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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Eligio Bartoli

IN NOME DEL PADRE.

Leggo su Il Giornale la vicenda dello psicanalista Giancarlo Ricci e resto pietrificato dalla nausea mentre monta la rabbia, i soli sentimenti che suscita in me il politicamente idiota patrono dell’ omosessualità.  Racconta Il Giornale di due anni di istruttoria, un processo (sommario) ed una sentenza edulcorata, che sono serviti a minare una carriera professionale inappuntabile per il solo fatto di aver affermato, nel corso di una trasmissione televisiva, l’ importanza delle figure di madre e padre nello sviluppo di un figlio. Giancarlo Ricci è stato ritenuto reo di aver ribadito una verità storica, accademica, scientifica e dottrinale della psicologia.  Dopo due anni di attività processuale, che sa di  persecuzione ideologica, da parte dell’ Ordine degli psicologi è stato assolto soltanto perchè quanto da lui “blasfemicamente” affermato è “riconducibile ad una sua mera opinione e non a riscontri scientifici verificati”. Perchè tutto ciò? Semplicemente perchè Giancarlo Ricci, individuando nel padre e nella madre le matrici indispensabili ed insostituibili dello sviluppo psichico dei figli, avrebbe discriminato chi, pur non essendo nè padre nè madre, si arroga il diritto di essere chiamato genitore. Gli omosessuali si sentono discriminati e menomati non potendo essere madri essendo maschi e padri essendo femmine per volere di una natura, ai loro strabici occhi, maligna e omofoba.  “A tal segno!”  direbbe una esterrefatta Lucia Mondella. Sì, a tal segno è arrivata la miseria culturale, scientifica e morale dei negazionisti del sesso, del ruolo e del significato dell’ umanità. Se dici padre e madre, secondo i filosofi del nulla, bestemmi la divinità dei numeri uno e due, vessillo di una sinistra tossica nemica politica e culturale del valore morale e patrimoniale della Famiglia. Essa vuole sostituirla con la “famiglia di partito” affinchè nascano non figli ma pezzi di ricambio omologati dell’ infernale ingranaggio ideologico basato sulla intercambiabilità di persone tutte uguali allo stereotipo privo di autonomia di pensiero. Ciò è il capovolgimento della realtà per cui la Croce, e il Santo Natale offenderebbero l’ islam mentre l’ odio islamico verso la Croce e il Santo Natale non deve offendere noi cristiani.  Similmente le parole padre e madre offenderebbero gli omosessuali ma la pretesa di questi di essere caricature di padre e madre non deve offendere chi lo è in pieno diritto biologico, morale e naturale. Riscrivere la psicologia o tentare di farlo non servirà a questi profeti del nulla per dominare l’ umanità. Sono così privi di titolo e di diemensione umana da ricordare un volgare tornado che può sì spazzare via qualche casupola di legno, ma passato il tempo di uno sbadiglio svanirà nel niente che lo costituisce. Nel nome del padre e della madre si riuscirà ad essere figli veri e vincenti sull’ ignoranza generata dalla filosofia da bar secondo la quale la famiglia naturale sia roba da Medio Evo mentre le baracconate carnevalesche e caricaturali “arcobaleno” sarebbero il segno di “nuova civiltà”.

I “MENGHELE” ROSSI.

