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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Attualità

SIAMO UOMINI O CAPORALI?

Il caso di Enrico Forti è ormai sulla cresta di un’ onda di indignazione  che giornalmente si abbatte sulla resistenza ottusa  di un sistema giudiziario che si pavoneggia della sua “perfezione tecnica” ma non arretra di un millimetro davanti agli ormai dodici anni di tortura  detentiva ai danni di un innocente. In questi giorni altri due nostri connazionali sono tornati volontariamente agli arresti domiciliari in India, due uomini non due molluschi vigliacchi come quel terrorista assassino pluriprotetto e intoccabile in vacanza in Brasile. Forse anche Chico Forti, se non fosse stato un imprernditore di grido, avrebbe ricevuto la  ‘solidarietà di massa’ che ha coperto i tanti latitanti di quella risma. Ma purtroppo, se non ultimi, siamo solo… terzi nella diplomazia e quando vediamo  un assassino cubano, che uccide in Italia e scappa, venire custodito gelosamente dalla sua patria, ci cadono le braccia a sentire le dichiarazioni di principio sterili e grazie anche alle quali l’ India ci prende in giro da un anno. Già pare di sentire il solito idiota buonista e pacifista che liquida il caso Forti con la sua frase tipo: “con tutti i problemi abbiamo non possiamo preoccuparci di un singolo caso.”  A questi paladini dell’ indifferenza dico che non serve che ci venga strappata tutta la bandiera per indignarci ma basta anche che un solo brandello sia lacerato per far scattare il senso patrio e, giustamente, nazionalista. Ma pare sia più facile e redditizio, visti i soldi che ci girano intorno, occuparsi e indignarsi per clandestini, per immigrati, quasi sempre arruolati dalla camorra, dalla mafia e dalla ‘ndrangheta.  Quel pezzetto d’ Italia che sta dietro le sbarre a Miami vale una guerra di liberazione che lo Stato italiano è tenuto a combattere al massimo livello e con il massimo sforzo. E vincere.

I ROGHI SONO SPENTI ORA SPEGNIAMO L’ IGNORANZA

Sul sito Pontifex è apparso un articolo che denuncia la responsabilità oggettiva della donna quale causa scatenante e giustificante la serie di efferate uccisioni che, in ossequio alla imperante demenza mediatica, è nota come femminicidio data l’ incapacità culturale anche solo di coniare il termine più opportuno di donnicidio. Evidentemente per tanta gente dalla mente “eccelsa” la donna non sarà mai nulla più di una femmina, un icona del male, la rappresentazione materializzata del maligno con tanto di forcone e coda puntita. E per dare fetido fiato a questa nuova campagna da inquisizione violenta si rievocano concetti che credevamo inceneriti negli ultimi roghi accesi dall’ ignoranza maschilista ai piedi delle sventurate “streghe, impossessate, e peccatrici” di turno. Nossignore, il fuoco covava sotto la cenere dei secoli ed ora è pronto a divampare e a bruciare vesti e sottovesti insieme a quel poco progresso sociale ottenuto al prezzo di milioni di vite. L’ eterno idiota con “pisellino pendulo” si veste da monsignore, da cardinale, da marito troglodita, da maschietto da quattro centesimi e sfodera ora il coltello, ora la pistola, ora il rogo, per mondare il peccato di essere donna,  per eliminare ciò che non riesce a capire e dominare. La “guerra santa” contro l’ utero riprende, se mai fosse cessata, con riferimenti non più solo demoniaci ma addirittura pseudo sociologici, scomodando la idiota psicologia da  bar secondo la quale la donna sarebbe causa del suo male e sconterebbe, per una falsa maledizione divina, le sue curve e la sua beltà. Improvvisamente le lancette della Storia  sono state riportate indietro di secoli e la viscida longa manus dell’ inquisizione è tornata a serpeggiare e palpare, ad ungere di bava maschilista gli ingranaggi del potere. Ma dove sono finiti dunque gli uomini, posto che ne siano mai nati?  Non ce ne è uno che abbia il coraggio di usare la sua carica pubblica, dalla quale trae ingenti prebende, per fare giustizia di tale scempio culturale e religioso? Siamo dunque tutti codardi e molli al punto di pensare che i mali del mondo si curino uccidendo la donna? Issare il vessillo di Dio per schiacciare la creatura che da Lui stesso è stata voluta quale fonte della vita di Cristo è un atto di guerra civile e come tale inaccettabile.  Se questi sono i pretesi pastori di anime sempre più tristi saranno i tempi per il gregge e sempre più lontana sarà l’ alba della civiltà.

