Fb-Button
Banner1
Eligio Bartoli
Banner2
Eligio Bartoli

Ateismo teorema acefalo

SOCIOLOGIA DELLA MORTE.

Secondo la “filosofia del teatrino”, ispirata e voluta dal disfattismo sociale, morale e spirituale che è alla base della follia comunista, non c’è civiltà senza eutanasia. Non c’è civiltà senza il diritto, a volte capriccio, alla fuga dalla vita. Analizzando le “grandi idee innovatrici” della sinistra si evince come  esse passino tutte attraverso la formulazione e la esaltazione di disvalori, la negazione della responsabilità morale e spirituale dell’ individuo, che essa concepisce solo come insieme acefalo e massa priva di autonomia intellettiva. La strada esistenziale indicata alle masse politicamente lobotomizzate per raggiungere la “libertà totale” è lastricata di morte, da dare agli altri e a se stessi:  aborto inidscriminato, infedeltà come indice di primato evolutivo, uccisione della sessualità attraverso il trionfo del non sesso, manipolazione infantile a scopo “gender” e infine eutanasia quale estremo gesto di autodistruzione camuffato da diritto di autodeterminazione. Tutto ciò deriva dalla esigenza primaria della sinistra: un popolo, una massa ignorante, spaventata,  moralmente  vile e priva di spiritualità, che si faccia condurre docilmente al guinzaglio ideologico, che non sappia fare i conti con la vita, con il suo significato spirituale, con la sua essenza e le sue finalità. Tutto deve ridursi ad un empio pasto esistenziale fatto di pseudo diritti materiali i cui piatti forti  sono la totale inconsapevolezza e irrilevanza spirituale conditi da totale sudditanza al pensiero unico ideologico di sinistra. Certo, soffrire non piace a nessuno. Specialmente quando si è di fronte a patimenti indicibili causati da malattie progressive e, attualmente, incurabili è facile, quasi naturale, perdere la ragione e farsi portare alla deriva dalle sirene liberatorie dell’ eutanasia.  Le povere anime, i cui corpi sono colpiti dal male, si assottigliano schiacciate dal peso, umanamente insostenibile, di esso. Ed il corpo, già di per sè fragile e caduco, rimasto solo contro il male non vede che la fuga dal dolore e dalla sofferenza come unica via di salvezza. Il suo orizzonte esistenziale coincide con l’ angusto perimetro di una stanza dentro la quale vivere diventa morire troppo lentamente. Il corpo diviene così facile preda del materialismo esistenziale: se non puoi godere, fare e disfare, perchè restare in attesa di morire? Intorno a quei letti di sofferenza si levano alte le nenie dei riti tribali che invocano la morte liberatrice cancellando le tenui voci di chi amorevolmente assiste, purtroppo lasciato solo da un sistema sanitario statale cinico e burocratico, quei corpi martoriati. Vale la pena di soffrire così tanto? Ce lo chiediamo tutti e tutti sembriamo orfani di una risposta adeguata, prigionieri come siamo di uno schema mentale meramente materialistico. E se provassimo a domandarci se ci sia un significato in quelle tremende sofferenze invece di considerarle solo il frutto di una roulette russa biologica fine a se stessa?  Se provassimo ad indagare quella realtà che inizia dove finisce la punta del nostro naso, chi potrebbe escludere che quelle sofferenze  abbiano un significato che, ovviamente, sfugge alla lente di rimpicciolimento materialistica e atea? Se ci ponessimo più spesso la domanda, che solo per il fatto di porcela già ci distinguerebbe dai sassi, quel “perchè nasciamo?” senza farci catturare dalla misera risposta atea “… per mangiare e digerire”, forse quelle atroci sofferenze, quel tremendo decadere fisico, ci potrebbero sembrare spiragli di luce che fendono il buio cosmico che ci avvolge. Non è facile. Tremo al solo pensiero di trovarmi a quel bivio ma mi chiedo: è forse meno insoppoprtabile, dolorosa ed inutile una vita atea trascorsa a digerire senza porsi domande e senza darsi risposte?

PASSIONE OMOSESSUALITA’-ATEISMO.

