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enti locali e mafia

LA DITTATURA DELLA DEMOCRAZIA.

A prima vista può sembrare il più classico degli ossimori (e letteralmente lo è pure) ma, a sentire il grido d’ allarme lanciato dal Commissario per la revisione della spesa pubblica Cottarelli, ripreso da tutti gli organi di stampa, risulta essere la più sintetica ed efficace definizione della condizione sociale e politica italiana. Siamo sotto la dittatura che la Democrazia, nell’ infelice e chimerico tentativo di “garantire” tutti i diritti, anche i più astrusi e cervellotici, ha instaurato assoldando il mercenario per antonomasia, quello capace di “lavorare” sia per despoti che per parlamenti: la burocrazia.  Questo mostro partorito dalla sempre più fertile e schizzoide mente amministrativa è riuscito, nel breve volgere di qualche decennio, a paralizzare la macchina pubblica ingessandola con normative contrapposte che si smentiscono reciprocamente creando, di fatto, il vuoto legislativo pur in presenza di una foresta amazzonica di leggi statali e regionali. Ingenuamente si è sempre pensato che ciò fosse il logico risultato della congenita incapacità tipica nel burocrate ma adesso che il bavaglio politico-mediatico si è sfilacciato sotto i colpi liberatori di internet, si ha la inequivocabile certezza che detta incapacità sia voluta e cinicamente calcolata. Si comprende così quale sia l’ obbiettivo che la burocrazia vuole distruggere: l’ architrave di ogni progetto di società evoluta cioè la certezza della norma e del Diritto.  Drogare la Nazione con infinite overdose di leggi, espresse per altro in linguaggio criptico e demenziale,  contenenti elementi idonee a renderle in pratica inapplicabili e minare la credibilità democratica con molteplici livelli legislativi antagonisti, è il mandato che la Democrazia ha afffidato   al cancro burocratico.  La stessa figura del Commissario Cottarelli risulta emblematica del nefasto avvitarsi su sè stessa della amministrazione pubblica. Chi l’ ha detto che necessiti un Commissario straordinario (da retribuire e quindi in sostanza di un ulteriore spreco) per ripulire la spesa pubblica da sperperi scandalosi?  Non è nella ragion d’ essere degli stessi Ministeri centrali e locali (assessorati) l’ obbligo di un sano, equilibrato e rispettoso uso dei soldi pubblici? Perchè i troppi Enti amministrativi devono avere un tutore che disinfetti le contabilità pubbliche dal morbo della “finanza” allegra e irrespoinsabile? Cosa ci stanno a fare allora quelle schiere di direttori di settore, di dipartimenti, di presidenza, quelle pletore di consiglieri, di capibastone in mezze maniche con mega uffici e segretarie che sembrano prestate da Playboy, se poi serve un Commissario straordinario che faccia i conti della serva ed intimi la fine di sprechi che gridano vendetta? Ma non basta. La mafia burocratica, coesa a difesa dei propri privilegi, si permette anche di rispondere picche alle richieste di rendiconti e di documenti che questi “osa” avanzare ( come riportato da organi di stampa). Tutto ciò altro non è che il miserabile minuetto che si balla nei corridoi e nelle stanze del potere burocratico-politico finanziato dai soldi delle tasse e sostenuto dall’ ignoranza di un popolo che si divide in dispute ideologiche, che non sa usare l’ arma del voto, che china la testa davanti agli  “onorevoli” per la miseria di un panino, che s’ arrangia come può ma che non ha gli attributi necessari per essere una Nazione. Il piagnisteo isterico e ricattatorio che le oche del Campidoglio di oggi, cioè i così detti “governatori” di Regioni, oppongono al minimo accennare a risparmi e razionalizzazione dello sperpero pubblico è l’ altra faccia (sporca) della medaglia (ancor più sporca) della politica politicante, figlia e al contempo madre della dittatura della Democrazia. Questi moderni “consoli” si sentono tutti semidei nell’ Olimpo di sedi regionali faraoniche costruite con i soldi “rubati” a pensionati, operai, impiegati ed aziende. Miliardi di euro bruciati per costruirsi la reggia e poi poter latrare che i risparmi di spesa sono possibili solo con la drastica riduzione dei servizi pubblici resi al cittadino. Un ricatto politico perpetrato in funzione di future elezioni, in funzione dell’ uso di denaro pubblico a mò di pastura per i pesci rossi che popolano il grande vaso delle circoscrizioni elettorali. Siamo nella dittatura della Democrazia e nella preistoria della politica, siamo alla tirannia dei Trenta che uccise Socrate e che oggi sta uccidendo l’ Italia.