Chi non è sprovvisto di memoria ricorderà certamente le campagne mediatiche condotte dal duo sinistra-clero contro la bioingegneria, cioè l’ intervento delle scienza in materia genetica. Le suffragette rosse e gli stregoni con Tiara e Pastorale  si scagliavano quotidianamente contro medici e futuri genitori scomunicando la loro tentazione-desiderio di predefinire il colore degli occhi ed altri connotati estetici dei nascituri, o di indagare eventuali malformazioni e impedire la nascita di persone destinate ad una vita di atroci sofferenze, servendosi delle conoscenze scientifiche acquisite. Urlavano come ossesse le vestali del “non toccate la natura, è da nazisti mengheliani intervenire su di essa.” Il peccato mortale era, secondo le sempre più isteriche vestali, perseguire la bellezza o semplicemente lo scongiurare infermità. A distanza di qualche decennio ecco però venire a galla, nel fetido stagno del buonismo politicamente corretto, una versione 2.0 dei paladini anti ingegneria genetica. Sono i nuovi tromboni del miserabile non pensiero gender. Sono i nemici del femminile e del maschile, sono i pazzi furiosi secondo i quali il sesso è una discriminante omofoba, un’ ingiustizia Divina contro cui scatenare, in guerra totale, le ridicole legioni racchiuse nell’ acronimo LGBT. Gli stessi che ieri scagliavano anatemi moralistici contro quelle mamme e quei papà oggi esaltano il farmaco “liberatore dell’ umanità dalla schiavitù” imposta dalla natura e le sue distinzioni. La Triptorelina è improvvisamente diventata la via verso la terra promessa del non sesso, delle ammucchiate arcobaleno, delle caricature transessuali. Con essa si può bloccare, in età adolescenziale, il normale e naturale sviluppo sessuale e scegliere se continuare ad essere ciò che la natura ha voluto o inventarsi una propria “creazione” di sè stessi. Ancora una nuova ma sempre vecchia versione del Peccato Originale sponsorizzata dalla corporazione omosessuale e pedofila, con il non casuale “appoggio esterno” della gerarchia ecclesiastica che guarda con non preconcetta contrarietà alla nouvelle vague della distruzione dell’ umanità. Mutare un ragazzo in ragazza, anche per il più banale dei capricci. non è dunque, secondo le vestali dell’ omosessualità quale condizione di perfezione, un abominio genetico. Molto più delittuoso e criminale è scegliere il colore degli occhi del nascituro! Preti e buonisti omosessuali, chi riesce ad individuare differenze fra loro vince, si ritrovano fianco a fianco in questo pellegrinaggio verso il santuario della morte dell’ anima. E’ la vittoria  del “dio” del diritto prima di tutto contro il “demone” del dovere e della responsabilità di sostenere tutti il peso della “casa comune”.  Molto più comodo e facile è rivendicare il proprio diritto di pesare sugli altri, di essere zavorra morale retribuita con la paghetta di cittadinanza e con la totale licenza di non essere, di non dare, di non lavorare. Eccoli i menghele rossi! I fautori delle stanze della droga passati alle stanze della ri-creazione on demand. Sono i nemici della classificazione naturale in madri, padri e figli nella evidente, conclamata incapacità di essere uno dei tre. E’ l’ ideologia di chi mira a distruggere ciò che non è in grado di essere. Essa si è scatenata prima contro il capitale e il lavoro, poi contro la famiglia naturale e la bellezza,   ed infine contro la natura. La prossima mossa di questi folli sarà di retrocedere la vagina quale “luogo deputato alla nascita” in favore dell’ ano, politicamente corretto e non certo omofobo data la sua universalità e trasversalità.

PATER NOSTER.

E’ la preghiera lasciataci da Gesù nel Suo breve ma epocale soggiorno terreno. In essa è la sintesi della Dottrina Cristiana fatta di fede verso il Dio creatore, di perdono da Lui a noi e fra noi. Senza indossare ricche vesti e tiare, e senza impugnare pastorali tempestati di pietre preziose, Gesù ha dettato, con parole semplici e dirette, le linee comportamentali che fanno di una mera espressione biologica un cristiano, donna o uomo che sia. Ma la inestricabile foresta di tiare e pastorali, che ha assunto proprietà e diritto d’ autore dell’ opera di Gesù, non ha resistito alla tentazione di apportare modifiche al Pater Noster, quasi a riaffermare il primato clericale sulla interpretazione e narrazione della Preghiera. In questa sorta di editing teologico si è gettato a capofitto il Papa-Guevara con la prepotenza intellettuale di chi è convinto di sapere e capire più di tutti, tipica dei sinistri. La tentazione di entrare nella Storia della Storia è immensa e dunque quale mezzo migliore può esserci del modificare la Preghiera delle preghiere per riuscirci?  “Non indurci in tentazione…” è stato il passo del Pater Noster preso di mira dal prelato della pampa perchè, afferma in un delirio cetechista, Dio non induce in tentazione per definizione lasciando che sia Lucifero a detenere di ciò l’ esclusiva. Come uscire da questa sorta di buco cosmico creato ad arte? Semplice. Basta sostituire l’ espressione “non indurci in teantazione” con l’ espressione  “non abbandonarci alla tentazione” e il gioco (sporchetto e inutile) è fatto. Per secoli quel non  indurci in tentazione è stato vissuto e sentito come  preghiera ed atto di umiltà rivolti a Dio  affinchè non ci sottoponesse a prove di Fede superiori alla nostra capacità di giudizio, resa limitata dalla indiscutibile natura umana della nostra mente. Se Dio non è certamente un tentatore meno che mai è un Dio che abbandona, o forse al Papa attuale risulta il contrario? Inserire l’ espressione “non abbandonarci alla tentazione” induce a pensare che, per qualche misteriora ragione, Egli possa farlo e ciò, detto fra noi, rappresenta una stupidaggine teologica ben maggiore di quella pretesa e ispiratrice dell’ errata corrige papale. Forse alla Nomenklatura avvolta nei costumi cardinalizi sfugge un dato che agli animi semplici appare cristallino: la preghiera è atto di umiltà semplice come semplici sono le parole che la compongono. Non ci sono dogmi di infallibilità papale nel Pater Noster. Non ci sono parate carnevalesche nell’ Ultima Cena, e non ci sono pulpiti alle Nozze di Cana. Non c’è stato un solo istante di potere tamporale nella vita di Gesù. E l’ espressione “Padre perchè mi hai abbandonato?” è apparsa sulle Sue labbra di uomo sopraffatto dalla sofferenza nel momento della morte per crocifissione. Non sulle labbra del Dio fatto uomo. Pregare Dio di non abbandonarci alla tentazione significa rinunciare in partenza a misurarci con essa, a combatterla e vincerla.  Motivo per cui se si fa peccato non è per proprio cedimento alla tentazione ma per il colpevole abbandono da parte di Dio. Autoassoluzione plenaria anticipata che scarica  pedofilia, omosessualità, avidità e carrierismo clericale, su un preteso Dio abbandonatore. Comodo Eminenza.

