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bancomat fiscali

IL GERGO TOSSICO DEL POTERE.

Il culto della persona e l’ esaltazione della carica ricoperta è alla base della somministrazione, in dosi tossiche, della dottrina del Potere alle masse o mandrie governate. Punto centrale di essa è il lessico, o gergo, distintivi entrambi di due piani diversi di valenza umana e sociale: quello dei governanti e quello dei governati. Nell’ embrione di società rappresentato dal villaggio primitivo (diverso dalle attuali città e metropoli solo per dimensioni) il gran capo e lo stregone erano le “alte cariche dello Stato”  che incarnavano la legge, il tribunale supremo e anche il boia. Oggi, a dispetto del moltiplicarsi dei livelli di potere e governo, siamo ancora lì. Abbiamo le “alte cariche istituzionali”, il “primo cittadino”, la “corte suprema” e via “primeggiando” in ogni ansa del potere. Ciò dimostra come  secoli di commedie sociali e politiche siano passati invano e non sia stato minimamente intaccato il primitivo assoggettamento dei governati ai governanti. Questi sono passati indenni nel tempo chiamandosi ora grandi sacerdoti, grandi visir, re, imperatori, zar, ora presidenti di repubblica, di consiglio, onorevoli, senatori, assessori, portaborse, causando quella  mancata evoluzione sociale tanto bella da apparire chimerica: la Democrazia.  Così come i governati sono rimasti a livello di masse popolari politicamente analfabete, volgo, folla, in sisntesi ciò che Grazia Deledda pietosamente chiamava “Canne al vento”. La decenza sociale ed un minimo di progresso culturale oggi impongono che vengano cancellati questi simboli di attuale preistoria. Basta col “Primo cittadino” che altro non deve essere se non la persona posta dai suoi concittadini al governo della città e non su di un trono di superiorità. Basta con questa alienazione totale tipica del primitivo che trasforma un tronco in Totem e poi lo adora prostrandosi davanti ad esso. All’ umanità, in quanto dotata di anima, è prescritto l’ obbligo di liberarsi dai riti tribali e dall’ osservazione delle viscere di animali per comprendere la realtà. Ad essa è richiesto di volare alto sulle miserabili caste, corporazioni e fazioni, tutte mascherate e bardate come per un eterno ed assurdo carnevale. Non ci sarà progresso, non ci sarà evoluzione fin quando bocche-cloache  vomiteranno espressioni come “primo cittadino”, “alte cariche dello stato”, “cittadino comune” e “uomo della strada”. E’ questo gergo idiota che va tolto di mezzo insieme ai privilegi personali, moralmente scandalosi, che introduce ed istituzionalizza. Sono questi Totem scolpiti da ognuno di noi attrraverso il voto elettorale che vanno cancellati e ricondotti alla loro natura di mandatari di un Ufficio pubblico di cui rispondere e, in estrema sintesi, di dipendenti pubblici. La cultura, la libertà e la democrazia non hanno bisogno di padrini, di grandi sacerdoti che li dispensino dall’ alto di quella poltrona che anche l’ ultimo analfabeta consigliere comunale riesce a far diventare un trono. Il gergo dei “primi”, dei “supremi”, degli “alti” e dei “massimi”, è la zavorra nauseabonda che impedisce all’ umanità di volare con le ali della cultura e di realizzarsi.

SLOT MACHINE DI STATO.

