Fb-Button
Banner1
Eligio Bartoli
Banner2
Eligio Bartoli

Attualità

LADRI DI BAMBINI 2.

E’ moralmente, socialmente e sociologicamente obbligatorio tornare su quella che appare  una ignobile tratta di  bambini, ovviamente bianchi, posta in essere, secondo i capi d’ accusa contestati, da una “banda di progressisti”  campioni di buonismo. E’ obbligatorio farlo prima di tutto perchè si tratterebbe di un crimine la cui pena proporzionata  non sarebbe quantificabile in anni di galera o forse, appena approssimativamente, solo con un muro da fucilazione. Poi perchè il silenzio dei buonisti, delle femministe, dei “misericordiosi” sia di sinistra che di sacrestia, dei pensatori del salotto filo omosessuale-chic e del loro partito politico di riferimento, genera una rabbia ed una voglia di tabula rasa incontenibile nei confronti del marciume gender e degli anfratti cerebrali che l’ hanno ideato, tale da giuistificare un tam tam di liberazione da tale morbo.  Deve essere la parte sana della popolazione, della cultura, della scienza, della medicina e della giustizia a reagire a questa barbarie che, se acclarata dalle indagini in corso, obbligherebbe pene esemplari. Anche se, purtroppo, siamo ormai quasi assuefatti agli accadimenti di cronaca nera più aberranti puntualmente rimossi attraverso sapienti sceneggiate di dolore collettivo e commemorazioni stucchevoli, la tratta dei bambini (se) avvenuta nella grassa e rossa Emilia Romagna rappresenterebbe il punto di non ritorno alla civiltà. Non ci stanchiamo di gridarlo! Non cessiamo di urlare la condanna  delle kapò rosse e dei loro sodali politici fino a che sentenza penale e pena non siano state inflitte. Non lasciamo che diversivi di bassa cialtroneria politica e mediatica oscurino e nascondano questo bubbone tumorale che si sta sviluppando nelle viscere di anime perse, di dispetti biologici della natura, di vampiri della serenità altrui. Lo dobbiamo alla dignità di chi ha sofferto per noi se non vogliamo doverci sputare in faccia ogni volta che le nostra immagine ci guarda da uno specchio. Lo dobbiamo a tutti quei bambini vittime del miserabile mercato ideologico, geneder, buonista che rappresenta la spiaggia d’ approdo di un percorso iniziato nel ’68 per distruggere la famiglia, la società civile e la natura.

LADRI DI FIGLI.

 Dalla provincia di Reggio Emilia la rossa arriva il fatto criminale emblematico  della ideologia gender-omosessuale, supportata da una sinistra che invia comparse solidali  sulla bagnarola pirata, ma che fa finta di ignorare le pratiche mengheliane poste in essere, nel suo grasso ventre, da assistenti sociali lesbiche. E’ noto che la “banda progressista” si sia sempre  ritenuta al di sopra delle leggi e che, in nome di una usurpata rappresentanza proletaria, abbia “giustiziato” poliziotti e politici avversari, colorando di rosso rivoluzionario quelli che erano soltanto volgari omicidi perpetrati da volgari assassini di  sinistra.  In base a tale pretesa superiorità rispetto alla legge ecco la “banda progressista” scagliarsi, con inaudita ferocia ideologica, contro la Famiglia unica e normale, per rubarle i figli legittimamente e naturalmente concepiti e condannarli alla morte quotidiana all’ interno di caricature domestiche omosessuali. Soltanto il comunismo e il nazifascismo, in ciò accomunati da identica ignoranza e crudeltà, sono stati storicamente capaci di deportare  milioni di individui, sradicandoli dalle loro case per poi sterminarli nel chiuso dei “salotti buoni” della loro follia (gulag e campi di concentramento vari).  Anche queste kapò assistenti sociali “progressiste”,  assistite in ciò da sindaci altrettanto “progressisti”, si sono sentite in diritto di deportare i figli di gente  normale e indifesa davanti alla cortina di ferro formata dalla burocrazia sociale e da certa magistratura alleati nel progetto di distruzione  della famiglia unica vera e naturale.  Queste kapò del terzo millennio, e quarto reich nostrano,  hanno avuto potere di vita e di morte su inermi bambini e genitori sprovvisti di ammanigliamenti economico-sociali,  e hanno potuto commettere i più odiosi crimini coperti dalla  autocertificazione   della tutela dei minori di matrice sinistra-buonista. Le indagini sono ancora in corso, ma dubito fortemente che fra le vittime di questi nazisti emiliani e “progressisti” ci siano famiglie di avvocati, giudici o ingegneri, attori e giornalisti. I “coraggiosi” vigliacchi hanno di sicuro pescato  nel mare (per loro) tranquillo del proletariato schiacciato dalla mancanza di tutele corporative e dunque ideale terra di conquista dei nazisti con tessera rossa. Sono questi i pacifisti che inneggiano ai mercanti di schiavi, sono questi i buonisti che attaccano il ministro Salvini e si permettono  di dargli del fascista e razzista. Sono loro che rubano i figli altrui per ucciderli dandoli in pasto a certi dispetti della natura che rinnegano la creazione di Dio. Invocare la pena di morte, con esposizione dei cadaveri a testa in giù sulla piazza di Reggio Emila, per questi autentici nazizti rossi non appare essere minimamente lesivo di quel senso di Giustizia non edulcorato e svilito da buonismo e perdonismo a senso unico. Chi tocca i bambini, e in questo caso anche le loro famiglie, deve morire! Non ci sono margini di discussione e chi li rapisce sotto l’ egida dell’ assisatenza sociale merita solo di sparire dalla faccia della terra.

