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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Cronaca

LEGITTIMA OFFESA.

La “vendetta” di Vasto (marito uccide l’ uccisore della moglie) è uno schiaffo sull’ ipocrita faccia  del teorema, politicamente corretto e falsamente pacifista, secondo cui sarebbe  inutile condannare chi delinque in quanto la sua pena non riporterebbe in vita la vittima del reato. In sintesi: se ti uccido ti chiedo scusa ed estranei più di prima. Alla luce di ciò  come classificare, o meglio, come spiegare e comprendere il gesto di quel povero marito? Essendo la nostra società governata da leggi, sempre deformabili, interpretabili ed adattabili alle convenienze del pensiero dominante, anzichè da Princìpi non edulcorabili, è necessario, come dicono i “parlatori di professione”, contestualizzare l’ accaduto ed analizzarlo liberi dal cretinismo buonista che vieta di farsi giustizia da soli, pur in evidente assenza di uno Stato di Diritto. Colui che è rimasto ucciso oggi è colui che ha ucciso ieri spezzando non solo la vita della innocente vittima della sua irresponsabilità (passare con il rosso è reato non solo per il codice stradale ma è soprattutto un atto temerario voluto e sprezzantemente compiuto con spirito di ribellione al dovere e al rispetto),  ma anche l’ universo familiare fatto di presente e futuro di una giovane coppia. Falciando l’ ignara donna (incinta) per provare il brivido idiota di una bravata, per altro molto in voga fra i decerebrati adolescenti viziati e con paghetta, il “ragazzo” ha falciato le esistenze di più persone che, reciprocamente, di tali esistenze si nutrivano riuscendo a vivere solo potendosi guardare negli occhi giorno dopo giorno.  In un istante e,  per colpa della  irresponsabilità di un “ragazzo”, tutto ciò è sparito. D’ improvviso quel marito, quell’ uomo, quel prossimo padre, si è trovato catapultato nella landa sconfinata e ostile della solitudine. La persona che amava e che per lui era bussola e ancora, spazzata via come un birillo del bowling da un adolescente che giocava a fare il bullo. Cosa c’è di strano dunque se quest’ uomo ha perso la testa avendo perso tutto ciò che la sua testa desiderava? Perchè meravigliarsi (ipocritamente) del fatto che la sua vita si sia fermata a quello schianto? Si dice fosse in cura da specialisti per ritrovare l’ equilibrio perduto. Cavolate politicamente corrette! La fisica dei sentimenti è identica a quella delle cose e se una colonna viene abbattuta anche il soffitto cade e con esso il tetto. Se poi alla perdita incolmabile corrisponde l’ impunità del colpevole che ha causato la perdita stessa ecco che il corto circuito diviene fatale e scatta quella molla primordiale, oggi delegittimata dal politicamente corretto e dalle leggi (addomesticabili) che, insieme, tentano di apporre una toppa peggiore del buco. Mi chiedo perchè tutti i perchè che sono rimbalzati nella mente di questo povero marito e uomo non abbiano valore, non significhino nulla rispetto alla sua reazione, troppo superficialmente, liquidata come giustizia sommaria o peggio, omicidio premeditato? C’è forse in giro qualche Solone, con toga o senza,  che possa negare di aver avuto desiderio di vendetta per presunti torti subiti? No, non c’è alcuno che possa giudicare questa azione “riparatrice” come mero reato di omicidio. Se si perde la ragione per la perdita della propria aspettativa di vita come si può essere giudicati semplicemente assassini freddi e vendicativi? Se comprendere significa andare oltre il perimetro fisico delle cose, non si può non affermare che l’ ucciso di oggi ha costruito la propria morte con il suo gesto irresponsabile e che senza questo, oggi una famiglia sarebbe serena e non avrebnbe conosciuto l’ abisso della disperazione. Quel che è fatto è reso, e senza dubbio ritengo molto più degna di comprensione e perdono la tragedia di quest’ uomo che ha smesso di vivere quando ha perduto la propria “vita”,  che non la vicenda, molto simile alle troppe storie di omicidi stradali impuniti che hanno per miserabili protagonisti drogati, ubriachi e semplici immaturi.

GIOCARE AD UCCIDERE.