Il gioco d’ azzardo è una delle piaghe sempre purulente come la droga, la prostituzione, la corruzione politica e amministrativa, che infestano il formicaio umano. Ma l’ aspetto ancor più miserabile sta nel fatto che lo Stato (italiano), inteso come complesso di istituzioni che dovrebbero combattere questi scompensi sociali, lucra sul pizzo dell’ imposizione fiscale sui giochi e prospera (pare per circa 10 miliardi di euro annui) sulla rovina di milioni di famiglie.  A mettere a tacere la sua inesistente coscienza civica e costituzionale basta e avanza la dicitura-litania-presa per i fondelli che mette in guardia i giocatori, in coda ai martellanti spot che reclamizzano le scommesse, sui rischi di assuefazione alla droga del gioco d’ azzardo. Niente di diverso dalla vergognosa speculazione Statale sul fumo che si concretizza in “campagne informative e leggi” contro di esso parallelamente alla fabbricazione di sigarette da tassare. E’ vero che il primo dovere di ognuno di noi è salvarsi da sé e, contando su un  QI medio, girare al largo dalla droga, dall’ abuso di alcool e dal gioco d’ azzardo, che insieme fanno la felicità economica di mafia, Stato e delinquenza comune, ma il ruolo istituzionale e la ragione d’ essere di uno Stato, gridano vendetta contro questa sua compartecipazione attiva nel mondo del vizio e del decadimento sociale. Non è una questione di tutela dell’ incapace che si avventura nei sotterranei dell’ abiezione, il quale se è in grado di votare, di procreare e di lavorare, deve esserlo anche per capire il pericolo ed evitarlo. E’ piuttosto una questione di colossale ipocrisia che fa di ogni individuo potenziale carne da macello quando “incautamente” cade nelle trappole compartecipate dallo Stato che incassa il pizzo sulle tasse alcoliche, di gioco e fumo. Il livello minimo di decenza  istituzionale imporrebbe che almeno esso non ci guadagnasse in questi sporchi affari e partecipasse attivamente, non con banali campagne pubblicitarie istituzionali, alla promozione di una società civile istruita, matura e capace di non diventare, appunto, “carne da macello”. In che modo? Prima di tutto eliminando il pizzo fiscale che legittima la praticabilità di questi vizi, ipocritamente proibiti ai minori, e contemporaneamente inserendo nei programmi didattici studi seri e documentati sui danni psico fisici derivanti da essi. Ma questo Stato italiano appare più come quel genitore demente che fumando a ruota libera in presenza dei propri figli li esorta a non “prendere il vizio”. Questo stato, inteso come sopra, appare  come un buffone alla corte del dio denaro e come tale è disposto a fare qualsiasi cosa, anche la più aberrante, purchè il “signore” rida e sia contento. Tocca poi allo Stato, inteso come persone civili, padri e madri di famiglia, gente munita di un QI medio, compiere lo sforzo per liberarsi da questa “libertà di uccidersi” che tanto magnanimamente viene offerta e garantita dallo Stato istituzionale. Siamo noi, i “sudditi”, a doverci ricordare che esso ci vuole deboli, disuniti, spaventati, ignoranti e in preda ai “vizi” così da indirizzarci, come mandrie, nei recinti ideologici e nei pascoli di partito, riducendoci meri e miseri bancomat fiscali ed elettorali. Stato furbo uguale cittadini ignoranti. E’ questa l’ equazione cancerogena del politicamente corretto.

MORIRE DI BUONISMO.

Hanno cercato la salvezza nella morte tenendosi per mano. Una donna e suo marito, italiani, secondo quanto riportato da molti organi di stampa nazionali, travolti da una crisi studiata e voluta dalla crape burocratiche della UE, dopo aver perso il lavoro, la casa e la speranza di un futuro, hanno mollato anche la dignità dandosi la morte. L’ eutanasia di un popolo, quello italiano, percorre così un’ altra tragica tappa di quel percorso abominevole tracciato dalle vestali della globalizzazione etnica, da quei comunisti che hanno sempre avuto sullo stomaco il tricolore italiano (meglio la bandiera rossa), il precetto di Stato libero e la natura cristiana di un popolo. Già nel secondo dopo guerra avevano provato a mettere le fameliche grinfie sulla carcassa della Nazione uscita distrutta dal fascismo e,  visto che il callo della dittatura era ormai fatto da un ventennio, volevano cambiare colore al regime e sottometterla al dominio sovietico, come accaduto alla Polonia e a tutto il blocco dell’  Est europeo.   Non ci sono riusciti per molte ragioni, una delle quali era l’ identità del popolo italiano. La grande forza della famiglia, che dava senso di appartenenza a tutti, e la sua valenza patrimoniale, sono stati gli scogli su cui è naufragato il bastimento rosso e i capi bastone di Stalin hanno dovuto ripiegare su una strategia a lungo termine che sarebbe passata attraverso il miserabile  ’68 e la progressiva frantumazione sociale del Paese. Oggi siamo arrivati all’ anticamera del dissolvimento dell’ Italia e degli italiani. La prima dovrà diventare la falsa patria di tutti e la vera patria di nessuno. Una discarica etnica dove ammassare torri di Babele e campi di zingari, moschee e terrorismo, il cui inno nazionale dovrà essere un lamento internazionale e dove dominerà l’ illegalità legalizzata voluta da una frangia di rinnegati.  I secondi, i discendenti del Risorgimento, dovranno abdicare a nuove etnie e consegnare loro il frutto delle lotte di liberazione belliche e sociali combattute per oltre un secolo. Al popolo italico resterà, intoccato, il ruolo di contribuente spaventato dalle ganasce fiscali, dall’ esproprio da parte di uno Stato  cialtrone che riesce ad inventarsi tasse anche sull’ ombra proiettata al suolo dalla tenda di un negozio. Non dovevano cercare la morte questi nostri sfortunati connazionali. Dovevano provare ad uccidere, politicamente, i responsabili della loro vergognosa situazione: quei politicanti giunti al seggio politico con le toppe economiche e culturali ben stampate sul deretano ed oggi divenuti ricchi e “capitalisti” dopo decenni di anticapitalismo viscerale predicato ai coglioni che li hanno ascoltati e che hanno bevuto la cicuta della pretesa “superiorità” del comunismo. Nessun italiano deve più uccidersi per la perdita della sicurezza economica ma tutti dobbiamo ritrovare quella forza Risorgimentale attraverso la quale sbarazzarci di questo liquame di fogna politicante che odia la Croce, il Natale, la Cristianità e gli italiani veri. Ci si accusa di razzismo quando i veri razzisti hanno massacrato migliaia di innocenti nelle foibe carsiche e nei lager sovietici, e considerano “inferiori” coloro che non si piegano al diktat buonista e irresponsabile. Uccidersi significa fare posto all’ invasore e fare il gioco degli anti italiani appollaiati nelle assemblee politiche e intenti a succhaire il sangue risorgimentale insieme a miliardi di euro. Uccidiamoli con il voto politico, basta un segno e una Croce, la stessa che questi collaborazionisti dell’ invasore odiano e di cui hanno infinito terrore. Non uccidiamoci, uccidiamo noi l’ ignoranza, la menzogna e la viltà di quella parte di pseudo italiani, bastardi e senza patria. La nostra vicinanza ed una preghiera va a questi due coniugi che non sono stati tanto forti da resistere al degrado nazionale e alla ferocia di uno Stato che, dietro il paravento buonista, sta facendo dell’ illegalità la sua nuova bandiera.

