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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Eligio Bartoli

FORSE SIAMO SALVI(NI).

Nel girone infernale della politica è emerso un personaggio atipico, anti politico, non ipocrita e che crede fermamente nella serietà e nel rispetto degli impegni (non fatue promesse) elettorali. Forse, grazie a costui, siamo Salvi(ni), come italiani intendo. Forse si può sperare nel fallimento del progetto, tutto comunista-buonista-irresponsabile, di fare dell’ Italia la prima Nazione Africana d’ Europa. Forse, grazie alla sua tenacia patriottica, possiamo liberarci della tirannia moralista di un Clero prepotente ed invasivo oltre che marcatamente pedofilo e omosessuale. Forse, adesso i roghi li può accendere il libertario, l’ individuo libero da pastoie ideologiche e religiose; e, su questi roghi, si potrà finalmente bruciare l’ inciviltà e l’ arroganza di quei miserabili che odiano l’ italianità e la civiltà occidentale che da oltre duemila anni  guidano questo pianeta. Forse, grazie a questa reazione rivoluzionaria (è molto di più di un semplice e voluto ossimoro) contro il buonismo politicamente corretto e cancerogeno, l’ Italia e i suoi veri italiani potranno vedere nuove albe con rinnovata fiducia e nuovi tramonti senza la paura del domani. Orinare sui palcoscenici e sui monumenti, sporcare con la propria selvaggia presenza opere d’ arte sculturea, bandire Gesù Cristo e la Croce quali simboli di salvezza spirituale e morale dell’ individuo, appartiene alla sinistra comunista, a quella ideologia resasi colpevole dei peggiori stermini di massa mai avvenuti nella Storia. Non appartiene certo a chi oggi è tacciato come “sovranista”, quasi fosse l’ untore della peste di manzoniana memoria. Forse ci potremo salvare se smettessimo tutti di succhiare dal biberon di partito le tossiche dosi di buonismo di facciata, di quella vernice micidiale che sotto di sè nasconde il vero razzismo, il vero odio, non solo di classe, ma verso la diversità nell’ intelligenza, nell’ autonomia mentale ed intellettuale dell’ individuo. Forse ci potremo salvare dalle spire della lobby omosessuale riconducendola nei trattati di medicina, lì nel luogo legittimo della sua trattazione e del suo trattamento clinico.  Forse ci potremo salvare  dalle sabbie mobili di una dittatura del “siamo tutti uguali” se cominciassimo finalmente a sentirci tutti diversi e unici nel nostro essere popolazione. Forse saremo Salvi(ni) se comprenderemo questi semplici concetti che rappresentano l’ abc della civiltà.

IL SOVRANISMO E’ COSA SERIA.