ECONOMIA: SCELTA DI VITA.

La “lectio magistralis”  sull’ economia mondiale tenuta dall’ estrema sintesi degli ultimi dati riferiti al Pil tedesco e francese sgombra, una volta di più, il campo dalle ciarle e dai vaneggiamenti dei politicanti in merito alle misure da adottare per governare le crisi economiche. Fatta la preliminare e fondamentale scelta di vivere in un sistema di libero scambio, di libera produzione e di liberi consumi (il capitalismo), se non si vuole morire (poichè non è vivere) in un regime  politico-economico comunista statalista, non resta che applicarne la regola base che impone di lasciare sempre aperta la valvola dei consumi privati e di correggere le storture dovute agli sprechi pubblici che sono un vero cancro per l’ economia. Che non ci sia produzione e quindi ricchezza se mancano i consumi è un’ equazione nota anche al sasso più idiota ma evidentemente non al politicante che si illude ( da idiota irreversibile) di “governare” l’ economia a colpi di clava fiscale. La folle idea secondo cui per tornare allo sviluppo ci sia bisogno di austerità nei consumi è la peggiore e più inequivocabile dimostrazione di imbecillità mista a malafede ideologica. Se lo sviluppo si nutre di consumi, inibirli o contenerli attraverso la politica fiscale per riempire le saccocce sempre bucate dello Stato equivale al salasso praticato ad un malato grave di anemia. Ciò è confermato da un dato comune a tutte le Nazioni in crisi economico-finanziaria: il debito statale fuori controllo. Detto in parole chiare significa che lo Stato spende (o sperpera) molto più di quanto i suoi cittadini siano in grado di pagare sotto forma di tasse. E’ fuori di dubbio che la crisi economica che stiamo vivendo sia stata causata dal criminale comportamento delle sovrannumerose schiere di politicanti che, come cavallette su un campo di grano, hanno divorato quantità di miliardi di lire/euro incalcolabili. La causa è chiara e davanti agli occhi di tutti ma a tentare di confondere le acque tramite ignobili scaricabarile ci pensa quella organizzazione nefasta che si chiama ideologia politica secondo la quale non di sperpero si sarebbe trattato ma di munifica elargizione di “servizi al cittadino”, e semmai, lo sperpero sarebbe solo opera degli avversari politici. Queste brevi premesse unite alle fallimentari ricette miracolistiche dei tanti ciarlatani con o senza tessera di partito, spiegano come l’ economia sia una scienza esatta che muore nel momento in cui si pretenda di snaturarla con la politica.  Quando si sente uno dei tanti, troppi, imbecilli latrare che si deve tiarre la cinghia e fare sacrifici, cioè pagare più tasse, per imboccare la via del risanamento di un deficit provocato da sperperi pubblici, si comprende quanto questi imbecilli siano consapevolmente lontani dalla realtà.  Non pensano questi onorevoli che consumare di meno per pagare più tasse significa chiudere in faccia a chi vive di produzione (artigiani, commercianti, industrie  e loro dipendenti) la porta della dispensa. Costoro e i loro miserabili reggistrascico, fra i quali eccellono i così detti “economisti di partito”,  non vivono di produzione ma di privilegi parassitari primo fra tutti un compenso mensile scandaloso che mai risentirà di crisi o contingenze economiche sfavorevoli. Essi hanno la pancia enorme e sempre piena, alimentata da una bocca che sforna bestialità economiche a ciclo continuo e ingurgita ricchezza a palate sempre a ciclo continuo. Oggi la locomotiva tedesca, il quarto reich, non fila più spedita sul differenziale chiamato spread ma comincia ad arrancare perchè non esporta più come prima, cioè perchè i consumatori del Made in Germany hanno stretto i cordoni della borsa per poter pagare Imu ed altre tasse-pizzo imposte dalla cicala Stato italiano il quale spende, solo per fare un esempio, quanto gli Usa spendono per la Casa Bianca, per mantenere il Quirinale con i suoi lussi imperiali. Dunque i dati sul Pil franco tedesco tappano le sgangherate bocche dei miseri economisti predicatori dell’ austerità  come via di risanamento e finalmente dimostrano, anche ai lobotomizzati di partito, che se non si riduce il peso parassitario della cavallette politicanti ad un livello di decenza, la spirale più tasse meno consumi strangolerà non solo nazioni macchietta come l’ Italia, serva di tutti i ricchi padroni del mondo ma, uno alla volta, anche questi, fin quando non spunteranno un altro Hitler, un altro Stalin e si distruggerà tutto con il nobile intento di ricostruire.