EUTANASIA DELLA DEMOCRAZIA.

L’ Italia, risorta dalle macerie del fascismo, si era trionfalisticamente autodefinita Repubblica Parlamentare nel chimerico auspicio di immunizzarsi contro un altro morbo totalitario. Così non è andata e dopo una inarrestabile cancrena proveniente dal basso, come direbbero i puristi del politichese “per via consigliare”, la sinistra, cioè il comunismo opportunamente travestito da social democrazia, è giunta al potere totalitario e oggi occupa sia l’area governativa che quella di opposizione. Infatti il ruolo interpretato dal centro destra residuale è solo una macchietta, silenziosa quanto sterile, di opposizione essendo questa compagine miserabilmente impegnata in dispute interne e tradimenti a ripetizione. Ma torniamo al comunismo attuale che recita, come Arlecchino, la commedia del servo di due padroni: serve il potere centrale che fa leggi distruttive per l’ economia e la società e serve la piazza con finte manifestazioni di dissenso pilotato contro le medesime leggi.  Risultato: un sempre maggior numero di “sinistre” soggiocano la politica, sterilizzano il Parlamento e minano le fondamenta della Democrazia. E’ un meccanismo perverso che si avvale della instancabile opera di magistrati militanti tesa ad intimidire il contrasto politico da parte di un centro destra infarcito di riciclati e riciclatori dei riti della prima Repubblica. Grazie a tale spiegamento di forze la sinistra è riuscita ad occupare tutte le cariche istituzionali, la stanza dei bottoni e l’ opposizione, seppur di facciata. Ergo l’ Italia è precipitata in una “dittatura parlamentare” che sforna leggi liberticide e incostituzionali  con il silenzioso bene placito di una Corte Costituzionale che appare orientata politicamente. Da questa caotica fucina infernale escono mostruosità legislative come la ipertassazione dei risparmi e della casa, la distruzione dell’ etnia italiana e l’ assoggettamento ad una Unione Europea che considera il nostro Paese ne più ne meno che un Burkina Faso. L’ eutanasia della democrazia è iniziata dal 1968 con lo scardinamento della scuola, è proseguita con quello della famiglia ed ora punta diritta, per la sua fase finale, sulla frantumazione dell’ identità nazionale tacciando di razzismo e perseguendo chiunque voglia rimanere italiano. Ad ulteriore supporto di questa strategia i media, fra i quali spicca la televisione di Stato finanziata con il pizzo canone, diffondono l’ immagine di un Paese dove tutto è di sinistra, dove non ci piò essere dissenso, dove non si può  pronunciare la parola negro ma si deve accettare di essere ammazzati a picconate da un negro, dove sei schedato come un evasore se ti concedi una crociera, dove devi lavorare quasi solo per pagare le tasse e morire nei pronto soccorso ospedalieri perchè i medici, figli dei “rivoluzionari sessantottini”, non sanno distinguere un infarto da un’ ernia iatale.  Trionfa  dunque l’ apologia dell’ inavasore, sia esso la marea zingara che quelle africana, esteuropea o mediorientale. Case e città in mano a clandestini invasori coccolati come primogeniti maschi dalla sinistra, qualità della vita scesa a livello delle fogne rumene, violenza e criminalità a livelli soffocanti e tolleranza, al limite della connivenza, per i delitti commessi da clandestini, in sostanza caos totale.   Questa è l’ Italia della sinistra che vuole la famiglia di Stato e i figli di nessuno da lobotomizzare fin dall’ asilo. E’ contro questa Italia-Corea del Nord che deve nascere un nuovo risorgimento patriottico, culturale ed economico, del quale si facciano portatori l’ imprenditoria indipendente dal liquame politico, l’ intellighenzia non appecoronata e non prostituita alla tessera rossa, la Chiesa cattolica e cristiana liberata dai pedofili, dagli omosessuali e, infine, la famiglia naturale, cellula vitale di una società civile che bandisca i crimini di genere contro l’ infanzia progettati e perpetrati dal fanatismo settario della sinistra. In assenza di ciò sarà guerra civile e distruzione totale.