TROPPA GRETA E NIENTE GARBO.

Quando si dice Svezia non si può non tornare col pensiero alle sue grandi icone di bellezza e bravura artistica. Fra esse spiccano Ingrid Bergman, Anita Ekberg e Greta Garbo. Greta appunto. Donna di grande intelligenza (come la maggioranza delle donne del resto) schiva e raffinata nella sua diffidenza delle masse e della popolarità, strenua vestale della riservatezza. Simbolo di una Svezia e di un mondo che non ci sono  più. Soppiantati da una realtà plasmata ad arte dal dominante appiattimento culturale figlio dell’ ignoranza, che sta contagiando l’ Europa intera. Il suo posto è stato preso da una piccola Greta priva di garbo. Penosa icona di una sinistra pseudo ambientalista capace di essere imbattibile quando si tratta di inventare, secondo occorrenza, caricature sociali, politiche e di costume. Questa piccola e invero già bruttina, di quella bruttezza particolare fatta di precostituito prodotto di laboratorio ideologico, e senza alcuna traccia di spontaneità, è una Greta non credibile, confezionata dagli stessi che lei apostrofa come i responsabili e insensibili in materia ambientale. E’, come sagacemente detto da coloro che non hanno abboccato all’ amo buonista, una Gretina posta alla testa di un esercito di Gretini arruolati per combattere una guerra finta, come del resto sono i giuramenti dei politicanti. La fabbrica dei Gretini non conosce cassa integrazione, lavora su tre turni di otto ore anche la domenica  e, soprattutto, contro le feste comandate tipo il Santo Natale. E’ la sinistra internazionale che, priva di confini e senso della realtà, strumentalizza tutto quanto si dimostri funzionale al suo oggetto sociale, cioè alla costruzione di banalità politiche, di fenomeni da baraccone, di condottieri del nulla. Lo ha fatto con la classe operaia illudendola di condurla in Paradiso mentre l’ ha precipitata nell’ Inferno della precarietà e delle periferie urbane. L’ ha fatto con il movimento studentesco per scardinare la scuola e la cultura per poi liberarsi delle masse di giovani sbandati dando loro il becchime della droga e le stanze per consumarla in pace. Lo ha fatto con la famiglia allargandola, stracciandola e facendola a pezzi in nome della chimera, tutta sinistra, della libertà dal dovere e dalle responabilità di genitori. Con ciò dando vita ad una società malata fatta di compagni e compagne monoreddito e plurifamiglie, morti di fame, che giocano a vivere da divi holliwoodiani. Lo sta facendo con gli asili nido e l’ infanzia trasformati in campi di normalizzazione gender per costruire i suoi schiavi di domani. Lo sta facendo con i Gretini illudendoli di essere attori protagonisti di una commedia zeppa invece di comparse usa e getta.  Lascia alla loro Gretina la possibilità di insultare la classe politica, di fare la paternale nelle aule parlamentari, di sognare addirittura la vincita del nobel per la pace (bella copia di quello regalato al moro d’ America). Lascia che i Gretini sfilino in corteo, che urlino la loro rabbia canalizzata a dovere affinchè l’ ambientalismo resti un feudo della sinistra, per poi sterilizzarlo attraverso paghette, facili ed inutili carriere sia politiche che giotnalistiche che giudiziarie.  Resta la triste realtà che Gretini si nasce e si muore, come si nasce e si muore (sempre in età troppo avanzata) comunisti.