NEWTOWN: IL DELIRIO DI CAINO

Ora che l’ eco degli spari e delle chiacchiere si è attenuata proviamo a dire qualche parola non strumentale, e dunque non offensiva, nei riguardi delle vittime  del delirio di Adam Lanza. In un mondo che vuole imporre per legge l’ eutanasia, le unioni fra persone dello stesso sesso, la cancellazione della famiglia come ambito esistenziale primario facendone una mera impresa di coabitazione, che ha imposto come idea progressista ed evolutiva l’ aborto indiscriminato riducendolo a metodo di controllo delle nascite e a pazzesco profilattico chirurgico, in questo pazzo ed ipocrita mondo proliferano i buonisti e i pacifisti di facciata, i penosi profeti dell’ abolizione delle armi quale deterrente taumaturgico contro la violenza umana. Sia chiaro, chi scrive è un convinto assertore della inutilità ed immoralità della fabbricazione delle armi, in quanto essa è indice inappellabile della mancata evoluzione, a tutt’ oggi, dell’ Homo demens mai diventato Sapiens. Tuttavia considerare le armi la causa scatenante della violenza e delle stragi è esercizio demagogico, falso ed intellettualmente disonesto da parte di una ben precisa area politica autodefinitasi depositaria della democrazia, la quale nella storia europea e mondiale ha sulla sua coscienza decine di milioni di morti ammazzati con ogni arma disponibile. E ciò è insopportabile. Questi moralisti da strada fingono di ignorare che non basta togliere le armi dalla circolazione per evitare delitti poichè nessuna correlazione diretta è stata mai dimostrata fra il possesso e l’ uso delittuoso delle stesse. E stranamente questi stessi moralisti nulla hanno da eccepire sulla dotazione di armi da guerra e sull’ addestramento a loro uso imposto da regimi a base terroristica sia a bambini che bambine. L’ arma non spara da sola e, in quanto tale, è soltanto un pezzo di ferro, è  la follia dell’ individuo a renderla letale tanto è vero che anche la clava, la fionda o gli stessi alari del camino, nelle mani di una mente alterata, diventano armi micidiali. Con il divieto di vendere pistole e fucili si  otterrà l’ aumento del mercato clandestino e chi vorrà fare stragi userà bombe fatte in casa seguendo le guide pratiche presenti su internet. Anche un sasso capisce che è l’ impulso ad uccidere a dover essrre curato, e se la famiglia, la scuola, lo Stato insegnassero il rispetto reciproco e verso la natura tutta invece di formare tanti miseri e idioti “terminators” cresciuti a pane e video games sanguinari e distruttori,  non ci sarebbero più clienti  per la lobbye del grilletto. Accanirsi demagogicamente sull’ effetto senza preoccuparsi della causa è lo sport preferito dai parlatori di basso pulpito che sparano a salve facendo soltanto rumore.

