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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Costume

VITA O MORTE PROGRESSIVA?

Quando si nasce (o si comincia a morire) si è spinti da forze sconosciute che dettano imperativi biologici in grado di far sopreavvivere organismi totalmente indifesi e non autosufficienti.  Già questo meccanismo naturale introduce elementi soprannaturali e spirituali idonei a chiudere la bocca, sempre spalancata come le finestre di una casa abbandonata, ai super geni dell’ ateismo, specialisti nel negare ma tetraplegici nel proporre.  Dunque la domanda che scavalca le barricate ormai superate dall’ evoluzione del pensiero filosofico postivo non è più se si venga al mondo per una sorta di genesi scientifica o per Mano Divina data l’ evidenza, anche per i sassi, della seconda ipotesi ma, più profondamente, se nasciamo o invece cominciamo a morire. Di primo acchito parrebbero la stessa cosa,   un po’ come l’ immagine rovesciata allo specchio e l’ originale ma, raschiando con l’ unghia della curiosità cognitiva, emerge subito l’ abissale differenza fra le due alternative. Intanto nascere introduce il connotato di evoluzione, sia biologica che spirituale, la tendenza all’ essere e al significare in funzione di un progetto che va oltre la propria persona. Nascere come inizio di un itinerario la cui meta è la ragione stessa del nascere, visto in un divenire di natura e spiritualità, di corpo e anima. In quest’ ottica la vecchiaia, quale decadere fisico, appare la risposta, netta come uno schiaffo, agli atei adoratori della divinità Scienza creatrice della casualità chimico fisica. Se fosse per questa che esistiamo la triste parabola dell’ invecchiamento non avrebbe senso poichè tutto sarebbe regolato dal caso originale, da una immutabile combinazione di fattori biologici che, accidentalmente e inconsapevolmente, avrebbero creato la vita. Accettare l’ ottica del nascere significa vivere cercando di nobilitare il corpo con una dose di spiritualità che non significa necessariamente fanatismo ascetico o ignorante fuga dal corpo e dalla sua naturalità. Mentre accettare la nascita come inizio di una morte progressiva vuol dire seguire passivamente un evento biologico il cui orizzonte esistenziale non va oltre gli istinti della fame e della sete. Nascere è sentirsi parte di un universo popolato da altre creature e rispettarne la vita come fosse la propria. Morire progressivamente è considerarsi il centro di un universo da depredare, da divorare, da sottomettere, da usare e gettare a proprio irresponsabile piacimento. E’ in sintesi la cultura della vita contro quella della morte. Se si nasce non si uccide, non si ruba, non si incendia, non si spara, non si stupra. Si è scienza e coscienza, si è autentici individui con l’ anima presente nella mente e nel cuore. Se si muore a partire dalla nascita si è materia indefinita, magma distruttivo ed insignificante una volta raffreddato, orgoglioso solo della fetida scia lasciata al proprio passare insieme al male arrecato. Nascere come prospettiva umana, filosofica e spirituale dunque, e morire dalla nascita come assenza di prospettiva, di valore, di significato e di finalità. Venire al mondo è facile e possibile a tutti, saperci stare e conferirgli dignità è riservato a pochi.

LA DITTATURA DEL “DOVE”.