UNIONE EUROPEA O AUSCHWITZ?

L’ Unione Europea è un’ aggregazione di Nazioni legate fra loro soltanto dalla moneta unica. Dal punto di vista politico ed etnico si tratta di una unione bastarda, priva di passato comune e, soprattutto, di comune futuro. Essa poggia su di uno zoccolo duro costituito da Francia e Germania, due Nazioni che per secoli hanno perseguito lo stesso disegno egemone sull’ Europa scatenando, allo scopo, le più sanguinose guerre che la Storia ricordi. Tale delirio sovranista  si è infine concretizzato nella attuale U.E. fatta di due Stati “principi” e tanti staterelli vassalli. La stessa moneta unica, l’ euro, è la rappresentazione plastica di questa dicotomia, di questa Europa a due velocità portatrice di disastri economici e politici. Non a caso, quando nacque, l’ euro prese le sembianze del marco tedesco, simbolo dell’ economia dominante e della locomotiva d’ Europa. La Francia era poco distante e con basi economiche sufficienti a reggere l’ urto del cambiamento. Due economie forti che, come allora, oggi fagocitano le risorse finanziarie dei Paesi vassalli costretti ad una affannosa ed inutile rincorsa  per reggere il loro passo. E’ come se un operaio si iscrivesse al circolo di golf più esclusivo. Sarebbe costretto ad indebitarsi e a mangiare pane e spago per avere il “privilegio” di essere un vassallo fra principi. L’ italia è in tale misera condizione. Sono stati politicanti idioti armati di velleità professorali a gettarla nelle spire sovraniste dei due Stati più sovranisti d’ Europa.  Da idioti, hanno ritenuto di poter salire sul carro armato essendo però, in realtà, solo poveri fanti destinati a restare appiedati e ad essere le prime vittime anche della più insignificante battaglia finanziaria. Da idioti, hanno sognato che l’ iscriversi al Club li avrebbe dotati di blasone. Irresponsabili poveri idioti. Si sono venduti, e con i pochi spiccioli che avevano sono riusciti a pagare la caparra per un monolocale al nuovo Auschwitz,  contraendo un mutuo eterno da rimborsare a spese di generazioni affamate e nutrite con  poco pane e tanta austerità. Nel frattempo il IV reich e la Grandeur post napoleonica continuano a succhiare la residua linfa vitale di Grecia, Italia, Portogallo ed altra negletta compagnia. Loro sono l’ U.E., noi i parenti poveri invitati sì al pranzo europero, ma come camerieri e lavapiatti. E quella parte d’ Italia che si ribella alla spremitura eterna è tacciata di “sovranismo” proprio dai veri ed unici sovranisti franco-tedeschi, in ciò spalleggiati dai collaborazionisti della sinistra anti italiana e anti patriottica. I nipoti di Marx nostrani dopo aver sognato di essere adottati dalla grande madre Russia di Stalin oggi ambiscono ad essere assunti come garzoni e lustrascarpe della U.E. targata Berlino-Parigi. Hanno grandi ambizioni i sinistri: vogliono che la civiltà italica sia spazzata via dal multiculturalismo, dal ritorno alla preistoria e al vassallaggio. Esattamente ciò che vogliono il IV reich e i post napoleonici per noi.