L’ etichettatura dispregiativa del nemico politico, perchè per essi di ciò si tratta, è una specialità dei regimi totalitari e delle ideologie che li sostengono.  Dopo la caduta del fascismo chi non aderiva all’ ideologia comunista era bollato, oltre che come fascista, con il termine qualunquista, in una accezione del tutto diversa da quella pensata e voluta da Guglielmo Giannini, l’ ideatore dell’ Uomo Qualunque quale figura sociale post bellica. Qualunquista, per i comunisti, equivaleva ad imbecille politico, ad analfabeta globale incapace di cogliere la grandezza del verbo marxista, leninista e maoista. I chierichetti del Capitale si sono sempre autocertificati intellettualmente superiori agli altri, e in questa classificazione spocchiosa e salottiera hanno materializzato tutte le loro, in verità residuali, capacità politiche.  Oggi sono di moda le etichette di sovranisti e populisti per marchiare chi si dissocia dalla perdita di identità nazionale perseguendo la salvaguardia della propria etnia. In estrema sintesi chi vuole continuare a sentirsi italiano, chi rivendica il rispetto della razza, dei confini e dell’ autonomia nazionale, sarebbe un troglodita che non ha compreso l’ importanza di diventare suddito di quella nuova sovrastruttura politica chiamata globalizzazione, della quale l’ Unione Europea, che così si scrive ma patto di potere franco-tedesco si legge, è espressione diretta. Da queste premesse è partita la campagna di demonizzazione del così detto sovranista. Il termine viene pronunciato dalle vestali della sottomissione al potere europeo atteggiandosi  ad intellettuali superiori e guai a chi non si uniforma, a chi non aderisce ai diktat economico politici franco-tedeschi. Quando doveva dare la scalata al Potere il comunismo urlava “avanti popolo” oggi, a potere conquistato, il popolo italiano non serve più, deve essere cancellato e sostituito da un caleidoscopio etnico in nome della follia multirazziale. Su più vasta scala vuole ripetere quanto fatto per la cancellazione della famiglia e la sua sostituzione con caricature così dette arcobaleno umiliando e sporcando la fonte dei più bei fenomeni naturali. D’ altra parte, nella sinistra, è genetico trasformare cose nobili in strumenti di aggressione e sopraffazione. Emblematica è l’ adozione di falce e martello, nobili arnesi da lavoro, e la loro trasformazione in armi da combattimento di classe. “Prendete la falce, prendete il martello picchiate forte picchiate con quello” recita una strofa di uno dei tanti inni buonisti e pacifisti. Dunque sovranista quale peggiore offesa da arrecare a chi rifiuta il collare e il guinzaglio, a chi è orgoglioso di difendere la propria casa dalla manovalanza barbara e dalle elite salottiere che di essa si giovano per realizzare il loro miserabile progetto. Personalmente sono e rimarrò sovranista per sempre, come sono per la difesa dell’ individuo e contro la sua cancellazione in favore della massa informe tanta cara ai capibastone rossi. Colui che ama e difende la propria individualità ponendola al servizio di milioni di altre individualità e rifiuta di essere considerato soltanto come uno del branco è strumento di progresso intellettuale e sociale. Mentre il bene dell’ individuo è il bene di tutti, quello della massa, ignorante, sottomessa e passiva, è il bene della elite che la governa e se ne serve drogandola con l’ ideologia dell’ odio e dell’ invidia. La protezione dell’ individualità permette ad ognuno  di salire e migliorare socialmente. La sua negazione fa sprofondare tutti nella massa affamata, ignorante e rancorosa. L’ Unione Europea può essere bella e civile solo se c’è un’ Italia libera, forte e italiana, e questo, ovviamente, vale per tutte le Nazioni che la compongono. Al contrario una UE priva delle identità nazionali è solo un recinto, un campo di sterminio della civiltà e della identità etnica, gestito da due Nazioni forti e prepotenti.

I FIGLI DELLA PAGHETTA.

Reddito di cittadinanza. Come dire: sono nato, esisto, quindi qualcuno mi deve mantenere ben oltre la soglia adolescenziale. E’ un concetto   figlio degenere di una  ideologia  parassita che ha nella sinistra espropriatrice la sua incubatrice, culla e dea protettrice. Stante ciò non potevano i figli della paghetta,  dissolutivo embrione del reddito di cittadinanaza, non rivendicarlo quale diritto assoluto ed inalienabile. Lo stesso  risultato  elettorale  del 4  marzo  ultimo scorso  è la  cartina  di tornasole di questa reazione chimico-sociale scaturita dal miscuglio di istanze parassitarie, tanto care alla sinistra improduttiva e nemica del lavoro come mezzo di crescita individuale  e  nazionale.  Già il giorno  successivo allo spoglio delle schede l’ esercito di parassiti, sdoganato dal più ridicolo e virtuale  movimento che si sia affacciato  sulla scena  politica  italiana, dopo  quello  radicale, si  è avventato  sulla pagnotta  promessa reclamando i moduli per la richiesta della paghetta.  Il reddito di cittadinanza è, per ora, il punto  più basso  e  miserevole  della  eterna  sceneggiata  deresponsabbilizzatrice  recitata dalla sinistra. Dopo il 6 politico e la distruzione del dovere allo studio, dopo la squallida tiritera dei certificati di malattia compiacenti tramite i quali intere generazioni di parassiti hanno goduto di settimane bianche, azzurre e verdi (cacc(i)a e pesca) alla faccia dell’ altra Italia che lavora, dopo le stanze della droga di “turco” ricordo, dopo aver frantumato i vincoli morali e spirituali della famiglia, dopo aver abusato dei bambini imponendo  loro di vivere  con  caricature  genitoriali,  ecco  arrivare  il  reddito-paghetta di cittadinanza,  autentica  follia  morale  e finaziaria. Coloro che lo propongono, anzi lo pretendono, provocando ulteriore debito sul già osceno debito italiano, sono individui che non solo non hanno mai lavorato e prodotto alcunchè, ma sono coloro che odiano la responsabilità, che odiano doversi guadagnare il tozzo di pane e che , se proprio devono sporcarsi le mani, possono farlo solo come direttori commerciali,  amministratori delegati o presidenti di qualunque cosa, purchè ne traggano tanti soldi e zero fatica.  Per le generazioni cresciute nel rispetto e nella pratica dell’ apprendistato, nella faticosa scalata gerarchica e professionale, nel lavoro per pagarsi lo studio, questa del reddito-paghetta di cittadinanza è un’autentica bestemmia, un’offesa alla dignità della persona e alla sua (quando c’è) intelligenza. E’ la certificazione Statale di imbecillità e incapacità per le quali si ha diritto alla tutela dello Stato padre padrone in forza dell’ odiosa equazione, tutta sinistra, “tu mi voti e io ti mantengo secondo le necessità che io reputo tu abbia”. Questa farsa non è un reddito perchè il reddito deriva da lavoro e impiego di capitali, questa è elemosina in cambio di voti e di subordinazione, data a chi è in eterna ricerca di scorciatoie esistenziali parassitarie. La sinistra comunista è maestra in questo e anche nell’ affamare popoli e nazioni con la sua  “illuminata” ideologia (vedi Cuba, Venezuela, Congo, Corea del Nord e prima ancora l’ ex Unione Sovietica). Ora tocca all’ Italia.