La derelitta e quasi dimenticata lingua italiana è vittima di continue aggressioni lessicali, grammaticali e idiomatiche, strettamente connesse e funzionali alla de-italianizzazione etnica voluta dall’ Internazionale del politically correct. La cancellazione del latino quale base culturale dell’ Italia, che a sua volta ha implicato la cancellazione del pensiero di filosofi, oratori e di memorabili loro pagine, dal bagaglio di conoscenze fornito dalla scuola, ha causato la necrosi  del nostro idioma ed il trionfo di terminologie e neologismi stranieri soprattutto di matrice anglofona. La tecnologia delle comunicazioni ha poi dato il colpo di grazia alla lingua più bella, difficile e completa che esista al mondo, la quale, poverina, non trova spazio nelle sigle, negli acronimi e nelle abbreviazioni  che hanno schematizzato l’ arte oratoria riducendola ad un concerto di rumori gutturali di cavernicole rimembranze. “Ignorante è bello” sembra essere oggi l’ unità di misura culturale e grammaticale. Il parco vocaboli personale non deve superare poche decine di unità pena il perdersi nel mare oratorio, inteso dall’ inclita come minaccia alla sua limitata capacità di apprendimento e comprensione. In questo decadentismo della parola spicca il recente fenomeno dell’ avverbio di luogo “dove” che, nel parlato quotidiano, è stato “promosso” ad espressione universale sostitutiva di nel quale, in cui, nella quale, etc. etc. Perfino illustri firme giornalistiche ne fanno un uso  indiscriminato in tal senso flagellando la lingua italiana con la clava dell’ ignoranza da laurea breve. Ascoltare interviste di politicanti, di giullari e guitti,  di campioni sportivi e di icone televisive, diventa il festival del dove improprio e ratifica la sua dittatura lessicale. Ormai tutta l’ Italia dice “dove” in luogo di in cui: l’ avvocato e il giudice durante il processo “dove” sono riportati atti; il prete nella messa “dove” è riportata la parola di Dio; il politicante nell’ economia “dove” si vedono segni di ripresa; il docente nei programmi di studio “dove”, a sentire lui, è garantita la sapienza. Innumerevoili sono gli scempi causati dalla dittatura del “dove”, innocente avverbio di luogo orrendamente utilizzato fuori luogo da un’ italia ignorante, arrogante ed analfabeta, che si trogola nella brodaglia del multiculturalismo, nella ricerca della facile felicità attraverso la de-responsabilizzazione garantita dal diritto ad ogni diritto e contestuale rifiuto del dovere, nella autanasia, nella pedofilia, nel rifiuto della propria natura nella quale, anzi obbligatoriamente “dove”, risiede la mancanza della libertà di autodeterminazione biologica dovuta all’ insopportabile dicotomia femmina-maschio decisa da altri.  l’ Homo non più Sapiens si getta nelle braccia di un “dove” universale che ha contagiato anche i templi della cultura come l’ enciclopedia Treccani o l’ Accademia della Crusca ormai unicamente impegnate a legittimare linguisticamente, i “doviani” direbbero sdoganare, termini inventati dall’ ignoranza di uso comune per poterli riportare nelle nuove edizioni del dizionario e non a difendere lingua e cultura italiane dalla calata dei nuovi Lanzichenecchi “dove” (non all’ interno della quale) c’è la fine di una civiltà linguistica durata oltre duemila anni.

DONNE ITALIANE SIATE SELETTIVE ED ESCLUSIVE.

Sempre più spesso le notizie di cronaca nera riportano fatti delittuosi contro donne italiane e che hanno per violenti protagonisti gli immigrati. Premesso che la limitatezza cerebrale del maschio è un dato universalmente riscontrabile non si può negare che certe popolazioni dominate dal fondamentalismo religioso e dalla arretratezza culturale presentino tassi di primitività assolutamente superiori alla media. Lo stesso valore della vita, a certe latitudini, è talmente relativo da raggiungere l’ inesistenza. Molte popolazioni uccidono propri simili con la stessa facilità e meccanicità con cui, respirando, spandono nell’ aria il loro fetido fiato. La crudeltà e la sconfinata fantasia delittuosa ne fanno delle sottospecie umanoidi di impossibile classificazione scientifica o clinica. Viene da chiedersi: come può una donna italiana o in genere occidentale, dopo aver vinto battaglie sociali secolari ed aver raggiunto una quasi parità effettiva con il maschio, abbassarsi e tornare indietro di millenni accettando un rapporto con simili dispetti della natura? Stabilito  che non si può fare tale domanda al sesso maschile, proprio per la ricordata sua limitatezza cerebrale che ne fa un sordo interlocutore, è alle donne che deve essere rivolto l’ appello alla selettività, al volare alto sulle miserie etniche per difendere e preservare il grado di civiltà raggiunto. Anche a voler tralasciare aspetti estetici di indubbia rilevanza, e che da soli sono già sufficienti a suggerire di girare al largo da certi individui, sono l’ aspetto culturale, morale e la dimensione umana a gridare un “altolà” grande come una montagna che dissuada dallo sperimentare il tragico percorso multirazziale. Come può una donna occidentale accettare e sopportare di essere oggetto di sollazzo e di servitù incondizionata e totale? Come può una donna occidentale farsi sporcare dalle mani di individui che non esiterebbero un istante, e le cronache lo dimostrano, ad ucciderla al primo segno di insubordinazione verso il dominio assoluto? Evidentemente devono intervenire dei fattori e delle variabili che sfuggono alla razionalità clinica ed al livello minimo di intelligenza  se ancora ci sono donne occidentali disposte a svendere e negare la propria storia e dignità. Il problema è tragico proprio per la centralità della donna nella società che risulta progredita ed evoluta solo se la donna è libera. E’ sotto gli occhi di tutti infatti che soltanto dove essa è libera esistono grandi Nazioni. Donne italiane, dopo esser state rinascimentali, risorgimentali, non potete accettare di tornare sulle palafitte sociali della dipendenza e della sudditanza assolute rispetto ad un maschio primitivo, violento e moralmente analfabeta. lo dovete a voi stesse, a chi ha dato la propria vita per la vostra libertà e a chi vi ha generato non certo perché foste il sollazzo di questi cavernicoli destinati a restare tali per sempre.

