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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Ad un passo dalla santità.

PAPA … BIOLOGICO.

Qualcuno si era illuso che la misura delle esternazioni papali fosse colma ma, purtroppo, non è così e l’ ultima, in ordine di tempo, sul così detto accanimento terapeutico ne è la dimostrazione. E’ di ieri l’ intervento “dottrinale” in materia di cure sanitarie e limiti delle stesse secondo l’ ottica di questo Papa che, come mai nessun altro prima, sta provocando uno storico allontanamento della gente dalla Chiesa cattolica.  Dunque, secondo il “compagno” Bergoglio, ci si deve astenere dalle pratiche terapeutiche che superano il limite di proporzionalità con  i vantaggi da esse ottenuti.   Siamo alla pazzia pura! Siamo nel caos discrezionale che ogni medico, infermiere e portantino potranno liberamente  cavalcare decidendo in base al loro personale giudizio di proporzionalità. Le platee dell’ eutanasia non aspettavano altro che questo intorbidimento dottrinale delle già agitate acque per pescare con la rete della demagogia atea. Bravo Bergoglio! E’ drammatico constatare che un Papa non sia consapevole del fatto che una volta intaccato un Princìpio si libera il più terrificante relativismo. Se la vita è sacra, inviolabile e non negoziabile per il princìpio fondante la civiltà non si può affermare, con esternazioni da bar dello sport, che però esiste un limite a ciò. E’ da idioti e da irresponsabili disarmare il Princìpio e armare la mano di tanti Menghele i quali, posti nella possibilità di decidere della vita di altri, possano decretarne la fine sia per motivi economici, politici o di semplice esercizio del potere.  “Tanto ormai è vecchio” o “tanto ormai è inguaribile” saranno le parole d’ ordine per i troppi discepoli di Ippocrate, già privi di cognizioni spirituali, di umanità e carità cristiana, che vengono abortiti (non partoriti) da una “skuola” materialista, atea e di sinistra. Questo papa “biologico” simpatizzante di Castro e del mondo islamico, si è preso la responsabilità di sciogliere le mani ai Robespierre in camice bianco.  Questo Papa, che ha alleggerito il peso religioso delle devianze sessuali quasi sdoganado l’ omosessualità e con ciò bestemmiando contro la Creazione Divina della donna e dell’ uomo, quali fonti uniche e complementari della famiglia, oggi si arroga il diritto ecumenico di cancellare il limite etico oltre il quale si diventa assassini. La vaghezza di questa sortita, malata di protagonismo, è il punto più basso sia teologicamente che di mera applicabilità. Come si può arginare una volontà assassina (insita nel genere umano) con il fumoso concetto di proporzionalità?  Forse sostituendo lo stetoscopio con al calcolatrice? Invece di formare religiosamente al rispetto della vita senza limiti ed aiutare il malato a vedere nel suo male una prova di riscatto chiesta da un Dio, solo apparentemente crudele, questo Papa, ormai in confusione teologica, stabilisce un “limirte proporzionale” alla “sopportazione” del volere “incomprensibile” Divino. Quanto sta accadendo nella Chiesa fra pedofilia, omosessualità dilagante, figli illegittimi disseminati come benedizioni urbi et orbi, trova in questo Papa la sua icona materialista e secolare, la rappresentazione plastica del primato del corpo sull’ anima e della vita terrena sulla vita dopo la morte. San Pietro ha voluto morire capovolto per ispetto di gesù, questo Papa ha capovolto la frase più grande del figlio di Dio e ogni giorno afferma che “di solo pane vive l’ uomo”. L’ anima può andare a farsi benedire da un’ altra parte.

ATEISMO, UN TEOREMA ACEFALO.