PEDOFILIA A PIENI VOTI.

Uno dei voti, cioè solenni impegni a fare o non fare per tutta la vita, sui quali si basa la credibilità di una funzione, praticamente impossibile, come quella del sacerdozio, è il voto di castità autentica follia in termini biologici e psicologici. Ma siccome il potere della Chiesa, intesa come gerarchia ecclesiastica, si fonda sulle leggende della infallibilità del Papa di turno e sul, puramente immaginario, distacco dei suoi ministri dalle cose terrene e naturali è di vitale importanza, per essa, difendere e coprire tali leggende. La cultura popolare, quella reale formatasi attraverso secoli di esperienza pratica e non filtrata dalla censura,  narra da sempre dei maschi di Chiesa vittime della loro natura, una natura che si ribella alle terribili restrizioni imposte dal codice ecclesiastico. E si ribella in modo “naturale” cioè attraverso comportamenti nevrotici guidati dalla reazione della natura contro la “cultura” che pretende di schiavizzarla, di sottometterla e di cancellarla. La gerarchia ecclesiastica, tutta, è sempre stata come lo champagne imprigionato nelle bottiglie dal tappo assolutamente ermetico ma privato della “sicura”, la gabbietta metallica che ne impedisce l’ espulsione. Mancando questa esplode e crolla miseramente il castello dei voti, della dirittura morale, del distacco dal secolarismo e la commedia degli “infallibili”, che pontificano da ogni pulpito capiti loro a tiro, si rivela essere una burla planetaria. Per inciso quanto detto vale per ogni forma o tipo di religione, soprattutto per quelle apparentemente più integraliste e dogmatiche. Il tradimento dei voti è di tutti, è connaturato alla struttura della psiche umana. Tradisce il politico che incassa mazzette, il giudice che aggiusta le sentenze per scopi politici o di carriera, il poliziotto che per arrotondare chiude  un occhio, il finanziere che per arrivare in alto li chiude tutti e due. E, poveretti, tradiscono anche mogli e mariti per ricompense molto meno ricche e gratificanti. Ma ciò che colpisce e rende insopportabile il tradimento degli ecclesiastici pedofili omosessuali è l’ oggetto del loro schifoso sbavare e l’ arroganza della loro sbandierata “purezza di spirito” opportunamente testimoniata da anelli, croci e collane gemmate. A ciò va aggiunta la fastidiosa severità delle loro prediche, delle loro filippiche moraliste contro chi non si occupa di bambini, di poveri e di malati. In realtà ai bambini mostrano di pensarci loro piuttosto alacremente e nei modi che ormai tutti conosciamo. Dunque se le cronache attuali narrano quotidianamente di preti, suore, vescovi e porporati in instancabile attività sessuale contro natura e contro la morale, perchè non porsi la domanda se sia o no opportuno abolire questa pletora costosissima di “spiriti superiori”, di predicatori severissimi verso gli altri e indulgentissimi verso sè stessi? A cosa servono queste finte ed inutili interfacce fra noi e Dio? La preghiera dettata ed insegnata da Gesù contiene tutti i presupposti per un dialogo pieno e rispettoso con Nostro Signore. Un rapporto diretto con Lui basato su di Essa vale molto  più di un miliardo di omelie dotte, noiose e recitate dai figuranti bardati con insopportabili broccati e tiare. Ricordo che Gesù non aveva anelli da ostentare e far baciare ai Cristiani che si inginocchiavano davanti alla Sua Santità. Costoro inveve non si limitano a farsi baciare l’ anello del potere da quegli sventurati che capitano sotto le loro viscide grinfie. Se la gerarchia ecclesiastica deve essere, come appare, un mondo sommerso di omosessualità violenta e pedofila, allora è meglio cancellarla tagliandole le offerte in denaro, la frequenza ai riti e la fiducia popolare della quale ha approfittato da sempre. Smettiamola di sentirci così inferiori, così bisognosi di tutela spirituale e politica da diventare zimbelli di una lobby proprio da noi resa potentissima quanto la sua gemella della gerarchia politica.

