Blog di Eligio Bartoli

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VERGOGNOSA ANSCHLUSS

Il ritorno dell’ Alieno ha scatenato la reazione sia del fronte interno di inginocchiamento al quarto reich rappresentato dai nuovi collaborazionisti e capeggiato dal trio Napolitano-Bersani-Monti che di quello europeo manovrato dalla kartoffelnkaiser e dal primo trombone Ue tale kapò Schultz. Non potendo disporre della bomba atomica a causa dell’ eterno divieto per aver scatenato la seconda guerra mondiale, la Germania fa uso ed abuso della bomba spread non meno devastante della prima . Forte della sua supremazia economica il panzer teutonico vuole asfaltare il traditore di sempre, quell’ italietta pezzente che, autostrangolatasi con il collare del debito pubblico, vorrebbe mordere ma riesce solo ad abbaiare alla luna. Ma perchè tanta isterica reazione, perchè, come direbbe Manzoni,   l’ Europa “… così percossa e attonita al Nunzio sta?”  Ma è semplice, povero analfabeta popolino dell’ italietta misera! Perchè non si deve trasgredire al diktat del quarto reich e anzi fare come fece l’ Austria all’ alba del delirio Hitleriano, che si consegnò all’ invasore e ammainò la sua bandiera sostituendola con quella nazista. Ma c’ è un tale Alieno, Silvio Berlusconi, che, come un altro grande Silvio del passato, Pellico, non vuole morire tedesco e con la tessera del “nuovo” partito comunista inginocchiato alla Germania come lo è stato per decenni davanti all’ URSS. E con lui c’è tutta una gran parte del popolo italiano che non ha dimenticato lo Spielberg, e le SS. Che non vuole cambiare il proprio tricolore con quello a tinte nero-rosso-giallo, che ricorda e molto bene, che quando Cicerone insegnava il Diritto al mondo la Germania era solo una terra abitata da barbari. Ma ora la demenza del politicamente corretto predica la genuflessione davanti al dio panzer e lo Stivale è in vendita a prezzo di saldo nella vetrina dei traditori e dei fautori dell’  anschluss. Tutti tranne un certo Silvio Berlusconi, un italiano contro tanti italioti, un uomo contro pletore di tacchini, capponi e quaquaraquà. Ecco perchè ora tornerà la guerra dello spread e le borse balleranno. Ecco perchè verrà di nuovo latrato all’ untore, si mobiliteranno i morti viventi dei cortei anti CAV, si risveglieranno i giullari di corte della TV e della carta igienica stampata in colonne, e si desteranno di nuovo PM monotematici con occhi di lince verso destra e talpe verso sinistra. Ecco perchè si risveglieranno gli incubi dei mercati che traballeranno non per i ciclopici debiti sovrani ma perchè un uomo, solo uno dei sette milairdi di bipedi che inquinano il Pianeta, si candida a resistere all’ anschluss, al calo delle braghe, alla sodomizzazione ideologico-economico-finanziarai dell’ Italia. Deutche uber alles, Italia sotto a tutti.