PASQUA DI LOTTA.

Non si era mai vista una Pasqua di lotta politica caratterizzata da un “volantinaggio” capillare, teso alla totale monotematicità del messaggio ideologico da inviare Urbi et Orbi. Tutte le omelie sono incentrate sulla rivolta clericale contro il nuovo “nemico” della cristianità e la sua politica dei porti chiusi. Lucifero e la sua pletora tentatrice sono stati messi in soffitta, ormai, fuori dal tempo globalizzato, non fanno più nè paura nè notizia. E’ Salvini, il “famigerato demone” della non accoglienza indiscriminata, l’ odiato giustiziere del ricchissimo fatturato delle cooperative rosso-porpora, il glaciale respingitore degli invasori travestiti da “rifugiati”, l’obiettivo della Pasqua di lotta. La Santa Pasqua non è più la Resurrezione dalla morte causata dal peccato, è diventata piuttosto una manifestazione politico-sindacale per la rivendicazione di un ruolo di opposizione al Governo in materia di immigrazione. La violenta imposizione di un taglio politico alla Santa Pasqua la dice lunga sul profilo di democrazia religiosa instaurata dal Papa irrimediabilmente malato della sindrome dell’ immigrato. La Parola di Gesù i Suoi atti e la Sua vita, i Vangeli e persino la laica ricerca di un legittimo benessere sociale, sono stati piegati alla logica dell’ accoglienza senza se e senza ma. Tutto ciò che è religione, morale, diritto e spiritualità è stato convertito in “accogliese” stucchevole ed ossessivo. Mentre i massacri quotidiani di Cristiani ad opera di islamici entrano di sfuggita, anzi escono prima ancora di entrare, nelle “sacre stanze vaticane”. Tutte le energie del disinteressato clero sono concentrate sull’ accoglienza di quegli stessi islamici terroristi ed assassini mimetizzati fra le masse africane che, ad arte, vengono spinte verso l’ Italia e l’ Europa. Non una parola esce dalle sgangherate bocche dei fanatici dell’ invasione circa i problemi di coesistenza, di condizioni di vita, di densità abitativa, di possibilità di lavoro e di livello di civiltà implicati. Niente! Restano fissati come dischi incantati sul ritornello idiota dell’ accoglienza come se tutto finisse lì e non insorgessero le tragedie che ogni giorno sono trattate nella cronaca nera. Il Vaticano ed il suo esercito di pedofili omosessuali sembrano diventati una mera agenzia di ricerca del personale a favore dei narcotrafficanti, della mafia della prostituzione e della delinquenza comune. D’ altra parte in quali altre realtà possono confluire i fiumi di persone che l’ import vaticana ci vuole appioppare? Le città, Roma in primis, dell’ ex Bel Paese sono ormai simboli di degrado assoluto. Sono gironi infernali creati secondo i “vangeli” rivisitati da preti politicizzati e da sindaci collaborazionisti di una sinistra antitaliana e antistorica. Sono tutti così presi ad ingozzarsi con il business dell’ accoglienza, ad arricchirsi sull’ affare del secolo, tanto a migrante, che non vedono nemmeno la punta del loro adunco e sgradevole naso. Imporre una Pasqua di lotta politica è il segno del degrado morale e religioso in cui è sprofondata la Chiesa di Roma condotta, da un avventuriero malato di immigrazione, verso il baratro della sua prossima fine. La platealità di gesti compiuti nell’ esaltazione emulativa di quanto fece Gesù, con opposte finalità e spiritualità, non faranno mai di un prelato salito al soglio pontificio grazie alla sempiterna lotta di conclave, un Dio in terra. Abituiamoci all’ idea di un rapporto vero, diretto, personale e sincero con Dio, senza più la intermediazione di questi promotori religiosi in tonaca capaci di investire la nostra anima nei loro loschi affari di una Pasqua di lotta.