GIOVENTU’ SEMPRE PIU’ BRUCIATA.

Traggo spunto dal lancio di uova, che ha portato tre idiotelli ai fasti della cronaca buonista, non per trattarne l’ inesistente connotato razzista (lascio volentieri ai dementi storicamente avvezzi a pasturarsi di immondizia a fini politici), ma per dire quattro paroline a questi “giovani sofferenti” e ai loro colpevoli elargitori di privilegi, primo fra tutti la nascita. Pare che il movente ispiratore della cretinata serale, non unica e di certo non ultima, sia da ricercarsi nella noia che attanaglia le fragili menti dei pronipoti dei sessantottini imborghesiti. Si annoiano, i pargoli. E nelle monotone serate in piazza, dopo aver trascorso una inutile e faticosa giornata a non far nulla, come si fa a non “pensare” (con cosa poi vista l’ assoluta assenza di arredi cerebrali) a qualcosa di stimolante e di intelligente? Sia chiaro questo non è uno scenario nuovo ma solo l’ eterna riproposizione della stupidità giovanile che, con il passare degli anni, perde soltanto l’ aggettivo e resta intatta fin oltre gli anta. Ricordo che da ragazzi le sere di agosto risvegliavano le più sopite smanie di imbecillità che ci inducevano a suonare i campanelli dei palazzi a tarda notte, o a lanciare scorze di anguria dai terrazzi sulle auto in transito. Si dirà che nulla è cambiato se non l’ ingrediente da lanciare, ed è proprio  vero. Ciò che non cambierà mai è l’ orribile uso che si fa della propria gioventù. La si brucia, come ha insegnato James Dean nel famoso  (basta poco per diventare miti nel deserto culturale) film “Gioventù bruciata”. Anche in quello  spaccato di vita  piccolo borghese amaricana si moriva per noia sfruttando appieno l’ incapacità giovanile di valutare la vita, almeno come cosa in sè senza scomodare troppo profondi  quesiti  sul suo perchè. Oggi, i cretini adolescenti si ammazzano per stabilire record di salto fra palazzi o sfidando il sopraggiungere dei treni se non addirittura “cavalcandoli” alla moda western, senza pensare che essi viaggiano a mille e non “passeggiano” come le “caffettiere” di Jessy James, tanto per citare un altro totem dell’ imbecillità giovanile. Ma perchè nulla ferma questa onda autodistruttiva che l’ avvento di internet ha reso un vero e proprio tzunami esaltando comportamenti emulativi di fortissima presa sui gruppi di giovani? A questa domanda i salottieri pseudo intellettuali della incultura dominante hanno sempre risposto scaricando la responsabilità sulla società civile, colpevole di tutto e sempre. Lasciamoli blaterare e proviamo a sezionare il giovane cadavere stesso sul letto dell’ ignoranza. Se si ascoltano i genitori si scopre che non ce n’ è uno che non si rifugi nella frase autoassolutoria del “le ho provate tutte e non so proprio come prenderlo”. Ma cosa hanno fatto in realtà? Forse hanno seguito la corrente di moda accettando la corsa a dare ai  figli quanto e più ricevuto da tutti i loro coetanei, forse hanno speso cifre scandalose in videogiochi lobotomizzanti, di certo hanno elargito paghette, auto e costose scarpe di tendenza. Ma hanno mai pensato a regalare ai propri intoccabili miracoli viventi una pala e un piccone, dapprima solo metaforicamente evitando così di illuderli che tutto cada dal cielo, non solo gratuitamente, ma soprattutto obbligatoriamente, e poi realmente, costringendoli a coniugare scuola e lavoro (estivo) per ripagarsi le spese degli studi? Ma scherziamo? Giammai! Far sporcare le loro divine manine con simili attrezzi che lederebbero per sempre la capacità futura di manipolare una siringa di felicità o di stringere il collo di una bottiglia da sballo? Poverini! E’ crudeltà pura farli incontrare con la vita dopo 18 anni di fiabe e castelli in aria! Purtroppo all’ appello della vita i genitori sono spesso assenti menrtre è sempre presente chi ha assoluto bisogno di imbecilli e di una società civile ignorante, meglio ancora se drogata e alcolizzata. E’ quella parte politica che professa la deresponsabilizzazione delle masse, concedendo il 6 politico, le stanze della droga, la famiglia allargata (in realtà smembrata), l’ autodeterminazione del sesso, imponendo l’ odio per la dedizione al lavoro e l’ esproprio formativo dei figli da normalizzare negli asili nido tramite le kapò di partito. Il vero progresso non è nella teconologia, nella robotica o nella finzione virtuale,  sono pala e piccone i veri strumenti di crescita, la sola   barriera ignifuga che può salvare la gioventù dal fuoco della gioventù.