PATRIZI E PLEBEI.

Premesso che, contrariamente ai tanti estimatori di Cesare e del Senato di Roma antica, non nutro particolari simpatie o addirittura adorazione per quei presunti grandi uomini capaci solo di immani guerre e stragi di interi popoli, con riduzione dei superstiti in stato di schiavitù, oggi soffro per l’ avviata eutanasia del Senato della Repubblica (?) italiana. E’ vero, dai tempi epici di Cavour molti portaborse, giullari di palazzo e comparse sono saliti allo scranno del ramo nobile di quel penoso luna park che risponde al nome di Parlamento, tuttavia realizzare che l’ unica “riforma”   partorita da una pletora di lavandaie consiste nel tornare al Senato della Roma Patrizia riducendo sì il numero degli ex portaborse ma creando una nuova e più ristretta casta di nominati per aver ben servito il “sistema” politico, impone di ribellarsi.  Sindaci e Presidenti di Regione saranno i nuovi patrizi che dopo aver affossato l’ economia nazionale con le voragini locali di Sanità, “consultopoli” e follie amministrative di ogni genere, saranno santificati con l’ aureola di alloro di Senatori quale risultato di uno scandaloso conciliabolo fra addetti ed adepti basato sulla regola cardine della politica: il do ut des. Nessuna democrazia vera presenta una Camera parlamentare esentata dal vaglio elettorale, nessuna nazione occidentale evoluta ritiene di poter fare a meno del voto popolare. Sono le varie Cuba con i loro soviet, le aspiranti Coree del Nord a privare i popoli del diritto di voto. In Italia sta nascendo una Cuba, oltretutto malformata o come direbbero i buonisti del lessico ipocrita diversamente abile ma io la chiamo semplicemente  deficiente nella più ampia accezione del termine. E’  tale perchè priva di contenuti giuridici e del rispetto istituzionale che la classe politica e burocratica per prime devono alla Democrazia. E’ tale perchè spaccia per largo consenso parlamentare e riformatore il consociativismo untuoso praticato a fini di mantenimento delle poltrone.  E’ tale perchè priva la Democrazia di uno strumento di tutela, il Senato elettivo, a beneficio del mercato delle vacche e delle prostitute politiche. Non è un caso che l’ involuzione politica, culturale e sociale, che stiamo vivendo sia pilotata da saltafossi, da avventurieri dalle mille tessere di partito, da comunisti “risciacquati in Arno”, da fascisti lavati con lo sbiancante, da “moderati” tanto moderati da non avere un’ idea e tantomeno un ideale. Per il colmo dell’ ironia sarà, forse, proprio questa malformazione congenita della politica italiana a salvarci dal perdere il Senato elettivo poichè, vista la durata media delle legislature, gli attuali giullari hanno poche speranze di superare l’ iter parlamentare ed il referendum popolare finale per giungere all’ obrobrioso risultato. Sarà, forse la plebe, distrutta dalle tasse, a cancellare  anzi a far abortire il malformato nascituro, il nuovo Senato dei patrizi. E intanto la recessione si mangia Italia, italiani e, per fortuna o per suprema giustizia, comincia a mangiarsi anche Berlino e Parigi.

FISCO A MANO ARMATA.