IN NOME DEL PADRE.

Leggo su Il Giornale la vicenda dello psicanalista Giancarlo Ricci e resto pietrificato dalla nausea mentre monta la rabbia, i soli sentimenti che suscita in me il politicamente idiota patrono dell’ omosessualità.  Racconta Il Giornale di due anni di istruttoria, un processo (sommario) ed una sentenza edulcorata, che sono serviti a minare una carriera professionale inappuntabile per il solo fatto di aver affermato, nel corso di una trasmissione televisiva, l’ importanza delle figure di madre e padre nello sviluppo di un figlio. Giancarlo Ricci è stato ritenuto reo di aver ribadito una verità storica, accademica, scientifica e dottrinale della psicologia.  Dopo due anni di attività processuale, che sa di  persecuzione ideologica, da parte dell’ Ordine degli psicologi è stato assolto soltanto perchè quanto da lui “blasfemicamente” affermato è “riconducibile ad una sua mera opinione e non a riscontri scientifici verificati”. Perchè tutto ciò? Semplicemente perchè Giancarlo Ricci, individuando nel padre e nella madre le matrici indispensabili ed insostituibili dello sviluppo psichico dei figli, avrebbe discriminato chi, pur non essendo nè padre nè madre, si arroga il diritto di essere chiamato genitore. Gli omosessuali si sentono discriminati e menomati non potendo essere madri essendo maschi e padri essendo femmine per volere di una natura, ai loro strabici occhi, maligna e omofoba.  “A tal segno!”  direbbe una esterrefatta Lucia Mondella. Sì, a tal segno è arrivata la miseria culturale, scientifica e morale dei negazionisti del sesso, del ruolo e del significato dell’ umanità. Se dici padre e madre, secondo i filosofi del nulla, bestemmi la divinità dei numeri uno e due, vessillo di una sinistra tossica nemica politica e culturale del valore morale e patrimoniale della Famiglia. Essa vuole sostituirla con la “famiglia di partito” affinchè nascano non figli ma pezzi di ricambio omologati dell’ infernale ingranaggio ideologico basato sulla intercambiabilità di persone tutte uguali allo stereotipo privo di autonomia di pensiero. Ciò è il capovolgimento della realtà per cui la Croce, e il Santo Natale offenderebbero l’ islam mentre l’ odio islamico verso la Croce e il Santo Natale non deve offendere noi cristiani.  Similmente le parole padre e madre offenderebbero gli omosessuali ma la pretesa di questi di essere caricature di padre e madre non deve offendere chi lo è in pieno diritto biologico, morale e naturale. Riscrivere la psicologia o tentare di farlo non servirà a questi profeti del nulla per dominare l’ umanità. Sono così privi di titolo e di diemensione umana da ricordare un volgare tornado che può sì spazzare via qualche casupola di legno, ma passato il tempo di uno sbadiglio svanirà nel niente che lo costituisce. Nel nome del padre e della madre si riuscirà ad essere figli veri e vincenti sull’ ignoranza generata dalla filosofia da bar secondo la quale la famiglia naturale sia roba da Medio Evo mentre le baracconate carnevalesche e caricaturali “arcobaleno” sarebbero il segno di “nuova civiltà”.

I “MENGHELE” ROSSI.