POLITICA CIALTRONA

Se si eccettuano i regimi dittatoriali, da quelli microscopici a quello della immensa Cina, la poltica italiana risulta la più cialtrona del mondo occidentale. E tale inarrivabile cialtroneria è salita alla ribalta internazionale con l’ entrata dell’ Italia nell’ area dell’ euro. Prima di allora ogni Nazione poteva decidere la propria politica economica e monetaria, e c’era chi svalutava per galleggiare (l’ italietta misera) e chi rivalutava (il quarto Reich) per rafforzare il dominio continentale. La Germania divenne così la locomotiva dell’ Europa e l’ Italia uno degli ultimi vagoni merci trainato e privo di propria forza motrice.   Chi sia l’ artefice da ringraziare per questa involuzione culturale ed economica, è sotto gli occhi del mondo intero: la classe politica italiana che si è rinnovata nelle generazioni ma è rimasta la stessa dal dopoguerra quanto ad attitudine al dilapidamento della cosa pubblica. In questo senso non ci sono distinzioni di colore politico da fare perchè le vicende giudiziarie che si sono succedute nei decenni, a partire dal lontano scandalo Lockheed, hanno dimostrato che tutti ma proprio tutti i partiti, con le loro strutture centrali e periferiche hanno rubato a mani basse dalla saccoccia pubblica e si sono arricchiti causando il conseguente impoverimento fallimentare al quale siamo giunti oggi. Ora, dopo che la Democrazia è collassata con il golpe bianco e l’ avvento del Governo dei tecnici, gli italiani saranno chiamati a rinnovare un Parlamento che si è rivelato da anni essere il luogo di faide politiche, partitiche, di corruzione e compravendita di deputati e senatori tali da far impallidire un campo da fiera paesana. Ma siccome il degrado non conosce mai fine questa volta le così dette alte sfere hanno deciso, già prima del voto, chi sarà a guidare l’ Italia ancora più giù nel baratro della recessione economica. Si sta cioè concretizzando il disegno che da sempre vede uniti i due schieramenti delle oligarchie di destra e di sinistra secondo le quali il Governo della Nazione deve essere deciso da esse non avendo il popolo ignorante e ottuso la capacità di scegliere e di decidere. Quindi via libera a tecnici asserviti all’ ideologia politica che servono a vanificare e svuotare il significato di democrazia vera rappresentato dal voto. Si voterà ma dopo si farà come vogliono le intellighentie europee, gli alti strati della Finanza e i servi della politica cialtrona, perchè il debito pubblico creato da questa sia spalmato e fatto pagare ad intere generazioni del popolo beota. La ciliegina sulla torta di sterco che sarà servita alla tavola italiana consiste nel proliferare di  masanielli  moralizzatori di vario colore, con epa e barba o senza ma perfettamente funzionali a turlupinare l’ elettorato stordendolo con miraggi, con specchietti per allodole e favole di rinnovamento. La cosa tragfica è che ciò non lo afferma chi scrive, che potrebbe anche non aver capito nulla, ma una entità inoppugnabile chiamata Storia la quale custodisce un infinito archivio di manipolazioni di masse e di saccheggi delle economie tutti, immancabilmente, risanati con opportune guerre in guisa di volano della ripresa economica. Ancora una volta guai ai vinti, cioè a noi.

I DIECI COMANDAMENTI

ONORA IL PADRE E LA MADRE

Con buona pace dei teorizzatori del potere e dell’ autorità genitoriali sui figli, il Quarto Comandamento non ne rappresenta la certificazione Divina ma intende collocare ognuno di  noi in una ben precisa posizione rispetto a chi ci ha creato e al significato del nostro esistere terreno. Onora il Padre e la Madre significa vivere ed operare in modo consono a creature nate da un atto d’ amore, significa essere consapevoli dello speciale dono ricevuto e di dover compiere una missione esistenziale ispirata all’ anima anche se attuata attraverso il corpo. Non dunque adorazione mitizzata delle due figure ma responsabilità di essere degni della Creazione. In base a tale impostazione il significato del comandamento non può che spostarsi sulla natura spirituale di ognuno di noi. Onorare i propri genitori significa onorare Dio conducendo una vita degna di creature nate non per soddisfare bisogni materiali ma per essere segni tangibili della esistenza di un Dio creatore. In quale modo si disonorerebbero dunque il Padre e la Madre? Negando a noi stessi la responsabilità che ci proviene dall’ essere pensanti e parlanti, dal sapere distinguere il male dal bene e dal praticare quest’ ultimo non in base a convincimento filosofico e morale ma soltanto per mero opportunismo. Disonorarli è tradire il significato di essere donna e uomo riducendoci a vivere come femmina e maschio ascoltando esclusivamente gli impulsi biologici. Da Dio infatti non possono nascere ammassi di carne ed ossa famelici divoratori anche di sè stessi. Non vivere come tali è il significato del comandamento Onora il Padre e la Madre che, per estensione, si riverbera anche sulla famiglia intesa come rappresentazione della Creazione, cioè della vita che nasce da altre due vite e delle quali acquisisce le sembianze. Onorare il Padre e la Madre significa onorare la famiglia e riconoscerne ed accettarne l’ esclusivo valore creativo. Disonorare il Padre e la Madre vuol dire negare tutto ciò.