LA COSCIENZA DELLE PALLOTTOLE

Dal Blog “La coscienza degli animali” sono state rese note le imprese autolesionistiche di tanti cacciatori dalle quali scaturiscono le considerazioni che seguono.  Anche l’ attuale edizione della commedia interpretata dai penosi figli di Diana riporta numerose o mai troppo numerose, a seconda dei punti di vista, uccisioni di cacciatori e danni collaterali.  Si parla quindi di incidenti di caccia descrivendo episodi che a volte si concludono, anche con modalità comiche, con la morte di chi di buon ora si era alzato e si era armato di tutto punto per dare la morte. Ma siccome nulla avviene per caso sotto la volta celeste, parrebbe non essere azzardato parlare in questi frangenti di ritrovata consapevolezza della pallottola o del pallettone che consente loro di raggiungere il bersaglio giusto. D’ altra parte la caccia altro non è che un atto di guerra in tempo di pace, guerra vile contro inermi creature già stremate dal freddo, da scarsità di cibo e da varie forme di inquinamento ambientale. E come tale prevede che ci siano morti e feriti da ambo le parti, dunque perchè parlare di incidenti o peggio ancora di disgrazie quando a cadere sotto la polvere da sparo è chi la guerra l’ ha dichiarata?  Diverso, molto diverso è il discorso per gli innocenti cercatori di funghi o malcapitati in genere che hanno la sola colpa di trovarsi sulla traiettoria tracciata da un colpo di fucile su input di un demente con patentino che scambia una persona per un cinghiale e spara senza collegare il cervello (se c’è) al dito che preme il grilletto. In questi casi dovrebbe parlarsi di omicidio e basta, senza le attenuanti di colposo e preterintenzionale, omicidio punto.   E altra cosa è anche il fatto che a cadere per la ritrovata coscienza del pallettone siano figli minorenni o addirittura bambini degli stessi cacciatori, la follia dei quali non impedisce loro di trascinare in una guerra la propria disgraziata prole. Colpisce il fatto che nessun giudice pare abbia da ridire su questi esemplari genitori che amano così tanto i propri pargoli da rischiarne la vita nel gioco, a mio modo di pensare, più idiota che esista. Un’ ultima considerazione riguarda anche lo Stato cialtrone che pur di incassare le tasse sulla caccia se ne frega se circolano armati soggetti in avanzata età non più in grado di vedere bene, di distinguere i suoni dai rumori, che inciampano ad ogni passo e che per ciò lasciano partire colpi di fucile che ammazzano alla cieca. Lo Stato cialtrone assiste a questo far west con un disinteresse complice che si estende anche alle strutture da esso poste a guardia della caccia per cui abbiamo guardie forestali che la praticano e la difendono in barba al più clamoroso dei conflitti di interesse. Chi può spiegare e sostenere l’ imparzialità di una guardia venatoria che è anche, a tempo perso, un “cinghialaro”? E’ come porre il fuoco a guardia della polvere da sparo o della paglia. Ma si sa, in un villaggio primitivo come l’ Italietta miserabile si possono divorare monti con la giustificazione di “coltivare una cava e bonificare terreni” e si posso appendere negli uffici pubblici manifesti che glorificano la caccia come alta tutela dell’ ambiente. Roba da caverne e palafitte.

LA MATTANZA DI EVA

Il peggior atto d’ accusa verso le società  di ogni epoca risiede nel detto che indica nel sesso debole la donna.  Le figlie di Eva infatti non sono deboli per struttura biologica ma semplicemente per la mancanza delle stesse tutele che assistono il maschio e che da lui sono decise.  La stessa legislazione, approfittando di un vuoto di princìpi, è carente e discriminatoria nei confronti della donna la quale, anche quando è oggetto di violenza e di stupro, deve scontare una responsabilità oggettiva dovuta all’ essere attraente o addirittura all’ essere ritenuta provocante. Il maschio della specie umana si sa è il meno sviluppato dal  punto di vista intellettivo e supplisce a questa carenza con la forza fisica, con la prepotenza e la crudeltà che in esso albergano in abbondanza.  Consapevole di questa sua inferiorità rispetto alla donna esso si avvale di ogni mezzo materiale ed economico per esercitare un dominio primitivo e intimamente criminale su colei che percepisce come oggetto di possesso e di totale  incondizionata disponibilità. Ma donna oggi si scrive con la D maiuscola, è cresciuta nella indipendenza economica e nella sua presa di coscienza di essere pensante e autonomo. Non deve più ricorrere soltanto alle risorse fisiche che hanno reso celebri le cortigiane di ogni regno maschile ma può contare su primati professionali da cui ricavare autonomia economica e rilevanza sociale. A tale rivoluzione corrisponde, gioco forza, la reazione maschilista che si esprime e concretizza con aumentata violenza e uccisioni di donne “resistenti e disubbidienti”.  Purtroppo è ancora attuale nel cranio di Adamo il primitivo concetto che lo autorizza, clava in mano, a prendersi la donna che gli piace e se questa non acconsente, a sopprimerla avendo in premio giudiziario qualche mese di arresti domiciliari.  A tutto ciò contribuisce il demente politicamente corretto che in ossequio alla sua demenza aspetta sempre che tutti i buoi escano dalle stalle prima di svegliarsi e provare a porre rimedio a tale incivile mattanza solo dopo migliaia di donnicidi. I dati di cronaca nera dicono che siamo in piena emergenza civile e che, come davanti ad una emorragia inarrestabile, non si può esitare e continuare a fare i buonisti psicologisti ma introdurre e rafforzare misure drastiche di carcerazione e di prevenzione.  Non dobbiamo avere paura di mettere la museruola al mister Hyde che è in ognuno di noi perchè solo così il dottor Jekil sarà più sopportabile.

