Cretini advertising

TUTTE INCONTINENTI.

Se si dovesse giudicare in base agli spot  pubblicitari, il contenuto dei quali rimanda direttamente ad urgenti sedute di TSO a carico dei “creativi”, l’ incontinenza femminile risulterebbe la patologia più diffusa e senza distinzione di età.  Uno degfli ultimi, ma forse il primo per idiozia, inizia all’ insegna dell’ infinito: “ridere, tossire, starnutire, ti crea problemi? Niente paura c’è … che ti salva!” Ergo non si può più ridere senza farsela addosso! Un altro, sempre recente e sempre idiota, esorta le  pretese incontinenti  a non lasciarsi rubare il posto, sia esso a tavola, a teatro o, semplicemente sul divano, dalle malefiche fughe di urina ed affidarsi al miracoloso presidio. Ma dico, sono tutti impazziti? Come si fa a raggiungere tali vette di demenza pubblicitaria e teletrasmetterle durante i pasti magari accompagnate da parallele e dettagliate narrazioni di disturbi intestinali?  Questi “creativi” (e i loro clienti) sono evidentemente il simbolo di una società (in)civile  resa orfana di entrambi i genitori: la dignità e il decoro. Non parliamo di mera caduta culturale, qui siamo proprio nell’ abisso della fase anale  dal quale questi “pubblicitari” non sono ancora emersi a dispetto dell’ età anagrafica raggiunta.  Se il fatturato dato da un prodotto è direttamente proporzionale al numero degli spot e alla loro frequenza vuol dire che ci sono in circolazione milioni di superassorbenti giornalieri in lattice, con fori conici, con microchip e intelligenza artificiale capaci di riconoscere, decodificare e catturare i “fiumi” di urina clandestina che si dovessero appalesare in ascensore, al bar, in discoteca … Ne esce un quadro desolante di balle cosmiche e di riservatezza violata, di locali da bagno dalle pareti di vetro trasparente collocati sulla pubblica piazza a beneficio della demenziale e totale condivisione del privato, privato appunto del diritto-dovere alla riservatezza. Questa non è libertà da tabù sbandierata dagli evoluzionisti da pianerottolo, questa è la cancellazione dei confini oltre i quali scompare l’ individuo e si formano tristi masse decerebrate, indistinte e indefinibili. La libertà è il coraggio e la forza di essere individui che non hanno bisogno di ricordare quotidianamente  a sè stessi  e agli altri la dimensione biologica che li affligge. Soltanto la sinistra “Sinistra” può confondere l’ arte con l’ urinare sul palcoscenico. Ma, si sa che il “pensiero unico” di matrice comunista è assenza di pensiero e della capacità di esercitarlo. Guardoni buonisti e ignoranti.

“SENZA OLIO DI PALMA” E SENZA VERGOGNA.

Ogni spot pubblicitario di ultimissima generazione riguardante dolci e biscotti ripete il mantra “senza olio di palma” con l’ ossessione tipica di chi ha improvvisamente riscoperto l’ America. Così, da un giorno all’ altro, i target consumatori scoprono una “verità” nascosta per decenni: l’ olio di palma sarebbe d’ un tratto un killer alimentare. Ma come, fino ad oggi figurava trionfante in buona compagnia di conservanti ed edulcoranti nella lista degli ingredienti con l’ imprimatur di grasso vegetale “protettivo contro tutto” ed ora, senza una spiegazione scientifica, senza il minimo accenno a mea culpa per errori trascorsi, diventa sibillinamente nocivo in totale assenza di specifiche e verificate “accuse”? E’ sufficiente ripetere come idioti “senza olio di palma” per conferire all’ ingrediente la qualifica di nemico della “nuova” alimentazione. La cretineria dell’ advertising colpisce ancora, come ha fatto con l’ altro slogan-mantra, tanto caro agli ambientalisti da pianerottolo e agli igienisti alimentari per sentito dire, “no OGM”. Senza il minimo dibattito o studio scientifico vengono ripresi questi slogans politico-alimentari e vengono “suonati” incessantemente fino a che le fragili meningi della coscienza collettiva non ne rimangono frantumate e tutti, come soldatini, all’ atto di acquistare un prodotto a ricercare la fatidica espressione “senza olio di palma”. E’ insopportabile essere presi per cretini da cretini forti soltanto di una furbizia “istituzionalizzata” dal politically correct, da questa cancerogena dottrina del dire senza dire e senza sapere ma sapendo bene di fregare i tanti ignari e creduloni. Siamo al paradosso pubblicitario per cui non avendo da enfatizzare qualcosa di nuovo nei prodotti si enfatizza la mancanza “miracolosa” di qualcosa che c’è sempre stato. E’ come dire al comsumatore: compra idiota, compra questa falsa novità come hai sempre comprato qualunque cosa ti sia stata  “consigliata” fino ad oggi.  Ecco, gli idioti siamo noi che non ci rivoltiamo contro i profeti del “senza olio di palma”, del “no OGM”, del “lavorare meno lavorare tutti”, del “tassa e spendi”.  Senza olio di palma e senza vergogna.