LA COSCIENZA DELLE PALLOTTOLE

Dal Blog “La coscienza degli animali” sono state rese note le imprese autolesionistiche di tanti cacciatori dalle quali scaturiscono le considerazioni che seguono.  Anche l’ attuale edizione della commedia interpretata dai penosi figli di Diana riporta numerose o mai troppo numerose, a seconda dei punti di vista, uccisioni di cacciatori e danni collaterali.  Si parla quindi di incidenti di caccia descrivendo episodi che a volte si concludono, anche con modalità comiche, con la morte di chi di buon ora si era alzato e si era armato di tutto punto per dare la morte. Ma siccome nulla avviene per caso sotto la volta celeste, parrebbe non essere azzardato parlare in questi frangenti di ritrovata consapevolezza della pallottola o del pallettone che consente loro di raggiungere il bersaglio giusto. D’ altra parte la caccia altro non è che un atto di guerra in tempo di pace, guerra vile contro inermi creature già stremate dal freddo, da scarsità di cibo e da varie forme di inquinamento ambientale. E come tale prevede che ci siano morti e feriti da ambo le parti, dunque perchè parlare di incidenti o peggio ancora di disgrazie quando a cadere sotto la polvere da sparo è chi la guerra l’ ha dichiarata?  Diverso, molto diverso è il discorso per gli innocenti cercatori di funghi o malcapitati in genere che hanno la sola colpa di trovarsi sulla traiettoria tracciata da un colpo di fucile su input di un demente con patentino che scambia una persona per un cinghiale e spara senza collegare il cervello (se c’è) al dito che preme il grilletto. In questi casi dovrebbe parlarsi di omicidio e basta, senza le attenuanti di colposo e preterintenzionale, omicidio punto.   E altra cosa è anche il fatto che a cadere per la ritrovata coscienza del pallettone siano figli minorenni o addirittura bambini degli stessi cacciatori, la follia dei quali non impedisce loro di trascinare in una guerra la propria disgraziata prole. Colpisce il fatto che nessun giudice pare abbia da ridire su questi esemplari genitori che amano così tanto i propri pargoli da rischiarne la vita nel gioco, a mio modo di pensare, più idiota che esista. Un’ ultima considerazione riguarda anche lo Stato cialtrone che pur di incassare le tasse sulla caccia se ne frega se circolano armati soggetti in avanzata età non più in grado di vedere bene, di distinguere i suoni dai rumori, che inciampano ad ogni passo e che per ciò lasciano partire colpi di fucile che ammazzano alla cieca. Lo Stato cialtrone assiste a questo far west con un disinteresse complice che si estende anche alle strutture da esso poste a guardia della caccia per cui abbiamo guardie forestali che la praticano e la difendono in barba al più clamoroso dei conflitti di interesse. Chi può spiegare e sostenere l’ imparzialità di una guardia venatoria che è anche, a tempo perso, un “cinghialaro”? E’ come porre il fuoco a guardia della polvere da sparo o della paglia. Ma si sa, in un villaggio primitivo come l’ Italietta miserabile si possono divorare monti con la giustificazione di “coltivare una cava e bonificare terreni” e si posso appendere negli uffici pubblici manifesti che glorificano la caccia come alta tutela dell’ ambiente. Roba da caverne e palafitte.

