Dio oltre la nebbia

PAPA … BIOLOGICO.

Qualcuno si era illuso che la misura delle esternazioni papali fosse colma ma, purtroppo, non è così e l’ ultima, in ordine di tempo, sul così detto accanimento terapeutico ne è la dimostrazione. E’ di ieri l’ intervento “dottrinale” in materia di cure sanitarie e limiti delle stesse secondo l’ ottica di questo Papa che, come mai nessun altro prima, sta provocando uno storico allontanamento della gente dalla Chiesa cattolica.  Dunque, secondo il “compagno” Bergoglio, ci si deve astenere dalle pratiche terapeutiche che superano il limite di proporzionalità con  i vantaggi da esse ottenuti.   Siamo alla pazzia pura! Siamo nel caos discrezionale che ogni medico, infermiere e portantino potranno liberamente  cavalcare decidendo in base al loro personale giudizio di proporzionalità. Le platee dell’ eutanasia non aspettavano altro che questo intorbidimento dottrinale delle già agitate acque per pescare con la rete della demagogia atea. Bravo Bergoglio! E’ drammatico constatare che un Papa non sia consapevole del fatto che una volta intaccato un Princìpio si libera il più terrificante relativismo. Se la vita è sacra, inviolabile e non negoziabile per il princìpio fondante la civiltà non si può affermare, con esternazioni da bar dello sport, che però esiste un limite a ciò. E’ da idioti e da irresponsabili disarmare il Princìpio e armare la mano di tanti Menghele i quali, posti nella possibilità di decidere della vita di altri, possano decretarne la fine sia per motivi economici, politici o di semplice esercizio del potere.  “Tanto ormai è vecchio” o “tanto ormai è inguaribile” saranno le parole d’ ordine per i troppi discepoli di Ippocrate, già privi di cognizioni spirituali, di umanità e carità cristiana, che vengono abortiti (non partoriti) da una “skuola” materialista, atea e di sinistra. Questo papa “biologico” simpatizzante di Castro e del mondo islamico, si è preso la responsabilità di sciogliere le mani ai Robespierre in camice bianco.  Questo Papa, che ha alleggerito il peso religioso delle devianze sessuali quasi sdoganado l’ omosessualità e con ciò bestemmiando contro la Creazione Divina della donna e dell’ uomo, quali fonti uniche e complementari della famiglia, oggi si arroga il diritto ecumenico di cancellare il limite etico oltre il quale si diventa assassini. La vaghezza di questa sortita, malata di protagonismo, è il punto più basso sia teologicamente che di mera applicabilità. Come si può arginare una volontà assassina (insita nel genere umano) con il fumoso concetto di proporzionalità?  Forse sostituendo lo stetoscopio con al calcolatrice? Invece di formare religiosamente al rispetto della vita senza limiti ed aiutare il malato a vedere nel suo male una prova di riscatto chiesta da un Dio, solo apparentemente crudele, questo Papa, ormai in confusione teologica, stabilisce un “limirte proporzionale” alla “sopportazione” del volere “incomprensibile” Divino. Quanto sta accadendo nella Chiesa fra pedofilia, omosessualità dilagante, figli illegittimi disseminati come benedizioni urbi et orbi, trova in questo Papa la sua icona materialista e secolare, la rappresentazione plastica del primato del corpo sull’ anima e della vita terrena sulla vita dopo la morte. San Pietro ha voluto morire capovolto per ispetto di gesù, questo Papa ha capovolto la frase più grande del figlio di Dio e ogni giorno afferma che “di solo pane vive l’ uomo”. L’ anima può andare a farsi benedire da un’ altra parte.

VITA O MORTE PROGRESSIVA?