I figli dei videogiochi,  della paghetta, del divieto di accesso nella loro camera, della “squola” come punto di “incontro” e non di studio, in sintesi, di questa società buonista, permissiva, idiota e ignorante, giocano ad uccidere come giocassero al tiro alla fune. Sono i mostri creati dal dissolvimento dell’ autorità e della funzione formatrice di genitori, professori, maestri, sacerdoti e di ogni altra figura di riferimento sociale. Sono gli orfani di quella “FAMIGLIA NAZIONALE” dentro la quale spesso volava qualche ceffone e la punizione educativa trovava la sua legittimazione nel costante richiamo al dovere, allo studio e all’ impegno, come sentire comune di ogni famiglia. Sono il frutto della desertificazione culturale imposta dai menestrelli della deresponsabilizzazione, da quei miserabili pazzi che hanno cancellato il Dovere ed esaltato il Diritto a tutto e subito, senza se e senza ma. Questi prodotti della fabbrica del nulla anti famiglia hanno cominciato ad uccidere i loro genitori  davanti al diniego dell’ auto “12 valvole”, poi sono passati allo sterminio familiare per accedere prima del tempo all’ eredità, e adesso, con una facilità ed un vuoto cerebrale sconvolgenti, soltanto perchè vengono rimproverati per scarso impegno scolatico o per uno stile di vita fuori dalle righe. Essendo morta e sepolta la “FAMIGLIA NAZIONALE” e con essa quel sentire comune che valeva per tutti e che perciò era riconosciuto ed accettato, questi orfani sociali, figli della famiglia allargata, devastata, delegittimata, e svuotata, vivono allo stato brado, insofferenti alla vita stessa e ad ogni assunzione di responsabilità. Sono selvaggi e violenti, abituati alla morte virtuale e a quella reale ormai entrata nella vita quotidiana con una “regolarità” studiata e voluta da questa abominevole società politicamente corretta. In questa giungla, nella quale ministri della Chiesa stuprano minori di entrambi i  sessi, ministri del governo e politicanti in genere rubano e depredano la cosa pubblica, semplici cittadini  si fingono invalidi per rubare una pensione, gli “eterni ragazzi” si sentono autorizzati ad uccidere chiunque, compresi i prorpi genitori, si frapponga fra loro e il godimento senza limiti della vita. In fondo una Nazione che ha il primato del debito pubblico, della corruzione politica e religiosa, della ideologizzazione di ogni rapporto umano, che nega l’ esistenza dei sessi e delle loro implicazioni morali e sociali, che nega la cultura in favore dell’ ignoranza globale, non può sorprendersi se le sue nuove generazioni si distinguono per “imprese” tragiche come quella dei due “ragazzi” di Mantova. Quei colpi d’ ascia sono il risultato delle politiche buoniste nei confronti della droga, delle stanze progressiste per drogarsi, della depenalizzazione dell’ uso “personale” di stupefacenti che, ipocritamente e scientificamente nega il teorema secondo cui la droga personale sia la cellula della droga nazionale.  Quei colpi d’ ascia sono stati inferti in concorso con quella ideologia politica che dal ’68 diffonde, senza sosta, il messaggio “uccidi tuo padre e sarai libero”. Quei due miseri sottosviluppati sono il succo dei frutti coltivati nell’ odio, nell’ invidia sociale che porta  alla appropriazione indebita e all’ esproprio proletario, che dal piano politico  sono penetrati, contaminandola, nella famiglia o quel che resta di essa. Questi colpi d’ ascia al proprio padre e alla propria madre sono la plastica rappresentazione di ribellione alla vita, alla sua spiritualità e al suo essere dono di Dio. Sono colpi inferti dall’ ateismo snob dei super deficienti che “pensano” e propugnano una vita fatta di soli bisogni, anzi diritti, materiali in nome di una “scienza” che tutto “spiega” e tutto, in realtà, nega. Sono i colpi d’ ascia inferti dal caos mentale spacciato per liberazione dell’ individuo.

AUTOSTOP MEDIATICO.

E’ risaputo come la pubblicità di un qualsiasi prodotto sia fra le fasi più costose  che concorrono a formarlo e, nel caso delle così dette opere di ingegno o fantasia o arte come molto spesso abusivamente si tenta di spacciarle, essa sia l’ unico e vero costo quasi insuperabile per certi avventurieri abituali frequentatori di mostre pretese  artistiche.  Come fare dunque a “sfondare” ed essere visibili almeno per qualche momento? Semplice, si fa l’ autostop che, quale simbolo universale dello scrocco o sbafo, è ormai passato dalle strade alle aule parlamentari, al mondo dello spettacolo e infine a quello della defunta arte. Basta scegliere un Simbolo Universale e denigrarlo, offenderlo, violarlo e piegarlo alle proprie basse necessità di pagnotta quotidiana.  Lo si impone poi sullo squallido palcoscenico dell’ ignoranza  dove non conta la presunta opera d’ arte ma lo scempio attraverso il quale essa diventa visibile. In questo miserabile autostop mediatico la Croce, Gesù Cristo e la Madonna sono i “gadget” più utilizzati in ossequio all’ equazione secondo cui meno vali più forte devi latrare se vuoi che qualcuno si accorga, per pochi momenti,  della tua inutile esistenza. E così non c’è più limite alla malata fantasia dei miserabili cercatori dell’ ultimo oro rimasto sul mercato: lo scoop, sia esso artistico o giornalistico,  sempre comunque  a base di liquame e fango. Che questa sia l’ era del demente, dell’ incapace, dell’ analfabeta, del profondamente brutto, dell’ intimamente rivoltante e del politicamente corretto, lo attestano ormai serie infinite di questi “colpi geniali” autopromozionali. Presunti artisti che sfruttano l’ eco planetaria di un insulto a Gesù si cimentano in ogni sorta di vergognoso autostop mediatico puntualmente appoggiati da quei partiti politici e clan pseudointellettuali che hanno fatto della dissacrazione della Fede in Cristo la loro sfilacciata bandiera, il loro connotato di falsa modernità, la cartina di tornasole della loro ignoranza. Costoro, pseudo artisti e fiancheggiatori, sono quelli che io chiamo dispetti della natura, patetici mix di carne flaccida e ideologia del male, brutti in modo assoluto fisicamente e moralmente. Di essi si percepisce il lezzo anche solo a guardarli in video. Intanto sono di una viltà senza limiti poichè, quali organismi non meglio identificati, si scagliano contro il Dio della bontà,  del perdono, e si guardano bene dal realizzare “opere d’ arte” o scoop sul Dio di religioni che prevedono la morte, tout cour,  per i vili profanatori. Certo deve essere triste per questi miseri autostoppisti guardarsi allo specchio e non vedervi riflesso nulla o almeno qualcosa che non guasti lo stomaco guardare, tuttavia se la loro nullità spiega il ricorso al facile e vigliacco espediente di insultare Gesù per acquisire effimera visibilità, essa non giustifica il doverli sopportare o, che è  peggio,  prestarsi allla diffusione delle basse nefandezze come fanno compiacenti media con il falso alibi del dovere di cronaca. Il dovere di essere moralmente ed esteticamente selettivi è il primo imperativo dei mezzi di comunicazione che altrimenti scadono al livello di semplici rimestatori del liquame di cronaca o di cassa di risonanza della follia, della violenza, dell’ ideologia del male. Se il caso fa notizia e fa vendere giornali è vero anche che promuovere l’ ignoranza a scopi di diffusione e vendita di copie è farsi prestatori d’ opera della viltà, è disconoscere il dovere di crescita dell’ umanità e del suo affrancarsi dal fango in cui appare purtroppo entusiasta di sguazzare. Credenti, o atei che si possa essere, a tutti è fatto obbligo di civiltà nel dissociarsi da questo miserabile autostop mediatico e combatterlo culturalmente ognuno con la propria verità che mai, in nessun caso, può essere scambiata per la gratuita ignoranza e immoralità.