MADRI OLTRAGGIO

I tempi cambiano e la violenza, come una metastasi inarrestabile, invade territori umani che storicamente le erano interdetti da una sorta di diversità della specie che faceva  dell’ essere madre una enclave al di sopra delle umane miserie. Sono ancora vive nella memoria collettiva le madri coraggio che, libere dalla vigliaccheria tutta maschile e, spesso connivente, delle istituzioni pubbliche, non hanno avuto paura di affrontare spacciatori e criminali vari per difendere i loro figli dalla droga.  Ad esse oggi tendono a sostituirsi le madri oltraggio, nuova specie di mammifero che  per coccolare i propri pargoli, rei di comportamenti da esse giudicati apertamente o velatamente “eroici“, non esitano a sputare sulla dignità delle vittime o dei destinatari di tali “eroiche gesta”. Alcuni giorni fa un “bravo ragazzo” è uscito di casa con un coltellaccio in tasca per far pagare alla sua fidanzata un  presunto gesto compromettente fatto verso il suo ex. Detto fatto ha ammazzato la sorella di lei solo perchè voleva difendere la congiunta dalla furia omicida del “bravo ragazzo”,  e ridotto in fin di vita l’ oggetto della sua ira. Sdegno generale, condanna unanime da parte di tutti o quasi. Sì quasi, perchè la madre del bravo ragazzo non è riuscita a non rivendicare pubblicamente  la “bontà” del pargolo e la ” santità” di tutta la sua famiglia. Cosa c’è di strano? C’è che l’ amore materno non può sconfinare nella giustificazione implicita e subliminale di un delitto efferato scaricando sibillinamente sul comportamento della vittima la responsabilità del delitto stesso. Dire che l’ assassino è un “bravo ragazzo” equivale a dire che “qualcuno” lo ha indotto al crimine quindi, implicitamente, è questo qualcuno il vero colpevole cioè la vittima.  Grande esempio di maschilismo materno e di solidarietà femminile. Altro caso di madre oltraggio lo si è avuto dopo i recenti disordini avvenuti a Roma ad opera di tanti alri “bravi ragazzi” armati di spranghe, mazze e molotov. La madre di uno di questi,  pizzicato e trattato dalla polizia nè più nè meno come essi stessi usano fare con le forze dell’ ordine, si è esaltata alle gesta del pargolo e si è detta orgogliosa delle botte da lui prese in risposta a quelle da lui date. Apologia di un martirio inesistente. Ora si narrerà che il pargolo e gli altri “pizzicati” erano estranei alla violenza ed erano lì per protestare civilmente. Certo, perchè i lanciatori di molotov e quelli che hanno quasi ammazzato quel poliziotto colpendolo con una mazza da baseball, non hanno madri o non esistono affatto. L’ apologia del pargolo, eroico perchè malmenato da chi egli voleva malmeare, non è compatibile con la figura di madre così palesemnte e vergognosamente usurpata da una non meglio identificata veste di mera genitrice biologica, che sembra godere del dolore di altre madri (quelle dei poliziotti) causato dalle gesta del suo “bravo” pargolo.