SCUOLA O SQUOLA?

Siamo in autunno e, puntuali come l’ ingiallimento delle foglie, arrivano i cortei studenteschi, le contestazioni,  le okkupazioni delle aule, insomma si ripete, ormai dal sempre meno lontano 1968, quel rituale a tema fisso che ricicla , come gli appunti che si passano in classe di anno in anno, gli stereotipi della libertà allo studio, della scuola pubblica non di classe e della autogestione didattica. Sono 44 le rappresentazioni di questa tragicommedia che all’ inizio si era posta come azione riformatrice di una scuola presunta  malata e che ha ottenuto solo l’ instaurazione di una squola realmente morta che sforna disoccupati ignoranti. Da luogo di studio, di specializzazione teorica, di crescita culturale individuale, altrimenti detta scuola di classe, essa è stata trasformata in luogo di scontro di idee politiche e di contrapposizione ideologica che hanno piegato e falsato i programmi didattici orientandoli verso la legittimazione esclusiva di una visione livellatrice verso il basso del modello sociale. Il merito è stato cancellato dal diritto di essere promossi  in quanto iscritti perchè l’ iscrizione ai corsi di studio rende tutti uguali mentre la valutazione del merito crea insopportabili disuguaglianze fra il somaro e il bravo. Così sono nati i concetti discriminatori e razzisti che definiscono secchione e introverso chi studia e ragazzo esuberante ed estroverso chi bulleggia e resta analfabeta. E’ sufficiente tentare di instaurare un dialogo con studenti di ogni ordine e grado (oltre che con non pochi dei così detti docenti), per verificare la consistenza del loro bagaglio culturale e la piena disponibilità di non più di 20 vocaboli per comunicare. Riuscire a comporre una frase di senso compiuto senza infarcirla di “cioè” risulta a costoro impresa alpinistica di sesto grado. Mentre fumare in classe ogni sorta di “fumogeno”, far girare siringhe come fossero penne biro, devastare arredi e suppellettili, fare sesso fra i banchi con o senza la supervisione attiva di docenti progressisti, e ignorare chi sia Alessandro Manzoni o conoscere Giacomo Leopardi solo perchè qualche idiota lo annovera, non si sa in base a quali prove, fra gli omosessuali famosi, rappresenta il programma evolutivo della squola  moderna e interclassista. La politca ha sfrattato la didattica ed ha fatto della scuola un mezzo di normalizzazione ideologica attraverso la quale  spogliare lo studente della sua individualità per farne un anonimo ed incolore membro del branco collettivo, che si muove e va se e dove vuole il capobastone. Il gruppo ignorante è il sicuro rifugio dove l’ ignoranza individuale passa inosservata, dove si appare tanti e non si è nessuno.  Di fronte a questa triste realtà ce n’ è un’ altra, quella delle scuole private frequentate dai preziosi pargoli di quegli stessi difensori, a parole, della scuola pubblica: politici, giornalisti, docenti, e magistrati. In queste scuole, al riparo dalle masse, si forma l’ elìte, la futura classe dirigente  che, come quella passata e la presente, ha bisogno del branco ignorante su cui dominare.

TRUFFA ASSICURATA?

Il fatto che il costo dell’ assicurazione per la Rca e le garanzie accessorie di furto, incendio e varie, sia in Italia tra i più alti d’ Europa è arcinoto e frutto sia di inciviltà congenita che di speculazione finanziaria. L’ aspetto che invece sfugge ai più è che, grazie ad una campagna livellatrice delle idee e di imbavagliamento delle notizie, con la attuale legislazione le compagnie di assicurazione hanno potuto spostare il rischio di impresa da sè stesse al groppone dell’ assicurato.  Infatti se questi ha un sinistro ed ha torto si ritroverà per i successivi 5 o 6 anni un aggravio di polizza e l’aumento della classe di merito che, da un lato ripagheranno la compagnia dell’ esborso risarcitorio del danno e dall’ altro bolleranno la sua “fedina  assicurativa” più di un reato penale impedendogli anche di cambiare compagnia se non a costi altissimi. L’ alternativa a tutto ciò è pagare di tasca propria il sinistro togliendo all’ assicurazione il rischio di impresa.  Ciò prefigura il pagamento del premio assicurativo come una tassa occulta  sulla quale poi calcolare anche accise di comodo per esigenze regionali, provinciali e comunali. Questa è l’ Italia  della semplificazione secondo cui il così detto cetriolo è sempre diretto nello stesso posto del medesimo e invariabile Pasquale.