MENGHELE FATTI IN CASA.

La cronaca ci informa che continua ed anzi aumenta lo scempio sui corpi indifesi di bambine che hanno la sola colpa di essere nate nel nucleo dell’ inciviltà, nello zoccolo duro dell’ ignoranza: continua la pratica dell’ infibulazione, orrenda cartina di tornasole che misura lo stato amorfo di menti incapaci di agire ma dedite a violenza e crudeltà. L’ odio ideologico verso il corpo della donna, in quanto fonte della vita e sede del più misterioso miracolo, quello della “fusione a caldo” fra anima e corpo del nascituro, pervade ignobili masse cerebrali e induce  a compiere azioni abominevoli in nome di pretesi valori religiosi. Ma quel che più offende le coscienze è la figura dei medici che si rendono complici di simili delitti contro la natura. Sono i discendenti della stirpe che pratica la “scienza medica del delirio” resa tristemente nota dal criminale nazista in camice bianco Menghele, su di essi pesa l’ ignobile pratica della vivisezione animale e della infibulazione ai danni dei loro acerrimi ed odiati nemici:  la donna, la vita, l’ armonia naturale, un universo, dal quale sono esclusi, che non riusciranno mai a comprendere ed amare. Medici che eseguono ignominie chirurgiche in dispregio del più elementare ed al contempo più alto valore della vita: l’ inviolabilità del corpo umano pari,  d’ altronde, a quello di ogni creatura vivente. Le menti miserabili godono delle sofferenze e delle menomazioni inflitte agli inermi loro simili. Agli schiavi dell’ antica Roma veniva tagliata la lingua dopo aver loro tolto la libertà. Agli internati nei campi di concentramento nazisti e comunisti veniva tolta la dignità ed impressi sulla pelle i numeri della prigionia, dell’ annullamento di ogni valore spirituale e morale. In questa società globalizzata da sempre malata di quel maschilismo, di quell’ antifemminismo che fa marcire perfino le menti di non poche donne disposte, ma più spesso costrette, a schierarsi con i loro carnefici ed abbracciare esse stesse queste insane “dottrine”, si deve assistere, colpevolmente passivi, al delitto della infibulazione. E’ fuori di dubbio che il limite culturale insormontabile per la misera mente di Adamo e dei suoi miserabili discendenti, sia l’ incapacità di comprendere ed apprezzare la donna, di accettarne la superiorità intellettiva sintetizzata biologicamnte nell’ attività di due lobi cerebrali contro uno. Del resto tutto ciò che sia riconducibile al femminile, la Madre Terra, la vita, la natura, la libertà e l’ uguaglianza, risulta insopportabile agli occhi del miserrimo maschio quanto la luce a quelli dei vampiri. Piegare la donna, umiliarla con l’ atroce infibulazione, è come fare guerre o tagliare la Foresta Amazzonica o nascondere scorie nucleari sotto i campi di grano o lavare le petroliere in mare aperto, è violentare e profanare ciò che non si è in grado di capire. Sacerdoti o meglio preti, come li ha chiamati la Madonna di Lourdes, porporati, stregoni, presidenti di Nazioni, melliflui burocrati, “alte” personalità, capibastone religiosi e laici, in sintesi volgari ciarlatani, fanno da ipocrita paravento a questo delitto verso bambine non ancora donne. Il così detto mondo che conta, ma che non vale un pugno di sterco,   si volta dall’ altra parte e dette quattro false parole di circostanza torna alle faccende che gli sono care, alle guerre per la “pace”, ai genocidi, alle distruzioni fatte in nome di un preteso mondo futuro migliore di quello attuale, fingendo di non sapere che una fogna nasce e muore tale e non ha alcuna probabilità  di diventare una sorgente di acqua pura. Donne, non abdicate al vostro compito di civilizzare i figli di Adamo, ribellatevi ed estraete la clava che essi hanno conficcata nel cranio dove, proprio per questo, non fiorisce cervello.

DELITTI ITALIANI.