Quando si nasce (o si comincia a morire) si è spinti da forze sconosciute che dettano imperativi biologici in grado di far sopreavvivere organismi totalmente indifesi e non autosufficienti.  Già questo meccanismo naturale introduce elementi soprannaturali e spirituali idonei a chiudere la bocca, sempre spalancata come le finestre di una casa abbandonata, ai super geni dell’ ateismo, specialisti nel negare ma tetraplegici nel proporre.  Dunque la domanda che scavalca le barricate ormai superate dall’ evoluzione del pensiero filosofico postivo non è più se si venga al mondo per una sorta di genesi scientifica o per Mano Divina data l’ evidenza, anche per i sassi, della seconda ipotesi ma, più profondamente, se nasciamo o invece cominciamo a morire. Di primo acchito parrebbero la stessa cosa,   un po’ come l’ immagine rovesciata allo specchio e l’ originale ma, raschiando con l’ unghia della curiosità cognitiva, emerge subito l’ abissale differenza fra le due alternative. Intanto nascere introduce il connotato di evoluzione, sia biologica che spirituale, la tendenza all’ essere e al significare in funzione di un progetto che va oltre la propria persona. Nascere come inizio di un itinerario la cui meta è la ragione stessa del nascere, visto in un divenire di natura e spiritualità, di corpo e anima. In quest’ ottica la vecchiaia, quale decadere fisico, appare la risposta, netta come uno schiaffo, agli atei adoratori della divinità Scienza creatrice della casualità chimico fisica. Se fosse per questa che esistiamo la triste parabola dell’ invecchiamento non avrebbe senso poichè tutto sarebbe regolato dal caso originale, da una immutabile combinazione di fattori biologici che, accidentalmente e inconsapevolmente, avrebbero creato la vita. Accettare l’ ottica del nascere significa vivere cercando di nobilitare il corpo con una dose di spiritualità che non significa necessariamente fanatismo ascetico o ignorante fuga dal corpo e dalla sua naturalità. Mentre accettare la nascita come inizio di una morte progressiva vuol dire seguire passivamente un evento biologico il cui orizzonte esistenziale non va oltre gli istinti della fame e della sete. Nascere è sentirsi parte di un universo popolato da altre creature e rispettarne la vita come fosse la propria. Morire progressivamente è considerarsi il centro di un universo da depredare, da divorare, da sottomettere, da usare e gettare a proprio irresponsabile piacimento. E’ in sintesi la cultura della vita contro quella della morte. Se si nasce non si uccide, non si ruba, non si incendia, non si spara, non si stupra. Si è scienza e coscienza, si è autentici individui con l’ anima presente nella mente e nel cuore. Se si muore a partire dalla nascita si è materia indefinita, magma distruttivo ed insignificante una volta raffreddato, orgoglioso solo della fetida scia lasciata al proprio passare insieme al male arrecato. Nascere come prospettiva umana, filosofica e spirituale dunque, e morire dalla nascita come assenza di prospettiva, di valore, di significato e di finalità. Venire al mondo è facile e possibile a tutti, saperci stare e conferirgli dignità è riservato a pochi.

UMANITA’ USA E GETTA.

I grandi filosofi dell’ antica Grecia  avevano ben compreso quanto la vita fosse un doloroso percorso contro corrente, un risalire il fiume impetuoso del materialismo e dell’ ateismo per tornare alle sorgenti della spiritualità e della dignità umana. Ma ciò che riesce ai salmoni evidentemente non riesce a colui che, nell’ eterno delirio di onnipotenza  di cui è preda, si sente padrone di un mondo ormai stremato dalla sua ottusità distruttrice. Oggi, come mai prima, il genere umano è proiettato esclusivamente verso la sua totale irresponsabilità, come se vivesse in un luna park e potesse scegliere fra mille giochi e divertimenti fingendo di ignorare lo scopo della sua esistenza. Tutto è gioco. E il più perverso è quello di inventare una umanità senza sesso all’ interno della quale l’ individuo diventi una variabile a disposizione del dominante politically correct. In questa ottica deformata l’ omosessualità viene trasformata da patologia clinica in status sociale (intoccabile). Corollari di questa follia sono le pretese nuove “famiglie” e la sparizione dell’ unica vera, quella naturale eterosessuale, considerata omofoba per definizione, struttura e finalità. Il nazismo ideologico che scaturisce da tale degrado mentale sancisce che tutto ciò che non è omosessuale è omofobo. Il progresso sociale consisterebbe dunque nel superamento, anzi nell’ abolizione, dell’ eterosessualità ritenuta discriminante e antitetica rispetto alla omosessualità. Distruggerla significa conquistare la libertà di rifiutare la propria nascita e “ricrearsi”, scegliendo nella galleria delle caricature, come se ognuno fosse il Dio Creatore di se stesso. La mania di onnipotenza, inversamente proporzionale alla intelligenza, presente  nel dna umano favorisce questa escalation distruttiva che origina dal rifiuto della Creazione Divina. L’ uomo non è e non sarà mai Dio e dunque, non potendolo essere, che sia una aberrazione totale,  che sia simbolo di degrado morale, sia, in sintesi la negazione di Dio. La prospettiva di queste falangi di pazzi, di questi incompiuti patologici, è che si nasca non più per un atto naturale ispirato da amore, da donazione di sé, da celebrazione della divinità della procreazione ma per commissione contro pecunia, visto che contro natura ci si può baloccare ma non procreare. Lo svilimento e il degrado della vendita pro-tempore dell’ utero femminile è solo il primo passo verso una sorta di cannibalismo sociale che porterà a pretendere  gli occhi di un altro perché più belli dei propri o il cuore altrui perché più sano del proprio. Prendere, ghermire, appropriarsi, ingurgitare, senza limiti e principi per poi produrre immense quantità di liquame sociale che porterà alla morte, per asfissia culturale e spirituale, il mondo dei “diritti” liberati dai doveri. Mister Hyde finalmente vincerà e sottometterà il Dott Jekill e ne divorerà carne e spirito. Il superamento e la distruzione della natura causerà la nascita di mostri sociali che riterranno “naturali e legittime” tutte le nefandezze immaginabili, prima fra tutte l’ eutanasia indiscriminata. Sarà questa l’ arma letale in mano ad una umanità priva di principi capace di trasformarla da “autonoma scelta di morte privata” in strumento di eliminazione “scientifica” di chiunque si opponga all’ impero del politically correct. Fanta sociologia?  L’ alba è appena sorta ma già si intravede chiaramente il tragico tramonto.

