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Poesia

VITA IN POESIA

I dati sulla partecipazione ai concorsi letterari di poesia e il clamoroso boom delle nascite di “poeti”, anche solo meramente amatoriali, indicano nell’ arte dei versi un porto di ricreazione mentale, un’ isola personale dove ad ognuno è consentito di rifugiarsi allo scopo di creare gli anticorpi necessari per vivere e soffrire su quell’ isola collettiva che è la società civile. I detrattori della poesia come pratica letteraria la considerano una fuga, una dimostrazione di manifesta incapacità di accettare la lotta, una vile ritirata nell’ eremo solitario del non confronto. Il romanziere, secondo costoro, racconta storie di gente, tristi, allegre o avventurose che siano, sempre di un palcoscenico collettivo si tratta, di realtà vissuta o similare. Il poeta no. Secondo una certa dottrina egli è una specie di malato mentale che parla a sè stesso come davanti ad un finto specchio universale. Un disadattato che racchiude in poche parole o pochi versi tutte le sue nevrosi e la sua incapacità di collocarsi. La realtà in genere è molto diversa dai teoremi dei tanti predicatori del corretto assoluto, di un’ ortodossia fatta in casa a proprio uso e consumo, di quel modo di pensare che esclude tutti gli altri soltanto perchè diversi da esso.  La poesia è sì tristezza, introversione, autopsicoanalisi e sofferenza, ma è anche gioia, canto della vita e persino canto della morte inteso non come la fine di una storia narrata bensì come inizio di un’ esistenza libera dal peso dell’ apparato gastrico. Ma questo modo di vedere la poesia è solo uno dei due piloni su cui poggia il viadotto letterario che vuole sorvolarla, l’altro, paradossalmente, è rappresentato dalla poesia d’ elìte, dai poeti “istituzionali”, da quei sacerdoti del verso che mal sopportano questa onda oceanica non professionista priva del sigillo papale dell’ ufficilità e dell’ ortodossia poetica, secondo i quali è poesia solo ciò che non si capisce, solo ciò che pulsa nelle vene di un vate consacrato tale da anni di travaglio interiore e che lo porta  a scrivere oggi versi incomprensibili quanto quelli di ieri. Questo atteggiamento vagamente snob, lo stesso che partorisce recensioni per pochi eletti e bolla tutto il resto, con pietosa compassione, come smania dilettantesca, pare essere la posizione ufficiale del pianeta Poesia. Personalmente credo che essa sia da intendersi invece come un respiro più ampio di quelli che, inconsapevolmente, facciamo ogni 20 secondi. E se è tale non può sottostare a codifiche ed a timbri notarili della rima ma può e deve respirare liberamente avendo dignità di cittadinanza letteraria perchè quando delle parole poste in sequenza fanno battere il cuore a chi le legge, quella è Poesia.    

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