Chi non è sprovvisto di memoria ricorderà certamente le campagne mediatiche condotte dal duo sinistra-clero contro la bioingegneria, cioè l’ intervento delle scienza in materia genetica. Le suffragette rosse e gli stregoni con Tiara e Pastorale  si scagliavano quotidianamente contro medici e futuri genitori scomunicando la loro tentazione-desiderio di predefinire il colore degli occhi ed altri connotati estetici dei nascituri, o di indagare eventuali malformazioni e impedire la nascita di persone destinate ad una vita di atroci sofferenze, servendosi delle conoscenze scientifiche acquisite. Urlavano come ossesse le vestali del “non toccate la natura, è da nazisti mengheliani intervenire su di essa.” Il peccato mortale era, secondo le sempre più isteriche vestali, perseguire la bellezza o semplicemente lo scongiurare infermità. A distanza di qualche decennio ecco però venire a galla, nel fetido stagno del buonismo politicamente corretto, una versione 2.0 dei paladini anti ingegneria genetica. Sono i nuovi tromboni del miserabile non pensiero gender. Sono i nemici del femminile e del maschile, sono i pazzi furiosi secondo i quali il sesso è una discriminante omofoba, un’ ingiustizia Divina contro cui scatenare, in guerra totale, le ridicole legioni racchiuse nell’ acronimo LGBT. Gli stessi che ieri scagliavano anatemi moralistici contro quelle mamme e quei papà oggi esaltano il farmaco “liberatore dell’ umanità dalla schiavitù” imposta dalla natura e le sue distinzioni. La Triptorelina è improvvisamente diventata la via verso la terra promessa del non sesso, delle ammucchiate arcobaleno, delle caricature transessuali. Con essa si può bloccare, in età adolescenziale, il normale e naturale sviluppo sessuale e scegliere se continuare ad essere ciò che la natura ha voluto o inventarsi una propria “creazione” di sè stessi. Ancora una nuova ma sempre vecchia versione del Peccato Originale sponsorizzata dalla corporazione omosessuale e pedofila, con il non casuale “appoggio esterno” della gerarchia ecclesiastica che guarda con non preconcetta contrarietà alla nouvelle vague della distruzione dell’ umanità. Mutare un ragazzo in ragazza, anche per il più banale dei capricci. non è dunque, secondo le vestali dell’ omosessualità quale condizione di perfezione, un abominio genetico. Molto più delittuoso e criminale è scegliere il colore degli occhi del nascituro! Preti e buonisti omosessuali, chi riesce ad individuare differenze fra loro vince, si ritrovano fianco a fianco in questo pellegrinaggio verso il santuario della morte dell’ anima. E’ la vittoria  del “dio” del diritto prima di tutto contro il “demone” del dovere e della responsabilità di sostenere tutti il peso della “casa comune”.  Molto più comodo e facile è rivendicare il proprio diritto di pesare sugli altri, di essere zavorra morale retribuita con la paghetta di cittadinanza e con la totale licenza di non essere, di non dare, di non lavorare. Eccoli i menghele rossi! I fautori delle stanze della droga passati alle stanze della ri-creazione on demand. Sono i nemici della classificazione naturale in madri, padri e figli nella evidente, conclamata incapacità di essere uno dei tre. E’ l’ ideologia di chi mira a distruggere ciò che non è in grado di essere. Essa si è scatenata prima contro il capitale e il lavoro, poi contro la famiglia naturale e la bellezza,   ed infine contro la natura. La prossima mossa di questi folli sarà di retrocedere la vagina quale “luogo deputato alla nascita” in favore dell’ ano, politicamente corretto e non certo omofobo data la sua universalità e trasversalità.

PATER NOSTER.