CARCERI E CIVILTA’

“Nelle carceri vivono in assoluta libertà i peggiori istinti dell’ uomo” . Credo che in questa massima che fa parte della pubblicazione “Aforismi in libertà” sia condensata l’ essenza di un universo relegato oltre i margini della società civile in una sorta di bolgia infernale conosciuta, temuta ed usata, per scaricarvi il peggio dell’ umanità che risiede in ognuno di noi. L’ uomo nella sua infinita capacità di fare e farsi del male ha concepito attraverso le carceri lo strumento di tortura per eccellenza, il quale non si giova solo della privazione della libertà individuale, già di per sè pena suprema, per annientare la persona ma impone la convivenza più stretta ed asfissiante senza la minima regola che non sia dettata dalla forza, dalla prevaricazione e dalla violenza. Ufficialmente la carcerazione è la punizione inflitta a chi commette reati e consiste nella revoca pro-tempore della libertà. In realtà essa rappresenta la terra di nessuno dove l’ individuo perde ogni connotata di civiltà divenendo un oggetto fra oggetti, un ammasso di carne da dilaniare, un altare pagano su cui esercitare la capacità di odio e di violenza che, come detto, nell’ uomo è infinita. La civiltà si ferma sull’ ingresso del carcere, lo Stato civile cessa di esistere oltre le cancellate di ferro dove il valore della vita umana è inferiore allo zero. Esso, lo Stato, si ritiene il custode della Giustizia e si autocompiace del cerimoniale dei processi, delle aule di tribunale dove essa campeggia sottoforma di bilancia e di promessa di imparzialità, ma in realtà si disinteressa dei crimini che vengono commessi quotidianamente e che restano impuniti come se rientrassero in una sorta di terribile autogestione, non scritta ma codoficata dai fatti, della singola galera e che fa di ogni reclusione una condanna a morte eseguita a rate. Cosa dovrebbe fare uno Stato degno di questo nome di fronte a ciò? Poche e semplici cose. Prima di tutto far entrare la legalità nelle carceri e farne uscire l’ illegalità ormai istituzionalizzata. Poi adeguare le strutture eliminando le fatiscenti prigioni in tutto simili ai Piombi di Venezia. Diversificarle per tipi di reati evitando così che chi abaglia un codice fiscale finisca in cella con un pluriassassino. Depenalizzare i reati amminitrativi pinendoli con pene pecuniarie pari al frutto del reato. Tenere separati dagli altri i detenuti in attesa del primo giudizio e, fin quando non ci sarà la civiltà  delle celle singole, far convivere condannati con uguali pene detentive. Infine porre alla direzione delle carceri persone preparate che non permettano alle guardie carcerarie, anch’ esse detenuti part time, di farsi chiamare “superiore” e di avere, al pari dei boss della galera, potere di vita e di morte sui detenuti specie su quelli innocenti che per lo sbaglio di “infallibili” giudici finiscono nell’ inferno. Tutti sappiamo che nel triste segreto delle celle avvengono soprusi e crimini contro l’ umanità ad opera degli stessi detenuti e anche del personale pagato per sorvegliarli. Lo sa anche lo Stato come lo sanno tutti i suoi sacerdoti ma nulla si fa perchè cessi questa orribile,  inarrivabile dimostrazione di umanità, cioè di gesta vergognose di colui, l’ uomo, che si ritiene padrone del mondo, superiore agli animali e destinatario di tutti i diritti immaginabili. E’ sufficiente e più facile chiudere la botola e far finta di non sentire le urla, la disperazione del silenzioso pianto di chi non può farsi sentire piangere perchè è in balìa di assassini autorizzati ad uccidere da un’ omertà, che diviene complicità, dello Stato finto sordo e finto cieco. La civiltà non si misura con il numero di prigioni ma con il numero di individui recuperati ad essa, ciò non significando l’ obbligo buonista di rimettere in libertà criminali e pluriassassini dopo solo qualche anno di detenzione e sulla scorta di una conversione non credibile, ma garantire loro una reclusione adeguata al crimine commesso in condizioni di decenza, che riduca alla sola privazione della libertà la pena da scontare senza le torture accessorie frutto della umanità che abbiamo dentro di noi.

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