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L’alieno

Copertina L'alieno

Copertina L’alieno

Introduzione

Secondo l’ortodossia della comunicazione, sia l’interpretazione che la celebrazione dei grandi personaggi pubblici, sono “ attività istituzionali “ riservate ai sacerdoti della penna, alle così dette “ firme “ che, per mestiere, scorrazzano in lungo e in largo nel mondo mediatico con la dichiarata pretesa di rappresentarne il Vangelo. Questi virtuosi della frase ad effetto hanno  capacità di adattamento sbalorditive, tanto che, per espletare l’alta funzione didattica a beneficio della Storia e della gente, le quali, se private di tale dono, nulla saprebbero  o capirebbero, non esitano a riporre l’usatissimo trombone per imbracciare, convertiti d’amblè, il violino e, con esso, cantare, decantare ed incensare il personaggio di turno che, di solito per molti , ha solo il grande merito, universalmente riconosciutogli, di essersi tolto di mezzo. Per una volta invece, non sarà un addetto ai lavori, un cronista di prima linea o un sapiente oracolo docente di tuttologia all’università del niente di nuovo, ad impartire la lezione. Non sarà uno di questi perfetti conoscitori delle ombre di Palazzo, delle pulsazioni di corridoio, delle tresche e dei sodalizi estemporanei ed evanescenti che durano lo spazio di un tradimento, per poi richiudersi, come le torbide e limacciose acque di un piccolo stagno, sul sasso improvvidamente cadutoci, ad interpretare  il personaggio che ha inopinatamente e insopportabilmente attraversato la via all’ipocrita politicamente corretto, causando un tamponamento a catena fra i carrozzoni istituzionali che procedevano, sicuri e beati, incolonnati  ad andatura solenne. Sarà un elettore, il classico uomo della strada, per usare l’espressione simbolo del razzismo che la spocchiosa intellighenzia nutre per la popolazione e che nel suo immaginario  rappresenta l’ultimo gradino, la parte fastidiosamente folkloristica della società, alla quale è concesso di fare l’ultras allo stadio, il casinista nei cortei, l’idiota con bottiglia di birra in una mano e la siringa nell’altra ai raduni rave, di imprecare ed inveire contro di essa, ma non di salire la scala e permettersi di ragionare, disquisire e, meno che mai,  di contraddire la dottrina ufficiale, finalmente a dire la sua sull’evento politico, sociale ed esistenziale che ha caratterizzato questi ultimi vent’anni di vita italiana cambiandola, in un modo o nell’altro. Sarà una voce fuori dal coro che tenterà di spiegare, prima di tutto a sé stessa e poi ai volonterosi che vorranno ascoltarla, perché, quella che nel seguito della trattazione sarà chiamata la seconda Italia, si è trovata nel mezzo di una guerra dichiarata da tutta la Nomenklatura contro un solo uomo. E sarà con spirito libero da condizionamenti ideologici, con dati di fatto storici e riferimenti alla realtà interna ed internazionale, che cercherà di aggiungere alle versioni narrate fino ad oggi, tutte coincidenti in maniera più che sospetta tanto da sembrare scritte da un’unica mano, quella di chi non ha nessuno da ingraziarsi, promozioni da inseguire o favori da restituire.  Ma c’è un rischio, quasi fisiologico, connesso al parlare fuori dal coro, ed è quello di essere additato come il dilettante che gioca a fare il professionista, oppure di partire già battuto da un fronte larghissimo e omogeneizzato nel giudizio e di essere qualificato come uno zero solo perché si è uno. Però l’intima certezza che la verità non risieda nell’unanimismo, nelle convinzioni più diffuse o nei comportamenti più praticati, è il punto di partenza di questa analisi della figura più discussa, più amata, più odiata, più invidiata e meno compresa e rispettata, che sia mai apparsa sulla scena politica italiana. Buona e libera lettura.

Un estratto. 

L ’Alieno

 