LA DITTATURA DELLA DEMOCRAZIA.

A prima vista può sembrare il più classico degli ossimori (e letteralmente lo è pure) ma, a sentire il grido d’ allarme lanciato dal Commissario per la revisione della spesa pubblica Cottarelli, ripreso da tutti gli organi di stampa, risulta essere la più sintetica ed efficace definizione della condizione sociale e politica italiana. Siamo sotto la dittatura che la Democrazia, nell’ infelice e chimerico tentativo di “garantire” tutti i diritti, anche i più astrusi e cervellotici, ha instaurato assoldando il mercenario per antonomasia, quello capace di “lavorare” sia per despoti che per parlamenti: la burocrazia.  Questo mostro partorito dalla sempre più fertile e schizzoide mente amministrativa è riuscito, nel breve volgere di qualche decennio, a paralizzare la macchina pubblica ingessandola con normative contrapposte che si smentiscono reciprocamente creando, di fatto, il vuoto legislativo pur in presenza di una foresta amazzonica di leggi statali e regionali. Ingenuamente si è sempre pensato che ciò fosse il logico risultato della congenita incapacità tipica nel burocrate ma adesso che il bavaglio politico-mediatico si è sfilacciato sotto i colpi liberatori di internet, si ha la inequivocabile certezza che detta incapacità sia voluta e cinicamente calcolata. Si comprende così quale sia l’ obbiettivo che la burocrazia vuole distruggere: l’ architrave di ogni progetto di società evoluta cioè la certezza della norma e del Diritto.  Drogare la Nazione con infinite overdose di leggi, espresse per altro in linguaggio criptico e demenziale,  contenenti elementi idonee a renderle in pratica inapplicabili e minare la credibilità democratica con molteplici livelli legislativi antagonisti, è il mandato che la Democrazia ha afffidato   al cancro burocratico.  La stessa figura del Commissario Cottarelli risulta emblematica del nefasto avvitarsi su sè stessa della amministrazione pubblica. Chi l’ ha detto che necessiti un Commissario straordinario (da retribuire e quindi in sostanza di un ulteriore spreco) per ripulire la spesa pubblica da sperperi scandalosi?  Non è nella ragion d’ essere degli stessi Ministeri centrali e locali (assessorati) l’ obbligo di un sano, equilibrato e rispettoso uso dei soldi pubblici? Perchè i troppi Enti amministrativi devono avere un tutore che disinfetti le contabilità pubbliche dal morbo della “finanza” allegra e irrespoinsabile? Cosa ci stanno a fare allora quelle schiere di direttori di settore, di dipartimenti, di presidenza, quelle pletore di consiglieri, di capibastone in mezze maniche con mega uffici e segretarie che sembrano prestate da Playboy, se poi serve un Commissario straordinario che faccia i conti della serva ed intimi la fine di sprechi che gridano vendetta? Ma non basta. La mafia burocratica, coesa a difesa dei propri privilegi, si permette anche di rispondere picche alle richieste di rendiconti e di documenti che questi “osa” avanzare ( come riportato da organi di stampa). Tutto ciò altro non è che il miserabile minuetto che si balla nei corridoi e nelle stanze del potere burocratico-politico finanziato dai soldi delle tasse e sostenuto dall’ ignoranza di un popolo che si divide in dispute ideologiche, che non sa usare l’ arma del voto, che china la testa davanti agli  “onorevoli” per la miseria di un panino, che s’ arrangia come può ma che non ha gli attributi necessari per essere una Nazione. Il piagnisteo isterico e ricattatorio che le oche del Campidoglio di oggi, cioè i così detti “governatori” di Regioni, oppongono al minimo accennare a risparmi e razionalizzazione dello sperpero pubblico è l’ altra faccia (sporca) della medaglia (ancor più sporca) della politica politicante, figlia e al contempo madre della dittatura della Democrazia. Questi moderni “consoli” si sentono tutti semidei nell’ Olimpo di sedi regionali faraoniche costruite con i soldi “rubati” a pensionati, operai, impiegati ed aziende. Miliardi di euro bruciati per costruirsi la reggia e poi poter latrare che i risparmi di spesa sono possibili solo con la drastica riduzione dei servizi pubblici resi al cittadino. Un ricatto politico perpetrato in funzione di future elezioni, in funzione dell’ uso di denaro pubblico a mò di pastura per i pesci rossi che popolano il grande vaso delle circoscrizioni elettorali. Siamo nella dittatura della Democrazia e nella preistoria della politica, siamo alla tirannia dei Trenta che uccise Socrate e che oggi sta uccidendo l’ Italia.