Il tic non passa mai di moda ed anzi trova sempre nuove motivazioni “estetiche” che calamitano povere schegge di ferro ammassandole intorno al totem dell’ ateismo.  Ne consegue che dichiararsi atei, assuma quel carattere misero tipico di chi, incontrato per caso un pò di denaro, sfoggi abiti griffati e dimentichi le toppe al sedere possedute fino a ieri. E’ un modo scolastico e puerile per definirsi diversi o meglio, superiori rispetto alla massa credente e, perciò, automaticamente credulona. Ma su cosa è basata la “dottrina” atea? Prima di tutto sulla negazione del Dio Creatore, dello Spirito dal quale tutto proviene e al quale tutto è destinato a tornare. Ma l’ ateo non si limita a non credere in Dio, va oltre e si spinge a credere in sè stesso quale unico dio,  quale mente pensante e capace di spiegare l’ Universo sapendone quasi nulla. Dunque l’ ateo nega Dio perchè si considera un dio. Quanti mediconzoli, quanti ricercatori del nulla scientifico in camice bianco e tasche piene di “scienza”,  appresa nei “Bignamini”, si dichiarano “scienziati” e dunque, necessariamente atei, avendo essi “compreso” tutto il comprensibile?  Tanti, troppi. E dietro di essi si snoda una processione di filosofi, cattedratici, giornalisti e pennivendoli  dalla sintassi claudicante ma fieri di un ateismo distintivo, come un tempo furono il fiore all’ occhiello, i baffetti alla cretina e il pizzetto all’ idiota. Ci sono stati anni in cui ci si vergognava di essere democristiani mentre essere di sinistra era sinonimo di superiorità culturale e attestato di totale comprensione del mondo. Non andare più alla Messa era segno di emancipazione come fumare e bestemmiare, d’ altra parte che “uomo” è colui che si inginocchia e chiede aiuto al proprio Dio per affrontare i dolori della vità? Inginocchiarsi davanti al Dio Craetore ed onorarlo attraverso la preghiera è comportamento  disdicevole,  da donnicciole pie ma stupide.  Il “vero uomo” si inginocchia solo davanti al capo bastone di partito, bacia le mani del boss mafioso, del corruttore trasudante denaro riciclato. Il “vero uomo”, l’ ateo, non ha bisogno di nulla, non ha dubbi ed è la certezza scientifica fatta persona. E’ capace di rispondere ai perchè esistenziali soltanto perchè non se li pone, limitandosi a sentenziare che ciò che non è spiegabile oggi lo sarà certamente in futuro. Peccato però che non sono stati sufficienti millenni di “scienza atea” a spiegare sia l’ origine dell’ umanità che le sue finalità. Per l’ ateo l’ esistenza di Dio è un fastidio insopportabile, un richiamo alla responsabilità che gli impedisce di vivere libero dalla sua coscienza e da quella comune. Tapparsi le orecchie è comodo, consente di autoassolversi dichiarando inesistente il peccato  e l’ offesa, salvo ripristinarne tutta la sacralità se l’ offeso è egli stesso o la sua ideologia per parallelepipedi di marmo. Proprio perchè l’ ateismo è certissimo di spiegare ogni cosa, dimostra di essere un teorema acefalo  che poggia non sul ragionamento (e come potrebbe?) ma sull’ esclusione tout cur di risvolti spirituali estranei all’ apparato gastro intestinale che gli fa da motore. Esso rifiuta il Giudizio perchè è incapace di sostenerlo, diventa razzismo intellettuale e bolla come poveri mentecatti coloro che si confrontano con il dubbio. Soltanto un ateo può essere così estraneo alla magnificienza del Creato ritenendolo frutto di casualità chimico fisiche, di una qualche cosa che non conosce ma che, velleitariamente e apoditticamente,  dà per sicura ed indiscutibile.  La Poesia, la Preghiera, la Musica, la Scultura, la Pittura  e l’ Amore, sono dunque non portati dell’ anima ma semplici risultati di applicazione razionale della mente. Forse stiamo sopravvalutando l’ ateismo facendone materia di confronto, sottovalutando per contro che potrebbe essere mera incapacità di capire.

L’ ALBERO DEL MALE.