GENOCIDIO STRISCIANTE DEL POPOLO ITALIANO.

La sfrontatezza del provocatorio atteggiamento partigiano, a favore di extracomunitari e clandestini invasori, ostentata da una classe politicante appecoronata davanti al totem del “diverso” dimostra ogni giorno di più come il suo vero obbiettivo finale sia la cancellazione dell’ etnia italiana. Pare che una sorta di sordo rancore contro di essa, forse dovuto a quelle radici cristiane ed individualiste che hanno impedito l’ avvento del comunismo sovietico, ispiri questa folle apologia dell’ immigrato che, guarda caso, spesso è anti cristiano o proveniente dai “paradisi democratici comunisti” e dunque già programmato e normalizzato. Milioni di italiani, che hanno lavorato e prodotto per decenni Pil e ricchezza nazionale, non si sono mai potuti permettere vacanze in perle turistiche come Recoaro Terme, Fiuggi o alberghi a 5 stelle fronte mare. Si sono dovuti accontenatre di più o meno modesti campeggi e pensioncine, di una casa popolare pagata con mutui ventennali e dell’ ansiogeno esercizio di bilancino economico per approdare, col fiato corto, alla fine del mese. Un popolo, in maggioranza di lavoratori, già martoriato da quella fetta di esso composta da parassiti politicanti, da sanguisughe burocratiche che ne hanno avvelenato la vita, oggi si trova a dover lasciare il posto a tavola ai nuovi privilegiati portatori di miseria culturale, malattie e arretratezza sociale. La donna italiana, giunta al diritto di voto solo nel secondo dopoguerra e liberatasi col sangue dal delitto d’ onore, viene spinta oggi, da una sinistra che ha “opportunamente” dimenticato il feticcio politico della festa della donna dopo averne fatto il vessillo post ’68, verso la sottomissione di matrice pseudoreligiosa e tribale. La Famiglia viene costretta nel gorgo del disfacimento attraverso sue miserabili caricature imposte dal “progresso dell’ ignoranza e della follia”. La scuola è stata spogliata del suo ruolo didattico e culturale e trasformata in luogo di normalizzazione ideologica a favore di modelli contro natura dettati dai sacerdoti della pedofilia e della omosessualità. Una società, che la Costituzione ha voluto fondata sul lavoro e sulla libertà tutelati dal suffragio universale, sta per essere trasformata definitivamente in una palude cubana fondata sulle tasse e sostanzialmente privata del suo Parlamento. La lingua italiana è relegata a gergo per sottoacculturati e spazzata via da neologismi stranieri e da acronimi demenziali fatti assurgere a nuovo verbo collettivo. L’ italiano che perde il lavoro a causa della voracità fiscale di uno Stato divenuto vampiro e che ha stroncato l’ economia è costretto alla miseria, alla solitudine e troppo spesso al suicidio; l’ immigarto, il clandestino, l’ infiltrato terrorista e altra ciurmaglia varia, sono invece ospiti serviti di tutto punto in Hortel a 5 stelle, Resort e case nuove, con aggiunta di vitalizio mensile  e licenza di gettare con disprezzo il cibo ricevuto e pagato dall’ italiano in difficoltà che spesso è costretto a saltare i pasti. Il tutto con la benedizione “solo orbi” di Santa Romana Ecclesia. L’ Italia è caduta in una dimensione da incubo sociale nella quale onore, rispetto dei principi e della spiritualità, sono stati sostituiti dalla prostituzione intellettuale e politica, dal dominio di leggi incostituzionali e dalla negazione dell’ anima. L’ ateismo di maniera, tanto caro agli snob idioti che da sempre lo hanno usato come distintivo da affiancare alla erre moscia, alla laurea e all’ aspetto fisico prevalentemente mostruoso, ora viene imposto per legge attraverso l’ eutanasia, l’ aborto indiscriminato e la voluta assuefazione ad ogni tipo di barbarie, sia essa la crocifissione, la decapitazione, gli stupri di massa e la devastazione di menti innocenti attraverso i miserabili teoremi così detti gender. Sono queste le perle di un nodo scorsoio stretto al collo dell’ italiano, le forche caudine sotto le quali esso deve perdere la sua italianità, la sua cultura discendente dall’ Antica Grecia e figlia dell’ Antica Roma. Perdere l’ identità per diventare numeri fiscali, servi della legge e orfani del principio. Forse solo la prima guerra mondiale di liberazione ci salverà dallo stupido nazismo di questa miserabile classe politicante.