PAURA DELLA VITA.

L’ immenso meteorite dell’ ignoranza primordiale si è di nuovo posto sulla linea di luce della civiltà, conquistata al prezzo di secoli di guerre e di faticosa evoluzione dall’ umanità, proiettando su di essa un cono di buio culturale. Le metastasi si sono propagate da quel focolaio infettivo che non conosce remissione e che la battaglia di Lepanto sembrava aver definitivamente detronizzato.  Pare bisognasse conquistare la Luna e lo spazio siderale, arrivare a guardare oltre i confini della nostra galassia e ubriacarsi di tecnologia, di internet e di onnipotenza, per poi tornare ad ammalarsi di ignoranza e retrocedere sulle palafitte della primitività fino a riproporre il teorema più basso e più spregevole: la paura e l’ odio del corpo femminile. Chiarito che in verità tali fobie nascondono il vero terrore rappresentato dalla superiorità intellettuale della donna rispetto agli “inquisitori” è comunque spaventoso dover constatare come l’ umanità, dopo aver volato in prossimità della sua emancipazione filosofica, sia improvvisamente ricaduta nell’ abisso dei riti tribali. La paura e l’ odio del corpo (della donna) sono identici, per portata di ignoranza e primitività alla paura che suscitava il fulmine. Non ci sono attenuanti pseudo religiose di sorta, trattasi di ignoranza e mancato sviluppo mentale allo stato cristallino associati a caratteri  somatici perfettamente allineati al degrado che ne deriva. Non ci sono dibattiti o conferenze da intavolare. L’ Occidente deve rigettare questo rigurgito primitivo senza indugiare in atteggiamenti snob tipici del buonismo di matrice sinistrorsa e anticristiana! La stessa Chiesa cattolica deve superare le ultime riserve mentali verso la donna ed il suo corpo dopo aver dato osceno spettacolo di sé con i roghi medievali e la ignobile Inquisizione orrendamente denominata “santa”. Allla Chiesa cattolica non si possono perdonare quei delitti che ancora bruciano sulla pelle  delle donne, laiche o suore che fossero, ma da essa si deve pretendere un reale mea culpa e il definitivo abbandono di quella paura e di quell’ odio che la connotano come mera setta religiosa maschilista ed oscurantista. La Chiesa cattolica non ha più tempo da perdere in atteggiamenti ambigui e, pena la sua sparizione, deve voltare le spalle  alle parate carnevalesche, ai sacri anelli e alle “Sue Eccellenze” porporate. Solo diventando la Chiesa di Dio e della Maddalena, oltre che di Maria, riuscirà a fermare la violenza ideologico-religiosa che veicola la miserabile pretesa inferiorità della donna e la sua sottomissione. Chi ha paura della donna e di conseguenza odia il suo corpo ritenendolo fonte del male, è una mente malata, è una espressione biologica indefinita, è un ectoplasma che si aggira nel XXI secolo armato di clava modello anno zero. Semmai è vero il contrario e cioè che il maschio è mediamente ancora oggi tale e quale come era all’ alba del mondo, con immutata attitudine alla violenza, alla prepotenza, all’ aggressione del più debole e all’ autocertificazione quale centro dell’ Universo. E’ da questi corpi che origina il male, è da queste menti preistoriche che nascono i campi di concentramento, gli stermini di massa, la paura della donna, l’ odio verso i suoi capelli e il suo corpo. E siccome l’ Occidente è meno malato di questo miserabile morbo, rispetto ad altre parti del mondo, spetta ad esso difendere la civiltà dall’ attacco della barbarie. Odiare il corpo della donna è odiare il Creato, è odiare la sorgente della vita, è assoluta incapacità di comprendere e rispettare Dio quale artefice della creazione. E anche se volessimo, per un istante di ignoranza, fingerci atei sarebbe comunque blasfemia scientifica aver paura di un meraviglioso “prodotto” della natura in grado di contenere emozioni, pensieri, desideri, in sintesi poesia. Chi odia il corpo della donna e ne ha paura erige le prigioni più tetre nelle quali  poter professare le religione della morte e della sofferenza. Dio è da tutt’ altra parte, è sorriso, è gioia, è musica, è canto, è danza, è arte, è donna e uomo liberi. Non ha certo il grugno e il ghigno malefico dei predicatori dell’ odio e della paura della vita.

