Quote rosa

Copertina Quote Rosa

Copertina Quote Rosa

Introduzione

L’ occhio di bue illumina il centro del palcoscenico dove  una donna è  adagiata su di una sedia come fosse una bambola sgonfia. Si avvicinano due sagome di  maschi primitivi con clava in mano, la osservano incuriositi, le girano intorno lentamente, uno di essi le solleva un braccio e poi lo lascia cadere inerte. Quindi si guardano interdetti e uno chiede : “come la chiamiamo questa cosa misteriosa che non si sa da dove venga, cosa voglia, a cosa serva, e se faccia comodo oppure no? ”  Dopo qualche istante di riflessione  l’altro si illumina e come folgorato grida: “ se è una cosa indecifrabile e incomprensibile ma che può essere utile la chiameremo  donna! “ E come risvegliata dal suono di quella parola,  lei comincia a muoversi, prima incerta poi più sicura, come se l’aria entrasse in lei dandole corpo e consistenza , la musica cresce di tono e le luci si accendono. “Gentili signore e signori, pare sia nata la donna! Non sarà stato proprio così ma la cosa importante è che sia accaduto, altrimenti stasera staremmo tutti davanti alla televisione a subire la tortura di B. Vespa con l’ennesima puntata di Porta a Porta. Grazie per essere qui numerosi, anche da parte del botteghino che, poverino, anche lui ha da magnà. L’annuncio del lieto evento, liberamente tratto dalla fantasia che, grazie a Dio, è ancora libera, può sembrare un po’ tardivo e superato dalla cronaca di tutti i giorni, ma non è proprio così visto che  molti sono convinti che ad essere nato sia un elettrodomestico universale, un divano su cui sdraiarsi quando si ha voglia, un giocattolo, più che smontabile, montabile a piacimento, ma che sia nata la donna non sono poi in tanti ad essersene resi conto. Dunque, essendo nata, stasera  parleremo di lei e, inevitabilmente, anche degli uomini e lo faremo in assoluta libertà. Parleremo  del bene che ci vogliamo e di quello che non ci vogliamo. Parleremo di quote rosa e,di conseguenza, anche di quelle blu. A proposito diamo un rapido sguardo per vedere quali sono le maggiori fra le due in platea. Direi che sono, clamoroso al Cibali, come dicevano un tempo, vicine alla parità. Bene allora possiamo cominciare, e come ogni  spettacolo che si rispetti dobbiamo prima  dire a chi è vietato per non incorrere in sanzioni e multe, tanto care a giudici e politici. Non ai minorenni ma di certo ai minorati che ritengono la donna un essere inferiore da possedere, godere come un giocattolo e buttare via quando non piace più. Non è vietato ai sinceri che si sforzano, tra errori e debolezze, di migliorare sé stessi e il loro rapporto con le donne e con la vita, ma di sicuro lo è agli ipocriti che riescono a speculare su di esse, sul loro essere facile bersaglio di prepotenze e poi, alla prova dei fatti, le tradiscono senza battere ciglio. Non è vietato a coloro che accettano un dialogo, anche aspro, pur di arrivare il più vicino possibile alla verità, di certo lo è a quelli che non accettano critiche e, quando è necessario, anche un salutare vaffa.  Care  spettatrici e cari spettatori, lasciate che vi chiami cari adesso perché può darsi che alla fine della serata non sia così scontato che io lo sia per alcuni di voi, devo premettere, infatti, che questo non sarà un monologo civettuolo o tanto per parlare. Le parole che dirò potranno non essere gradite a certe orecchie ma, per una volta, più che gli applausi facili, proviamo a cercare sorrisi difficili, che solo la verità sa conquistare. State comodi anche se faremo discorsi scomodi perché, come dice il prete al quale scappa un’imprecazione, quando ci vuole ci vuole! Grazie ancora e benvenuti a Quote Rosa! Stacco musicale e sorso d’acqua.

Un estratto. 

