza il superstite eterosessuale che  rifiuta ostinatamente di allinerasi al corteo e di bollire, anche quì nuova legge fisica, a 90 gradi.  Il tutto finalizzato, a sentire questi profeti del caos genetico, alla rincorsa di un mondo migliore governato da mammi, babbe e transessuali, definiti questi ultimi da un loro noto frequentatore come il miglior tipo di donna. E le stelle, direbbe Cronin, stanno a guardare ma noi che non siamo così eccelsi parafrasiamo in… “e i bambini stanno a soffrire”.  Siamo ormai oltre la frutta, sociologicamente parlando e quel che più rattrista e schifa è il generale chinare la testa al nuovo dogma, atteggiamento passivo  figlio anche di una discriminazione al contrario per cui se ti dichiari omosessuale fai carriera altrimenti non sei e non sarai. La moda isterica dei genitori orgogliosi della omosessualità dei loro pargoli ha soppiantato, almeno ufficialmente e davanti a compiacenti telecamere, la tragedia esitenziale privata che si viveva un tempo. E, come per l’ acqua potabile basta alzare i limiti di atrazina tollerabili perchè rimanga tale anche se contaminata, così se è omosessuale anche il figlio del vicino di casa o del personaggio giullare venduto alla politica, allora si gioisce, si fa festa e si uccide il vitello grasso perchè al blasone di famiglia non si devono più aggiungere palle ma, al contrario, è meritorio tagliare quelle che ci sono.

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