IL FASCINO PERVERSO DEL POTERE.

Cosa spinge preti e vescovi cattolici, in ordine sparso, verso l’ islam? Può bastare la evidente scarsa Fede in ciò che hanno scelto, chissà poi perchè, di fare?  Credo di no. Sono certo che alla base di questo “tradimento” religioso ci sia il mancato premio che si aspettavano da Santa Romana Chiesa: il potere assoluto sul gregge di anime. Credo che questi prelati collaborazionisti siano stati spiazzati dalla religione del perdono, del servizio e dell’ umiltà, quale è quella Cristiana. Questi professionisti della tonaca cercavano il potere assoluto, lo stesso che hanno le così dette “guide spirituali” dell’ islam.  Sono, questi miserrimi paladini del “dialogo della resa”, le residue metastasi della Chiesa dell’ Inquisizione che pretendeva di curare i mali dell’ anima martoriando il corpo e avendo  potere di vita e di morte sulle “pecorelle”,  smarrite o no che fossero. Questi generali senza grado invidiano ai loro omologhi islamici il potere di lapidazione, il potere di decretare la morte del “peccatore”.  E’ immaginabile quale tortura dovrebbe essere per loro l’ ascoltare la confessione dei peccati e dover elargire il perdono di Cristo in luogo di più soddisfacenti scudisciate sulla schiena. Questi pretonzoli sono armi da guerra religiosa costrette a sparare a salve sui “blasfemi”. Nessuna sorpresa dunque che si “convertano” a quella religione che, in realtà, pare essere sempre stata nel loro ego. In fondo il dio più seguito e adorato è il potere, una droga dalla quale non si guarisce e della quale è portatore mortalmente malato il dna umano. Oscurantismo, odio per la bellezza e per la fragilità dei figli di Dio sono le sbarre della gabbia fondamentalista che li ospita. Sono entità biologiche indefinite che fanno del Male il loro totem di riferimento: non perseguono il bene come ha insegnato Gesù ma mirano a vedere il male in ogni cosa, in ogni azione degli altri.  Sono dei tribunali viventi senza capacità di Giudizio che giudicano e condannano solo perchè si sentono investiti di potere assoluto. In sintesi sono solo dei pazzi.

L’ OLOCAUSTO DEL SANTO NATALE.