ECONOMIA DOMESTICA

Il nodo dei così detti debiti sovrani cioè l’ indebitamento irresponsabile degli Stati che hanno vissuto da ricchi non essendolo è venuto al pettine, ed ha causato la crisi economico-finanziaraia più grave della storia contemporanea. La gente si chiede se esistano rimedi ed è terrorizzata al punto da gettarsi nelle braccia di qualunque avventuriero privo anche della minima  cognizione economica che le promette vendetta. Ma, lasciando i pifferai ai pifferabili, proviamo a vedere se con poche mosse si possa dare scacco matto a questa crisi. L’ Italia è uno sputo geografico e come tale la si potrebbe amministrare benissimo senza tutte quelle sovrastrutture ideate da chi mirava solo a saccheggiarla. E’ stato come se per gestire un chiosco per la vendita di frutta, si fosse ricorso ad una multinazionale con stuoli di Presidenti, amministratori delegati, direttori commerciali, capi e sottocapi. Dunque essendo uno sputo geografico andrebbe gestita come tale e al posto delle venti micro regioni, autentiche macro voragini di spesa, si potrebbero istituire tre regioni: Nord, Centro e Sardegna, Sud e Sicilia. Tre presidenti e tre prefetti regionali per i rapporti con lo Stato centrale ed il suo Parlamento ovviamente ridotto ad un quinto della sua attuale e folle composizione. Nessuna giunta politica ma tre strutture amministrative gestite da personale selezionato dalla Scuola Superiore di Amministrazione Pubblica e non reclutato nell’ analfabetismo locale. Cesserebbe la proliferazione di valanghe di leggi regionali idiote, cesserebbero le ruberie diffuse, autentico cancro sociale, e pure le conflittuali politiche locali fra enti di diverso colore politico. Certo sparirebbero tanti parassiti della chiacchiera e tante compavendite di assessori da parte dei poteri economici locali, vere e proprie mafie con lupara sottoforma di carta bollata e appalti. Forse lo smaltimento dei rifiuti solidi politici e di deretani di pietra rappresenterebbe un problema non da poco ma considerata la penuria di mano d’ opera non qualificata per lavori bassa intellettualità, costoro potrebbero essere assorbiti ad abbuntantiam, e così i pomodori del salernitano non dovrebbero più essere raccolti da extracomunitari.  Immaginare l’ Italia libera da venti bilanci fallimentari della sanità, da venti deficit miliardari annui, è come rivedere quelle vecchie cartoline illustrate che ritraevano il mare nostrum di un blu inimitabile. Non più salari da fame a causa di sprechi e corruzione ma stipendi dignitosi grazie ad uno Stato federale efficiente. Sì, si potrebbe fare ma non si vorrà mai fare!    

I DIECI COMANDAMENTI

RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE

Lungi dall’ essere uno slogan sindacale il terzo comandamento prescrive la necessaria convivenza fra la vita materiale e quella spirituale sintetizzata nella santificazione delle feste quale riconoscimento dell’ esistenza dell’ anima. E’, in estrema sintesi, il principio ripreso successivamente dalla regola Benedettina Hora et labora cioè vivi con il corpo e agisci con lo spirito,  distinguiti dalle pietre ricordandoti di ringraziare il Dio che ti ha creato, riconosci che non sei sulla Terra soltanto per raderti ogni mattina o depilarti le gambe ogni mese, ma per essere una creatura migliore nel momento in cui, per tutti, si fa sera.  Santificare le feste significa quindi santificare sè stessi, ed implica la comprensione di ciò che siamo ben oltre quel che ci è concesso di vedere. Non dunque un appuntamento scandito dal calendario, un obbligo per l’ occhio della gente o per ingraziarsi prelati di Paese e Borgo ma la celebrazione, anche solo intima e personale, del miracolo della vita che, come testimonia la nostra presenza fra piante, animali e sassi, non è il risultato di un processo evolutivo biologico ma frutto della generosità Divina. Siamo carne e spirito e santificare le feste significa ricordarselo e cerebrarlo con doni che ognuno può fare offrendo la propria vita a Dio, al prossimo, ai propri figli, al proprio coniuge, e facendo sì che l’ esistenza sia scandita da una crescita spirituale e non dall’ ingrossarsi a dismisura dello stomaco.