ECLISSI DELLA MENTE.

Prendo a prestito il fenomeno astronomico (di strettissima attualità) per  evidenziare l’ analogo e molto  più pericoloso oscuramento della mente che si verifica in caso, fin troppo frequente purtroppo,  di allineamento al pensiero unico servito sul vassoio miserabile del politically correct. Mi riferisco alla filippica buonista rifilata alla platea compiacente di giornalisti, pronti poi a diffonderla su ogni mezzo di comunicazione, dal pro-tempore inquilino del Quirinale in occasione della festa del ventaglio. In essa si narra di un preteso e incombente pericolo di far west all’ italiana in danno degli immancabilmente innocenti immigrati e zingari. Gli italiani, secondo tale assunto, dopo averne supinamente e irresponsabilmente accolti a milioni  sarebbero, d’ improvviso, diventati pericolosissimi killer con l’ ovvia aggravente razista utilizzata ad ogni piè sospinto. E’ bastato qualche episodio di dubbia genesi ad affibbiarci tale connotato e a scatenare le sirene d’ allarme del  piccolo universo buonista e accogliente tanto a immigrato. Solo casualmente le stesse sirene sono restate silenziose in occasione degli innumerevoli delitti perpetrati da zingari e immigrati vari. Case occupate se solo ci si reca a far la spesa, conducenti di mezzi pubblici picchiati (e licenziati) da “portoghesi” immigrati, ragazze fatte a pezzi come quarti di pollo, donne violentate tutti i gironi, risse e rapine quotidiane organizzate da “rifugiati”, sporcizia e liquame sui marciapiedi e zone franche interdette anche alla polizia, non sono segni di incombente, anzi conclamato far west agli occhi tanto vigili dei buonisti accoglienti. Tutto questo edificante panorama sfugge all’ analisi pseudo sociologica di bottega di una sinistra che è stata capace di negare per decenni i crimini comunisti delle foibe e delle deportazioni di zingari ed ebrei di matrice sovietica. A costoro sfugge, da sempre, la Storia sia essa secolare che quotidiana. Vedono solo ciò che essi dichiarano esistere, tutto il resto è censura, è oscuramento, è eclissi mentale da allineamento  dottrinale e settario, è assenza di autonomia intellettuale, è manovalanza spicciola lautamente retribuita. La figura del Presidente della Repubblica è per definizione al di sopra delle parti politiche ma tale stato di superiorità equidistante non si realizza tramite una semplice elezione (come un semplice Conclave non crea di botto Santità). Occorrono atti di coraggio intellettuale, occorre essere liberi da condizionamenti e da pregiudizi di bottega per provare ad assomigliare, anche solo lontanamente, a Gesù o a Salomone. La verità delle parole non è data e certificata dalla carica di chi le pronuncia ma dalla rispondenza alla realtà di esse. Affermare che l’ Italia si stia avviando al far west è vero solo in prospettiva, non troppo futura,  e questo a causa di una accoglienza irresponsabile di milioni di individui culturalmente e religiosamente agli antipodi rispetto alla nostra matrice cristiana, risorgimentale e occidentale. L’apocalisse sociale paventata si verificherà, certo, ma per colpa di quelle menti esaltate che ritengono possibile, anzi doveroso che in Italia entrino Africa, Medioriente e resto del mondo tutti insieme. L’ apocalisse sociale non sarà perchè l’ italiano si scopre improvvisamenbte pistolero razzista ma perchè è già oggi costretto a difendere la sua casa e la sua vita. Quano ad un popolo si vuol togliere l’ identità nazionale, quando si vuole trasformare le città in giungle nelle quali rubare la tana dell’ altro diventa la regola,  aspettarsi un far west è il minimo che una mente, non in eclissi da allineamento politico, possa prevedere.