E’ la preghiera lasciataci da Gesù nel Suo breve ma epocale soggiorno terreno. In essa è la sintesi della Dottrina Cristiana fatta di fede verso il Dio creatore, di perdono da Lui a noi e fra noi. Senza indossare ricche vesti e tiare, e senza impugnare pastorali tempestati di pietre preziose, Gesù ha dettato, con parole semplici e dirette, le linee comportamentali che fanno di una mera espressione biologica un cristiano, donna o uomo che sia. Ma la inestricabile foresta di tiare e pastorali, che ha assunto proprietà e diritto d’ autore dell’ opera di Gesù, non ha resistito alla tentazione di apportare modifiche al Pater Noster, quasi a riaffermare il primato clericale sulla interpretazione e narrazione della Preghiera. In questa sorta di editing teologico si è gettato a capofitto il Papa-Guevara con la prepotenza intellettuale di chi è convinto di sapere e capire più di tutti, tipica dei sinistri. La tentazione di entrare nella Storia della Storia è immensa e dunque quale mezzo migliore può esserci del modificare la Preghiera delle preghiere per riuscirci?  “Non indurci in tentazione…” è stato il passo del Pater Noster preso di mira dal prelato della pampa perchè, afferma in un delirio cetechista, Dio non induce in tentazione per definizione lasciando che sia Lucifero a detenere di ciò l’ esclusiva. Come uscire da questa sorta di buco cosmico creato ad arte? Semplice. Basta sostituire l’ espressione “non indurci in teantazione” con l’ espressione  “non abbandonarci alla tentazione” e il gioco (sporchetto e inutile) è fatto. Per secoli quel non  indurci in tentazione è stato vissuto e sentito come  preghiera ed atto di umiltà rivolti a Dio  affinchè non ci sottoponesse a prove di Fede superiori alla nostra capacità di giudizio, resa limitata dalla indiscutibile natura umana della nostra mente. Se Dio non è certamente un tentatore meno che mai è un Dio che abbandona, o forse al Papa attuale risulta il contrario? Inserire l’ espressione “non abbandonarci alla tentazione” induce a pensare che, per qualche misteriora ragione, Egli possa farlo e ciò, detto fra noi, rappresenta una stupidaggine teologica ben maggiore di quella pretesa e ispiratrice dell’ errata corrige papale. Forse alla Nomenklatura avvolta nei costumi cardinalizi sfugge un dato che agli animi semplici appare cristallino: la preghiera è atto di umiltà semplice come semplici sono le parole che la compongono. Non ci sono dogmi di infallibilità papale nel Pater Noster. Non ci sono parate carnevalesche nell’ Ultima Cena, e non ci sono pulpiti alle Nozze di Cana. Non c’è stato un solo istante di potere tamporale nella vita di Gesù. E l’ espressione “Padre perchè mi hai abbandonato?” è apparsa sulle Sue labbra di uomo sopraffatto dalla sofferenza nel momento della morte per crocifissione. Non sulle labbra del Dio fatto uomo. Pregare Dio di non abbandonarci alla tentazione significa rinunciare in partenza a misurarci con essa, a combatterla e vincerla.  Motivo per cui se si fa peccato non è per proprio cedimento alla tentazione ma per il colpevole abbandono da parte di Dio. Autoassoluzione plenaria anticipata che scarica  pedofilia, omosessualità, avidità e carrierismo clericale, su un preteso Dio abbandonatore. Comodo Eminenza.

PEDOFILIA A PIENI VOTI.

Uno dei voti, cioè solenni impegni a fare o non fare per tutta la vita, sui quali si basa la credibilità di una funzione, praticamente impossibile, come quella del sacerdozio, è il voto di castità autentica follia in termini biologici e psicologici. Ma siccome il potere della Chiesa, intesa come gerarchia ecclesiastica, si fonda sulle leggende della infallibilità del Papa di turno e sul, puramente immaginario, distacco dei suoi ministri dalle cose terrene e naturali è di vitale importanza, per essa, difendere e coprire tali leggende. La cultura popolare, quella reale formatasi attraverso secoli di esperienza pratica e non filtrata dalla censura,  narra da sempre dei maschi di Chiesa vittime della loro natura, una natura che si ribella alle terribili restrizioni imposte dal codice ecclesiastico. E si ribella in modo “naturale” cioè attraverso comportamenti nevrotici guidati dalla reazione della natura contro la “cultura” che pretende di schiavizzarla, di sottometterla e di cancellarla. La gerarchia ecclesiastica, tutta, è sempre stata come lo champagne imprigionato nelle bottiglie dal tappo assolutamente ermetico ma privato della “sicura”, la gabbietta metallica che ne impedisce l’ espulsione. Mancando questa esplode e crolla miseramente il castello dei voti, della dirittura morale, del distacco dal secolarismo e la commedia degli “infallibili”, che pontificano da ogni pulpito capiti loro a tiro, si rivela essere una burla planetaria. Per inciso quanto detto vale per ogni forma o tipo di religione, soprattutto per quelle apparentemente più integraliste e dogmatiche. Il tradimento dei voti è di tutti, è connaturato alla struttura della psiche umana. Tradisce il politico che incassa mazzette, il giudice che aggiusta le sentenze per scopi politici o di carriera, il poliziotto che per arrotondare chiude  un occhio, il finanziere che per arrivare in alto li chiude tutti e due. E, poveretti, tradiscono anche mogli e mariti per ricompense molto meno ricche e gratificanti. Ma ciò che colpisce e rende insopportabile il tradimento degli ecclesiastici pedofili omosessuali è l’ oggetto del loro schifoso sbavare e l’ arroganza della loro sbandierata “purezza di spirito” opportunamente testimoniata da anelli, croci e collane gemmate. A ciò va aggiunta la fastidiosa severità delle loro prediche, delle loro filippiche moraliste contro chi non si occupa di bambini, di poveri e di malati. In realtà ai bambini mostrano di pensarci loro piuttosto alacremente e nei modi che ormai tutti conosciamo. Dunque se le cronache attuali narrano quotidianamente di preti, suore, vescovi e porporati in instancabile attività sessuale contro natura e contro la morale, perchè non porsi la domanda se sia o no opportuno abolire questa pletora costosissima di “spiriti superiori”, di predicatori severissimi verso gli altri e indulgentissimi verso sè stessi? A cosa servono queste finte ed inutili interfacce fra noi e Dio? La preghiera dettata ed insegnata da Gesù contiene tutti i presupposti per un dialogo pieno e rispettoso con Nostro Signore. Un rapporto diretto con Lui basato su di Essa vale molto  più di un miliardo di omelie dotte, noiose e recitate dai figuranti bardati con insopportabili broccati e tiare. Ricordo che Gesù non aveva anelli da ostentare e far baciare ai Cristiani che si inginocchiavano davanti alla Sua Santità. Costoro inveve non si limitano a farsi baciare l’ anello del potere da quegli sventurati che capitano sotto le loro viscide grinfie. Se la gerarchia ecclesiastica deve essere, come appare, un mondo sommerso di omosessualità violenta e pedofila, allora è meglio cancellarla tagliandole le offerte in denaro, la frequenza ai riti e la fiducia popolare della quale ha approfittato da sempre. Smettiamola di sentirci così inferiori, così bisognosi di tutela spirituale e politica da diventare zimbelli di una lobby proprio da noi resa potentissima quanto la sua gemella della gerarchia politica.