IL GERGO TOSSICO DEL POTERE.

Il culto della persona e l’ esaltazione della carica ricoperta è alla base della somministrazione, in dosi tossiche, della dottrina del Potere alle masse o mandrie governate. Punto centrale di essa è il lessico, o gergo, distintivi entrambi di due piani diversi di valenza umana e sociale: quello dei governanti e quello dei governati. Nell’ embrione di società rappresentato dal villaggio primitivo (diverso dalle attuali città e metropoli solo per dimensioni) il gran capo e lo stregone erano le “alte cariche dello Stato”  che incarnavano la legge, il tribunale supremo e anche il boia. Oggi, a dispetto del moltiplicarsi dei livelli di potere e governo, siamo ancora lì. Abbiamo le “alte cariche istituzionali”, il “primo cittadino”, la “corte suprema” e via “primeggiando” in ogni ansa del potere. Ciò dimostra come  secoli di commedie sociali e politiche siano passati invano e non sia stato minimamente intaccato il primitivo assoggettamento dei governati ai governanti. Questi sono passati indenni nel tempo chiamandosi ora grandi sacerdoti, grandi visir, re, imperatori, zar, ora presidenti di repubblica, di consiglio, onorevoli, senatori, assessori, portaborse, causando quella  mancata evoluzione sociale tanto bella da apparire chimerica: la Democrazia.  Così come i governati sono rimasti a livello di masse popolari politicamente analfabete, volgo, folla, in sisntesi ciò che Grazia Deledda pietosamente chiamava “Canne al vento”. La decenza sociale ed un minimo di progresso culturale oggi impongono che vengano cancellati questi simboli di attuale preistoria. Basta col “Primo cittadino” che altro non deve essere se non la persona posta dai suoi concittadini al governo della città e non su di un trono di superiorità. Basta con questa alienazione totale tipica del primitivo che trasforma un tronco in Totem e poi lo adora prostrandosi davanti ad esso. All’ umanità, in quanto dotata di anima, è prescritto l’ obbligo di liberarsi dai riti tribali e dall’ osservazione delle viscere di animali per comprendere la realtà. Ad essa è richiesto di volare alto sulle miserabili caste, corporazioni e fazioni, tutte mascherate e bardate come per un eterno ed assurdo carnevale. Non ci sarà progresso, non ci sarà evoluzione fin quando bocche-cloache  vomiteranno espressioni come “primo cittadino”, “alte cariche dello stato”, “cittadino comune” e “uomo della strada”. E’ questo gergo idiota che va tolto di mezzo insieme ai privilegi personali, moralmente scandalosi, che introduce ed istituzionalizza. Sono questi Totem scolpiti da ognuno di noi attrraverso il voto elettorale che vanno cancellati e ricondotti alla loro natura di mandatari di un Ufficio pubblico di cui rispondere e, in estrema sintesi, di dipendenti pubblici. La cultura, la libertà e la democrazia non hanno bisogno di padrini, di grandi sacerdoti che li dispensino dall’ alto di quella poltrona che anche l’ ultimo analfabeta consigliere comunale riesce a far diventare un trono. Il gergo dei “primi”, dei “supremi”, degli “alti” e dei “massimi”, è la zavorra nauseabonda che impedisce all’ umanità di volare con le ali della cultura e di realizzarsi.

SLOT MACHINE DI STATO.