FORSE SIAMO SALVI(NI).

Nel girone infernale della politica è emerso un personaggio atipico, anti politico, non ipocrita e che crede fermamente nella serietà e nel rispetto degli impegni (non fatue promesse) elettorali. Forse, grazie a costui, siamo Salvi(ni), come italiani intendo. Forse si può sperare nel fallimento del progetto, tutto comunista-buonista-irresponsabile, di fare dell’ Italia la prima Nazione Africana d’ Europa. Forse, grazie alla sua tenacia patriottica, possiamo liberarci della tirannia moralista di un Clero prepotente ed invasivo oltre che marcatamente pedofilo e omosessuale. Forse, adesso i roghi li può accendere il libertario, l’ individuo libero da pastoie ideologiche e religiose; e, su questi roghi, si potrà finalmente bruciare l’ inciviltà e l’ arroganza di quei miserabili che odiano l’ italianità e la civiltà occidentale che da oltre duemila anni  guidano questo pianeta. Forse, grazie a questa reazione rivoluzionaria (è molto di più di un semplice e voluto ossimoro) contro il buonismo politicamente corretto e cancerogeno, l’ Italia e i suoi veri italiani potranno vedere nuove albe con rinnovata fiducia e nuovi tramonti senza la paura del domani. Orinare sui palcoscenici e sui monumenti, sporcare con la propria selvaggia presenza opere d’ arte sculturea, bandire Gesù Cristo e la Croce quali simboli di salvezza spirituale e morale dell’ individuo, appartiene alla sinistra comunista, a quella ideologia resasi colpevole dei peggiori stermini di massa mai avvenuti nella Storia. Non appartiene certo a chi oggi è tacciato come “sovranista”, quasi fosse l’ untore della peste di manzoniana memoria. Forse ci potremo salvare se smettessimo tutti di succhiare dal biberon di partito le tossiche dosi di buonismo di facciata, di quella vernice micidiale che sotto di sè nasconde il vero razzismo, il vero odio, non solo di classe, ma verso la diversità nell’ intelligenza, nell’ autonomia mentale ed intellettuale dell’ individuo. Forse ci potremo salvare dalle spire della lobby omosessuale riconducendola nei trattati di medicina, lì nel luogo legittimo della sua trattazione e del suo trattamento clinico.  Forse ci potremo salvare  dalle sabbie mobili di una dittatura del “siamo tutti uguali” se cominciassimo finalmente a sentirci tutti diversi e unici nel nostro essere popolazione. Forse saremo Salvi(ni) se comprenderemo questi semplici concetti che rappresentano l’ abc della civiltà.

IL SOVRANISMO E’ COSA SERIA.