MINISTRO DAVVERO “economico”

Ascoltare le esternazioni del Ministro dell’ Economia italiano rappresenta, per una mente mediamente intelligente, una vera e proria tortura e aggiunge, se ve ne fosse bisogno, rabbia a desolazione.  Rese in un quadro estetico deprimente (evidentemente non esistono ministri economici diversi dal modello “tantum ergo”) fatto di pelle cadente, espressione sconsolata e condita di fastidiosa tristezza di circostanza, esse danno l’ esatta misura della incapacità che la politica nostrana  mostra di possedere nel gestire una crisi economica da essa stessa causata. Ascoltare ammissioni di fallaci previsioni di crescita fatte quando anche i sassi avevano capito che erano tali, vedere lo sgomento sulla sua faccia solo perchè la ripresa non “avviene”, sentire espressioni come “infelice combinazione” per descrivere il disastro provocato dagli ultimi tre governi di tecnici sinistri e di sinistra tecnica, fa ribollire il sangue e portare la mano alla bocca onde non farne uscire parole da querela per ” vilipendio ” della politica. L’ ottuso teorema è sempre lo stesso e le domande che si rivolgono   i sinistri pure: come mai la ripresa economica non germoglia dopo la geniale aratura fiscale posta in essere dai pericolosissimi “professori” del tassa ma continua a spendere? Come mai l’ occupazione non cresce (solo per gli italiani del posto fisso e d’ ufficio) mentre legioni di extracomunitari trovano vitto, alloggio e lavoro? Come mai le imprese, tartassate di imposte e soffocate dalla burocrazia, non assumono? Certi idioti sono convinti che basti darsi una partita Iva o una ragione sociale per evere garantiti fatturato e reddito. Uno di essi è il fisco di cui questa politica cialtrona è ispiratrice. Gente che sta dietro a una scrivania e porta a casa lo stipendio, anche se sbadiglia per otto ore di seguito, non ce la fa proprio a capire come mai la ripresa tardi e le imprese soffrano, eppure a sentire i tromboni istituzionali basterebbe avere coraggio ed investire denaro proprio, il resto sarà automatico!  Se le chiacchiere idiote della politica e della burocrazia formassero reddito l’ Italia sarebbe più ricca dell’ intera galassia petrolifera ma purtroppo esse producono soltanto immondizia ideologica che nessun inceneritore riuscrirebbe mai a smaltire. E dunque dobbiamo sopportare ministri da incubo che dall’ alto del pulpito arringano una Nazione in disfacimento per la illuminata azione di docenti saliti al soglio senatoriale, quale anticipo per la miseranda opera prestata, di enfant inconsapevoli e velleitari di partito, tanto sconsiderati da ritenersi in grado di fare i Presidenti del Consiglio quando, se si facesse sul serio, avrebbero scarse possibilità di superare l’ esame attitudinale per aspiranti parcheggiatori abusivi. Dobbiamo intristirci ancor di più vedendo la tristissima faccia di un Ministro che nei mesi di vigenza ha visto aumentare il debito pubblico, la disoccupazione, la morìa di aziende e la crescita della povertà. Ovviamente di proprie responsabilità nemmeno un cenno o l’ ombra come se in caso di deragliamento del treno fossero responsabili i bigliettai e non il macchinista. La colpa è sospesa nell’ aria ed è della ripresa stessa che non si decide a manifestarsi. Questa sorta di animismo, di cui è malata la lobotomizzata politica italiana, è sconcertante e mostra penosi individui pronti a dare la colpa a tutto meno che alla propria incapacità manifesta. Ora ricomincerà la tiritera delle manovre aggiuntive di bilancio smentite tanto da renderle reali, la richiesta di ulteriori sacrifici per la Patria che, non essendoci più oro da chiedere, opterà per il meno luccicante sangue, facendo balenare che non sarà più da escludere l’ espropriazione della riservatezza familiare attraverso una obbligata convivenza di tipo sovietico, prima con gli extracomunitari clandestini e poi fra noi italiani  con razionamento di metri quadri di spazio, metri cubi d’ aria e centimetri cubi di libertà. Ministro dell’ Economia di questa ormai resa povera repubblichetta, abbia un rigurgito rivoluzionario visto che proviene dalla scuola del partito comunista, faccia una cosa che non  è riuscita ai suoi due predecessori, passi alla Storia come il primo politico che riconosce le proprie responsabilità, si dimetta e lasci il posto a chi, ogni giorno, Le indica la strada giusta ma resta inascoltato.