MANIFESTO SERVILISMO.

Il ministro del Risorgimento Italiano Matteo Salvini ha mandato in tilt le fragili menti salottiere che sostengono la sinistra nostrana con indefessa e ben retribuita attività propagandistica spacciandosi perfino per “artisti”.  Sembra che alcuni di questi menestrelli rossi abbiano firmato un “manifesto” di condanna e di presa di distanza dal suddetto Ministro in quanto “razzista e nazi-fascista” nei confronti dei pretesi rifugiati (da cosa e da chi non è dato sapere). Il cattivo è così cattivo che i “buoni” (a nulla ma capaci di tutto) buonisti hanno avvertito il sacro dovere di elencarsi nel manifesto di disapprovazione. Sono così indignati dal progetto di salvaguardia a favore dell’ Italia e degli italiani (non quelli radical chic ovviamente) che sdegnosamente manifestano la loro manifesta sudditanza al (non) pensiero unico imposto dai pepponi, generosi elargitori di carriere. I manifestanti sono tutti arricchiti, con tessera e per tessera, che vivono nel privilegiato mondo parallelo dello “spettacolo” e della “informazione”,  entrambi da qualche euro al chilo. Sono privilegiati come lo erano le vergini dei templi greco- romani   ma ad essi non è richiesta verginità alcuna in luogo di una spiccata attitudine alla prostituzione intellettuale  spinta fino alla negazione delle foibe carsiche e delle malefatte compiute in nome del proletariato italiano. E’ chiara, anzi manifesta, la strategia di questa improbabile intellighenzia, definitasi tale, di condizionare il gregge buonista puntando sulla altrettanto manifesta incapacità di autonomia culturale di esso. Quando suonano le grancasse compagne non si ascolta altro, ci si mette in riga e si marcia tutti uniti, anzi  in massa, contro il “fascista di turno”. Sono ormai 75 anni che la sinistra nostrana vive di lauta rendita antifascista ed è sempre pronta a riproporre sdruciti ritornelli a beneficio delle masse buoniste opportunamente pasturate. La tenaglia normalizzatrice si è rimessa subito in moto per tentare di stritolare la inaspettata nuova coscienza politica della maggioranza degli italiani. Da una parte i “manifesti” e dall’ altra la CGIL pronta a rispolverare i seminari di “disinfestazione mentale” dal “neofascismo”. L’ hanno presa proprio male la batosta elettorale   e, come si dice a Roma, “nun ce vonno sta”. Soffrono e patiscono ad ogni respingimento della flottiglia poltiglia nota come ONG uniti nella “sofferenza” alla gerarchia ecclesiastica spaventata dalle nubi che minacciano il businnes dell’ accoglienza plenaria dopo assersi arricchita con la plenaria indulgenza a pagamento. Soffrono così tanto le ganasce del buonismo accogliente che,  cristianamente, viene voglia di pregare affinchè cessi questo loro doloroso agonizzare, magari  grazie ad una sempre tarda e provvidenziale morte politico religiosa.

ANCHE LA F.I.F.A. HA PAURA.