L’ etichettatura dispregiativa del nemico politico, perchè per essi di ciò si tratta, è una specialità dei regimi totalitari e delle ideologie che li sostengono.  Dopo la caduta del fascismo chi non aderiva all’ ideologia comunista era bollato, oltre che come fascista, con il termine qualunquista, in una accezione del tutto diversa da quella pensata e voluta da Guglielmo Giannini, l’ ideatore dell’ Uomo Qualunque quale figura sociale post bellica. Qualunquista, per i comunisti, equivaleva ad imbecille politico, ad analfabeta globale incapace di cogliere la grandezza del verbo marxista, leninista e maoista. I chierichetti del Capitale si sono sempre autocertificati intellettualmente superiori agli altri, e in questa classificazione spocchiosa e salottiera hanno materializzato tutte le loro, in verità residuali, capacità politiche.  Oggi sono di moda le etichette di sovranisti e populisti per marchiare chi si dissocia dalla perdita di identità nazionale perseguendo la salvaguardia della propria etnia. In estrema sintesi chi vuole continuare a sentirsi italiano, chi rivendica il rispetto della razza, dei confini e dell’ autonomia nazionale, sarebbe un troglodita che non ha compreso l’ importanza di diventare suddito di quella nuova sovrastruttura politica chiamata globalizzazione, della quale l’ Unione Europea, che così si scrive ma patto di potere franco-tedesco si legge, è espressione diretta. Da queste premesse è partita la campagna di demonizzazione del così detto sovranista. Il termine viene pronunciato dalle vestali della sottomissione al potere europeo atteggiandosi  ad intellettuali superiori e guai a chi non si uniforma, a chi non aderisce ai diktat economico politici franco-tedeschi. Quando doveva dare la scalata al Potere il comunismo urlava “avanti popolo” oggi, a potere conquistato, il popolo italiano non serve più, deve essere cancellato e sostituito da un caleidoscopio etnico in nome della follia multirazziale. Su più vasta scala vuole ripetere quanto fatto per la cancellazione della famiglia e la sua sostituzione con caricature così dette arcobaleno umiliando e sporcando la fonte dei più bei fenomeni naturali. D’ altra parte, nella sinistra, è genetico trasformare cose nobili in strumenti di aggressione e sopraffazione. Emblematica è l’ adozione di falce e martello, nobili arnesi da lavoro, e la loro trasformazione in armi da combattimento di classe. “Prendete la falce, prendete il martello picchiate forte picchiate con quello” recita una strofa di uno dei tanti inni buonisti e pacifisti. Dunque sovranista quale peggiore offesa da arrecare a chi rifiuta il collare e il guinzaglio, a chi è orgoglioso di difendere la propria casa dalla manovalanza barbara e dalle elite salottiere che di essa si giovano per realizzare il loro miserabile progetto. Personalmente sono e rimarrò sovranista per sempre, come sono per la difesa dell’ individuo e contro la sua cancellazione in favore della massa informe tanta cara ai capibastone rossi. Colui che ama e difende la propria individualità ponendola al servizio di milioni di altre individualità e rifiuta di essere considerato soltanto come uno del branco è strumento di progresso intellettuale e sociale. Mentre il bene dell’ individuo è il bene di tutti, quello della massa, ignorante, sottomessa e passiva, è il bene della elite che la governa e se ne serve drogandola con l’ ideologia dell’ odio e dell’ invidia. La protezione dell’ individualità permette ad ognuno  di salire e migliorare socialmente. La sua negazione fa sprofondare tutti nella massa affamata, ignorante e rancorosa. L’ Unione Europea può essere bella e civile solo se c’è un’ Italia libera, forte e italiana, e questo, ovviamente, vale per tutte le Nazioni che la compongono. Al contrario una UE priva delle identità nazionali è solo un recinto, un campo di sterminio della civiltà e della identità etnica, gestito da due Nazioni forti e prepotenti.

I FIGLI DELLA PAGHETTA.

Reddito di cittadinanza. Come dire: sono nato, esisto, quindi qualcuno mi deve mantenere ben oltre la soglia adolescenziale. E’ un concetto   figlio degenere di una  ideologia  parassita che ha nella sinistra espropriatrice la sua incubatrice, culla e dea protettrice. Stante ciò non potevano i figli della paghetta,  dissolutivo embrione del reddito di cittadinanaza, non rivendicarlo quale diritto assoluto ed inalienabile. Lo stesso  risultato  elettorale  del 4  marzo  ultimo scorso  è la  cartina  di tornasole di questa reazione chimico-sociale scaturita dal miscuglio di istanze parassitarie, tanto care alla sinistra improduttiva e nemica del lavoro come mezzo di crescita individuale  e  nazionale.  Già il giorno  successivo allo spoglio delle schede l’ esercito di parassiti, sdoganato dal più ridicolo e virtuale  movimento che si sia affacciato  sulla scena  politica  italiana, dopo  quello  radicale, si  è avventato  sulla pagnotta  promessa reclamando i moduli per la richiesta della paghetta.  Il reddito di cittadinanza è, per ora, il punto  più basso  e  miserevole  della  eterna  sceneggiata  deresponsabbilizzatrice  recitata dalla sinistra. Dopo il 6 politico e la distruzione del dovere allo studio, dopo la squallida tiritera dei certificati di malattia compiacenti tramite i quali intere generazioni di parassiti hanno goduto di settimane bianche, azzurre e verdi (cacc(i)a e pesca) alla faccia dell’ altra Italia che lavora, dopo le stanze della droga di “turco” ricordo, dopo aver frantumato i vincoli morali e spirituali della famiglia, dopo aver abusato dei bambini imponendo  loro di vivere  con  caricature  genitoriali,  ecco  arrivare  il  reddito-paghetta di cittadinanza,  autentica  follia  morale  e finaziaria. Coloro che lo propongono, anzi lo pretendono, provocando ulteriore debito sul già osceno debito italiano, sono individui che non solo non hanno mai lavorato e prodotto alcunchè, ma sono coloro che odiano la responsabilità, che odiano doversi guadagnare il tozzo di pane e che , se proprio devono sporcarsi le mani, possono farlo solo come direttori commerciali,  amministratori delegati o presidenti di qualunque cosa, purchè ne traggano tanti soldi e zero fatica.  Per le generazioni cresciute nel rispetto e nella pratica dell’ apprendistato, nella faticosa scalata gerarchica e professionale, nel lavoro per pagarsi lo studio, questa del reddito-paghetta di cittadinanza è un’autentica bestemmia, un’offesa alla dignità della persona e alla sua (quando c’è) intelligenza. E’ la certificazione Statale di imbecillità e incapacità per le quali si ha diritto alla tutela dello Stato padre padrone in forza dell’ odiosa equazione, tutta sinistra, “tu mi voti e io ti mantengo secondo le necessità che io reputo tu abbia”. Questa farsa non è un reddito perchè il reddito deriva da lavoro e impiego di capitali, questa è elemosina in cambio di voti e di subordinazione, data a chi è in eterna ricerca di scorciatoie esistenziali parassitarie. La sinistra comunista è maestra in questo e anche nell’ affamare popoli e nazioni con la sua  “illuminata” ideologia (vedi Cuba, Venezuela, Congo, Corea del Nord e prima ancora l’ ex Unione Sovietica). Ora tocca all’ Italia.