Con l’ approssimarsi dell’ evento cardine della vita cristiana si moltiplicano le miserabili gesta compiute da mezze figure impegnate a destabilizzare il mondo della scuola a favore dell’ avvento, non del Messia, ma della fine dei Tempi e della civiltà occidentale. I galoppini del laicismo anticristiano sono tutti all’ opera sferzati da una mania auto distruttrice connotabile come trionfo dell’ ignoranza e della totale inconsapevolezza tipica dei malati mentali, genericamente definiti pazzi. L’ odio viscerale emergente da questo liquame didattico e diretto contro la figura di Gesù presenta gli stessi aspetti  del nazi comunismo, le stesse finalità di sterminio sia dell’ ideale che dei credenti in esso. La bruttezza estetica e la miserrima condizione culturale di questi fanatici anti cristiani non riesce a celarsi sotto quella mano di vernice buonista e pacifista, verso gli aggressori, che il politically correct impone loro. Si travestono da educatori dell’ infanzia per spargere il morbo “gender”, violano la mente dei bambini in tenerissima età incautamente e colpevolmente affidati alle loro grinfie ideologizzate da genitori molli e rassegnati, cioè, in ultima analisi,   passivi complici del genocidio mentale e psichico perpetrato. Si travestono da pacifisti ultra sensibili alle pretese turbe islamiche causate dalla Cristianità ma sono feroci come cannoni contro l’ italianità, l’ occidente e la famiglia cristiana. Sono in realtà la manovalanza acefala al servizio della distruzione di ogni valore cristiano proprio perché la Natura li ha “definiti” pesantemente privandoli di intelligenza, bellezza e fantasia. Sono gli scarti di lavorazione di quel processo di costruzione dell’ Uomo che, faticosamente e dolorosamente, Gesù Cristo ha avviato salendo sul Golgota e morendo sulla Croce. Sono le metastasi di una società occidentale malata terminale di materialismo e relativismo. Sono i guardiani del Totem cavernicolo che rivendica ancora la superiorità del maschio sulla donna-oggetto, il rifiuto della Cultura e della diffusione delle Arti. Sono le armate del male assoluto che, immerse nella loro nullità morale ed intellettuale, mirano alla conquista del mondo. Sono i miserabili che V. Hugo vedeva appostati, in agguato famelico e bavoso, davanti alla rispettabilità e, perché no, alla agiatezza altrui. Le loro bocche sgangherate vomitano buonismo e pluralità ma le loro crape vuote perseguono il dominio da parte dell’ inferiore, del corto di cervello, del brutto e fisicamente ripugnante. Odiano la famiglia Cristiana in quanto perfetta armonia di elementi naturali quali la donna, l’ uomo e la prole, professano il trionfo di indistinti agglomerati portatori di patologie mentali ed esteticamente caricaturali R spacciano il liquame “gender” come evoluzione della specie. Per realizzare questa sorta di inferno sociale e politico hanno assoluto bisogno di eliminare il Santo Natale, la celebrazione universale della Famiglia che è Sacra sia nelle persone divine di Gesù, Maria e Giuseppe e sia  nelle persone umane che credono nell’ anima, nel cuore, nell’ amore e nella Civiltà. Genitori non permettete a questa sottospecie umanoide di distruggere il Santo Natale e con esso i vostri figli.

PIDOCCHI DA PALCOSCENICO.