ECLISSI DELLA MENTE.

Prendo a prestito il fenomeno astronomico (di strettissima attualità) per  evidenziare l’ analogo e molto  più pericoloso oscuramento della mente che si verifica in caso, fin troppo frequente purtroppo,  di allineamento al pensiero unico servito sul vassoio miserabile del politically correct. Mi riferisco alla filippica buonista rifilata alla platea compiacente di giornalisti, pronti poi a diffonderla su ogni mezzo di comunicazione, dal pro-tempore inquilino del Quirinale in occasione della festa del ventaglio. In essa si narra di un preteso e incombente pericolo di far west all’ italiana in danno degli immancabilmente innocenti immigrati e zingari. Gli italiani, secondo tale assunto, dopo averne supinamente e irresponsabilmente accolti a milioni  sarebbero, d’ improvviso, diventati pericolosissimi killer con l’ ovvia aggravente razista utilizzata ad ogni piè sospinto. E’ bastato qualche episodio di dubbia genesi ad affibbiarci tale connotato e a scatenare le sirene d’ allarme del  piccolo universo buonista e accogliente tanto a immigrato. Solo casualmente le stesse sirene sono restate silenziose in occasione degli innumerevoli delitti perpetrati da zingari e immigrati vari. Case occupate se solo ci si reca a far la spesa, conducenti di mezzi pubblici picchiati (e licenziati) da “portoghesi” immigrati, ragazze fatte a pezzi come quarti di pollo, donne violentate tutti i gironi, risse e rapine quotidiane organizzate da “rifugiati”, sporcizia e liquame sui marciapiedi e zone franche interdette anche alla polizia, non sono segni di incombente, anzi conclamato far west agli occhi tanto vigili dei buonisti accoglienti. Tutto questo edificante panorama sfugge all’ analisi pseudo sociologica di bottega di una sinistra che è stata capace di negare per decenni i crimini comunisti delle foibe e delle deportazioni di zingari ed ebrei di matrice sovietica. A costoro sfugge, da sempre, la Storia sia essa secolare che quotidiana. Vedono solo ciò che essi dichiarano esistere, tutto il resto è censura, è oscuramento, è eclissi mentale da allineamento  dottrinale e settario, è assenza di autonomia intellettuale, è manovalanza spicciola lautamente retribuita. La figura del Presidente della Repubblica è per definizione al di sopra delle parti politiche ma tale stato di superiorità equidistante non si realizza tramite una semplice elezione (come un semplice Conclave non crea di botto Santità). Occorrono atti di coraggio intellettuale, occorre essere liberi da condizionamenti e da pregiudizi di bottega per provare ad assomigliare, anche solo lontanamente, a Gesù o a Salomone. La verità delle parole non è data e certificata dalla carica di chi le pronuncia ma dalla rispondenza alla realtà di esse. Affermare che l’ Italia si stia avviando al far west è vero solo in prospettiva, non troppo futura,  e questo a causa di una accoglienza irresponsabile di milioni di individui culturalmente e religiosamente agli antipodi rispetto alla nostra matrice cristiana, risorgimentale e occidentale. L’apocalisse sociale paventata si verificherà, certo, ma per colpa di quelle menti esaltate che ritengono possibile, anzi doveroso che in Italia entrino Africa, Medioriente e resto del mondo tutti insieme. L’ apocalisse sociale non sarà perchè l’ italiano si scopre improvvisamenbte pistolero razzista ma perchè è già oggi costretto a difendere la sua casa e la sua vita. Quano ad un popolo si vuol togliere l’ identità nazionale, quando si vuole trasformare le città in giungle nelle quali rubare la tana dell’ altro diventa la regola,  aspettarsi un far west è il minimo che una mente, non in eclissi da allineamento politico, possa prevedere.