Ancora sangue sulla famiglia, ancora due padri, uno assassino reo confesso e l’ altro “in pectore”, fanno scempio del dono più bello che l’ essere umano possa ricevere: la famiglia. Sono due casi diversi ma collegati dal filo rosso di una responsabilità e di un ruolo genitoriale traditi in nome della ricerca maniacale, e al contempo superficiale, infantile ed idiota, di sensazioni e scenari extraconiugali. Tutti i media riportano pareri medici più o meno consapevoli che parlano di personalità dissociate, di dottor Jekyll e mister Hyde condominiali, e rilanciano, con domande perfino stucchevoli,  il paradosso delle persone “normali e gentili” che improvvisamente si rivelano mostri. Ritengo che cercare la spiegazione a tali fatti esclusivamente in termini psicoanalitici sia esercizio inutile quanto fuorviante, e siccome ogni fatto è figlio dei tenpi in cui accade è verso i nostri costumi sociali che bisogna puntare il dito se non si vuol fare della stupida,  anche se politicamente corretta, accademia.  Visto che il campo di battaglia  di questa guerra ormai quotidiana è la famiglia cerchiamo di capire dove sono le falle che imbarcano acqua e fanno affondare la cellula primordiale della società umana. Non è un caso che ideologie politiche, anche di apparente segno contrario, abbiano concentrato su di essa il massimo sforzo propagandistico per piegare interi popoli al loro potere. Conquistare la famiglia vuol dire conquistare il mondo e per riuscirci è inevitabile (per queste ideologie) distruggerla, raderla al suolo per edificare in sua vece caricature sociali “aperte” e prive di orizzonti morali quali le comuni, le famiglie allargate, le non famiglie. Oggi ci troviamo a metà del guado e mentre si delegittima a tutti i livelli il focolare domestico, e la stessa pubblicità commerciale, pastore mediatico di incredibile potere di persuasione sia occulta che diretta, non presenta più genitori e figli ma anonimi separati con anonima prole, quel che resta della famiglia cade in pezzi: le separazioni si centuplicano, i matrimoni diminuiscono e prolificano unioni basate sulla negazione preventiva dell’ unione stessa. Questo sisma planetario sta distruggendo una delle pietre angolari su cui si basa la società: la responsabilità individuale, e al suo posto innalza il totem della irresponsabilità collettiva, del non essere, del non dovere. Una persona di 30 anni come quel padre marito killer è una persona adulta che da oltre 12 anni vota e risponde dei suoi atti, eppure la dinamica infantile della strage dimostra un deprimente livello di inconsapevolezza, tipico peraltro di queste generazioni cresciute nel benessere dell’ era del dio bambino al quale nulla si nega e tutto si deve. Questo idiota maschietto si è affacciato alla finestra che dà sulla irresponsabilità predicata, ha respirato l’ aria tossica del “tutto è consentito” e senza pensarci su (letteralmente) ha gettato di sotto il giocattolo che non lo interessava più e che anzi pare fosse di ostacolo per nuovi e più stuzzicanti giocattoli. La famiglia usa e getta, i figli “adorati” e contesi se fa comodo, le mogli (e i mariti) che invecchiano, che “stancano” e demotivano a vivere ancora insieme, questo è il risultato di decenni di assedio alla Famiglia, alla cellula di ogni società civile. La famiglia intesa come un club di vacanze estive che dopo poche stagioni perde il fascino della novità e se non può essere allargata la si distrugge. Una persona ultra quarantenne, padre e marito, che si presume abbia superato le incertezze adolescenziali, i dubbi su cosa fare da grande (?) eppure questo “onesto e perbene” sembra abbia ucciso nel modo più orrendo (ma ne esiste uno non orrendo?) una bambina (Yara Gambirasio) per il solo gusto di estemporaneo possesso, denotando un mancato sviluppo di individuo totale nonostante l’ alzarsi ogni mattina per recarsi al lavoro. Quel che appare in tutta la sua desolante mostruosità è una mancata crescita degli individui per cui sembra non esserci più passaggio degli anni a favore di un eterno  “tempo delle mele”, della idiozia giovanile. Tutto ciò produce vecchi pensionati di ogni ceto economico che pagano bambine prostitute, insegnanti che ricattano e violentano studentesse, padri insospettabili che si baloccano con povere “Lolite”,  sacerdoti e porporati che allungano le “sante” mani su ragazzi, donne e transessuali, politicanti, che per non farsi mancare nulla, rubano tutto il rubabile. Siamo nell’ epoca del diritto che ha fagocitato il dovere, siamo viziati come figli unici, incontentabili come vecchie zitelle, imbecilli come lobotomizzati, ci mangiamo il mondo senza neppure sentirne il sapore, siamo marionette che saltano compulsivamente da un teatrino all’ altro. L’uomo “liberato” dal dovere  è un uomo fallito e questi delitti lo certificano. Urge una nuova Arca morale ed un più grande diluvio universale.

NONNI BAVOSI.