Il gioco d’ azzardo è una delle piaghe sempre purulente come la droga, la prostituzione, la corruzione politica e amministrativa, che infestano il formicaio umano. Ma l’ aspetto ancor più miserabile sta nel fatto che lo Stato (italiano), inteso come complesso di istituzioni che dovrebbero combattere questi scompensi sociali, lucra sul pizzo dell’ imposizione fiscale sui giochi e prospera (pare per circa 10 miliardi di euro annui) sulla rovina di milioni di famiglie.  A mettere a tacere la sua inesistente coscienza civica e costituzionale basta e avanza la dicitura-litania-presa per i fondelli che mette in guardia i giocatori, in coda ai martellanti spot che reclamizzano le scommesse, sui rischi di assuefazione alla droga del gioco d’ azzardo. Niente di diverso dalla vergognosa speculazione Statale sul fumo che si concretizza in “campagne informative e leggi” contro di esso parallelamente alla fabbricazione di sigarette da tassare. E’ vero che il primo dovere di ognuno di noi è salvarsi da sé e, contando su un  QI medio, girare al largo dalla droga, dall’ abuso di alcool e dal gioco d’ azzardo, che insieme fanno la felicità economica di mafia, Stato e delinquenza comune, ma il ruolo istituzionale e la ragione d’ essere di uno Stato, gridano vendetta contro questa sua compartecipazione attiva nel mondo del vizio e del decadimento sociale. Non è una questione di tutela dell’ incapace che si avventura nei sotterranei dell’ abiezione, il quale se è in grado di votare, di procreare e di lavorare, deve esserlo anche per capire il pericolo ed evitarlo. E’ piuttosto una questione di colossale ipocrisia che fa di ogni individuo potenziale carne da macello quando “incautamente” cade nelle trappole compartecipate dallo Stato che incassa il pizzo sulle tasse alcoliche, di gioco e fumo. Il livello minimo di decenza  istituzionale imporrebbe che almeno esso non ci guadagnasse in questi sporchi affari e partecipasse attivamente, non con banali campagne pubblicitarie istituzionali, alla promozione di una società civile istruita, matura e capace di non diventare, appunto, “carne da macello”. In che modo? Prima di tutto eliminando il pizzo fiscale che legittima la praticabilità di questi vizi, ipocritamente proibiti ai minori, e contemporaneamente inserendo nei programmi didattici studi seri e documentati sui danni psico fisici derivanti da essi. Ma questo Stato italiano appare più come quel genitore demente che fumando a ruota libera in presenza dei propri figli li esorta a non “prendere il vizio”. Questo stato, inteso come sopra, appare  come un buffone alla corte del dio denaro e come tale è disposto a fare qualsiasi cosa, anche la più aberrante, purchè il “signore” rida e sia contento. Tocca poi allo Stato, inteso come persone civili, padri e madri di famiglia, gente munita di un QI medio, compiere lo sforzo per liberarsi da questa “libertà di uccidersi” che tanto magnanimamente viene offerta e garantita dallo Stato istituzionale. Siamo noi, i “sudditi”, a doverci ricordare che esso ci vuole deboli, disuniti, spaventati, ignoranti e in preda ai “vizi” così da indirizzarci, come mandrie, nei recinti ideologici e nei pascoli di partito, riducendoci meri e miseri bancomat fiscali ed elettorali. Stato furbo uguale cittadini ignoranti. E’ questa l’ equazione cancerogena del politicamente corretto.

PECUNIA OLET! (CRONACA DI RUBERIE POLITICHE E NON).

Gli antichi latini negavano l’ essenza ipnotizzatrice del denaro affermando, forse senza consapevolezza, quanto esso fosse portatore sano della peggiore malattia che abbia mai colpito il Pianeta: l’ umanità. Il denaro è l’ Umanità.  Sia chiaro non ce l’ho con questa perchè amo e stimo gli animali esseri superiori ma proprio per la mancata evoluzione della specie che, caso unico nel Creato, essa manifesta. E’ innegabile infatti che l’ umanità sia da sempre così come oggi appare in tutta la sua desolante primitività  e da sempre uccida, devasti, distrugga e rubi allo stesso modo. Il denaro, oggi e  ieri, come la clava  l’ altro ieri, rappresenta il fine ed il mezzo per essere conquistato e poi conquistare. Constatare che ancora oggi come ai tempi, culturalmente nemmeno lontani, delle caverne esistano umanoidi che si appropriano della casa altrui solo perchè la si lascia per recarsi in ospedale, demolisce tutte le dottrine autoreferenziali enfaticamente inventate sulla evoluzione e sulla crescita della razza umana. La pecunia, cari furbetti antichi latini, olet eccome e soprattutto puzza di umanità, di quel lezzo che permane intatto ed insopportabile anche di fronte alla grandezza delle Piramidi, della Muraglia cinese, del Colosseo, e dei grattacieli alti centinaia di metri. L’ autore di tutte queste “meraviglie” è sempre lui,  l’ omuncolo che ancora oggi ha bisogno di violare e sottomettere la donna, la natura, gli altri omuncoli e la ormai irraggiungibile Civiltà. La cronaca delle ruberie, dell’ accattonaggio ricco ed infinito praticati da omuncoli metà mafiosi e matà sterco che sono eletti in forza di “alti teoremi di costituzionalità e progresso sociale”, dipinge un quadro di inappellabile condanna. Qualcuno obbietterà che non tutta l’ umanità sia così. Certo non tutti costruiscono campi di concentramento o tagliano teste, fanno esperimenti nucleari devastanti,  stuprano bambini,  sono serial killer,  scaricano nei cassonetti la propria creatura,  violentano inermi animali con la vivisezione,  cambiano clandestini in valuta pregiata, o entrano in case altrui per saccheggiare ed uccidere.  Ma questi innocenti passatempi sono praticati da persone che mai ammetterebbero di essere diverse in quanto assassine e ladre. La verità è che si può diventare dittatori sanguinari perchè si può rubare al vicino, alla ditta per cui si lavora, ad un proprio familiare, ad uno sconosciuto e alla società civile come fanno i bravi corrotti politici. La scala delinquenziale, dal classico furto della mela all’ aggressione bellica, non ha gradini liberi, sono tutti occupati da persone e non certo da animali. Quanto sia nauseabondo e tossico l’ odore del denaro lo si evince dalla sopraffazione quotidiana che avviene nel formicaio selvaggio dell’ umanità. Altro che evoluzione della specie! Il proto umanoide ha solo cambiato la clava con lo smart phone.

