Blog di Eligio Bartoli

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TRUFFA ASSICURATA?

Il fatto che il costo dell’ assicurazione per la Rca e le garanzie accessorie di furto, incendio e varie, sia in Italia tra i più alti d’ Europa è arcinoto e frutto sia di inciviltà congenita che di speculazione finanziaria. L’ aspetto che invece sfugge ai più è che, grazie ad una campagna livellatrice delle idee e di imbavagliamento delle notizie, con la attuale legislazione le compagnie di assicurazione hanno potuto spostare il rischio di impresa da sè stesse al groppone dell’ assicurato.  Infatti se questi ha un sinistro ed ha torto si ritroverà per i successivi 5 o 6 anni un aggravio di polizza e l’aumento della classe di merito che, da un lato ripagheranno la compagnia dell’ esborso risarcitorio del danno e dall’ altro bolleranno la sua “fedina  assicurativa” più di un reato penale impedendogli anche di cambiare compagnia se non a costi altissimi. L’ alternativa a tutto ciò è pagare di tasca propria il sinistro togliendo all’ assicurazione il rischio di impresa.  Ciò prefigura il pagamento del premio assicurativo come una tassa occulta  sulla quale poi calcolare anche accise di comodo per esigenze regionali, provinciali e comunali. Questa è l’ Italia  della semplificazione secondo cui il così detto cetriolo è sempre diretto nello stesso posto del medesimo e invariabile Pasquale.

PERCHE’ L’ALIENO.

Ho tracciato un profilo  del Presidente Silvio Berlusconi in quanto egli rappresenta, al di là dei meriti, dei demeriti e della condivisione del suo credo politico, l’ unico personaggio innovatore di quella politica italiana che si è aggrovigliata e ripiegata su sè stessa nell’ intento di perseguire il triste obbiettivo di creare il debito pubblico e la ricchezza privata della casta politica.  Le vicende giudiziarie, le scomposizioni e le capriole di tanti professionisti della poltrona di questi giorni dimostrano la diversità e l’ assoluta mancanza di opportunismo politicante che distinguono l’ Alieno, vero extraterrestre rispetto alla politica di corridoio. Leggerlo può aiutare a capire quanto noi elettori e cittadini siamo in balìa di una casta che se ne frega della nostra intenzione di voto, tanto da programmare un futuro Governo a prescindere dal risultato elettorale che così viene ridotto a frutto di puro esercizio di insulto a chi vota.  Leggerlo, al di là dell’ odio di parte, può aiutare a difenderci da questa casta che per sopravvivere e dominare trasversalmente ha dovuto “far fuori” politicamente l’ unico ostacolo al suo strapotere.  Leggerlo e continuare ad odiarlo significherebbe essere felici di questo strapotere e di meritarlo.

PRINCIPI E LEGGI.