Ormai viviamo, ma sarebbe più corretto dire moriamo,  di cronaca. I titoli dei quotidiani, locali e nazionali, sono autentici bollettini di guerra sociale e narrano l’ epopea dell’ ignoranza, della sopraffazione e della bassezza praticate ad ogni livello dal bipede idiota.  In questo festival dell’ orrido spiccano, sempre più frequenti, i casi di sfruttamento della prostituzione minorile indotta e violenta. Fra i pruriginosi particolari che condiscono tale pietanza di ordinaria umanità c’è quello relativo all’ età dei clienti delle bambine in vendita, si parla, nel caso ultimo in ordine di tempo scoppiato in una delle tante Peyton Place italiane  la proletaria, malinconica e grigia Terni, di nonni dalla verde età anche di 80 anni. Ora, insieme al voltastomaco causato dall’ immaginare bavosi e semidisfatti ottuagenari nell’ atto di allungare le scheletriche e maculate mani sulla pelle di una bambina, sale inarrestabile. come la lava del vulcano, la voglia di prenderli a bastonate insegnando loro, con pochi ed efficaci colpi, ciò che 80 anni di vita non sono riusciti a fare. Si parla anche di operai necrofori ultracinquantenni, di un “giardiniere  imprenditore” (?) albanese (pensate un po’!) quasi trentenne e, appunto, di nonni bavosi che si baloccavano con giovani ninfette, inconsapevoli come solo bambine trascurate o addirittura avviate al primo dei mestieri da “mamme” managers, possono essere.  Tutte le (poche) menti sane o almeno non tarate da quella morbosa follia, che è al contempo malattia e crimine, la pedofilia, rigettano questi comportamenti che spaziano in un angusto universo malato fatto di bramosia di potere e di possesso, di desiderio di violare anime e corpi indifesi, belli e proibiti. Quella esigua quota di “disumanità”   inorridisce di fronte alla Bestia, intesa come persona senza anima o con questa  fortemente minoritaria rispetto a viscere ed epa, fatta di istinti cavernicoli, di bisogni primordiali. Fare parte di questa superstite sparuta pattuglia dell’ amore coniugale, dell’ amore materno e paterno, dell’ amore verso il Supremo Genitore che, ponendoci davanti a due calici colmi uno di bene e l’ altro di male, era certo che avremmo saputo bere da quello giusto, vuol dire essere liberi e superiori rispetto al resto dei bipedi masticanti e non pensanti. I soliti buonisti cretini obbietteranno che fra queste parole si intraveda del razzismo e con la bocca attegiata ad orifizio gallinaceo urleranno stizziti. Ebbene, non solo si intravede ma appare in tutta la sua grandezza il sano razzismo contro l’ incultura, la bassezza dell’ ignoranza, l’ arretatezza mentale e la rozzezza di individui preistorici travestiti da persone normali e ossessionati dal reclamare, per loro stessi,  infiniti diritti ma refrattari a qualunque dovere, primo fra tutti, quello morale. Razzismo è rifiuto e, quando questo è legittimo e sacrosanto, non c’è nulla di male nell’ essere razzisti, selettivi e discriminatori fra bene e male, fra odio e amore, fra pedofilia e rispetto assoluto della santità dei bambini. L’ esercizio di crescita, di affrancamento dalle viscere e dai loro richiami tribali, è lo scopo della nostra esistenza, è il solo modo di raggiungere la libertà. Non siamo nati per essere nominati Presidenti della Repubblica, Ministri o Giudici, siamo su questa Terra per onorare e riscattare una origine divina che abbiamo disconosciuto e per riacquistare la dignità di anime pure, di spiriti superiori. Per intanto si sguazza nella palude della cronaca da suburra, i media diffondono le “epiche” imprese della Bestia, la politica disarma la moralità e legittima delitti come la pedofilia facendola rientrare nelle malattie da comprendere, giustificare e sopportare. Il bipede idiota si specchia nel liquame e si vede bello ed intoccabile, per cavolate come l’ onestà, la legalità e la purezza di spirito c’è tempo,  e in fondo sul calendario pare non ci sia più posto nè per i Santi nè per le persone perbene o “fessi” che dir si voglia.

AMORE MALATO.