PEDOFILIA A PIENI VOTI.

Uno dei voti, cioè solenni impegni a fare o non fare per tutta la vita, sui quali si basa la credibilità di una funzione, praticamente impossibile, come quella del sacerdozio, è il voto di castità autentica follia in termini biologici e psicologici. Ma siccome il potere della Chiesa, intesa come gerarchia ecclesiastica, si fonda sulle leggende della infallibilità del Papa di turno e sul, puramente immaginario, distacco dei suoi ministri dalle cose terrene e naturali è di vitale importanza, per essa, difendere e coprire tali leggende. La cultura popolare, quella reale formatasi attraverso secoli di esperienza pratica e non filtrata dalla censura,  narra da sempre dei maschi di Chiesa vittime della loro natura, una natura che si ribella alle terribili restrizioni imposte dal codice ecclesiastico. E si ribella in modo “naturale” cioè attraverso comportamenti nevrotici guidati dalla reazione della natura contro la “cultura” che pretende di schiavizzarla, di sottometterla e di cancellarla. La gerarchia ecclesiastica, tutta, è sempre stata come lo champagne imprigionato nelle bottiglie dal tappo assolutamente ermetico ma privato della “sicura”, la gabbietta metallica che ne impedisce l’ espulsione. Mancando questa esplode e crolla miseramente il castello dei voti, della dirittura morale, del distacco dal secolarismo e la commedia degli “infallibili”, che pontificano da ogni pulpito capiti loro a tiro, si rivela essere una burla planetaria. Per inciso quanto detto vale per ogni forma o tipo di religione, soprattutto per quelle apparentemente più integraliste e dogmatiche. Il tradimento dei voti è di tutti, è connaturato alla struttura della psiche umana. Tradisce il politico che incassa mazzette, il giudice che aggiusta le sentenze per scopi politici o di carriera, il poliziotto che per arrotondare chiude  un occhio, il finanziere che per arrivare in alto li chiude tutti e due. E, poveretti, tradiscono anche mogli e mariti per ricompense molto meno ricche e gratificanti. Ma ciò che colpisce e rende insopportabile il tradimento degli ecclesiastici pedofili omosessuali è l’ oggetto del loro schifoso sbavare e l’ arroganza della loro sbandierata “purezza di spirito” opportunamente testimoniata da anelli, croci e collane gemmate. A ciò va aggiunta la fastidiosa severità delle loro prediche, delle loro filippiche moraliste contro chi non si occupa di bambini, di poveri e di malati. In realtà ai bambini mostrano di pensarci loro piuttosto alacremente e nei modi che ormai tutti conosciamo. Dunque se le cronache attuali narrano quotidianamente di preti, suore, vescovi e porporati in instancabile attività sessuale contro natura e contro la morale, perchè non porsi la domanda se sia o no opportuno abolire questa pletora costosissima di “spiriti superiori”, di predicatori severissimi verso gli altri e indulgentissimi verso sè stessi? A cosa servono queste finte ed inutili interfacce fra noi e Dio? La preghiera dettata ed insegnata da Gesù contiene tutti i presupposti per un dialogo pieno e rispettoso con Nostro Signore. Un rapporto diretto con Lui basato su di Essa vale molto  più di un miliardo di omelie dotte, noiose e recitate dai figuranti bardati con insopportabili broccati e tiare. Ricordo che Gesù non aveva anelli da ostentare e far baciare ai Cristiani che si inginocchiavano davanti alla Sua Santità. Costoro inveve non si limitano a farsi baciare l’ anello del potere da quegli sventurati che capitano sotto le loro viscide grinfie. Se la gerarchia ecclesiastica deve essere, come appare, un mondo sommerso di omosessualità violenta e pedofila, allora è meglio cancellarla tagliandole le offerte in denaro, la frequenza ai riti e la fiducia popolare della quale ha approfittato da sempre. Smettiamola di sentirci così inferiori, così bisognosi di tutela spirituale e politica da diventare zimbelli di una lobby proprio da noi resa potentissima quanto la sua gemella della gerarchia politica.