Il connotato distintivo di una società civile evoluta è il giusto rapporto fra i princìpi che ispirano la sua coesione e le leggi che li tutelano. In linea generale si può affermare che più sono riconosciuti e rispettati i princìpi e meno sono le leggi necessarie. Può sembrare strano ma gli uni e le altre non sono complementari anzi sono spesso contrapposti e, chi di essi prevale, definisce il tipo di società, il grado di libertà individuale e nazionale.  Una società è libera se a regolarla sono i princìpi mentre non lo è se sono le leggi a dettarne le linee guida. La grande differenza sta nel fatto che i pincìpi sono valori morali al di sopra di tutti gli uomini mentre le leggi sono strumenti concepiti ed amministrati da alcuni di essi sui loro simili. In sintesi non è la legge che stabilisce la validità di un principio poichè nel momento in cui essa pretende di farlo ne intacca il carattere di universalità e lo degrada a semplice norma. Infatti che la vita sia sacra dal suo inizio alla sua fine è un principio fondamentale e non c’è legge che lo possa stabilire con più forza. Il principio quindi è esente dalla legge la quale si deve limitare a stabilire le sanzioni per chi lo viola. Non uccidere è un principio e non è la legge che lo afferma, non si deve uccidere per principio e non per la paura della punizione di legge e l’ accettazione di questo concetto è fondamentale per la difesa della libertà di una Nazione poichè, la proliferazione di leggi e il loro travestimento da princìpi favoriscono prevaricazioni e dittature in nome di interessi di parte camuffati da interessi universali. In particolare chi amministra le leggi e l’ apparato della giustizia si può dotare di strumenti che nulla hanno a che fare con il bene comune ma che consentono di piegarlo a specifiche opportunità. E’ così che viene scolpito il totem della giustizia basata sulle leggi anzichè sui princìpi. Il custode del totem, il giudice, estende su di sè i poteri della finta divinità divenendo esso stesso un sotto totem da idolatrare. Chi ha la sventura di frequentare aule di tribunali sa che al cospetto del giudice, in un totale ossequio, devono essere spenti i telefoni cellulari e se qualche disattento lo dimentica rischia anche sanzioni gravi. Ciò che non accade in Chiesa se lo stesso cellulare suona durante la messa, chiaro segno che il giudice è più importante di Dio.  Da ciò scaturisce che costui in tale veste può riuscire, in base a convinzioni personali a porsi come soggetto politico dominante. La scritta “La legge è uguale per tutti” campeggia con la solennità di un principio alle spalle del Giudice ma tutti sappiamo che troppo spesso essa non lo è perchè amministrata da uomini sugli uomini. Ed ecco perchè deve soggiacere al principio che è il solo istituto giuridico super partes. La scarsa onestà del genere umano fa sì che prevalga la legge perchè se oggi è contraria, domani sarà a favore essendo mutevole come i rapporti di forza politici e gli scenari sociali. Di fronte al principio tutti gli uomini sono uguali ed equidistanti, di fronte alla legge i suoi sacerdoti e le vestali del Tempio risultano diversi, quasi intoccabili perchè, è risaputo, chi giudica il giudice? Non certo le persone comuni, ma altri giudici che potrebbero essere restiì a togliere un mattone dal muro che li separa e protegge dal resto della società. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria escalation giudiziaria nei confronti della società civile che in molti casi ha stravolto rapporti ed equilibri fra gli attori che la animano. Se la scuola boccia uno studente si ricorre al giudice che può ribaltare il verdetto accademico emesso dagli unici aventi il diritto-dovere di farlo,  riabilitandolo. Non c’è istituto o realtà che non subisca l’ intervento giudiziario: la famiglia, la sessualità, il lavoro, lo sport, la politica e la vita privata. Tutte realtà che dovrebbero invece essere regolate da princìpi. Soppiantare questi con le leggi porta allo Stato giudiziario che stabilisce e regola tutto attraverso esse. Si nascerà e si morirà secondo legge, come e quando legge comanda. Un altro aspetto essenziale che stabilisce la sovranità del principio è quello della interpretabilità, mentre esso non ne è soggetto, la legge sconta in maniera drammatica questa caratteristica. E siccome ad applicare la legge sono gli uomini, nulla è più facile del constatarne le difformità anche di fronte allo stesso crimine. Valga ad esempio il diverso trattamento per i delitti dei terroristi, sia fra loro stessi in base all’ ideologia che li ispira, che rispetto ad un omicida “laico”. E’ infatti frequente e legittimo che quest’ ultimo sconti qualche decina di anni di carcere per aver ucciso magari il proprio coniuge o un conoscente, mentre i primi, per vari e reiterati omicidi così detti politici, spesso si ritrovano liberi e con un lavoro intellettuale fra le mani, dopo appena qualche anno di galera, se nel frattempo non sono riusciti a fuggire verso quei paradisi politici sempre aperti e pronti ad ospitarli con ogni confort. La discrezionalità è dunque la discriminante che può fare di una legge uno strumento di potere mentre essa non ha alcuna possibilità di inficiare  la forza e la sacralità di un principio. Più princìpi e meno leggi è lo slogan della libertà.

CARCERI E CIVILTA’