La Sinistra, sempre più sinistra, ha le sue avanguardie prezzolate disseminate in ogni angolo della propaganda ideologica come metastasi politiche. Il Teatro, inteso come insieme di strutture non certo come Arte, non sfugge al fatale contagio e vede calcare le tavole dei palcoscenici di provincia da guitti e buffoni  senza pedigree che si affidano all’ insulto contro Gesù per essere notati e recensiti. I  report di quotidiani, anch’ essi in asfissia editoriale, fanno da eco al liquame sperando di vendere qualche copia in più. Dunque la Sinistra, sempre più ignorante, ha varato una serie di ricette sceniche per “cucinare” il suo nemico numero uno, e del quale ha un immenso terrore, per le quali Gesù ora è immerso nell’ urina, preso a sassate da inconsapevoli, e perciò violentati, adolescenti reclutati allo scopo oppure viene usato, in forma di Crocifisso, per scene di masturbazione ad opera di isteriche serve  dell’ ideologia del male.   Inutile, forse, sottolineare la vigliaccheria di questi “artisti” nel prendere di mira il simbolo del bene, del perdono e della non violenza. E’ facile fare i “guerriglieri” contro chi non è armato e non può né vuole replicare. E’ facile essere squadristi nazicomunisti e in tanti, idioti, aggredire uno solo e per di più indifeso.  Non c’è certo verso che questi vili ciarlatani prezzolati indirizzino la loro “arte” da cloaca verso i simboli di altre religioni note per tagliare teste prima ancora di aprire bocca. Bestemmiare Gesù fa tendenza nel mercato della prostituzione intellettuale, si sale ai vertici del pettegolezzo da postribolo, si vendono libercoli  e si ottengono comparsate televisive. E più sono sporchi, più puzzano di ignoranza tanto più sono portati e vanno di moda nella discarica del politically correct.  Ci fosse alla base di questa miserabile insurrezione anti Cristo una rivendicazione di diversità o autonomia religiose si potrebbe in parte comprendere l’ astio e l’ odio viscerali manifestati da questa manovalanza dell’ insulto ma la totale assenza del sia pur minimo “dibattito” dimostra che trattasi di mero bullismo da mancato sviluppo cerebrale. D’ altra parte solo così si spiega come mai tanta parte di individui scelga di non avere un pensiero proprio e si lasci passivamente diluire nella massa anonima primo totem della Sinistra. Al mancato sviluppo cerebrale va abbinata anche la dittatura dello stomaco sullo spirito in forza (cieca) della quale ci si prostituisce e ci si vende per una crosta di pane inzuppata nel liquame. Sono questi gli “artisti” di regime, i “cantori” dell’ immmondizia che seguono, come ebeti, il carro della Sinistra sperando di pagare con una bestemmia contro Gesù il biglietto per salirvi sopra.

UN TITANIC CHIAMATO CHIESA.

La Nave inaffondabile e capace di attraversare l’ oceano dei secoli pare abbia urtato l’ iceberg fatale posto, con tempismo più che sospetto dalla lobby anticristiana, sulla sua rotta. Le notizie diffuse da tutti i media narrano degli sfarzi e delle eterne vacanze romane goduti da prelati, porporati e codazzi annessi. Sembra che ormai sia saltato quel tappo di ipocrisia che per secoli ha impedito alla natura umana, celata sotto abiti talari, di uscire dalle segrete stanze e celle di monasteri, conventi e conventicole. Ora la lava sgorga inarrestabile e brucia la residua credibilità di quei figuranti in tonaca che, come diceva Cecco Angiolieri già 900 anni fa: … “si fosse Papa sare’ allor giocondo ché tutt’i  cristiani imbrigherei”, hanno sempre abusato della Fede altrui. Cardinali di lungo corso pedofili e giovani prelati rampanti omosessuali sembrano impossessati dal desiderio di distruggere le Mura Vaticane, di bruciare la “Casa di Dio” dove regnavano (solo ufficialmente) la castità, la rinuncia, la dedizione al prossimo, la sobrietà, il sacrificio. Sembrano urlare, in un isterico “coming out” tanto di moda finalmente la verità sul perchè abbiano abbracciato la carriera clericale:  per carriera appunto, per godere di infiniti privilegi, per vivere del lavoro e delle offerte altrui, per dormire e godere senza sporcarsi le mani con la fatica. Le cronache, ormai da molti anni, riportano casi di preti e monsignori divenuti famosi per storie di pedofilia e di donne, di soldi, di case,  e vacanze in incognito nei luoghi del “peccato” (la chierica non c’è più). La Curia romana pare essere più un Crazy Horse in perenne capodanno piuttosto che la guida spirituale della Sacra Nave il cui timoniere attuale non è per nulla incline a partecipare ai giochi e che, con la sua scelta di risiedere a Santa Marta rompendo la continuità di silenzio-assenzo di chi lo ha preceduto, ha preso le distanze da “Vaticano village”. Sembra proprio che per riparare un giocattolo sia prima necessario distruggerlo e sembra anche che la strada intrapresa sia proprio questa. C’è il gioco della Sacra Rota, da sempre emblema della raltività di Sacramenti e Comandamenti indiscutibili e indissolubili sulla carta ma teologicamente cancellabili con altra carta, quella moneta. C’è quello delle indulgenze plenarie o parziali a pagamento attraverso la stessa Messa celebrata in suffragio “contemporaneo” delle anime di defunti e sponsorizzata da più paganti. Ed infine, come si apprende da voci di corridoio più o meno attendibili rilevate dai media, la stessa Canonizzazione di Santi e Beati non sarebbe immune da mercanteggiamenti e spintarelle pecuniarie. Certo è che se rompendo questa Chiesa dei preti e dei cardinali con attico, auto, donne e vizietti vari, si riuscisse a fondare la Chiesa di Gesù Cristo priva di sfilate in paramenti carnevaleschi, di anelli “divini” e utile di bilancio, varrebbe la pena imporre una forte accelerazione agli eventi sgombrando il campo dai carrieristi in tonaca. Certo è anche che alto è il rischio di vedere atei, politicanti e teorizzatori di altre religioni, saputelli per antonomasia, ergersi a comitati di salute pubblica per imporre i propri interessi di bottega sbeggiando un Dio che con la Chiesa dei preti e cardinali nulla ha da spartire. Sarà difficile che la Chiesa delle anime, dell’ umiltà, della spiritualità e dell’ amore, riesca a nascere in questa palude di ignoranza e di bramosia del potere ma combattere perchè ciò avvenga è un dovere assoluto per quelle menti e quegli spiriti che non si fanno dominare dall’ intestino.