DIS-ONOREVOLI.

I tempi cambiano, cadono tabù ed altri ne nascono ma quello della “santificazione da nomina” resiste a dispetto di qualsiasi progresso tecnologico e filosofico. E’ il tabù inamovibile grazie al quale chi viene eletto in politica, non importa se attraverso liste bloccate “libertarie” come tonnare, e accede al soglio parlamentare diventa, tout cour, “onorevole” perdendo di botto il peso gravitazionale della normalità e può  veleggiare fra terra e cielo come un puro spirito. E nulla osta il fatto che la maggior parte di questi santificati dall’ urna elettorale non sappia disegnare la “o” nemmeno con l’ ausilio del bicchiere o che sia totalmente sprovveduto di preparazione culturale degna degli eredi di Cicerone o che si strangoli con tre parole nell’ avventurarsi a comporre una frase di senso compiuto. L’ aureola e la corona d’ alloro della insipienza, tristemente spacciata per sapienza, ormai sono appannaggio0 eterno. Questi  “onorevoli” e quelli che li hanno preceduti nella santificazione elettorale sono coloro che, saccheggiando le casse dello Stato, hanno sottratto la ricchezza pervenuta dalla ricostruzione post bellica sostituendola con la patacca del debito pubblico. Tutti insieme scelleratamente, maggioranze ed opposizioni, hanno cavalcato la comoda onda istituzionale traendone profitti eterni per sè stessi e le loro discendenze  a scapito del popolino idiota che imperterrito, e per ciò ancora più idiota, continua ad applaudire, a votare, a fare scioperi telecomandati, concedendosi solo il miserabile lusso di sfasciare qualche vetrina di negozio per sfogare la sua rabbia ottusa. Dunque questi eroi del seggio parlamentare sono onorevoli, intoccabili (se non per congiure interne di partito e fra partiti) e unti dal dio Potere che, grazie alla loro infinita capacità di oliarne gli ingranaggi, li accoglie nel tempio dei diversi per elezione il cui ingresso è sbarrato all’ intelligenza, alla capacità individuale, alla verità e alla libertà. Si dice che il peggio venga sempre dopo e così alla santificazione dell’ urna elettorale segue, per alcuni ancor più “eletti”  degli altri, quella governativa con l’ accesso all’ attico del Potere, alla stanza dei bottoni, attraverso la nomina a ministri della ormai defunta cosa pubblica. Questo drappello di super eletti rappresenta la punta avvelenata delle frecce che il Potere  scaglia contro la Ragione, la Libertà e la Giustizia sociale. Esso recepisce alla lettera i dettami della filosofia della disuguaglianza e rafforza il divario fra governanti e governati, fra ideatori di tasse e pagatori di esse, fra chi viaggia in businnes class e chi deve ammazzarsi nella sala motori. Da ciò discende che un eletto non possa vivere dignitosamente con meno di 20.000,00 euro mensili fra indennità, compensi e vitalizi d’ oro mentre un elettore possa, anzi debba, sollazzare con i suoi 500,00-1000,00-1500,00 faraonici euro mensili più gratifica natalizia da devolvere in IMU. Ma in fondo cosa c’è di strano? Anche nel villaggio primitivo lo stregone e il grande capo non lavano piatti e non vanno in guerra. Con quale diritto dunque qualcuno osa pretendere che questi logorroici e instancabili produttori di banalità e bestialità normative, già grondanti di sudore da ozio elettivo, già malati terminali di accidia perniciosa, debbano rimboccarsi le maniche e rinunciare ad una considerevole parte di compensi e privilegi per contribuire a salvare il moribondo Paese? Siamo seri!  Sarebbe dis-onorevole pretendere tal comportamento da chi ha fatto l’ impossibile per praticare, propagare e far attecchire la corruzione, la mazzetta di Stato, e ottenere per sè pensioni e vitalizi di platino con poche sedute da “onorevole”. Definirsi “onorevoli”, a prescindere dal dis-onorevole comportamento, vuol dire essere arcaici o addirittura preistorici e dunque cessi l’ uso di questa terminologia inadeguata e superata dalla verità dei fatti, e soprattutto cessi lo scandalo delle competenze per nomina che ha portato individui di infimo spessore professionale, praticamente degli analfabeti, a ricoprire cariche pubbliche e di Governo. Cessi la distinzione classista fra “alte cariche” e gente comune poichè dalla cronaca è risultato che le prime, oltre alla lacrima facile, indugiano volentieri nel parcheggio in divieto di sosta balneare con auto di Stato, in accaparramenti “dinamici” di appartamenti e nepotismo vario come un qualsiasi e non privilegiato uomo così detto della strada.  Si spenga quella falsa aureola che cinge le crape elette, ufficialmente sempre sofferenti per il “pesante servizio” reso al Paese ma realmente gaudenti e spensierati come bamboccioni di prima categoria. La vittima, la gente che lavora, smetta di adorare il suo carnefice, questa miserabile falange di irresponsabili capaci solo di creare debito pubblico.  Solo allora si potrà cominciare a pronunciare la parola Democrazia.