Inesorabile come il passare del tempo la cronaca ci schiaffeggia ogni giorno con tragedie causate da quello che non si può non chiamare “amore malato”. Alla sequela inarrestabile delle uccisioni di donne “colpevoli” di voler mollare un maschietto idiota ed ancora antropologicamente immaturo o peggio indefinito, si aggiungono i tremendi gesti di follia compiuti sui figli di molte disgraziate coppie. Si dice, dai pulpiti della demenza ufficiale ed autoreferenziante, che la famiglia sia in profonda crisi, che stia scoppiando e mostrando i limiti di un istituto antico e dunque da superare. E’ vero l’ opposto e cioè che la crisi della società basata sulla negazione del dovere e sulla apologia del diritto, qualunque esso sia, perfino quello di negare la natura vera e spirituale dell’ individuo, sta travolgendo tutto e tutti. Le vestali del diritto assoluto hanno trasformato l’ amore in possesso, da bene supremo da donare ad esercizio di un potere esclusivo del più forte (solo fisicamente) sul più debole. Fulcro di questa visione da cerebrolesi è il maschilismo che rigurgita dalla fogna dell’ ignoranza e sommerge qualsiasi valore morale. Sono infatti piccoli  miserabili maschietti coloro che uccidono, violentano e distruggono il giocattolo preferito, la donna-moglie-fidanzata che in un atto di inaccettabile insubordinazione si ribella alla loro pochezza piantandoli in asso.  L’ amore malato è il demone ispiratore di delitti perpetrati per idolatria del possesso, è quel processo mentale degenerativo per cui si crede di amare mentre in realtà si vuole solo possedere qualcuno, a prescindere da cosa provi questo povero qualcuno. E’ una malattia mentale molto diffusa che origina dall’ inferiorità mentale e dall’ autoritarismo dovuto alla primitiva forza bruta, una sorta di jus primae noctis esteso a tutte le notti della vita, uno stato di coma vigile della razionalità che fa sembrare normali persone la cui personalità è invece al limite della follia omicida latente. In queste tragedie dell’ egoismo, in queste supreme manifestazioni di egocentrismo, la società ha gravissime responsabilità morali avendo essa deresponsabilizzato l’ individuo per qualunque azione  compia. Se procrea alla cieca può rimediare con l’ aborto, se giuoca come un cretino a sposarsi può divorziare, se tradisce il contratto di lavoro la colpa è dell’ azienda che lo sfrutta, se violenta una donna la colpa è della vittima che l’ ha provocato, se ruba è perchè rubano tutti. La verità è che il bipede idiota non ha ancora imparato a camminare ma ha soverchie velleità di correre e tutta la società è costruita su queste false fondamenta. Quando un padre riesce a dare fuoco alla propria figlia tradendola con un abbraccio mortale soltanto perchè non è più “sua”, perchè vive con la madre e moglie separata, ripete il gesto infantile e demente di rompere il giocattolo che non lo diverte più. Purtroppo per diventare padri basta una semplice abilitazione biologica, per diventare mariti basta un semplice “sì” detto con consapevolezza ignota a tutto il mondo e per diventare assassini è sufficiente sentirsi privati di privilegi arrogati unilateralmente. Tutto ciò è possibile nella società malata del diritto ad ogni costo, nella quale il dovere è bandito, il senso di responsabilità è negato e nella quale nessuno deve toccare Caino essendo Abele un mero incidente di percorso carico di responsabilità oggettiva per la sua stessa fine. Tutto ciò è possibile nella società che ha dilaniato la famiglia, che ha azzerato la cultura, la spiritualità della vita e dell’ amore, che ha tolto valore legale all’ onore mentre ha dato suprema rilevanza al piagnisteo, all’ autocommiserazione e all’ autoassoluzione. L’ amore malato è il frutto di una pianta malata capace di far germogliare fra i suoi rami campi di concentramento, vivisezione animale, sterminio nelle foibe, guerre, genocidi, stupro, safari, caccia, spaccio di droga, adozione di figli agli omosessuali, pedofilia e traffico di organi umani. E ancora pare non basti.

L’ INDEGNITA’ DELLO STATO.

I fatti di cronaca che riempiono le pagine dei quotidiani con le imprese maramaldesche di tanti amministratori pubblici nei vari livelli della burocrazia statale e politica, la notizia di una raffica di dimissioni da parte di componenti la Corte dei Conti, tesa ad evitare ventilate riduzioni di stipendi, e da ultimo la pubblicazione, da parte del quotidiano Libero, di una sorta di diario segreto e personale scritto da un sottufficiale della Guardia di Finanza, che descrive i criteri (in verità sempre sospettati dal comune sentire) ispiratori dell’ attività di verifica fiscale svolta dal Corpo, mettono in seria discussione il principio fondante dello Stato, cioè la sua degnità ed il suo rispetto delle regole democratiche. Quando uno Stato si arroga il potere di vita e  di morte sui propri cittadini attraverso strumenti di distruzione di massa quali la violenza fiscale, giudiziaria, politica ed etica, esso cessa di essere credibile e degno di rispetto essendosi, nella sostanza, trasformato in regime dittatoriale i cui carri armati sono leggi liberticide, tassazione senza controllo, distruzione del tessuto morale e sociale. Quanto emerge dalla lettura di questo “diario”,  vissuto in prima persona dal suo autore, dà il colpo di grazia alle illusioni di coloro che quotidianamente impegnano la propria vita perseguendo una civile convivenza, demolisce gli ideali di chi, sotto una divisa militare o sotto una veste istituzionale, ha immaginato ci fossero solo persone degne essendo per di più pagate per difendere la legalità. Torna a galla il famoso slogan del realista, del disincantato che non crede alle favolette ideologiche, “chi controlla il controllore?”, che riassume il fallimento della Democrazia in  quanto ideale perfetto ma bisognoso di persone per essere applicato e quindi destinato a restare una chimera. La Democrazia conferisce potere in forza di legittimazione politica e contemporaneamente è sua precipua ragione di essere la difesa dagli eccessi del potere stesso, è tutta in questa contraddizione di base la tragedia politica e sociale che stiamo vivendo, illusi da figure, ormai rese retoriche dai fatti, come il Parlamento, La Corte Costituzionale, la Costituzione stessa. Mentre la “sacra” Carta sancisce che ogni cittadino è innocente fino a prova contraria la mostruosa macchina da guerra burocratica stupra la libertà e la democrazia ribaltando questo elementare principio, sparpagliando anticorpi fiscali nel tessuto produttivo con l’ intento, chiaro e dichiarato secondo l’ estensore del “diario”, di ricavare gettito forzoso come un qualsiasi mandamento mafioso. Alla luce delle rivelazioni pubblicate dal quotidiano Libero questo Stato precipita nel buio del malaffare così detto legalizzato e a nulla servono le etichette altisonanti dell’ antievasione fiscale di facciata, delle celebrazioni con sfilate e roboanti cantilene a base di trionfalistici bollettini. Qualcuno obietterà che in fondo già si sapeva e che stupirsi ora sia infantile ma una cosa è supporre che delle mele marce, dei ricattatori in proprio, si annidino nel contesto sano estorcendo mazzette, altra è trovarsi di fronte alla prova di una organizzazione politico-statale tesa a schiacciare come un carro armato i cittadini, a succhiare il sangue dal lavoro, a minacciare la vita stessa delle persone. Questa volta non si può volatare pagina e far finta di niente dopo qualche fuoco artificiale iniziale, questa volta si deve mettere lo Stato davanti alle sue vergognose responsabilità e rimuovere chirurgicamente il cancro della corruzione ideologica che sta al suo interno e che ha ridotto l’ Italia ad una cloaca sociale. Siamo ormai alla chiamata finale per salvare quel poco che resta della Democrazia e non rispondere non solo è da codardi ma anche da autolesionisti idioti che rimandano di qualche giorno l’ effetto finale del nodo scorsoio della dittatura.