VESCOVI IN CALORE.

La gerarchia ecclesiastica è scossa fino all’ osso, ovviamente sacro, dai fremiti pruriginosi di ex seminaristi saliti al soglio vescovile dopo, evidentemente poco o niente, consapevoli dichiarazioni e voti di castità. Hanno un prurito adolescenziale incontrollabile e fremono di passione per omologhi a dispetto della loro “eccellenza” e della loro presunta superiorità rispetto alle “basse” inclinazioni del gregge loro affidato. Esplode così la bomba sessuale dopo un secolare e sotterraneo ma ben conosciuto bruciare di miccia. Dal chiuso dei seminari e dei monasteri, palcoscenici segreti di drammi e commedie a base di sesso ispirato dal “demone tentatore”, gli “atti impuri” vengono compiuti alla luce del sole secondo l’ ormai dominante dottrina del pianerottolo, dagli snob e ipocriti, chiamato “coming out”. I seriosi predicatori, solenni nelle loro bardature carnevalesche fatte di tiare, anelli e porpore, si rivelano nelle vesti ridicole di quindicenni alle prese con cotte e sbandate portatrici di inappetenza teologica e ispiratrici di “fuitine” di popolana tradizione. Sono ridicoli, così avvinti dalle umane spire del desiderio sessuale, ancor più ridicoli in queste passioncelle omosessuali già di per se stesse caricaturali del sesso naturale e autentico, dopo essere stati ridicoli moralisti da confessionale ed aver scientemente scatenato turbe e patemi negli sventurati “peccatori” rimessisi al loro giudizio morale e religioso. La questione sembra essere sempre la stessa: chi controlla i controllori? O meglio: chi confessa i confessori e propinatori di penitenze? Il dubbio, semmai, è se la crisi di decadimento morale, intellettuale e religioso che stiamo vivendo provenga dall’ interno del clero o se questo non sia capace di reggere all’ urto secolarista del godimento e del trionfo del corpo sull’ anima. Personalmente non ho mai creduto nella Chiesa dei preti, del castigo del sorriso, e dell’ apologia dei musi lunghi teologici. L’ infallibilità dei Papi è un dogma istituito e pensato dai preti all’ interno del riuscitissimo progetto di autocertificazione della santità di tale Chiesa. Sono questi penosi quadretti di Vescovi in calore che ne sanciscono la fallibilità ed il fallimento.  Sia chiaro non soltanto di Santa Romana Chiesa ma di tutte le organizzazioni e caste che sono a capo di religioni o ideologie religiose. E la causa comune  di questi fallimenti è la menzogna primordiale che ha istituito la guerra infinita fra anima e corpo, fra bene e male, criminalizzando il sesso sia nelle sue naturali manifestazioni che nelle sue patologie cliniche contronatura. Pensare di ingabbiare la natura umana nella dicotomia paralizzante del peccaminoso e del lecito si è rivelata arma a doppio taglio, una sorta di boomerang ritornato violentemente in faccia ai censori, ai predicatori, ai professionisti del pulpito, agli “infallibili” falliti. Vescovi e preti in calore spinti dalla lobby omosessuale sulle prime pagine  di accoglienti quotidiani vogliono essere la stella cometa antagonista, anti cristiana e anti Cristo, che pretende di annunciare il nuovo ordine cosmico basato sul caos morale padre del caos sessuale. La nuova “religione” è il superamento della religione dell’ anima, del dialogo quotidiano con Dio fatto senza incenso e paramenti ma con il desiderio autentico di staccarsi dalla miserabile condizione di una quotidianità basata esclusivamente su bisogni e istinti biologici. In forza di questa nuova religione i pastori di anime diventano commercianti di corpi, il primo dei quali è il loro ormai dimentico di voti e sacri giuramenti. Dio, la spiritualità, l’ anima e la sua grandezza sono tutt’ altra cosa,  troppo grande per poveri Vescovi ancora alle prese con la comprensione del mistero del fulmine e per di più in calore.