“Nelle carceri vivono in assoluta libertà i peggiori istinti dell’ uomo” . Credo che in questa massima che fa parte della pubblicazione “Aforismi in libertà” sia condensata l’ essenza di un universo relegato oltre i margini della società civile in una sorta di bolgia infernale conosciuta, temuta ed usata, per scaricarvi il peggio dell’ umanità che risiede in ognuno di noi. L’ uomo nella sua infinita capacità di fare e farsi del male ha concepito attraverso le carceri lo strumento di tortura per eccellenza, il quale non si giova solo della privazione della libertà individuale, già di per sè pena suprema, per annientare la persona ma impone la convivenza più stretta ed asfissiante senza la minima regola che non sia dettata dalla forza, dalla prevaricazione e dalla violenza. Ufficialmente la carcerazione è la punizione inflitta a chi commette reati e consiste nella revoca pro-tempore della libertà. In realtà essa rappresenta la terra di nessuno dove l’ individuo perde ogni connotata di civiltà divenendo un oggetto fra oggetti, un ammasso di carne da dilaniare, un altare pagano su cui esercitare la capacità di odio e di violenza che, come detto, nell’ uomo è infinita. La civiltà si ferma sull’ ingresso del carcere, lo Stato civile cessa di esistere oltre le cancellate di ferro dove il valore della vita umana è inferiore allo zero. Esso, lo Stato, si ritiene il custode della Giustizia e si autocompiace del cerimoniale dei processi, delle aule di tribunale dove essa campeggia sottoforma di bilancia e di promessa di imparzialità, ma in realtà si disinteressa dei crimini che vengono commessi quotidianamente e che restano impuniti come se rientrassero in una sorta di terribile autogestione, non scritta ma codoficata dai fatti, della singola galera e che fa di ogni reclusione una condanna a morte eseguita a rate. Cosa dovrebbe fare uno Stato degno di questo nome di fronte a ciò? Poche e semplici cose. Prima di tutto far entrare la legalità nelle carceri e farne uscire l’ illegalità ormai istituzionalizzata. Poi adeguare le strutture eliminando le fatiscenti prigioni in tutto simili ai Piombi di Venezia. Diversificarle per tipi di reati evitando così che chi abaglia un codice fiscale finisca in cella con un pluriassassino. Depenalizzare i reati amminitrativi pinendoli con pene pecuniarie pari al frutto del reato. Tenere separati dagli altri i detenuti in attesa del primo giudizio e, fin quando non ci sarà la civiltà  delle celle singole, far convivere condannati con uguali pene detentive. Infine porre alla direzione delle carceri persone preparate che non permettano alle guardie carcerarie, anch’ esse detenuti part time, di farsi chiamare “superiore” e di avere, al pari dei boss della galera, potere di vita e di morte sui detenuti specie su quelli innocenti che per lo sbaglio di “infallibili” giudici finiscono nell’ inferno. Tutti sappiamo che nel triste segreto delle celle avvengono soprusi e crimini contro l’ umanità ad opera degli stessi detenuti e anche del personale pagato per sorvegliarli. Lo sa anche lo Stato come lo sanno tutti i suoi sacerdoti ma nulla si fa perchè cessi questa orribile,  inarrivabile dimostrazione di umanità, cioè di gesta vergognose di colui, l’ uomo, che si ritiene padrone del mondo, superiore agli animali e destinatario di tutti i diritti immaginabili. E’ sufficiente e più facile chiudere la botola e far finta di non sentire le urla, la disperazione del silenzioso pianto di chi non può farsi sentire piangere perchè è in balìa di assassini autorizzati ad uccidere da un’ omertà, che diviene complicità, dello Stato finto sordo e finto cieco. La civiltà non si misura con il numero di prigioni ma con il numero di individui recuperati ad essa, ciò non significando l’ obbligo buonista di rimettere in libertà criminali e pluriassassini dopo solo qualche anno di detenzione e sulla scorta di una conversione non credibile, ma garantire loro una reclusione adeguata al crimine commesso in condizioni di decenza, che riduca alla sola privazione della libertà la pena da scontare senza le torture accessorie frutto della umanità che abbiamo dentro di noi.

BESTIA SARAI TU!