GIOVENTU’ SEMPRE PIU’ BRUCIATA.

Traggo spunto dal lancio di uova, che ha portato tre idiotelli ai fasti della cronaca buonista, non per trattarne l’ inesistente connotato razzista (lascio volentieri ai dementi storicamente avvezzi a pasturarsi di immondizia a fini politici), ma per dire quattro paroline a questi “giovani sofferenti” e ai loro colpevoli elargitori di privilegi, primo fra tutti la nascita. Pare che il movente ispiratore della cretinata serale, non unica e di certo non ultima, sia da ricercarsi nella noia che attanaglia le fragili menti dei pronipoti dei sessantottini imborghesiti. Si annoiano, i pargoli. E nelle monotone serate in piazza, dopo aver trascorso una inutile e faticosa giornata a non far nulla, come si fa a non “pensare” (con cosa poi vista l’ assoluta assenza di arredi cerebrali) a qualcosa di stimolante e di intelligente? Sia chiaro questo non è uno scenario nuovo ma solo l’ eterna riproposizione della stupidità giovanile che, con il passare degli anni, perde soltanto l’ aggettivo e resta intatta fin oltre gli anta. Ricordo che da ragazzi le sere di agosto risvegliavano le più sopite smanie di imbecillità che ci inducevano a suonare i campanelli dei palazzi a tarda notte, o a lanciare scorze di anguria dai terrazzi sulle auto in transito. Si dirà che nulla è cambiato se non l’ ingrediente da lanciare, ed è proprio  vero. Ciò che non cambierà mai è l’ orribile uso che si fa della propria gioventù. La si brucia, come ha insegnato James Dean nel famoso  (basta poco per diventare miti nel deserto culturale) film “Gioventù bruciata”. Anche in quello  spaccato di vita  piccolo borghese amaricana si moriva per noia sfruttando appieno l’ incapacità giovanile di valutare la vita, almeno come cosa in sè senza scomodare troppo profondi  quesiti  sul suo perchè. Oggi, i cretini adolescenti si ammazzano per stabilire record di salto fra palazzi o sfidando il sopraggiungere dei treni se non addirittura “cavalcandoli” alla moda western, senza pensare che essi viaggiano a mille e non “passeggiano” come le “caffettiere” di Jessy James, tanto per citare un altro totem dell’ imbecillità giovanile. Ma perchè nulla ferma questa onda autodistruttiva che l’ avvento di internet ha reso un vero e proprio tzunami esaltando comportamenti emulativi di fortissima presa sui gruppi di giovani? A questa domanda i salottieri pseudo intellettuali della incultura dominante hanno sempre risposto scaricando la responsabilità sulla società civile, colpevole di tutto e sempre. Lasciamoli blaterare e proviamo a sezionare il giovane cadavere stesso sul letto dell’ ignoranza. Se si ascoltano i genitori si scopre che non ce n’ è uno che non si rifugi nella frase autoassolutoria del “le ho provate tutte e non so proprio come prenderlo”. Ma cosa hanno fatto in realtà? Forse hanno seguito la corrente di moda accettando la corsa a dare ai  figli quanto e più ricevuto da tutti i loro coetanei, forse hanno speso cifre scandalose in videogiochi lobotomizzanti, di certo hanno elargito paghette, auto e costose scarpe di tendenza. Ma hanno mai pensato a regalare ai propri intoccabili miracoli viventi una pala e un piccone, dapprima solo metaforicamente evitando così di illuderli che tutto cada dal cielo, non solo gratuitamente, ma soprattutto obbligatoriamente, e poi realmente, costringendoli a coniugare scuola e lavoro (estivo) per ripagarsi le spese degli studi? Ma scherziamo? Giammai! Far sporcare le loro divine manine con simili attrezzi che lederebbero per sempre la capacità futura di manipolare una siringa di felicità o di stringere il collo di una bottiglia da sballo? Poverini! E’ crudeltà pura farli incontrare con la vita dopo 18 anni di fiabe e castelli in aria! Purtroppo all’ appello della vita i genitori sono spesso assenti menrtre è sempre presente chi ha assoluto bisogno di imbecilli e di una società civile ignorante, meglio ancora se drogata e alcolizzata. E’ quella parte politica che professa la deresponsabilizzazione delle masse, concedendo il 6 politico, le stanze della droga, la famiglia allargata (in realtà smembrata), l’ autodeterminazione del sesso, imponendo l’ odio per la dedizione al lavoro e l’ esproprio formativo dei figli da normalizzare negli asili nido tramite le kapò di partito. Il vero progresso non è nella teconologia, nella robotica o nella finzione virtuale,  sono pala e piccone i veri strumenti di crescita, la sola   barriera ignifuga che può salvare la gioventù dal fuoco della gioventù.

