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Eligio Bartoli

Archivi del mese: Luglio 2019

LADRI DI FIGLI.

 Dalla provincia di Reggio Emilia la rossa arriva il fatto criminale emblematico  della ideologia gender-omosessuale, supportata da una sinistra che invia comparse solidali  sulla bagnarola pirata, ma che fa finta di ignorare le pratiche mengheliane poste in essere, nel suo grasso ventre, da assistenti sociali lesbiche. E’ noto che la “banda progressista” si sia sempre  ritenuta al di sopra delle leggi e che, in nome di una usurpata rappresentanza proletaria, abbia “giustiziato” poliziotti e politici avversari, colorando di rosso rivoluzionario quelli che erano soltanto volgari omicidi perpetrati da volgari assassini di  sinistra.  In base a tale pretesa superiorità rispetto alla legge ecco la “banda progressista” scagliarsi, con inaudita ferocia ideologica, contro la Famiglia unica e normale, per rubarle i figli legittimamente e naturalmente concepiti e condannarli alla morte quotidiana all’ interno di caricature domestiche omosessuali. Soltanto il comunismo e il nazifascismo, in ciò accomunati da identica ignoranza e crudeltà, sono stati storicamente capaci di deportare  milioni di individui, sradicandoli dalle loro case per poi sterminarli nel chiuso dei “salotti buoni” della loro follia (gulag e campi di concentramento vari).  Anche queste kapò assistenti sociali “progressiste”,  assistite in ciò da sindaci altrettanto “progressisti”, si sono sentite in diritto di deportare i figli di gente  normale e indifesa davanti alla cortina di ferro formata dalla burocrazia sociale e da certa magistratura alleati nel progetto di distruzione  della famiglia unica vera e naturale.  Queste kapò del terzo millennio, e quarto reich nostrano,  hanno avuto potere di vita e di morte su inermi bambini e genitori sprovvisti di ammanigliamenti economico-sociali,  e hanno potuto commettere i più odiosi crimini coperti dalla  autocertificazione   della tutela dei minori di matrice sinistra-buonista. Le indagini sono ancora in corso, ma dubito fortemente che fra le vittime di questi nazisti emiliani e “progressisti” ci siano famiglie di avvocati, giudici o ingegneri, attori e giornalisti. I “coraggiosi” vigliacchi hanno di sicuro pescato  nel mare (per loro) tranquillo del proletariato schiacciato dalla mancanza di tutele corporative e dunque ideale terra di conquista dei nazisti con tessera rossa. Sono questi i pacifisti che inneggiano ai mercanti di schiavi, sono questi i buonisti che attaccano il ministro Salvini e si permettono  di dargli del fascista e razzista. Sono loro che rubano i figli altrui per ucciderli dandoli in pasto a certi dispetti della natura che rinnegano la creazione di Dio. Invocare la pena di morte, con esposizione dei cadaveri a testa in giù sulla piazza di Reggio Emila, per questi autentici nazizti rossi non appare essere minimamente lesivo di quel senso di Giustizia non edulcorato e svilito da buonismo e perdonismo a senso unico. Chi tocca i bambini, e in questo caso anche le loro famiglie, deve morire! Non ci sono margini di discussione e chi li rapisce sotto l’ egida dell’ assisatenza sociale merita solo di sparire dalla faccia della terra.

TROPPA GRETA E NIENTE GARBO.

Quando si dice Svezia non si può non tornare col pensiero alle sue grandi icone di bellezza e bravura artistica. Fra esse spiccano Ingrid Bergman, Anita Ekberg e Greta Garbo. Greta appunto. Donna di grande intelligenza (come la maggioranza delle donne del resto) schiva e raffinata nella sua diffidenza delle masse e della popolarità, strenua vestale della riservatezza. Simbolo di una Svezia e di un mondo che non ci sono  più. Soppiantati da una realtà plasmata ad arte dal dominante appiattimento culturale figlio dell’ ignoranza, che sta contagiando l’ Europa intera. Il suo posto è stato preso da una piccola Greta priva di garbo. Penosa icona di una sinistra pseudo ambientalista capace di essere imbattibile quando si tratta di inventare, secondo occorrenza, caricature sociali, politiche e di costume. Questa piccola e invero già bruttina, di quella bruttezza particolare fatta di precostituito prodotto di laboratorio ideologico, e senza alcuna traccia di spontaneità, è una Greta non credibile, confezionata dagli stessi che lei apostrofa come i responsabili e insensibili in materia ambientale. E’, come sagacemente detto da coloro che non hanno abboccato all’ amo buonista, una Gretina posta alla testa di un esercito di Gretini arruolati per combattere una guerra finta, come del resto sono i giuramenti dei politicanti. La fabbrica dei Gretini non conosce cassa integrazione, lavora su tre turni di otto ore anche la domenica  e, soprattutto, contro le feste comandate tipo il Santo Natale. E’ la sinistra internazionale che, priva di confini e senso della realtà, strumentalizza tutto quanto si dimostri funzionale al suo oggetto sociale, cioè alla costruzione di banalità politiche, di fenomeni da baraccone, di condottieri del nulla. Lo ha fatto con la classe operaia illudendola di condurla in Paradiso mentre l’ ha precipitata nell’ Inferno della precarietà e delle periferie urbane. L’ ha fatto con il movimento studentesco per scardinare la scuola e la cultura per poi liberarsi delle masse di giovani sbandati dando loro il becchime della droga e le stanze per consumarla in pace. Lo ha fatto con la famiglia allargandola, stracciandola e facendola a pezzi in nome della chimera, tutta sinistra, della libertà dal dovere e dalle responabilità di genitori. Con ciò dando vita ad una società malata fatta di compagni e compagne monoreddito e plurifamiglie, morti di fame, che giocano a vivere da divi holliwoodiani. Lo sta facendo con gli asili nido e l’ infanzia trasformati in campi di normalizzazione gender per costruire i suoi schiavi di domani. Lo sta facendo con i Gretini illudendoli di essere attori protagonisti di una commedia zeppa invece di comparse usa e getta.  Lascia alla loro Gretina la possibilità di insultare la classe politica, di fare la paternale nelle aule parlamentari, di sognare addirittura la vincita del nobel per la pace (bella copia di quello regalato al moro d’ America). Lascia che i Gretini sfilino in corteo, che urlino la loro rabbia canalizzata a dovere affinchè l’ ambientalismo resti un feudo della sinistra, per poi sterilizzarlo attraverso paghette, facili ed inutili carriere sia politiche che giotnalistiche che giudiziarie.  Resta la triste realtà che Gretini si nasce e si muore, come si nasce e si muore (sempre in età troppo avanzata) comunisti.

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