DIVERSAMENTE RAZZISTI.

L’ arredo delle città italiane si è arricchito di un suppellettile comune che le decora in nome del buonismo idiota e ipocrita che ha offuscato ed annullato la ragione. Si tratta dei nuovi “impianti” di luce triste e misera voluti dalle vestali dell’ accoglienza incondizionata e tragicamente irresponsabile, essi stessi vittime del razzismo istituzionale tipo Mafia Capitale. Questi, alla fine di ogni notte, prendono la forma di mendicanti stazionando davanti a qualunque tipo di negozio, bar o supermercato. Sono lì a mandarti di traverso caffè e cornetto come, la sera prima, hanno provveduto le immagini dei telegiornali  a rovinarti la cena. Il messaggio tambureggiante è sempre lo stesso: tu, bianco egoista, mangi ed io, povero negro, no! Sotto la pressione mediatica molti italiani, i più ammaestrati dal partito padrone e dittatore, mollano l’ euro un po’ per sentirsi superiori a qualcuno e un po’ per aggiustare una coscienza traballante fra assurdi rimorsi e complessi di colpa indotti ad arte dalla propaganda buonista. Ma il negro no! Lui o lei, evidentemente integrati e opportunamente “sbiancati” non soffrono della sindrome della solidarietà e della pietà buonista verso i loro più sfortunati compatrioti. Mi è accaduto infatti di assistere a tre diversi episodi finiti tutti nello stesso modo. Davanti ad un supermercato, l’ arredo di luce triste e misera di turno, chiedeva con discrezione qualche moneta pronunciando un meccanico e ripetitivo “buongiorno” ad ogni passante o cliente dell’ esercizio. C’era chi dava e chi no: buonisti, generosi e razzisti secondo le nuove classifiche dettate dall’ ipocrisia. Fra essi avanzava, con fare indifferente una ragazza negra, ben vestita e accessoriata, “alla guida” di un passeggino su cui troneggiava un “messia”, negro anche lui, iperimbottito con piumino, sciarpa e cappellino. L’ arredo triste e misero alla sua vista si è sciolto in un largo sorriso cameratesco evidentemente contento di intravvedere uno spicchio di Africa in quel deserto metropolitano di bianchi. Ma”l’ integrata”, con una infastidita puzza sotto al naso, ha tirato dritto come se non avesse visto alcuno.  Il povero arredo triste e misero, nero come la bocca di un camino, le era risultato invisibile o forse insopportabilmente visibile tanto da spegnergli sul volto il largo e speranzoso (di solidarietà) sorriso. Pochi minuti dopo la scena si è ripetuta con un “fratello negro” anch’ egli integrato e “sbiancato”. Stesso sorriso dell’ arredo, stesso cenno di saluto, stessa indifferenza dell’ ormai “ex” negro e stessa invisibilità. Il terzo episodio si è verificato davanti al bar dove, con alternaza di giorni, ho abitudine di fare colazione. Anche lì c’è l’ arredo buonista di ordinanza che riceve monete e dinieghi. Una mattina all’ interno del bar fra gli altri c’ era una ragazza negra intenta a consumare insieme al suo lui rigorosamente bianco. Piumino, leggings, guanti e trucco adeguati a farne una integrata doc. Non ho resistito a scommettere con me stesso su cosa avrebbe fatto uscendo dal bar e passando davanti al triste arredo, e dunque, ho tenuto d’ occhio la coppia interraziale che, come ero certo, è uscita schivando il suo cenno di saluto. Questi, frustrato oltre misura, ha rivolto uno sguardo tipo raffica di mitra alla donna rimanendo con la mano ed il sorriso vanamente tesi e bofonchiando “mielose” paroline di autentico odio al suo indirizzo. Ora domando: è razzismo fra presunte vittime di razzismo o semplice diritto di non scucire soldi a beneficio di una selva di arredi tristi e miseri? Se un bianco tira dritto ed ignora la richiesta di elemosina (considerando anche quanti miliardi di euro  costino le legioni di extra comunitari clandestini e quindi quanta “elemosina” sia già fatta) è un becero razzista, secondo la folle teoria dei buonisti, cosa è allora un ex profugo “sbiancato” che fa lo stesso? La solidarietà è dunque prescritta solo all’ egoista bianco che deve farsi evidentemente perdonare la colpa di non essere negro? Oppure, semplicemente, questa pantomima multiraziale è soltanto una trappola politica dove fare cadere e seppellire l’ etnia italiana, ormai troppo scafata, troppo molle, troppo poco prolifica? Questi fatti mi hanno riportato alla mente quei sindacalisti divenuti imprenditori che ho conosciuto e potuto apprezzare per la loro “spiccata sensibilità” padronale: non ho mai visto di peggio. Diversamente sindacalisti e diversamente razzisti.