ECLISSI DELLA MENTE.

Prendo a prestito il fenomeno astronomico (di strettissima attualità) per  evidenziare l’ analogo e molto  più pericoloso oscuramento della mente che si verifica in caso, fin troppo frequente purtroppo,  di allineamento al pensiero unico servito sul vassoio miserabile del politically correct. Mi riferisco alla filippica buonista rifilata alla platea compiacente di giornalisti, pronti poi a diffonderla su ogni mezzo di comunicazione, dal pro-tempore inquilino del Quirinale in occasione della festa del ventaglio. In essa si narra di un preteso e incombente pericolo di far west all’ italiana in danno degli immancabilmente innocenti immigrati e zingari. Gli italiani, secondo tale assunto, dopo averne supinamente e irresponsabilmente accolti a milioni  sarebbero, d’ improvviso, diventati pericolosissimi killer con l’ ovvia aggravente razista utilizzata ad ogni piè sospinto. E’ bastato qualche episodio di dubbia genesi ad affibbiarci tale connotato e a scatenare le sirene d’ allarme del  piccolo universo buonista e accogliente tanto a immigrato. Solo casualmente le stesse sirene sono restate silenziose in occasione degli innumerevoli delitti perpetrati da zingari e immigrati vari. Case occupate se solo ci si reca a far la spesa, conducenti di mezzi pubblici picchiati (e licenziati) da “portoghesi” immigrati, ragazze fatte a pezzi come quarti di pollo, donne violentate tutti i gironi, risse e rapine quotidiane organizzate da “rifugiati”, sporcizia e liquame sui marciapiedi e zone franche interdette anche alla polizia, non sono segni di incombente, anzi conclamato far west agli occhi tanto vigili dei buonisti accoglienti. Tutto questo edificante panorama sfugge all’ analisi pseudo sociologica di bottega di una sinistra che è stata capace di negare per decenni i crimini comunisti delle foibe e delle deportazioni di zingari ed ebrei di matrice sovietica. A costoro sfugge, da sempre, la Storia sia essa secolare che quotidiana. Vedono solo ciò che essi dichiarano esistere, tutto il resto è censura, è oscuramento, è eclissi mentale da allineamento  dottrinale e settario, è assenza di autonomia intellettuale, è manovalanza spicciola lautamente retribuita. La figura del Presidente della Repubblica è per definizione al di sopra delle parti politiche ma tale stato di superiorità equidistante non si realizza tramite una semplice elezione (come un semplice Conclave non crea di botto Santità). Occorrono atti di coraggio intellettuale, occorre essere liberi da condizionamenti e da pregiudizi di bottega per provare ad assomigliare, anche solo lontanamente, a Gesù o a Salomone. La verità delle parole non è data e certificata dalla carica di chi le pronuncia ma dalla rispondenza alla realtà di esse. Affermare che l’ Italia si stia avviando al far west è vero solo in prospettiva, non troppo futura,  e questo a causa di una accoglienza irresponsabile di milioni di individui culturalmente e religiosamente agli antipodi rispetto alla nostra matrice cristiana, risorgimentale e occidentale. L’apocalisse sociale paventata si verificherà, certo, ma per colpa di quelle menti esaltate che ritengono possibile, anzi doveroso che in Italia entrino Africa, Medioriente e resto del mondo tutti insieme. L’ apocalisse sociale non sarà perchè l’ italiano si scopre improvvisamenbte pistolero razzista ma perchè è già oggi costretto a difendere la sua casa e la sua vita. Quano ad un popolo si vuol togliere l’ identità nazionale, quando si vuole trasformare le città in giungle nelle quali rubare la tana dell’ altro diventa la regola,  aspettarsi un far west è il minimo che una mente, non in eclissi da allineamento politico, possa prevedere.

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