Cresce ad ogni latitudine e non si spaventa di dover infilare le sue radici fin sotto  calotte polari o deserti, aridi appena un po’ di meno della sua coscienza, per sottometterli. L’ albero del male, conosciuto anche come genere umano, è specie prolifica di sè e dei propri velenosi frutti che copiosamente pendono, più appiccicosi della resina vegetale, dai suoi rami a guisa di carogne in perenne stato di putrefazione.  Pedofilia, violenza sulle donne, genocidio dei propri simili, bramosia del potere, corruzione, sudditanza totale alla divinità denaro, sadismo maniacale verso animali e natura, spiccata ed inarrestabile tendenza a sentirsi dio di tutto partendo dalla negazione isterica dell’ unico vero Dio Creatore. E’ lui, l’ albero del male, al contempo nutrimento e consumatore dei peggiori istinti che, orfani di quella intelligenza, di quella sapienza, di quella sensibilità, che Qualcuno, sopravvalutandolo clamorosamente, gli aveva instillato nel dna sperando si riproducessero e lo distinguessero dai sassi, lo dominano. Diversamente dagli alberi veri e nobili non è capace di azioni purificatrici e generatrici di vita anzi, all’opposto, riuscirebbe ad intossicare anche l’ aria all’ interno dei vulcani. Rinnega ad ogni istante le ragioni della sua esistenza per non dovervi corripondere con responsabilità e genio. Molto più facile è fare guerre per “creare”  pace, molto più redditizio è, in termini economici e di megalomania personale, ideare teoremi sulla salvezza  dell’ umanità che necessitano di morte e distruzione per realizzarsi. Dell’ albero vero ha solo l’ immobilità che ottusamente  trasforma in resistenza all’ evoluzione, preferisce restare cavernicolo pur vestendo smoking e sete purpuree. Egli ha l’ anima dello stregone ed inventa mali oscuri di cui millanta cure miracolistiche penosamente inapplicabili da millenni. Non perde foglie e non conosce autunni, è lo stesso dalle caverne ai Parlamenti. Si ama tanto da distruggersi ogni momento, abita in un corpo da millenni e ancora non ha la minima idea di cosa farne. E’ un “creatore” di leggi che puntualmente ignora battendosi però fino alla morte per imporle agli altri. Si perpetua per riproduzione biologica ma non ha vita e respiro evolutivi e muore da secoli, più o meno inconsapevole, di quanto lo fosse alla nascita. La sua inutilità storica è penosamente mitigata dalle tinte evanescenti del così detto progresso, delle conquiste tecnologiche, del riuscire a volare senza avere le ali. Ma sono le finalità del suo “genio” a deludere e a rendere giustizia di un malinteso essere grande. Tende all’ eterno ed all’ infinito pur essendo precario e limitato, si sente “uber alles” ma, che viva in metropoli o nel piccolo villaggio (che differiscono solo per numero di abitanti),  annega sempre nel mezzo biccchiere della sua presunzione cosmica. Vuole annientare la famiglia, la santità e la tutela dei minori, vuole scarabocchiare una nuova sessualità, vuole tracciare nuove strade nella nebbia culturale e filosofica che lo circonda, sogna di rendere libero un mondo che lo sarebbe se solo egli non esistesse così come è. Il Dittatore di C. Chaplin è stato un geniale ed illuminante affresco che può fungere da carta di identità per la quasi totalità dei piccoli totalitari travestiti da alberi del male piantumati in ogni dove. Non è facile specchiarsi e non desiderare di frantumare, con lo specchio,  l’ immagine riflessa. La via del riscatto può essere solo individuale e per questo ancor più impervia e dolorosa.

ANIMA AL 99%.