NEPOTISMO TELEVISIVO.

L’ Italietta medievale dei Comuni è ancora malata (terminale) di quel morbo conosciuto con il nome di nepotismo. La cancrena che esso propaga ha raggiunto ogni livello ed aspetto della società, ancora non civile, italiana. Certo non mi riferisco al settore privato nel quale è naturale e fisiologico che i figli prendano il posto dei genitori e ne proseguano l’ operato,  è piuttosto verso il settore pubblico  che occorre urlare per lo scandalo  di “dinastie” parassitarie che trasformano una opportunità aperta a tutti in un privilegio riservato a genitori leccapiedi e reggistrascico  che la lasciano, come eredità privata, ai loro pargoli, futuri leccapiedi e reggistrascico. Uno degli “Eldorado” più ambiti, proprio perchè nessuna dote o capacità è richiesta per entrarvi, è la Rai, il fantomatico servizio televisivo, che è pubblico se si parla di canone obbligatorio o pizzo ed è  servizio privato se si parla di assunzioni e successioni. In questo luna park per “figli di…”  se ne vedono di tutti i colori e il leccar piedi è attività politicamente trasversale praticata per accedere ai salotti buoni di una Tv che versa in deficit paurosi e che solo grazie ad una connivente legge incostituzionale, istitutiva del canone, non è fallita. L’ organigramma delle poltrone è in essa infinito come è quasi fisiologico che nelle sue incontrollabili pieghe debbano annidarsi i “figli di…”, tutta gente che non deve superare esami attitudinali, non deve dimostrare di saper convivere con lingua italiana, sintassi e cultura. E’ più che sufficiente sculettare mostrando e offrendo il meglio di sè fisico, farsi icone o paladini della propaganda omosessuale e soprattutto garantire la continuità di voto politico e il gioco è fatto. Grazie a questa inesauribile progenie, a questi talentuosi “figli di…”, accendere la televisione pubblica riesce a dare il voltastomaco e ad offrire il piatto unico dello spettacolo: l’ ochetta e “l’ochetto”,  all’ arancia, che tassativamente non devono saper parlare, cantare o recitare ma dsimenarsi magnificando coreografie ebeti, cantilenando, come fossero infantili filastrocche, le poche misere parole che sono chiamati a leggere. Dunque, alla fissità dei programmi causata da paralisi ideativa di una classe di autori in cerca di se stessi, si aggiunge la fissità dinastica di nomi e cognomi affinchè il nulla trionfi e si perpetui in quei programmini nazional popolari a base di analfabetismo televisivo che arricchiscono (nella saccoccia) solo chi li monopolizza. Il danno è duplice. Mentre queste oche e questi paperi dinastci inflazionano la scadente offerta televisiva, settori come le pulizie di uffici e manovalanza varia vengono privati di tale e tanta forza lavoro che risulta inevitabile l’ arruolamento di clandestini extra comunitari per colmare il vuoto.  E’ solo per scrupolo che va segnalata l’ assonanza di costume  e la somiglianza, sia estetica che mentale, fra il nepotismo e la mafia. Infatti è sotto gli occhi di tutti quanto sia difficile individuare dove inizi l’ uno e dove finisca l’ altra. Ma d’ altra parte il popolo italiano ha in sè quella capacità di esaltare il malcostume dell’ appropriazione a scopo privato del bene pubblico, come dimostrano secoli di Storia e più recentemente gli scandali dei nuovi patrizi, i politicanti e burocrati di mafia capitale, delle ruberie comunali, provinciali, regionali e parlamentari.  Nepotismo, mafia e corruzione hanno piena cittadinaza italiana garantita dalla prostituzione politica. Bel Paese.