PATRIZI E PLEBEI.

Premesso che, contrariamente ai tanti estimatori di Cesare e del Senato di Roma antica, non nutro particolari simpatie o addirittura adorazione per quei presunti grandi uomini capaci solo di immani guerre e stragi di interi popoli, con riduzione dei superstiti in stato di schiavitù, oggi soffro per l’ avviata eutanasia del Senato della Repubblica (?) italiana. E’ vero, dai tempi epici di Cavour molti portaborse, giullari di palazzo e comparse sono saliti allo scranno del ramo nobile di quel penoso luna park che risponde al nome di Parlamento, tuttavia realizzare che l’ unica “riforma”   partorita da una pletora di lavandaie consiste nel tornare al Senato della Roma Patrizia riducendo sì il numero degli ex portaborse ma creando una nuova e più ristretta casta di nominati per aver ben servito il “sistema” politico, impone di ribellarsi.  Sindaci e Presidenti di Regione saranno i nuovi patrizi che dopo aver affossato l’ economia nazionale con le voragini locali di Sanità, “consultopoli” e follie amministrative di ogni genere, saranno santificati con l’ aureola di alloro di Senatori quale risultato di uno scandaloso conciliabolo fra addetti ed adepti basato sulla regola cardine della politica: il do ut des. Nessuna democrazia vera presenta una Camera parlamentare esentata dal vaglio elettorale, nessuna nazione occidentale evoluta ritiene di poter fare a meno del voto popolare. Sono le varie Cuba con i loro soviet, le aspiranti Coree del Nord a privare i popoli del diritto di voto. In Italia sta nascendo una Cuba, oltretutto malformata o come direbbero i buonisti del lessico ipocrita diversamente abile ma io la chiamo semplicemente  deficiente nella più ampia accezione del termine. E’  tale perchè priva di contenuti giuridici e del rispetto istituzionale che la classe politica e burocratica per prime devono alla Democrazia. E’ tale perchè spaccia per largo consenso parlamentare e riformatore il consociativismo untuoso praticato a fini di mantenimento delle poltrone.  E’ tale perchè priva la Democrazia di uno strumento di tutela, il Senato elettivo, a beneficio del mercato delle vacche e delle prostitute politiche. Non è un caso che l’ involuzione politica, culturale e sociale, che stiamo vivendo sia pilotata da saltafossi, da avventurieri dalle mille tessere di partito, da comunisti “risciacquati in Arno”, da fascisti lavati con lo sbiancante, da “moderati” tanto moderati da non avere un’ idea e tantomeno un ideale. Per il colmo dell’ ironia sarà, forse, proprio questa malformazione congenita della politica italiana a salvarci dal perdere il Senato elettivo poichè, vista la durata media delle legislature, gli attuali giullari hanno poche speranze di superare l’ iter parlamentare ed il referendum popolare finale per giungere all’ obrobrioso risultato. Sarà, forse la plebe, distrutta dalle tasse, a cancellare  anzi a far abortire il malformato nascituro, il nuovo Senato dei patrizi. E intanto la recessione si mangia Italia, italiani e, per fortuna o per suprema giustizia, comincia a mangiarsi anche Berlino e Parigi.