LA MATTANZA DI EVA

Il peggior atto d’ accusa verso le società  di ogni epoca risiede nel detto che indica nel sesso debole la donna.  Le figlie di Eva infatti non sono deboli per struttura biologica ma semplicemente per la mancanza delle stesse tutele che assistono il maschio e che da lui sono decise.  La stessa legislazione, approfittando di un vuoto di princìpi, è carente e discriminatoria nei confronti della donna la quale, anche quando è oggetto di violenza e di stupro, deve scontare una responsabilità oggettiva dovuta all’ essere attraente o addirittura all’ essere ritenuta provocante. Il maschio della specie umana si sa è il meno sviluppato dal  punto di vista intellettivo e supplisce a questa carenza con la forza fisica, con la prepotenza e la crudeltà che in esso albergano in abbondanza.  Consapevole di questa sua inferiorità rispetto alla donna esso si avvale di ogni mezzo materiale ed economico per esercitare un dominio primitivo e intimamente criminale su colei che percepisce come oggetto di possesso e di totale  incondizionata disponibilità. Ma donna oggi si scrive con la D maiuscola, è cresciuta nella indipendenza economica e nella sua presa di coscienza di essere pensante e autonomo. Non deve più ricorrere soltanto alle risorse fisiche che hanno reso celebri le cortigiane di ogni regno maschile ma può contare su primati professionali da cui ricavare autonomia economica e rilevanza sociale. A tale rivoluzione corrisponde, gioco forza, la reazione maschilista che si esprime e concretizza con aumentata violenza e uccisioni di donne “resistenti e disubbidienti”.  Purtroppo è ancora attuale nel cranio di Adamo il primitivo concetto che lo autorizza, clava in mano, a prendersi la donna che gli piace e se questa non acconsente, a sopprimerla avendo in premio giudiziario qualche mese di arresti domiciliari.  A tutto ciò contribuisce il demente politicamente corretto che in ossequio alla sua demenza aspetta sempre che tutti i buoi escano dalle stalle prima di svegliarsi e provare a porre rimedio a tale incivile mattanza solo dopo migliaia di donnicidi. I dati di cronaca nera dicono che siamo in piena emergenza civile e che, come davanti ad una emorragia inarrestabile, non si può esitare e continuare a fare i buonisti psicologisti ma introdurre e rafforzare misure drastiche di carcerazione e di prevenzione.  Non dobbiamo avere paura di mettere la museruola al mister Hyde che è in ognuno di noi perchè solo così il dottor Jekil sarà più sopportabile.

ITALIA PICCOLA PICCOLA

La vicenda scaturita dalla cancellazione di alcune Provincie, finalmente e maldestramente, decisa dal Governo tecnico denuncia al mondo intero la consistenza di piccolo villaggio primitivo di quell’ insieme di repubblichette che formano la Repubblica Italiana. Finalmente perchè è dall’ epoca della costituzione delle Regioni, come enti politici locali, che le Provincie avrebbero dovuto essere cancellate in forza di precisi accordi allora stabiliti per non creare inutili sovrapposizioni di livelli amministrativi. Maldestramente perchè dovevano essere cancellate tutte, senza cervellotiche distinzioni per popolazione ed estensione, tutte  proprio perchè tutte inutili e dannose fonti di sperpero del denaro pubblico. Ma, si sa, la vocazione burocratica che ispira la mentalità politica gode nel creare problemi più grandi di quelli che finge di voler risolvere. E cosa è saltato prepotentemente fuori da questa “geniale” opera di risanamento amministrativo? Il livore campanilistico, le rivalità contradaiole, gli odi medievali e la pervicace volontà di mantenere a tutti i costi le fonti di guadagno facile offerte dalla cuccagna pubblica. E’ un dato di fatto sancito dalla Storia che l’ Italia, come Nazione, non esiste.  Che non esiste il senso patrio e lo spirito di appartenenza che distinguono le Nazioni più grandi come gli Usa, l’ Inghilterra e la Francia. L’ Italia no, è rimasta al tempo dei Comuni, delle guerre e guerricciole fra le patetiche “potenze economico-militari” rappresentate da paesini e borghi. In Italia si fa a sassate ancora oggi per un nonnulla accaduto mille anni fa, ci si odia fra italiani da secoli di generazioni, mentre si “amano” incondizionatamente gli stranieri che vi approdano da ogni latitudine. Un pisano si farebbe ammazzare pur di non essere amministrato da un livornese ma andrebbe in brodo di giuggiole se a governarlo fosse un ghanese o un marocchino. L’ italiano si gonfia più di un rospo nel sentirsi multiculturalista ma muore se gli si chiede di abbracciare un altro italiano e dimenticare una faida domestica. E’ così privo del senso di appartenenza che un qualunque “condottiero” straniero lo può allineare e comandare più e meglio di quanto riesca a fare un cane da pastore con il gregge. E’ esterofilo in modo rivoltante ed è italofobo in modo altrettanto rivoltante, denunciando una sorta di bastardaggine atavica nata dalle tante dominazioni straniere subìte e favorite proprio dalla mancanza di un sano nazionalismo. In 150 anni di vita l’ Italia non è riuscita a nascere e vive ancora quel travaglio infinito che la ridicolizza agli occhi delle Nazioni evolute ed esalta la permanenza delle toppe di miseria culturale che fanno dello Stivale un’ unica piccola toppa.