Se il corpo umano è costituito quasi esclusivamente da acqua la sua esistenza, il suo significato e le sue finalità, poggiano quasi totalmente su una dimensione spirituale che sfugge alla comprensione dell’ umanoide  tutto stomaco ed intestino.  Sulla base di questo assunto, per altro dimostrato, dal “peccato originale” in poi, dalle terrene e materiali gesta di cui si è orgogliosamente cinto il cranio l’ homo erectus, ho provato a pormi una domanda dal sapore quasi primordiale: perchè esistono  i brutti e i belli, i malati e i sani, i cattivi e i buoni, i cretini e i geni? Da essa scaturisce una prima sensazione di ingiustizia cosmica che pare bocciare in toto il progetto della Creazione e le sue misteriose implicazioni, tanto che, come bambini nella fase animistica, ce la prendiamo con lo spigolo del tavolo che ci ha “fatto la bua” sulla fronte. Così Dio e la Creazione diventano cattivi come quel tavolo e unici responsabili del disadattamento di cui soffrriamo. Superata però la prima reazione infantile e messo a tacere il vizio di giudicare sbagliato ciò che non ci soddisfa, ho deciso di riconoscere che ci debba essere una ragione che spieghi tutte queste disuguaglianze, e che vada oltre la casualità biologica e genetica. Il problema è trovarla ma vale la pena provarci. Stabilito che nulla del Creato sia fine a sè stesso ne deriva che  anche  (non soprattutto!) l’ umanità esista per qualche ragione superiore alla sua breve parabola esistenziale, e dunque partiamo da un’ altra domanda, che potremmo definire come la sorgente di qualsiasi pensiero: perchè esistiamo?  Per non annegare nell’ arcipelago delle domande fingiamo di avere una risposta: perchè siamo parte di un progetto Divino che mira a ricondurci al nostro iniziale stato di “creature spirituali” da noi ripudiato ed abbandonato attraverso l’ allegorico “peccato originale”, cioè la disobbedienza e l’ atto di superbia originali verso il Dio Creatore.  Accettare, anche solo per ipotesi, questa risposta ci permette di sollevarci al di sopra della palude scientifica che in sostanza pone l’ umanità e tutti gli esseri viventi allo stesso livello delle pietre, dando ad essi una comune valenza esclusivamente “evolutiva” e casuale, individuando nella mente “ragionante” dell’ uomo la sola divinità esistente. Ma che l’ umanità non abbia nulla di divino lo certificano, ad abbuntantiam, guerre, campi di concentramento, e la violenza che traspira, iniseme al sudore, dai pori della sua pelle qualunque ne sia il colore. Quindi, con il permesso di atei e scientisti dalla bocca sempre piena di sentenze e presunzione, proviamo a sentirci un po’ meno il centro di tutto e ragioniamo. Se la vita fosse una sola e biologicamente casuale come dicono costoro allora sì che le diversità di aspetto fisico, di durata dell’ esistenza e perfino la collocazione geografica (è diverso nascere a Parigi dal nascere nel deserto del Gobi?) parrebbero un’  ingiustizia suprema. Ma se invece ogni creatura avesse un percorso di vite da compiere per ritornare ad essere ciò che Dio aveva creato allora tutto rientrerebbe in un contesto comprensibile fatto di riscatti e ricadute giustificabili in un’ ottica universale e non nel breve, a volte brevissimo, volgere di una sola vita. Se supponessimo che ad ogni anima corrisponda il corpo giusto non sarebbe più un mistero “casuale” la bruttezza totale, cioè ben oltre i canoni estetici, ad esempio dei dittatori, degli sterminatori di popoli. Se gli occhi sono lo specchio dell’ anima e da essi traspare molto più  di quanto consenta una accurata anamnesi scientifica, ancor di più è il corpo ad esserne lo specchio, a tracciare la filiera  che sta riportando a Dio quella stessa anima. Detto ciò non appare assurdo pensare ad una evoluzione attraverso tante (quante è proprio difficile dire) vite nelle quali la stessa anima sia stata ospite di un corpo raccapricciante, di uno bellissimo, di uno dilaniato da malattie e così via. Il corpo ed il Karma che lo accompagna possono essere due indicatori dello stato dell’ anima, della distanza da quella condizione spirituale che rappresenta il suo punto d’ arrivo. Una delle conclusioni a cui si può arrivare è dunque che il corpo sia costituito al 99% dall’ anima, della quale esso è rappresentazione visiva totalmente inconsapevole.