IN CASO DI CACC(I)A.

Parafrasando l’ espressione clinica , sintetizzata dall’ acronimo TSO, trattamento sanitario obbligatorio, a cui si ricorre in casi di estrema gravità medica, si giunge al TLO, trattamento letterario obbligatorio, applicabile a quei fenomeni di vita sociale sviluppatisi in assenza di cultura e che hanno una base comune nell’ esercizio della violenza. Il trattamento, prima che obbligatorio, è necessario allo scopo di non lasciare campo libero alle pericolose ovvietà e alle idiozie professate in nome di un tradizionalismo preistorico. Fra questi fenomeni ricade quello della cacc(i)a, millantato sia come retaggio di tradizioni da perpetuare che quale (e siamo al paradosso) strumento di protezione della natura. Credo sia alla portata anche della più sprovveduta scatola cranica, il concetto secondo cui tradizione non sia sinonimo di ignoranza da perpetuare ma al contrario rappresenti una sorta di scala esistenziale, da salire verso l’ emancipazione dell’ individuo dai suoi, purtroppo nemerosi, caratteri preistorici. Ne consegue che inquadrare tale anacronistico fenomeno nel solco dei valori tradizionali rappresenti una mistificazione a scopo politico elettorale e al contempo l’ affermazione che la violenza sia essa stessa un valore. Non è un caso che molti politicanti di infima levatura, sia culturale che, appunto, politica ( e sono i più), incentrino le proprie campagne elettorali quotidiane sulla adulazione del fenomeno e dei suoi protagonisti che, insieme, costituiscono un bacino elettorale ed economico con cui fare i conti (della serva) di un bassissimo do ut des. Il teorema, che si dà per filosoficamente assodato come se fosse una religione a cui credere senza porsi domande, è che la cacc(i)a protegga e addirittura salvi la natura! Basta accedere agli uffici provinciali che gestiscono tale businnes per avere prova dai posters e dai proclami appesi alle pareti come fossero le stazioni della Via Crucis delle specie animali. La doppietta e la carabina spacciati come strumenti di difesa della fauna e non come micidiali appendici di morte appese al braccio (in genere privo di corrispondente mente) del bracconiere o delle tarchiate vestali del dio piombo. Ci vuole così poco a cambiare realtà e credo, basta capovolgerli ed il gioco è fatto.  Ma perchè tale preistorico fenomeno è giunto intatto fino a questo terzo millennio superando indenne ogni ciclo storico? Forse perchè è lo stesso genere umano ad essersi mantenuto identico dal tempo delle caverne. Evidentemente i secoli sono scivolati, come l’ acqua piovana sul vetro, senza riuscire a modificare in nulla quel misero miscuglio di violenza,  prepotenza e ignoranza, che, in estrema sintesi, è il così detto uomo. Se l’ unica variante è data dal fatto che le caverne ora hanno una porta, il condizionatore,  e che sono riunite in condomìni, perchè avrebbe dovuto evolversi l’ abitante di esse? Ma torniamo al TLO e alla sua assoluta necessità. Esso va praticato alle nuove generazioni di bipedi facendo loro capire che ogni creatura ha, anzi è, un’ anima e come tale gioisce, soffre e ama come il sopravvalutato genere umano. Le nuove donne e i nuovi uomini non dovranno incontrare la rana nelle miserabile prove pseudoscientifiche recitate nei laboratori scolastici ma conoscerne i comportamenti sociali che testimoniano il suo essere effettivo. Continuare a chiamare carne ciò che resta dell’ animale ucciso per nutrire l’ intestino e far morire di fame la mente, è continuare a negare la possibile  crescita spirituale dell’ uomo ed impedire che comprenda il perchè della sua esistenza. Pensare di avere diritto di vita e di morte su tutte le  creature, inclusi gli uomini stessi, è tipico del primitivo con clava che, inavvertitamente, si è imbattuto in qualche frase della Bibbia apprendendo di “dover governare sulle creature dell’ aria, dell’ acqua e della terra”.  Governare, appunto, non uccidere per divertirsi e dare al tempo stesso modo alle mogli di divertirsi a loro volta con “altri tipi di fucili”. Il TLO, per le nuove generazioni, dovrà rappresentare la svolta attraverso la quale il genere umano si eleverà entrando a far parte del mondo animale al pari di ogni creatura e senza i privilegi e prerogative  che ne hanno causato il degrado mentale e culturale. Non uccidere è un Comandamento, dunque un Principio, e come tale esso vale per ogni vita senza eccezioni o comode scale di pseudo valori e gerarchie. Ormai non si tratta di essere pro o contro la cacc(i)a, anzi non lo è mai stato. Oggi come ieri si tratta di essere pro o contro un genere umano nuovo che non si sogni di iniziare una giornata uccidendo per idiota divertimento, che non si sogni di rubare un bene solo perchè è incustodito, che non si sogni di violentare una donna solo perchè è più debole fisicamente, che non si sogni di abusare di bambini solo perchè sono indifesi, che non si sogni di autoassolversi per violenze perchè “tanto è solo un animale”. Un genere umano nuovo che non si sogni di costruire campi di concentramento rossi e neri, che non si sogni di infliggere sofferenze indicibili a povere crature indifese solo per poter farneticare di sentirsi scienziato. Un nuovo genere umano fatto di donne e uomini dentro e non di indefiniti embrioni che, dopo millenni, non hanno ancora trovato la loro identità. Chi la pensa così non è contro la cacc(i)a ma è a favore della civiltà e della vita.