GAY SPOT.

L’ advertising sembra essersi totalmente votata al ruolo di seconda linea propagandistica  accodandosi a quella scia ideologica fatta di “pensatori del non genere”, di politicanti furbi ed opportunisti, di guastatori e nemici, a prescindere dalla più elementare analisi logica e dell’ equilibrio sociale, che nella sua “follia creatrice” vuole ridisegnare la nuova umanità. L’ offensiva mediatico-pubblicitaria è in pieno svolgimento secondo l’ imperativo assoluto di imporre il non genere come elemento dominatore sulla ormai superata dicotomia eterosessuale femmina maschio. Assistiamo quindi alla sistematica trasmissione di messaggi pubblicitari veicolati (e veicolanti) dalla apologia normalizzatrice omosessuale. Così Penelope Cruz, a differenza della non “aldomovarizzata” Uma Thurman che l’ ha preceduta nello spot,  noiosamente eterosessuale,  della stessa bibita, ammalia con uno sguardo irresistibilmente magnetico la “cerbiatta” in spasmodica attesa del “sacrificio saffico”.  Meno male che lo spot si risolve con la vittoria schiacciante del simbolo fallico (la bottiglia) sensualmente avvolta dalla mano di una rinsavita Penelope e del suo ironico “ma che vi aspettavate?”.  Non meno manieristica e penosa è quella mano maschile (?) che si adagia carezzevole e viscida sull’ altra mano maschile (???) appoggiata alla tastiera del computer mentre “naviga” in cerca di un hotel per vacanze e lune di miele (sintetico)  ideologiche. Ma il cuoco improvvisato, che stupisce e conquista la improponibile suocera e madre del suo “compagno” con manicaretti degni della migliore casalinga stereotipata, rappresenta ad oggi l’ apice di una propaganda dottrinale che fa accapponare la pelle e fa ombra alle più mostruose campagne di normalizzazione  tristemente conosciute nella Storia.  Siamo nel bel mezzo della costruzione (attraverso la distruzione) di una società di macchiette, di caricature, che tentano di tradurre in “omosessualese” una realtà vissuta fino ad oggi in “eterosessualese”. Questi venditori di fumo antropologico tentano di apporre il bollino blu della normalità su “prodotti sociali” frutto di contraffazione ideologica, sterilizzando il contraddittorio scientifico e culturale con la  autocertificazione di fatto, con la scomunica per razzismo sessuale contro chi non si appecorona al nuovo (dis)ordine, con la censura di qualunque espressione di dissenso che minacci il nuovo corso. La “terza via”, come fuga dalla coscienza, dalla responsabilità di costruire il riscatto dell’ umanità, dall’ obbligo di dare risposte a domande che la impegnano e la costringono a definirsi come espressione di Dio,  appare oggi come il nuovo paradiso esclusivamente terrestre o meglio, terreno. Contestualmente a ciò l’ abbassare l’ asticella della cultura universale a livelli rasoterra è comodo e opportuno oltre che apparentemente gratificante. Così si accontenta l’ incapace, il parassita ed i suoi sfruttatori, e si realizzerà il sogno di un mondo mediocre e miserabile, una sorta di discoteca planetaria dove trascorreranno la vita dimenandosi come invasati bamboccioni e bamboccione di ogni età, sospinti dal rumore del caos sociale e morale che, alle loro disabilitate orecchie, sembrerà musica.  Corpi come vuoti a perdere si frantumano già oggi baloccandosi fra droghe, alcool e violenze inaudite di branchi idioti il cui quoziente intellettivo è appena sotto la crosta terrestre. Analfabeti inconsapevoli, schiavi del tempo e dello spazio, cicale imbecilli che bruciano stagioni di vita all’ inseguimento di un tatuaggio totale che li illuda di essere qualcosa più del nulla. Scarti umani che servono ai furbi dell’ ideologia per vivere da nababbi, carne da macello per la ricca mensa dei politicanti, dei profeti della liberazione del corpo dall’ anima, dei nuovi schiavisti che per catturare le loro prede le abbagliano con la falsa luce dell ‘edonismo totale. Questi sono già oggi i nuovi popoli della Terra.

DELITTI ITALIANI.

