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MANIFESTO SERVILISMO.

Il ministro del Risorgimento Italiano Matteo Salvini ha mandato in tilt le fragili menti salottiere che sostengono la sinistra nostrana con indefessa e ben retribuita attività propagandistica spacciandosi perfino per “artisti”.  Sembra che alcuni di questi menestrelli rossi abbiano firmato un “manifesto” di condanna e di presa di distanza dal suddetto Ministro in quanto “razzista e nazi-fascista” nei confronti dei pretesi rifugiati (da cosa e da chi non è dato sapere). Il cattivo è così cattivo che i “buoni” (a nulla ma capaci di tutto) buonisti hanno avvertito il sacro dovere di elencarsi nel manifesto di disapprovazione. Sono così indignati dal progetto di salvaguardia a favore dell’ Italia e degli italiani (non quelli radical chic ovviamente) che sdegnosamente manifestano la loro manifesta sudditanza al (non) pensiero unico imposto dai pepponi, generosi elargitori di carriere. I manifestanti sono tutti arricchiti, con tessera e per tessera, che vivono nel privilegiato mondo parallelo dello “spettacolo” e della “informazione”,  entrambi da qualche euro al chilo. Sono privilegiati come lo erano le vergini dei templi greco- romani   ma ad essi non è richiesta verginità alcuna in luogo di una spiccata attitudine alla prostituzione intellettuale  spinta fino alla negazione delle foibe carsiche e delle malefatte compiute in nome del proletariato italiano. E’ chiara, anzi manifesta, la strategia di questa improbabile intellighenzia, definitasi tale, di condizionare il gregge buonista puntando sulla altrettanto manifesta incapacità di autonomia culturale di esso. Quando suonano le grancasse compagne non si ascolta altro, ci si mette in riga e si marcia tutti uniti, anzi  in massa, contro il “fascista di turno”. Sono ormai 75 anni che la sinistra nostrana vive di lauta rendita antifascista ed è sempre pronta a riproporre sdruciti ritornelli a beneficio delle masse buoniste opportunamente pasturate. La tenaglia normalizzatrice si è rimessa subito in moto per tentare di stritolare la inaspettata nuova coscienza politica della maggioranza degli italiani. Da una parte i “manifesti” e dall’ altra la CGIL pronta a rispolverare i seminari di “disinfestazione mentale” dal “neofascismo”. L’ hanno presa proprio male la batosta elettorale   e, come si dice a Roma, “nun ce vonno sta”. Soffrono e patiscono ad ogni respingimento della flottiglia poltiglia nota come ONG uniti nella “sofferenza” alla gerarchia ecclesiastica spaventata dalle nubi che minacciano il businnes dell’ accoglienza plenaria dopo assersi arricchita con la plenaria indulgenza a pagamento. Soffrono così tanto le ganasce del buonismo accogliente che,  cristianamente, viene voglia di pregare affinchè cessi questo loro doloroso agonizzare, magari  grazie ad una sempre tarda e provvidenziale morte politico religiosa.

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