PAPI E PRETI S.P.A.

La gerarchia ecclesiastica è sempre la stessa. Fin da quando si è arrogato, in esclusiva, l’ uso e l’ abuso del messaggio religioso e morale trasmesso dai Vangeli (con ovvia esclusione di quelli “scomodi”). La proprietà del “marchio” ha dato alla testa sia ia pretenzoli di periferia, che dettano legge sulle piccole comunità, che ai porporati, chissà perchè sempre grassottelli e rubicondi, che ai “ceo” di Santa Romana Chiesa e sue omologhe sparse per il Pianeta. In questo delirio di onnipotenza i furbi ex chierici, opportunamente liberatisi di quell’ elemento che li identificava anche in presenza di abiti secolari o non di ordinanza, immaginano di avere giurisdizione assoluta ed insindacabile non solo sull’ anima ma anche sulla mente e la vita del loro preteso “gregge”. E qui cascano gli asini con tonaca e simili. Indicare la via non vuol dire imporla a forza altrimenti passiamo dalla religione alla politica, dalla parola di Dio al comunismo o nazismo o fascismo o buonismo che dir si voglia. Viviamo, anzi sopravviviamo, ormai di appelli quotidiani alla rinuncia, al sacrificio, alla donazione di quel che abbiamo sia al fisco che al prossimo venuto da lontano. Dobbiamo mantenere il terzo mondo con adozioni a distanza e soggiorno interno. Ci si rinfaccia di vivere nel benessere, di essere indifferenti alla povertà di milioni di persone rese povere ed affamate dai “signori della guerra”, da pazzi dittatori politici e religiosi, che si arricchiscono sulla morte altrui con il complice silenzio dell’ ente più costoso ed inutile del mondo, l’ ONU. Dovremmo demolire le pareti di casa e le porte per far posto a tutti e contemporaneamente continuare a pagare Imu, tasi e tasse come se fossimo gli unici padroni e fruitori di casa nostra. Dovremmo smembrare le nostre famiglie per “allargarle” ed aprirle a nuove religioni, nuovi precetti e primitive usanze. Ciò ci viene chiesto da tutto l’ organico ecclesiastico, dal Papa al sacrestano. Questa nevrotica persecuzione della nostra “ricchezza”, il rinfacciarci quotidiano di essere “fortunati” (come se potesse essere tale un popolo governato dal pierino toscano!), ci ha rotto le scatole. E’ comodo predicare la povertà à e vivere nella ricchezza. E’ il comodo passatempo di politicanti e alti prelati oscenamente spaparanzati sui privilegi più vergognosi ed immorali. Riempite le vostre “umili” abitazioni di immigrati clandestini e lasciate le nostre “lussuose” dimore a noi che ce le siamo sudate e pagate con mutui spesso anche postumi. Predicare di fare del bene ed essere onesti contribuenti è molto più facile che farlo ed esserlo, come testimoniano gli odierni “vangeli”  che narrano della corruzione politica, dello Ior, della pedofilia. Pretendere di ospitare l’ intera Africa, Asia e Est Europa in Italia non solo è demenziale e criminale ma è immorale nei confronti di un popolo che quando è stato emigrante ha portato con sè capacità lavorative, rispetto per le culture ospitanti, l’ intelligenza di integrarsi e l’ umile lavoro nelle miniere, non chiedendo certo il soggiorno gratuito in Hotel a 5 stelle. Non ha portato la prepotenza etnica e religiosa, nè l’ ignoranza primitiva, nè la violenza tribale, che stanno infestando l’ Italia. “Orate di meno fratres, ma lavorate appena un pò, quel tanto che basti a formare l’ ombra di un callo sulle vostre troppo lisce, viscide e lunghe manine.