Ormai è ufficiale (non era necessario ma il politically correct ne ha ipocritamente bisogno) e per ammissione  (purtroppo) quasi postuma di uno degli artefici della miserabile impresa, oggi tutti sanno che il debito publlico italiano è stato creato dalla casta politica scientemente e volutamente. La balla ideologica secondo cui sarebbe stata la presunta, e obbiettivamente non calcolabile, evasione fiscale a provocarlo viene frantumata, oltre che da elementari ragionamenti non di moda, dalla fredda ed insopportabile confessione di uno dei più (purtroppo) longevi fruitori del debito pubblico. Dunque la politica politicante di ieri lo ha creato e la stessa becera e impresentabile politica politicante di oggi lo vorrebbe ridurre tramite il comodo saccheggio delle tasche degli italiani per le generazioni a venire. Il teorema è semplice e terrificante: siccome del debito sovrano ne hanno beneficiato “pro quota” tutti i cittadini, dal portinaio ai falsi invalidi, dal pensionato baby al cassaintegrato a vita, dal burocrate al politicante, fino al pensionato cinquantenne con “scivolo” incorporato, durante gli anni delle presunte vacche grasse, ora è il momento di restituire il “ciucciato”. Fatta salva la casta politico-burocratica che ha divorato il grosso della torta e, non solo non ne restituirà un centesimo ma continuerà a fagocitarne ancora in eterno, il ceto medio e quello basso della popolazione sono destinati a morire di fame, a ridimensionare il tenore di vita per i prossimi trenta anni. Ecco perchè la longa manus fiscale si è avventata sul bene più importante e non occultabile rappresentato dalla casa per spolparlo. Se poi essa è seconda o terza la famelicità fiscale supera i livelli del licantropo. A sostegno di tale folle teorema negli anni passati è stata diffusa la religione delle tasse e della loro “santità”. Lo stesso Papa polacco se ne è fatto paladino arrivando a minacciare la scomunica per gli evasori fiscali  mentre i pedofili, dentro e fuori dalle gerarchie ecclesiastiche, in quegli anni hanno potuto “peccare” indisturbati indugiando, senza lo spauracchio della scomunica, nel loro “veniale” passatempo. Dunque la casta politico-burocratica ha promosso la religione delle tasse dopo aver minato lo Stato creando il debito pubblico, ha scatenato la caccia all’ evasore ideando la spia fiscale e ha inventato la peste diffusa da chi non paga fino all’ ultimo centesimo di imposte. Nel frattempo la Costituzione, risultando per questo la vergine più stuprata al mondo, è stata calpestata nel suo articolo 53 sulla capacità contributiva, su cosa sia imponibile e sulla uguaglianza di tutti i cittadini di fronte al fisco. Lo Stato inoltre è arrivato a tassare lo stesso reddito più volte, attraverso i suoi tentacoli locali, quelle immense voragini che rispondono ai nomi di Comuni, Province e Regioni,  a cui ha permesso di applicare svariate addizionali che si sommano al prelievo centrale. Gli stessi consumi,  già  gravati dall’ Iva, sono stati oggetto in molti casi di accise a favore dei suddetti tentacoli,   quando addirittura non si sia arrivati a considerare imponibili le  imposte stesse in una spirale parossistica di burocratese.  La bramosia del licantropo fiscale non conosce limiti ed anzi pare non avere scrupoli nell’ usare strumenti legalizzati (che è molto diverso da legali!) per ottenere il pagamento di quanto preteso (che è molto diverso da quanto dovuto!) dai presunti morosi o “evasori”. La mano del fisco oggi è una mano armata oltre che lunga e spaventa, terrorizza e sgomenta al punto che non si contano più i suicidi di cittadini spinti dalla disperazione ad abbracciare la morte pur di liberarsi del mortale abbraccio fiscale. L’ ingiustizia plateale, il buio culturale, questa sorta di dittatura fiscale che accompagnano gli anni attuali hanno l’ aria di voler far rivivere al popolo italiano momenti tragici paragonabili alla guerra mondiale e alla dittatura fascista. Ciò che è umanamente impossibile, tecnicamente irrealizzabile e moralmente indegno sta per essere messo in atto dalla politica politicante appecoronata di fronte al diktat tedesco, al falso totem dello spread e alla follia burocratica mitteleuropea. E per questo serve un fisco a mano armata.

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