Ancora sangue sulla famiglia, ancora due padri, uno assassino reo confesso e l’ altro “in pectore”, fanno scempio del dono più bello che l’ essere umano possa ricevere: la famiglia. Sono due casi diversi ma collegati dal filo rosso di una responsabilità e di un ruolo genitoriale traditi in nome della ricerca maniacale, e al contempo superficiale, infantile ed idiota, di sensazioni e scenari extraconiugali. Tutti i media riportano pareri medici più o meno consapevoli che parlano di personalità dissociate, di dottor Jekyll e mister Hyde condominiali, e rilanciano, con domande perfino stucchevoli,  il paradosso delle persone “normali e gentili” che improvvisamente si rivelano mostri. Ritengo che cercare la spiegazione a tali fatti esclusivamente in termini psicoanalitici sia esercizio inutile quanto fuorviante, e siccome ogni fatto è figlio dei tenpi in cui accade è verso i nostri costumi sociali che bisogna puntare il dito se non si vuol fare della stupida,  anche se politicamente corretta, accademia.  Visto che il campo di battaglia  di questa guerra ormai quotidiana è la famiglia cerchiamo di capire dove sono le falle che imbarcano acqua e fanno affondare la cellula primordiale della società umana. Non è un caso che ideologie politiche, anche di apparente segno contrario, abbiano concentrato su di essa il massimo sforzo propagandistico per piegare interi popoli al loro potere. Conquistare la famiglia vuol dire conquistare il mondo e per riuscirci è inevitabile (per queste ideologie) distruggerla, raderla al suolo per edificare in sua vece caricature sociali “aperte” e prive di orizzonti morali quali le comuni, le famiglie allargate, le non famiglie. Oggi ci troviamo a metà del guado e mentre si delegittima a tutti i livelli il focolare domestico, e la stessa pubblicità commerciale, pastore mediatico di incredibile potere di persuasione sia occulta che diretta, non presenta più genitori e figli ma anonimi separati con anonima prole, quel che resta della famiglia cade in pezzi: le separazioni si centuplicano, i matrimoni diminuiscono e prolificano unioni basate sulla negazione preventiva dell’ unione stessa. Questo sisma planetario sta distruggendo una delle pietre angolari su cui si basa la società: la responsabilità individuale, e al suo posto innalza il totem della irresponsabilità collettiva, del non essere, del non dovere. Una persona di 30 anni come quel padre marito killer è una persona adulta che da oltre 12 anni vota e risponde dei suoi atti, eppure la dinamica infantile della strage dimostra un deprimente livello di inconsapevolezza, tipico peraltro di queste generazioni cresciute nel benessere dell’ era del dio bambino al quale nulla si nega e tutto si deve. Questo idiota maschietto si è affacciato alla finestra che dà sulla irresponsabilità predicata, ha respirato l’ aria tossica del “tutto è consentito” e senza pensarci su (letteralmente) ha gettato di sotto il giocattolo che non lo interessava più e che anzi pare fosse di ostacolo per nuovi e più stuzzicanti giocattoli. La famiglia usa e getta, i figli “adorati” e contesi se fa comodo, le mogli (e i mariti) che invecchiano, che “stancano” e demotivano a vivere ancora insieme, questo è il risultato di decenni di assedio alla Famiglia, alla cellula di ogni società civile. La famiglia intesa come un club di vacanze estive che dopo poche stagioni perde il fascino della novità e se non può essere allargata la si distrugge. Una persona ultra quarantenne, padre e marito, che si presume abbia superato le incertezze adolescenziali, i dubbi su cosa fare da grande (?) eppure questo “onesto e perbene” sembra abbia ucciso nel modo più orrendo (ma ne esiste uno non orrendo?) una bambina (Yara Gambirasio) per il solo gusto di estemporaneo possesso, denotando un mancato sviluppo di individuo totale nonostante l’ alzarsi ogni mattina per recarsi al lavoro. Quel che appare in tutta la sua desolante mostruosità è una mancata crescita degli individui per cui sembra non esserci più passaggio degli anni a favore di un eterno  “tempo delle mele”, della idiozia giovanile. Tutto ciò produce vecchi pensionati di ogni ceto economico che pagano bambine prostitute, insegnanti che ricattano e violentano studentesse, padri insospettabili che si baloccano con povere “Lolite”,  sacerdoti e porporati che allungano le “sante” mani su ragazzi, donne e transessuali, politicanti, che per non farsi mancare nulla, rubano tutto il rubabile. Siamo nell’ epoca del diritto che ha fagocitato il dovere, siamo viziati come figli unici, incontentabili come vecchie zitelle, imbecilli come lobotomizzati, ci mangiamo il mondo senza neppure sentirne il sapore, siamo marionette che saltano compulsivamente da un teatrino all’ altro. L’uomo “liberato” dal dovere  è un uomo fallito e questi delitti lo certificano. Urge una nuova Arca morale ed un più grande diluvio universale.