L’ INDEGNITA’ DELLO STATO.

I fatti di cronaca che riempiono le pagine dei quotidiani con le imprese maramaldesche di tanti amministratori pubblici nei vari livelli della burocrazia statale e politica, la notizia di una raffica di dimissioni da parte di componenti la Corte dei Conti, tesa ad evitare ventilate riduzioni di stipendi, e da ultimo la pubblicazione, da parte del quotidiano Libero, di una sorta di diario segreto e personale scritto da un sottufficiale della Guardia di Finanza, che descrive i criteri (in verità sempre sospettati dal comune sentire) ispiratori dell’ attività di verifica fiscale svolta dal Corpo, mettono in seria discussione il principio fondante dello Stato, cioè la sua degnità ed il suo rispetto delle regole democratiche. Quando uno Stato si arroga il potere di vita e  di morte sui propri cittadini attraverso strumenti di distruzione di massa quali la violenza fiscale, giudiziaria, politica ed etica, esso cessa di essere credibile e degno di rispetto essendosi, nella sostanza, trasformato in regime dittatoriale i cui carri armati sono leggi liberticide, tassazione senza controllo, distruzione del tessuto morale e sociale. Quanto emerge dalla lettura di questo “diario”,  vissuto in prima persona dal suo autore, dà il colpo di grazia alle illusioni di coloro che quotidianamente impegnano la propria vita perseguendo una civile convivenza, demolisce gli ideali di chi, sotto una divisa militare o sotto una veste istituzionale, ha immaginato ci fossero solo persone degne essendo per di più pagate per difendere la legalità. Torna a galla il famoso slogan del realista, del disincantato che non crede alle favolette ideologiche, “chi controlla il controllore?”, che riassume il fallimento della Democrazia in  quanto ideale perfetto ma bisognoso di persone per essere applicato e quindi destinato a restare una chimera. La Democrazia conferisce potere in forza di legittimazione politica e contemporaneamente è sua precipua ragione di essere la difesa dagli eccessi del potere stesso, è tutta in questa contraddizione di base la tragedia politica e sociale che stiamo vivendo, illusi da figure, ormai rese retoriche dai fatti, come il Parlamento, La Corte Costituzionale, la Costituzione stessa. Mentre la “sacra” Carta sancisce che ogni cittadino è innocente fino a prova contraria la mostruosa macchina da guerra burocratica stupra la libertà e la democrazia ribaltando questo elementare principio, sparpagliando anticorpi fiscali nel tessuto produttivo con l’ intento, chiaro e dichiarato secondo l’ estensore del “diario”, di ricavare gettito forzoso come un qualsiasi mandamento mafioso. Alla luce delle rivelazioni pubblicate dal quotidiano Libero questo Stato precipita nel buio del malaffare così detto legalizzato e a nulla servono le etichette altisonanti dell’ antievasione fiscale di facciata, delle celebrazioni con sfilate e roboanti cantilene a base di trionfalistici bollettini. Qualcuno obietterà che in fondo già si sapeva e che stupirsi ora sia infantile ma una cosa è supporre che delle mele marce, dei ricattatori in proprio, si annidino nel contesto sano estorcendo mazzette, altra è trovarsi di fronte alla prova di una organizzazione politico-statale tesa a schiacciare come un carro armato i cittadini, a succhiare il sangue dal lavoro, a minacciare la vita stessa delle persone. Questa volta non si può volatare pagina e far finta di niente dopo qualche fuoco artificiale iniziale, questa volta si deve mettere lo Stato davanti alle sue vergognose responsabilità e rimuovere chirurgicamente il cancro della corruzione ideologica che sta al suo interno e che ha ridotto l’ Italia ad una cloaca sociale. Siamo ormai alla chiamata finale per salvare quel poco che resta della Democrazia e non rispondere non solo è da codardi ma anche da autolesionisti idioti che rimandano di qualche giorno l’ effetto finale del nodo scorsoio della dittatura.

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