Quando si vuole definire nel peggiore dei modi una persona si è soliti apostrofarla con un vigoroso  “sei peggio di una bestia”, con ciò dando un’ accezione estremamente negativa al termine che genericamente indica creature animali le quali, come vedremo, non sono certo peggiori del genere umano. Coloro, e sono i più, che usano espressioni di questo tipo, implicitamente e sostanzialmente, ritengono il bipede umano al di sopra di tutto il resto della fauna, flora inclusa. Sono gli apologeti della superiorità umana sul mondo, gli apostoli del diritto assoluto di compiere ogni azione, di poter usare ogni creatura vivente per il divertimento dello stomaco e della mente conferito, non si sa da chi, all’ umanità. Ma sfogliando la storia delle gesta di questa “eroica” creatura non è difficile arrivare alla conclusione inconfutabile su chi siano in realtà le “bestie“. Proviamo a chiederci se esista un animale che abbia ideato i campi di concentramento con annessi forni di cottura totale, camere a gas e stanze di tortura. Se esista un bestia che getti nei cassonetti o nel cesso un suo feto o un suo cucciolo appena nato. Se esista una belva feroce che costringa in schiavitù la femmina della sua specie e la faccia prostituire arricchendosi sul suo corpo. Se esista un animale che produce e spaccia droga riducendo in schiavitù intere generazioni di suoi simili che poi, per drogarsi, a loro volta rubano, uccidono o si vendono. Se esista una bestia che violenti cuccioli maschi e femmine filmandoli, mettendoli in rete e scambiandoli come trofei di caccia. Se esista un animale che per bramosia di potere e soldi faccia guerre, stermini intere popolazioni, le deporti, le sotterri vive. Proviamo a farci queste domande davanti allo specchio e proviamo a riuscire a non sputarci in faccia. Credo che chiunque, perfino un apologeta del primato dell’ umanità, possa capire che questi sono comportameni non bestiali ma tipicamente umani e che disumano non è sempre sinonimo di cattivo ed efferato ma al contrario, se ci fosse più disumanità cioè meno umanità di questo tipo nei comportamenti, il mondo sarebbe un posto per vivere,  non per morire. Quindi esimio (de)genere umano bestia sarai tu!

SCANDALI AL SOLE.

Come fossero comandati da un congegno a tempo sono emersi, al pari dei letti di fiume in secca, gli scandalosi comportamenti della casta politica locale in merito all’uso-abuso di soldi pubblici. La cosa strana e sulla quale è necessario riflettere per non subire oltre al danno anche la beffa di una presa in giro, è perchè proprio ora l’ ufficialità si accorge di un fenomeno ben conosciuto da decenni, perchè solo adesso lo si è degnato della ribalta mediatica e non quando la Corte dei Conti in ripetute e inascoltate denunzie aveva segnalato il malcostume diffuso di “mangiarsi il vitello in pancia alla mucca” da parte di amministratori pubblici e giunte di cui aveva fatto nomi e cognomi? Perchè il Presidente Silvio Berlusconi è stato lapidato, e non solo metaforicamente, quando ha chiesto alla casta politicante locale di ridurre il costo della politica per consentire al Governo di ridurre le tasse? Perchè adesso coloro che allora sono insorti e scesi in piazza corredati di fascia tricolore come sottopancia contro l’ idea “blasfema” del CAV, oggi si ergono a paladini di un risparmio prima impossibile ed ora divenuto improvvisamente doveroso e fattibile? Se lo chiedano tutti quelli che hanno sbraitato per strada contro di lui accusandolo di voler tagliare i servizi ai cittadini, perchè a far ciò ci hanno pensato i vari Fiorito, Tedesco,  Lusi e i tanti capibastone locali a fare il “servizio” a tutti noi. Ma perchè proprio ora cade questo velo di ipocrisia? Non a caso è iniziata la campagna elettorale e non è un caso che l’ Italia stia morendo del morbo delle tasse e, ancora, non è un caso che i movimenti della protesta di facciata, che viaggiano in Ferrari e in barca a vela, abbiano raccolto voti da parte di gente che non ne può più di questi politicanti. Quindi la casta si ferisce da sola, come l’ assassino che si fa trovare sanguinante sulla scena del delitto, e senza farsi troppo male cerca di stemperare il furore popolare attraverso il “sacrificio” di alcuni capri espiatori destinati ad accollarsi la vergogna di un sistema corrotto intestandola a proprio nome. Il loro compenso è stato anticipato e la consapevolezza di una fine ingloriosa per i vari Fiorito,Lusi ed altri, ben retribuita per sempre. Poi, passato il temporale e, quietate le masse, nuova erba crescerà nel pascolo e nuove mandrie di politicanti puri  e vergini potranno abboffarsi nel paradiso riverniciato. Amen e così sia.