L’ OSPEDALE NELLA CAVA.

Nella  medievale Italia dei Comuni, dove può accadere di tutto, c’è una località, medievale anch’ essa, intellettualmente ed orgogliosamente suddivisa in contrade contrapposte, nella quale accade un qualcosa che definire insolito equivale a vincere l’ Oscar dell’ eufemismo. Si narra infatti che per dare vita ad un nuovo ospedale “intercomunale” si siano miracolosamente “incontrate” sinergie amministrative ed imprenditoriali in un abbraccio da libro Cuore. Da una parte ci sarebbe una impresa di escavazione calcarea che “dona” al Comune di appartenenza una porzione dismessa di una cava, tra le più grandi del centro Italia, in piena attività adiacente e senza significative “soluzioni di continuità”. Dall’ altra ci sono la ASL che ringrazia per non dover  pagare la superficie su cui sorgerà (?) il nuovo nosocomio e il Comune che non deve impazzire a cercare e soprattutto giustificare scelte alternative, perchè si sa  che a caval donato non si guarda in bocca. Vista così la faccenda appare, come si diceva, deamicisiana ma grattando un pò con l’ unghia della malizia si intravedono angolature decisamente meno poetiche. Per non far torto a nessuno e per non essere tacciati di condizionamento ideologico, immaginiamo di far “osservare” il caso da due tipi di “medici”: quello pietoso e buonista e quello a cui certe “fiabe” non possono essere raccontate. Al primo verranno giù i lacrimoni di fronte allo spirito di servizio sociale che trasuda da questa donazione, una sorta di riscatto moral-paesaggistico da parte di chi, dopo aver divorato una collina ed averla, legittimamente in base ad autorizzazioni pubbliche, trasformata in utili di impresa, ne dona l’ alveo alla collettività affinchè da una rovina ambientale nasca un centro della salute. E tutti vissero felici e contenti. Proprio tutti? Pare proprio di no, perchè il “medico” non pietoso eccepisce alcune cosette che sembrano qualcosa di più di semplici pulci nell’ orecchio. Dice costui che tutti sanno che un’ area di cava dismessa debba essere “ricomposta” cioè, secondo la legge regionale che regola queste attività, devono essere garantite opere di ricomposizione ambientale tali da restituire a quei luoghi le sembianze naturali che avevano prima della “coltivazione”. Sono interventi che, se fatti realmente e per raggiungere l’ obiettivo riparatore, costano cifre enormi perchè si tratta in sostanza di ricostruire, nel caso specifico, un bosco, e la piantumazione deve essere assistita, fino a che essa non risulti  tale, attraverso ripetuti cicli che riparino gli inevitabili danni da siccità ed altro. Ma, vien da chiedersi, se su quella superficie deve  invece, opportunamente, crescerci un ospedale che bisogno c’è di accollarsi “mutui ventennali” di “plastica ricostruttrice”  floro vivaistica?  L’ incontentabile eccepisce anche che un ospedale   costruito ad irrisoria distanza da una grande cava in pieno esercizio possa risentire, in maniera non certo raccomandabile dal punto di vista terapeutico, delle emissioni di polveri e rumori dovute all’ esercizio dell’ attività ed al transito intenso di mezzi pesanti connesso. Il rompiscatole si chiede se un ospedale possa essere concepito ai margini di una strada provinciale congestionata di traffico locale, a ridosso di un raccordo autostradale e soprattutto a ridosso di una cava di impressionanti dimensioni “impegnata” a “coltivare” cioè ad eliminare la residua parte di montagna posta alle spalle di esso. E’ vero che ormai siamo abituati ed intossicati dagli effetti della “amministrazione creativa” pubblica, grazie alla quale non esiste iniziativa,  attività o Ente  di interesse pubblico che non siano  in pauroso ed insanabile deficit, ma un ospedale immerso in un’ oasi ambientale come quella appena descritta non si era ancora visto. Il rompiscatole, impietoso e non collaborativo, insensibile agli “sforzi umanitari” che hanno reso possibile ideare e progettare questo “miracolo di solidarietà”, si è permesso di andare a leggere la variante al Piano Regolatore Generale che il Comune in parola ha dovuto apportare ed approvare, ovviamente nel rigoroso rispetto della legge. Ebbene, risulta deamicisiana anche questa e tutti i rilievi di carattere ambientale, persino l’ approvvigionamento idrico per usi non potabili del futuro nosocomio  pare garantito da un pozzo profondo 300 metri messo a disposizione dalla donatrice, trovano ampie e rassicuranti risposte. Sembra che persino i venti siano convenzionati con la ASL perchè spireranno sempre a favore delle future finestre ospedaliere e allontaneranno polveri e rumore in ossequio alla “concertazione illimitata” che responsabilizza e codifica pure gli eventi atmosferici se ciò è necessario. D’ altra parte viene ancora da chiedersi, cosa ci farebbe un ospedale in una zona non industriale, dove il silenzio non sia un illustre sconosciuto e dove una finestra possa anche restare inavvertitamente aperta senza che bisturi e pinze siano ricoperti di polveri? Suvvia, non siamo sofisticati e pretenziosi, le ridenti e salutari località si addicono a centri di vacanze, a resort di lusso, perchè crearsi un problema per mutuati non paganti e malconci? Dopo tutto in ospedale, stando alle statistiche e alle cronache di malasanità, ci si va più per morire che per guarire. Questa è l’ Italia dei Comuni che lasciano costruire “ecomostri” sulle spiagge per poi demolirli ostentando enfasi ambientalistica elettorale, centri abitati lungo i muri di cinta di industrie siderurgiche e chimiche per poi organizzare processi risarcitori elettorali anch’ essi, Comuni che mescolano, come fossero minestroni, zone industriali e zone residenziali in una promiscuità insensata e senza uno straccio di programmazione. Questa è l’ Italia dei Comuni capaci di far costruire un ospedale dove c’ era la costola collinare di una cava “madre” in pieno esercizio. Il male è Comune, di gaudio nemmeno mezzo. Mentre l’ interrogativo per il futuro è: vista la difficile compatibilità sarà demolito “l’ ecomostro ospedale” o sarà chiusa la cava donatrice?