SENZA SPERANZA.

La vita, attraverso la Storia, sta confermando che il tempo è fatto solo di un presente miserabile e tragico, che non avrà un futuro nè un passato, poichè si rinnova per secoli così come è e come sempre sarà. E’ triste e senza speranza capire quanto siano  inutili la coscienza, l’ onestà, la voglia di lavorare, la voglia di vivere in pace con i propri simili e  il resto del Creato. Tutto viene spazzato via dalla corruzione, dal servilismo di miserabili galoppini che traggono benefici dall’ esercizio della prepotenza politico-economica. Questo sistema di rapporti di forza, basato sull’ ignoranza e la prevaricazione, viaggia come un asteroide nell’ Universo aggrovigliandosi su sè stesso ed affinando tecnologicamente le  furberie già presenti da millenni pre raggiungere il dominio sull’ altro, sia esso un popolo, una nazione, una donna, un’ idea. Oggi il controllo del mondo è reso ancora più agevole dalla scienza usata a scopi di potere. Gli Stati schedano i propri cittadini attraverso i loro acquisti pagati on line, hanno la radiografia completa e tridimensionale di quelli che sono ex individui ormai sostituiti dalle categorie imposte dalle statistiche burocratiche di consumatori, elettori, contribuenti. Come un predatore infallibile il Potere attira queste tre categorie nelle trappole del controllo incrociato: se acquisti elettrodomestici, mobili o tecnologia, ti “regala” l’ incentivo di un parziale recupero di spesa decennale, salvo revocarlo dopo due o tre anni per sopraggiunte esigenze di risanamento economico. Intanto però conosce le segrete cose di tutti, sa quanto spendi in mortadella o caviale attraverso la tessera a punti, sa quanti chilometri fai attraverso la polizza di assicurazione scontata a chilometraggio, sa se vai in vacanza e perfino quanto spendi in preservativi. La preda, della quale tutto è noto, non ha la minima possibilità di sfuggire al suo predatore, e così avanti con i censimenti fatti per conoscere quanti limoni fiscali da spremere  sono a disposizione del Potere, chi fa cosa e quanto guadagna, per colpirlo a colpo sicuro. Questa è  la trasparenza democratica a senso unico, cioè dai cittadini sudditi verso lo Stato-Potere mentre in senso contrario esistono opportuni segreti di Stato, dati sensibili e dunque segreti, totale esenzione di rendiconto.  E’ così da millenni e il futuro, mai nato, sarà fatto sempre dallo stesso squallido presente perchè nessuno rinuncerà al “privilegio” apparente di una tessera bancomat, di una carta di credito e altre manette invisibili, in cambio della libertà.

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