I DIECI COMANDAMENTI

“Non nominare il nome di Dio invano”

Il secondo comandamento e secondo princìpio, anch’ esso, come del resto tutti gli altri, valido e sacrosanto per utte le religioni del mondo, prescrive che non sia fatto il nome di Dio vanamente e non sia usato come pretesto per azioni che nulla hanno a che fare con la Fede ma che rispondono solo a logiche ed ambizioni di bassa umanità.  La Storia, e questo davvero invano,  prova da millenni ad insegnare al peggiore allievo che esista, l’ umanità, come troppo spesso il nome di Dio sia stato utilizzato per giustificare guerre e come, sia in Suo nome che contro, siano stati perpetrati delitti inenarrabili. Utilizzare il nome di Dio per realizzare progetti di dominazione e di espansione è l’ esercizio preferito del penoso bipede cha sa di trarre vantaggio dal grande richiamo e dal fascino che esso esercita sulle masse. E’ l‘alibi per eccellenza che serve a “santificare” le più abiette azioni umane. Sono nate così espressioni-ossimori come “guerra santa“, utilizzate per giustificare le Crociate e per legittimare lo sterminio di chi professa un diverso Credo. Ma quale Dio può celarsi dietro le armi, dietro l’ uccisione “ imposta per comandamento divino“? E’ il dio uomo che per i suoi squallidi disegni ha bisogno di un paravento, di mettere a tacere la coscienza ipocrita che lo agita, scaricando le responsabilità di chi si macchia le mani di sangue con l’ imperativo di difendere il suo preteso Dio. In nome  di questo sono stati consumati sacrifici umani  e di animali su altari edificati sull’ ignoranza e sulla sottomissione delle masse acefale, in nome di questo inesistente dio la donna è stata consacrata ad immagine vivente del male, sono stati accesi infami roghi e sono state spente le speranze di interi popoli. Il nome di Dio è servito da pretesto all’ Impero Romano per sterminare i cristiani portatori del virus, per esso letale, del Suo messaggio spirituale, insopportabile antitesi del regno dell’ uomo. Le stesse confessioni religiose si combattono ancora, in nome di un loro Dio, per stabilire la supremazia di una sulle altre. Protestanti contro cattolici, mussulmani contro cristiani, taoisti contro buddisti, hanno rappresentato e ancora oggi, nel mezzo della finta apoteosi della civiltà, continuano a rappresentare la negazione assoluta del comandamento-princìpio “Non nominare il nome di Dio invano“. Le gesta umanoidi hanno visto innalzare la Sua effige per sottomettere interi popoli, e hanno visto combatterla per annientare ogni altra “divinità” che non fosse l’ ideologia della supremazia dell’ uomo sull’ uomo.Non nominare il none di Dio invano” significa non dare un nome, un’ identità, una patente a un Dio a scapito di altri. Il Dio che ama, che perdona, che non chiede sacrifici di sangue, che non discrimina fra la “santità intrinseca” dell’ uomo e della donna, che non professa la crudele sottomissione degli animali e della natura, è Dio in ogni parte del mondo e comunque lo si chiami, è Lui il solo Dio.

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