Di chi? Delle donne! E non è la sola. Con la demenziale direttiva diramata alla vigilia della finale del campionato del mondo di calcio, contemplante il divieto di inquadrare le donne  presenti sugli spalti degli stadi, la già malata terminale di burocratismo acuto, organizzazione di (non) governo del calcio si è autodefinita oscurantista, bigotta e veteromaschilista esattamente come il più talebano dei talebani. La motivazione addotta a sotegno della idiozia, non a caso mondiale, è il punto più basso della falsa campagna a tutela delle donne che sia mai stato raggiunto.  Sarebbe infatti segno di sessismo in loro danno inquadrare  le donne giovani, belle e, ovviamente, colpevolmente procaci. Questo miserabile concetto fa il paio con il famigerato assunto , di chiara   matrice clericale e  inquisitoria, secondo il quale le donne belle sarebbero tutte oche, e ciò nel chiaro intendimento di disprezzare i doni elargiti, non a tutti e a tutte, da madre natura. Ma perchè il maschietto idiota e strutturalmente incline alle guerre ha sempre più paura della donna tanto da volerla oscurare? Ritengo, su basi razionali molto fondate, che tale terrore provenga dall’ abisso di quell’ oceano di sabbia chiamato mondo arabo. Infatti la eco mediatica provocata dalla visione delle tifose iraniane riprese sugli spalti in abbigliamento occidentale e capelli sciolti in assoluta e naturale libertà, deve aver generato un terremoto pseudo religioso di magnitudo sconosciuta insieme ad insopportabile orticaria, negli schiavisti del velo e burqa. Questi mondiali di Russia, oltre ad aver rivelato al pianeta  una Nazione ospitante piena di fascino e di voglia di vivere all’ occidentale (e quindi in modo naturale), ha provocato una contaminazione pericolosissima per i teoremi “pensati” dagli schiavisti della donna. Evidentemente non bastavano i pretonzoli e vescovelli nostrani, con le loro secolari filippiche contro la bellezza femminile, qualche demente ha sentito il bisogno di investire la FIFA di una ulteriore missione “moralizzatrice” imponendo ad essa di dichiarare guerra mediatica alle donne negli stadi. Ma si può essere così deficienti? Così nemici della natura e delle sue bellezze? C’ è solo una religione che si fonda sulla negazione di ogni diritto delle donne e sulla loro “vocazione naturale” di oggetto nelle fetide mani di primitivi torturatori. In questo caso la FIFA, avendo paura di scontentare il cancro del politically correct in quanto malefico lubrificante per lo stupro dell’ occidente, ha preso una posizione vergognosa e oscena appecoronandosi a chi odia le donne fino al punto di  ritenere  giusto, tra l’ altro, costringerle al matrimonio con bavosi adulti ancora bambine. Se la FIFA ha paura devono essere rimosssi i cretini che ne dettano le linee liberticide e idiote. Questo in nome della libertà individuale, della civiltà mondiale e della definitiva liberazione dai dementi che, guarda caso, sono brutti dentro e raccapriccianti fuori.

ZINGARI E IPOCRISIA.

Il Ministro del “progresso civile ed economico” Salvini (finalmente) ha detto solo mezza parola, dopo il grido di dolore lanciato dagli abitanti di Roma  privati della loro libertà, sugli zingari  che la degradano e subito si è scatenata la gazzarra buonista, idiota e politicamente vomitevole della sinistra. Istantaneamente si sono aperte le paratie dell’ ipocrisia e tutti hanno preso ad urlare al razzismo e al nazismo dimenticando, ovviamente, le deportazioni di zingari compiute a suo tempo dal “nobile” comunismo sovietico. Salvini ha soltanto raccolto l’ appello di milioni di romani e italiani che non ne possono più delle scorrerie criminali, a base di furti, borseggi e violenze, perpetrate dai “poveri e deboli” zingari. Ha soltanto detto di voler verificare la possibilità di far rientrare nella civiltà queste pseudo comunità che vivono fuori da ogni schema e nel totale disprezzo della legalità. Forse alla sinistra buonista risultano normali le condizioni abitative, di costume e dell’ arrangiarsi con ogni mezzo, che caratterizzano queste etnie rimaste ancora primitive nel terzo millennio.  Alla sinistra, evidentemente, non frega un cavolo se questa “povera e indifesa” minoranza vive di furti quotidiani ai danni degli italiani e dei turisti, follemente convinta come è che se possiedi qualcosa chiunque sia leggittimato ad espropriartela. La letteratura giudiziaria è strapiena di sequestri milionari effettuati negli accampamenti degli zingari: automobili, valuta, gioielli e merce varia frutto di furti e rapine non certo di lavoro in fabbrica. Ma nonostante ciò la sinistra, buonista con tutti tranne gli italiani, continua a tutelare questo stile di vita basato sulla assoluta mancanza di dignità, civiltà e rispetto delle leggi. E’ forse civile imporre matrimoni a bambine che vengono comprate come fossero suppelletili da adulti e addirittura vecchi? No è pedofilia violenta! E costringere minori a rubare,a vivere senza traccia alcuna di igiene e istruzione al fine di perpetuare la barbarie della tribù è civile? No, è sguazzare nel liquame! Certo, ognuno ha il diritto di vivere come meglio o peggio crede, ma allora abbiamo, noi italiani, l’ obbligo e il diritto di voler vivere in pace e senza doverci chiudere in cella barricando le nostre case per difenderle dai predatori. Abbiamo quel sacro diritto, che la Democrazia attribuisce alla maggioranza, di dettare le regole di vita, di decoro, di dignità e decidere di non voler essere insidiati, infastiditi e aggrediti da una minoranza che si ostina a voltare le spalle alla civiltà. Noi, gli italiani, dobbiamo rispettare leggi e regole,  e se un genitore dà uno schiaffo pedagogico al proprio figlio, spesso, scattano i mille tentacoli della così detta assistenza sociale e giudiziaria minorile pronta persino a sostituirsi al genitore. Cosa fa questo esercito di  “psicologi  e di pedagogisti” e giudici di fronte allo sfruttamento e alle violenze alle quali sono assogettati i minori zingari? Un bel niente. Un totale lavarsi le mani dietro l’ alibi della autonomia etnica e sociale e degli usi di queste popolazioni. Qualche giudice si è spinto a giustificare ed attenuare giudizi di colpevolezza nei confronti di zingari, per reati contro la persona e il patrimonio, semplicemente perchè rientranti nei “consueti canoni comportamentali” previsti dal loro costume sociale. Dunque, se per costume rubare e violentare è lecito costoro non sarebbero punibili. Pazzia buonista che si commenta da sè. Ma torniamo al Minostro del “progresso civile ed economico” Salvini e alla sua voglia di raschiare via il sudiciume del politicamente corretto che ha trasformato gli italiani in prigionieri in casa loro. Continui il Ministro, non si scoraggi per le isteriche urla e le minacce buoniste, non abbia paura di quei razzisti verso l’ Italia e gli italiani, dalla sua parte ha la maggioranza pensante e votante che non si farà mai lobotomizzare dal “(non) pensiero unico e demente” di quella ideologia socialmente cancerogena. Da questa parte c’è la civiltà, dall’ altra c’è la voglia di guerra civile e di sottomissione del popolo italiano. Scegliere, per chi ha cervello,è semplice e doveroso.