BOMBE DA COMMEDIA.

La Storia, come una giostra itinerante, ritorna e con essa tornano i riti che hanno reso tristemente celebre il ’68.  Si rivedono i cortei pseudo studenteschi per le vie delle città, vetrine in frantumi, cassonetti dell’ immondizia incendiati e slongans così vecchi e stantii da far rivoltare lo stomaco all’ intelligenza. Come sempre ci sono padri di famiglia in divisa che vengono feriti e presi d’ assalto come fossero simboli del potere mentre ne sono vittime come tanti altri. Per le strade svolazza l’ illusione di cambiare il mondo come se bastasse incappucciarsi la crapa, brandire spranghe e lanciare bombe carta per migliorare la società e combattere le ingiustizie. Ogni volta che torna la Storia muore la speranza che il tragicomico bipede, convinto di essere il padrone dell’ Universo, possa crescere e tagliare il cordone ombelicale che lo tiene legato  ancora a caverne e palafitte. Non un solo dettaglio della scenografia cambia. C’è sempre un Governo che in economia e politica sociale non ne azzecca una, c’è sempre un sindacato che cavalca il malcontento popolare grazie al quale è diventato una multinazionale finanaziaria, ci sono i proclami provenienti dai palazzi del potere che riecheggiano antichi “armiamoci e partite” alternati a “a voi le tasse a noi i privilegi”.  Mentre volano sassi e bombe carta ci sono sempre i super pensionati d’ oro della casta politica che sogghignano alla finestra brindando alla loro nomina a Giudici Costituzionali  quale compenso per aver contribuito a saccheggiare le tasche degli italiani e a fabbricare il debito sovrano. C’è sempre lo stesso Quirinale che come un vecchio disco rotto richiama tutti, e quindi nessuno, ad atteggiamenti responsabili dimenticando ovviamente che la Presidenza della Repubblica italiana è la più costosa del mondo occidentale. Non mancano neppure i soffiatori sul fuoco, quelli del tanto peggio tanto meglio, che scommettono sullo sfascio generale non avendo la minima cognizione di come si governi una Nazione. Confusi con lo sferragliare del  carrozzone politico si odono i discorsi ovattati dei burocrati della finanza pubblica che fanno accapponare la pelle. Il (non) Governatore della Banca d’ Italia, che se la governasse non esisterebbero casi come il Monte dei Paschi di Siena, scopre che non conviene studiare per trovare lavoro, dopo che la sua generazione ha demolito la scuola facendone una cellula di partito e una fabbrica di mandrie ignoranti. I predicatori del sacrificio quale strada maestra per raggiungere la crescita economica furbescamente la evitano imboccando il comodo sentiero del privilegio personale e di casta. Sono i politicanti, coloro che insaccocciano tesori ad ogni legislatura, sono i burokrati di Stato con i loro faraonici stipendi, che hanno la faccia di bronzo e salgono sul pulpito per predicare sacrifici e rinunce. Sono loro, i creatori del cancro insanabile del debito pubblico con una premeditazione politica meritevole della sedia elettrica, che bombardano l’ Italia sganciando quotidianamente bombe da tragicommedia su etica politica e sul dovere di rispettare le leggi. Tutto torna nella Storia, per fortuna anche le rivoluzioni con la loro inutilità,  violenza   e capacità di derattizzazione politica. Per adesso siamo al remake della contestazione giovanile del ’68 dalla quale usciranno i caporali di domani che, smessa la divisa da black block, indosseranno l’ abito buono del parlamentare e dimenticheranno perfino perchè sono arrivati fino lì. Il segreto sembra sia tutto nella capacità di scegliersi la parte giusta da recitare e una bomba molotov lanciata al momento giusto e al posto giusto ti può portare anche alla Presidenza del Consiglio. Giostra itinerante, buffoni in pianta stabile e giullari di corte spolpano l’ Italia passandosi il testimone di padre in figlio, dimostrando che non soltanto la mafia è strutturata in famiglie, clan e mandamenti.

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