Ancora da “Il Giornale” del 10/3/2015. La notizia è di quelle che definiscono l’ abissale livello della corrente di “non pensiero” o, se si preferisce, del pensiero (?) unico imperante fin nei sobborghi periferici della sinistra.  A Bologna prende forma il primo “punto di sbattezzo” quale edificante prodotto delle laboriose officine del nulla, sempre immuni da cassa integrazione e feudo dell’ immobilismo culturale rosso. Ma il fatto rivela tutta la sua portata “rivoluzionaria” solo dopo la scoperta dei suoi elevati ideatori: la corporazione omosessuale e quella atea, unite in un connubio rivelatore di insospettate sinergie fra negazionisti della verità. A prima vista appare un sodalizio strano e innaturale, al pari delle così dette unioni omosessuali, ma, grattando con l’ unghia della razionalità la sempre viscida vernice del politicamente corretto, emergono fondamentali punti di contatto fra queste due “professioni di non fede”. La base comune è data dalla negazione di Dio e dell’ ordine naturale da Lui creato e, a legare queste due “superiori intuizioni” di vati intellettuali è la superbia, tipica degli incapaci, che pone al centro del Creato l’ uomo inteso come intestino e sua parte terminale. L’ impresa ciclopica da compiere in questo “punto di sbattezzo” è rinnegare l’ adesione alla dottrina Cristiana sancita dall’ impegno di genitori, padrini e madrine, preso per conto di chi è venuto al mondo. E qui emerge la prima attitudine di quelle persone che si proclamano progressiste: l’ incapacità di tener fede ai propri impegni morali. Lungi dall’ essere segno di emancipazione esso infatti altro non è che l’ ennesima fuga dalla sacre responsabilità e finalità insite nella nascita di ognuno di noi. E perchè allora non rinnegare anche il cognome e la discendenza? Pensare di poter sfuggire alla missione morale, religiosa e sociale, tramite il semplice “sbattezzo” equivale a pensare di poter cancellare le rughe del viso modificando la data di nascita. E ciò è tipico di chi è in conflitto totale con la ragione e la razionalità, pur sbandierandole come propri vessilli di superiorità: l’ ateo. L’ omosessuale, in cerca di blasone filosofico ed intellettuale, si associa all’ impresa pensando che negare Dio e l’ ordine naturale biologico possa servire ad affermare la follia del disordine cosmico del “non genere”. Il progetto demenziale postula che l’ erbivoro diverrà carnivoro, che la forza di gravità cesserà di esistere, che il mare sostituirà il cielo e l’ orifizio anale la bocca. Nel punto di “sbattezzo” prende forma quel bullismo originale che ha fatto del genere umano lo stesso idiota guerrafondaio, criminale, ladro e violento, dalla sua comparsa fino a questi nostri tristi giorni. Bologna, punta avanzata ed emergente di quell’ iceberg settario della sinistra che affonda le navi della razionalità, del rispetto e della morale, grassa di cucina e di scandali di partito, si accredita come terra della “liberazione” dal Battesimo, come avamposto della nuova “religione” che nasce dalla eliminazione fisica della RELIGIONE CRISTIANA. Per l’ ideologia riclassificatrice comunista basta cambiare nome alle cose ed il “progresso progressista” è fatto: così  lo spazzino diventa operatore ecologico ma sempre di immondizia si occupa, lo storpio diventa diversamete abile ma sempre zoppo resta, il disoccupato diventa inoccupato ma sempre senza lavoro rimane. Per essa chi si “sbattezza” diventa libero e si monda di tutto ciò che gli impedisce di esserlo, al pari dell’ indigeno che ricorre allo stregone e questi gli infila una pietruzza colorata fra le natiche per fargli vincere la paura del fulmine. Quanti milioni di italiani hanno quella pietruzza colorata fra le natiche! E quanti stregoni, con vitalizio e tessera di partito, se la ridono dei tanti aspiranti “sbattezzati”! L’ ateo è solo con le sue elucubrazioni ed i suoi deliri di grandezza basati sulla mera casualità chimico fisica che ne ha decretato la nascita, l’ omosessuale è solo nella disperata impresa di spacciare una semplice e conclamata malattia (curabile) come condizione per l’ affermazione del nuovo e assoluto “non genere” sessuale. La superbia è madre prolifica e genera dispetti dellla natura convinti di rappresentare la perfezione, e il politicamente corretto opportunisticamente li associa. Tremende tempeste all’ orizzonte!

Banner3
banner200x200
Banner4
banner350x150