Quote rosa

 

Da qualche anno è in voga l’espressione “ quote rosa”. Tutti ne abbiamo  parlato almeno una volta e, come immancabilmente accade in Italia, su di esse  si sono formati i soliti due schieramenti dei favorevoli e dei contrari. Il motivo del contendere  ha appassionato tanto che nella politica, sempre pronta a cogliere al volo ogni occasione, è diventato un totem  intorno al quale far girare una sapiente e per nulla disinteressata strategia. Ma cosa sono queste quote rosa? Mi sono presa la libertà di chiederlo un po’ in giro e c’è chi ha risposto che sono le quote date dai bookmakers agli scommettitori sugli incontri di calcio femminile, e chi, con un sorrisetto ebete, ha risposto che sono le misure di Eva 90-50-90. No, niente di tutto questo. Sono qualcosa di più serio e al contempo di più ridicolo: sono l’unità di misura della donna. La quantità di femminile utile e necessaria affinché il mondo resti maschile. E’ la concessione magnanima che il re maschio fa alla donzella perché essa allieti, guarnisca e insaporisca, la tavola imbandita per il divino detentore dello scettro universale …  ma che avete capito? Intendevo i pantaloni. L’assurdo è che si parla e si discute delle quote rosa nella società moderna e globalizzata! Dove non esistono più distanze e le differenze di ogni tipo ormai vanno sfumandosi come le dissolvenze cinematografiche. Tutto evolve, tutto cambia ma non la libertà vigilata cui è soggetta la donna. Vi ricordate le storie e le lotte per concedere il voto alle donne? E lo scandalo di quelle che volevano lavorare? L’eresia delle donne medico? Beh, siamo ancora lì. Non facciamoci incantare dalla favoletta della donna liberata che culmina con la festa della donna, pacchiana occasione nella quale anche noi giochiamo a fare i maschi. Usciamo tutte agghindate, indossiamo tutto il campionario della perfetta maliarda per poi stare nella platea di locali per sole donne a goderci quattro palestrati, poco più che analfabeti, che si dimenano, imbranati come spaventapasseri, in spogliarelli che non ecciterebbero nemmeno una naufraga a digiuno di sesso da secoli. Sono solo patetiche ore di libera uscita, poi di nuovo nella caserma della condizione femminile a fare le madri, sorelle, mogli e suffragette, con in più l’amaro in bocca per una serata poco meno che  idiota da ripetere il prossimo anno. Sapete cosa mi piacerebbe realizzare? Un Crazy Horse dove sia uno stuolo di maschietti a sculettare sotto un gioco di luci ed ombre, con dei perizomi color carne e piume di struzzo infilate dappertutto. Li farei ballare, saltare e obbligherei a delle spaccate da dividerli in due. Dite che sono perfida? Ebbene sì, lo sono! Ma lasciamo i sogni di vendetta e torniamo alle quote rosa. Esse  dunque rappresentano la lunghezza del guinzaglio che il solito magnanimo re lascia a disposizione della solita donzella affinché possa fare la pipì nel suo giardino, sia pubblico che privato, senza allontanarsi troppo. Ma perché non si parla e non  si discute delle quote blu, che del cielo hanno il colore e l’estensione? E perché non si è mai posto il problema se esse debbano o no  rientrare in limiti imposti per legge? Semplice. La donna si propone e il dio maschio ne dispone. Dunque queste stramaledette quote rosa alla fine sono la quantità contingentata di aria da respirare, la possibilità minima di carriera stabilita per legge, un po’ come le tutele per i disabili . Pensare che la presenza di donne nei Consigli di Amministrazione o nelle giunte Comunali, Regionali e Provinciali debba essere stabilita per legge e che non si possa andare sotto il minimo da essa fissato, è qualcosa che fa ribollire di rabbia fino ad esplodere quando tale “privilegio” viene contrabbandato come una conquista femminile, essendo invece il più avvilente segno del l’insopportabile paternalismo maschilista. La donna è una categoria svantaggiata da protegger con norme che, in caso di civiltà, appena  appena  accennata, sarebbero superflue. E tutto questo è, ovviamente , rimesso al buon cuore del re maschietto che di solito ci mette furbescamente secoli prima di elargire doni. Un vecchio, anzi vecchissimo luogo comune, tutt’ora saldamente impresso nella mente maschile, dava  la donna 7 a 1 contro il maschio, come le partite di calcio scontate, sette dame per un cavaliere che, quando va bene, è appena sufficiente per tre quarti  di donna. Figuriamoci!