LA REPUBBLICA GIUDIZIARIA

Parafrasando il primo articolo della Costituzione si potrebbe a ragione affermare che qualcuno ambisca all’ Italia come ad “una Repubblica giudiziaria fondata sulla toga”. La storia degli ultimi  venti anni (ed ancor prima con i famosi pretori d’assalto) riporta numerosissimi straripamenti, con conseguenti inondazioni ideologiche di parte della Magistratura, dal suo alveo costituzionale di organo giudiziario, cioè di rispettoso applicatore delle leggi che il Parlamento delibera e il Presidente della Repubblica promulga. Oggi, come non mai, una parte di Magistratura ideologizzata, pretende di  scagliarsi contro due poteri dello Stato, quello legislativo, il Parlamento, e quello esecutivo, il Governo, appropriandosi delle prerogative di un terzo potere, la Corte Costituzionale, per delegittimare leggi ed azione di Governo. Parliamoci chiaro: siamo a meno di  un passo dal colpo di Stato Giudiziario! Quando il CSMsi riunisce per valutare e stabilire la costituzionalità di una legge, siamo all’usurpazione gravissima dei compiti che la Costituzione attribuisce all’ alta Corte e non già ad esso. Con atti di questo tipo il CSM rischia di porsi al livello degli imbrattamuri di partito che nottetempo sporcavano la vita politica italiana. Attraverso Mass-media compiacenti si divulgano notizie di tale attività censoria con naturalezza, come se nulla fosse, cercando di instaurare il principio della prassi che fa norma. No invece! Il CSM non può intervenire sulla legittimità costituzionale di leggi e “sospenderle” attraverso la non applicazione di esse da parte di magistrati schierati,e quindi non deve farlo. Più che  abuso di potere è usurpazione di ruolo istituzionale che genera grave turbativa politica. Benissimo ha fatto il Presidente Silvio Berlusconi a battere i pugni sul tavolo in più di un’occasione ed a porre alla base della Sua azione politica la riforma dell’apparato giudiziario, e fanno ridere le solite verginelle che si coprono il viso scandalizzate difendendo chi, i pugni li vuole battere sulla nostra testa di italiani. Si rivedano, i signori e le signore del partito buono e compari, il film di Dino Risi “ In nome del Popolo Italiano”. Non è prodotto dal Presidente Berlusconi ma da quell’ Italia liberale e colta che già decenni or sono si ribellava all’ accanimento persecutorio di certi Giudici in mala fede. Il CSM è il solo organo costituzionale che non subisce controlli da alcuno, secondo quanto stabilisce la Costituzione al fine di tutelarne l’autonomia, ma proprio questo grande privilegio dovrebbe prevederne, come contrappeso,  componenti al di sopra delle parti e non, come è nella maggioranza dei casi, al di sotto (nel senso di sotto i piedi) di alcuni partiti. Compete al Presidente della Repubblica vigilare affinché esso non esca dagli argini costituzionali ma, a sua volta, anche il Capo dello Stato è espressione di uno schieramento politico ben individuato e la storia recente ci ha insegnato che Presidenti autodichiaratisi super partes  durante il loro mandato, non abbiano esitato a partecipare attivamente alla vita di un preciso partito politico un volta scaduto lo stesso. Non è proprio il caso di nascondersi dietro veli di autentica ipocrisia, bisogna domandarsi lealmente e realisticamente dove possa iniziare e finire l’imparzialità di un magistrato militante politicamente. Del resto  questa domanda se la posero già, senza giri di parole,  i cosiddetti padri costituenti quando fissarono paletti ben precisi e che oggi sono oggetto di nuova interpretazione per nulla disinteressata. Una volta uscito dal suo argine, l’ordine giudiziario diviene potere, con tutte le conseguenze che sono sotto gli occhi dell’intera Nazione: la vita di essa viene regolata e determinata dall’intervanto di un magistrato. Così una bocciatura a scuola si annulla per via giudiziaria, una persona può vivere, morire o essere curata per sentenza di un giudice e non per opera di medici, un bambino può essere tolto ai propri genitori naturali solo perché un magistrato ritiene che siano vecchi e, a suo insindacabile giudizio, inadeguati, nulla importando se il bambino è amato e allevato con ogni cura. Tale invasione della norma, che di per sé è arida ed insensibile, nella vita degli individui rischia di fare della società intera, che è un organismo variegato, che pulsa e respira mille sfumature, un unico gigantesco tribunale nel quale chi può difendersi economicamente e chi ha santi in paradiso se la cava, ma tutti gli altri, la grandissima maggioranza, è condannata a stare sotto il giogo giudiziario.

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