TUTTE INCONTINENTI.

Se si dovesse giudicare in base agli spot  pubblicitari, il contenuto dei quali rimanda direttamente ad urgenti sedute di TSO a carico dei “creativi”, l’ incontinenza femminile risulterebbe la patologia più diffusa e senza distinzione di età.  Uno degfli ultimi, ma forse il primo per idiozia, inizia all’ insegna dell’ infinito: “ridere, tossire, starnutire, ti crea problemi? Niente paura c’è … che ti salva!” Ergo non si può più ridere senza farsela addosso! Un altro, sempre recente e sempre idiota, esorta le  pretese incontinenti  a non lasciarsi rubare il posto, sia esso a tavola, a teatro o, semplicemente sul divano, dalle malefiche fughe di urina ed affidarsi al miracoloso presidio. Ma dico, sono tutti impazziti? Come si fa a raggiungere tali vette di demenza pubblicitaria e teletrasmetterle durante i pasti magari accompagnate da parallele e dettagliate narrazioni di disturbi intestinali?  Questi “creativi” (e i loro clienti) sono evidentemente il simbolo di una società (in)civile  resa orfana di entrambi i genitori: la dignità e il decoro. Non parliamo di mera caduta culturale, qui siamo proprio nell’ abisso della fase anale  dal quale questi “pubblicitari” non sono ancora emersi a dispetto dell’ età anagrafica raggiunta.  Se il fatturato dato da un prodotto è direttamente proporzionale al numero degli spot e alla loro frequenza vuol dire che ci sono in circolazione milioni di superassorbenti giornalieri in lattice, con fori conici, con microchip e intelligenza artificiale capaci di riconoscere, decodificare e catturare i “fiumi” di urina clandestina che si dovessero appalesare in ascensore, al bar, in discoteca … Ne esce un quadro desolante di balle cosmiche e di riservatezza violata, di locali da bagno dalle pareti di vetro trasparente collocati sulla pubblica piazza a beneficio della demenziale e totale condivisione del privato, privato appunto del diritto-dovere alla riservatezza. Questa non è libertà da tabù sbandierata dagli evoluzionisti da pianerottolo, questa è la cancellazione dei confini oltre i quali scompare l’ individuo e si formano tristi masse decerebrate, indistinte e indefinibili. La libertà è il coraggio e la forza di essere individui che non hanno bisogno di ricordare quotidianamente  a sè stessi  e agli altri la dimensione biologica che li affligge. Soltanto la sinistra “Sinistra” può confondere l’ arte con l’ urinare sul palcoscenico. Ma, si sa che il “pensiero unico” di matrice comunista è assenza di pensiero e della capacità di esercitarlo. Guardoni buonisti e ignoranti.

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