I SACERDOTI DELLA MORTE.

Quando il mondo non aveva ancora contratto il morbo mortale del politically correct la gente, e la società tutta,  ambivano ad una vita dignitosa fatta di studio, lavoro, famiglia, figli, anniversari di nozze d’ argento e d’ oro. Tutti si impegnavano a vivere cercando di lasciare traccia del proprio passaggio attraverso affetti ed amicizie. Quello era il tempo della vita e l’ obbiettivo generale era vivere. Sono ormai molti anni che non è più così ed il tempo della morte ha preso il suo posto professando ideologie della distruzione umana che non conoscono limiti. Assistiamo ad una escalation di nazismo sociale secondo il quale la nuova razza umana deve essere indefinita sessualmente, libera di drogarsi, libera di alcolizzarsi, libera di uccidersi in qualunque modo desideri. Tutto, fin dalla nscita, deve tendere non ad una vita dignitosa ma ad una morte dignitosa che fa conseguentemente di una esistenza sciagurata, irrazionale, inconsapevole ed inutile, la massima aspirazione esistenziale. E’ di questi giorni la tremenda notizia, proveniente dal Belgio, di un’ altra “conquista”, democratica di un’ altra tappa verso la “liberazione” dell’ uomo: l’ approvazione della legge che ammette l’ eutanasia per i bambini malati che ne manifestino “chiara e responsabile” richiesta. Bambini malati terminali, con “piena coscienza di giudizio”, possono essere uccisi e godere di una morte dignitosa driblando così i dolori e le sofferenze che certi mali notoriamente causano. Mentre l’ aborto e gli abortisti se ne fregano del diritto alla vita, l’ eutanasia garantisce il diritto alla morte dignitosa. Questo è il verbo dei pazzi modellatori della nuova società. Ignorano, queste menti criminali, che la morte non sarà mai dignitosa specie quando essa è fuga dall’ umanità intesa come condizione biologica, morale e spirituale.   Soltanto la vita può esserlo! A patto che si accettino di essa, insieme a quelli piacevoli,  gli aspetti dolorosi, in una dinamica che fa dell’ esistenza umana qualcosa di più di un quotidiano riempimento di stomaco e intestino. Le “nuove sapienze” invece insegnano l’ irresponsabilità umana quale lasciapassare che definire edonistico appare un ingenuo eufemismo. Fare sesso senza responsabilità o come lobotomizzati, tanto c’è l’ aborto che sistema tutto. Ubriacarsi, sballarsi di droga, non pensare al domani perchè la vita deve essere fatta di soli ed inconsapevoli oggi. Rifiutare l’ idea di essere anche spirito e ricercare un totale, effimero e penoso dominio biologico rappresentano i diktat etici.  Perchè perdere tempo a soffrire? Se non si può godere meglio la morte! Che senso ha indugiare a chidersi se ci sia una ragione a noi sconosciuta, se abbia un significato superiore il nostro esistere? L’ ateismo è comodo, de-responsabilizzante, perchè chi non crede, al pari di chi non ama, non soffre e non soffrire sembra più importante che vivere. In questa ottica non ci sono limiti al non soffrire e oggi, con il pretesto della fase terminale o della “certezza clinica” di non guarire, l’ eutanasia millanta basi di libertà, ma il passo è breve per arrivare poi ad istituzionalizzare il suicidio anche per  semplice insoddisfazione, per paura o noia di vivere, o perchè non si è sufficientemente belli e dotati di quei pregi che sono indispensabili per apparire, visto che essere interessa a pochi. Fare dell’ umanità solo e semplici figli della morte, sia intellettuale che fisica, è secondo questi criminali architetti del buoi morale, secondo questi pensatori senza pensiero, secondo questi creatori della libertà da sè stessi, l’ unico modo di liberare l’ uomo. L’ annientamento come liberazione. Hitler al loro confronto appare un dilettante della ribellione contro lo spirito e la vera essenza umana.

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