Roma, 12 novembre 2011. E’ ormai sera quando, al termine di una giornata estenuante seguita a molte altre “al calor bianco”, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rassegna le dimissioni da Capo del Governo. In un clima politico surreale e senza che la maggioranza che lo ha sostenuto per oltre tre anni, sia mai venuta meno nelle innumerevoli votazioni di fiducia, viene scritta la parola fine a quella che, senza alcun dubbio, resterà la pagina politica più importante dalla nascita della Repubblica Italiana. Mai un sipario era calato con tanto fragore sulla scena politica e l’eco della notizia ha scosso l’Italia intera , nella consapevolezza generale che da adesso in poi  non sarà mai più la stessa. Proprio le modalità attraverso le quali si è giunti alla traumatica interruzione dell’esperienza Berlusconiana denotano l’assoluta particolarità ed unicità  del Personaggio, che si è fatto da parte dopo l’approvazione della legge di Stabilità Economica e Finanziaria varata nel pieno potere del  Governo, con la sola preoccupazione di non lasciare sguarnita la Nazione in un momento drammatico della sua vita, prescindendo da qualsiasi considerazione e rivendicazione personale, seppur legittime. Anche in questo cruciale frangente egli ha dimostrato di non appartenere  alla casta politica che lo ha sempre emarginato, sopportato e odiato. In questo Lunapark dove nessuno vuole scendere dalla giostra e dove, col solo biglietto di ingresso, spesso gratuito, tutti vogliono restare in eterno, ha impartito una lezione magistrale di capacità di rinuncia all’orgoglio, all’egocentrismo e al richiamo, per altri irresistibile, della poltrona preferendo compiere un gesto da grande Statista pur di evitare l’acuirsi dei toni di un’aggressione molto prossima a sfociare nella guerra civile. E   adesso che il  Cav. Silvio Berlusconi non è più Presidente del Consiglio e la sua parabola politica si avvia, almeno nelle aspettative dei suoi detrattori,  alla fase  conclusiva, si può,senza tema di cadere in quel che Manzoni definì servile encomio, analizzare la portata storica del  suo passaggio sulla scena politica italiana e internazionale, e valutare l’importanza di un’occasione di ammodernamento in gran parte persa. Prima di incidere col bisturi dell’ analisi è opportuno fare una brevissima anamnesi di ciò che è stato fino ad oggi il destino dell’umanità. La Storia ha sempre camminato con i piedi di pochi uomini sulla testa delle moltitudini le quali hanno subìto passivamente ondeggiando e cambiando direzione come la mandria fa al rumore degli spari opportunamente esplosi dai mandriani. Quei pochissimi grandi uomini che si sono opposti al  calpestio  delle menti, delle coscienze e delle anime, hanno pagato con la vita la loro insubordinazione all’ordine costituito: Socrate, Galileo, per citarne alcuni,  e, sopra a tutti, il Divino protagonista dell’unica  e vera rivoluzione che sia mai avvenuta al mondo, Gesù. Queste, e tantissime altre  immense voci fuori dal coro, hanno avuto l’altissimo merito storico, culturale e filosofico, di aver impresso svolte epocali alla vita del pianeta riuscendo a piantare il seme della verità che, nei secoli, è germogliato in milioni di menti che hanno combattuto e, ancora oggi,  combattono  contro quella che appare come la sola ragion d’essere dell’uomo: la supremazia sull’altro in una dicotomia di governanti e governati, di attori e comparse, di soggetti e oggetti. Prigioniera di tale  schema sociale la Storia ha cavalcato decine di secoli  portandoci  fino ai giorni nostri, alle tragedie belliche del ventesimo secolo, che parevano dover restare le punte più alte della follia di questi camminatori sulla testa di tutti, e al disfacimento di certezze e dogmi economici, sociali e religiosi. In questo mutevole panorama, in questo magmatico fiume che tutto travolge e modifica, che è la  società,ormai globalizzata e  dunque ancor più difficilmente governabile, assumono particolare importanza quelle figure di  leaders che, improvvise, inaspettate e inopportune, per l’ordine costituito, spuntano dal nulla come alieni e scompaginano una sceneggiatura che va in scena da millenni. Uno di questi è Silvio Berlusconi. Un eretico, innovatore di professione e di talento, il classico granello di sabbia capace di far inceppare e saltare il meccanismo del politicamente corretto che, è opportuno sottolineare, non è una forma mentis nuova ma vecchia come l’umanità. Socrate è stato costretto a darsi la morte perché non ragionava in politicamente corretto. Galileo è stato condannato per averlo messo in discussione. Gesù è stato crocifisso per averlo smascherato.  Se solo raffrontiamo accadimenti distanti fra loro secoli di storia, comprendiamo come nulla sia cambiato e tutto sia già stato fatto sul palcoscenico dove si recita la commedia delle commedie. Giulio Cesare fu assassinato per l’invidia suscitata, fra i vari codazzi che già allora proliferavano, dalle sue capacità straordinarie. Alcibiade fu il precursore dei voltagabbana passando da Atene a Sparta e ritorno, come dire da destra a sinistra  o viceversa, con la disinvoltura degli attuali e penosi salta fossi professionisti del seggio parlamentare. Ciò dimostra che per essere alieno non è necessario provenire da altre galassie ma  basta, e avanza, avere idee originali e innovative che vanno controcorrente. E l’alieno,così inteso, è il nemico numero uno dei sistemi bloccati e collaudati da secoli dello stesso cerimoniale.

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