ANCHE LA F.I.F.A. HA PAURA.

Di chi? Delle donne! E non è la sola. Con la demenziale direttiva diramata alla vigilia della finale del campionato del mondo di calcio, contemplante il divieto di inquadrare le donne  presenti sugli spalti degli stadi, la già malata terminale di burocratismo acuto, organizzazione di (non) governo del calcio si è autodefinita oscurantista, bigotta e veteromaschilista esattamente come il più talebano dei talebani. La motivazione addotta a sotegno della idiozia, non a caso mondiale, è il punto più basso della falsa campagna a tutela delle donne che sia mai stato raggiunto.  Sarebbe infatti segno di sessismo in loro danno inquadrare  le donne giovani, belle e, ovviamente, colpevolmente procaci. Questo miserabile concetto fa il paio con il famigerato assunto , di chiara   matrice clericale e  inquisitoria, secondo il quale le donne belle sarebbero tutte oche, e ciò nel chiaro intendimento di disprezzare i doni elargiti, non a tutti e a tutte, da madre natura. Ma perchè il maschietto idiota e strutturalmente incline alle guerre ha sempre più paura della donna tanto da volerla oscurare? Ritengo, su basi razionali molto fondate, che tale terrore provenga dall’ abisso di quell’ oceano di sabbia chiamato mondo arabo. Infatti la eco mediatica provocata dalla visione delle tifose iraniane riprese sugli spalti in abbigliamento occidentale e capelli sciolti in assoluta e naturale libertà, deve aver generato un terremoto pseudo religioso di magnitudo sconosciuta insieme ad insopportabile orticaria, negli schiavisti del velo e burqa. Questi mondiali di Russia, oltre ad aver rivelato al pianeta  una Nazione ospitante piena di fascino e di voglia di vivere all’ occidentale (e quindi in modo naturale), ha provocato una contaminazione pericolosissima per i teoremi “pensati” dagli schiavisti della donna. Evidentemente non bastavano i pretonzoli e vescovelli nostrani, con le loro secolari filippiche contro la bellezza femminile, qualche demente ha sentito il bisogno di investire la FIFA di una ulteriore missione “moralizzatrice” imponendo ad essa di dichiarare guerra mediatica alle donne negli stadi. Ma si può essere così deficienti? Così nemici della natura e delle sue bellezze? C’ è solo una religione che si fonda sulla negazione di ogni diritto delle donne e sulla loro “vocazione naturale” di oggetto nelle fetide mani di primitivi torturatori. In questo caso la FIFA, avendo paura di scontentare il cancro del politically correct in quanto malefico lubrificante per lo stupro dell’ occidente, ha preso una posizione vergognosa e oscena appecoronandosi a chi odia le donne fino al punto di  ritenere  giusto, tra l’ altro, costringerle al matrimonio con bavosi adulti ancora bambine. Se la FIFA ha paura devono essere rimosssi i cretini che ne dettano le linee liberticide e idiote. Questo in nome della libertà individuale, della civiltà mondiale e della definitiva liberazione dai dementi che, guarda caso, sono brutti dentro e raccapriccianti fuori.

Banner3
banner200x200
Banner4
banner350x150