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Archivi del mese: febbraio 2018

COMUNISMO MALE ASSOLUTO.

Da quando la mente di Luca Traini da Macerata non ha retto all’ orrore provocato dal massacro della povera Pamela Mastropietro ad opera degli spacciatori di droga nigeriani, si è scatenata la gazzarra comunista sulle note stonate e demodè di un preteso e inesistente pericolo fascista. Il fatto che la sinistra non conosca vergogna è sancito dalla Storia, dai troppi crimini commessi in nome del comunismo, autentico cancro sociale, in ogni angolo del mondo. Il pretesto della sparatoria inscenata dal Traini è servito alla grancassa antifascista di mestiere  per violare ancora una volta la Democrazia e la memoria storica e per violare il ricordo e la celebrazione della giornata delle Foibe. Dunque non solo questa sinistra non si vergogna di una delle nefandezze più criminali fra le tante perpetrate dagli “eroi” rossi, ma arriva a sbeffeggiare gli italiani infoibati inneggiando all’ impresa nei cortei della sceneggiata anti fascista. Qualche deficiente, analista partigiano del morbo comunista, ha rivendicato la legittimità di quelle stragi in quanto gli italiani massacrati sarebbero stati “fascisti”. E’ noto infatti che l’ assassino comunista non ammazza, giustizia! Ed era “fascista” anche la povera bambina Giuseppina Ghersi che a tredici anni, siamo nel 1945, è stata violentata ed uccisa da tre “eroi” pedofili partigiani. Ed erano tutti “fascisti” anche i tedeschi abitanti di Berlino est uccisi dai cecchini comunisti sul muro della vergogna comunista mentre tentavano di raggiungere la libertà e le loro famiglie a Berlino Ovest. Le vittime della violenza comunista sono sempre “fasciste”, per definizione e a prescindere da qualsiasi contesto sociale e geografico. Sono “fascisti” anche i desaparecidos cubani sterminati a migliaia dagli scagnozzi partigiani di Castro. Era tanto “fascista” Giuseppina Ghersi che la giunta, al potere nel Comune di Albenga, le ha negato l’ intitolazione di una via. Era così “fascista” da meritare le violenze pedofile di tre assassini, i nipoti dei quali probabilmente avranno ereditato un posto d’ onore dietro gli striscioni jurassici  dell’ ANPI e posti di stipendio di prim’ ordine. La verità è che chi ha l’ intelligenza di non essere comunista è per definizione “fascista”.  Per queste crape rosse  risulta inconcepibile non essere comunista e per di più per la semplice e serissima ragione di avere capacità di giudizio e libertà di pensiero. Infatti le menti intelligenti sono odiate dai comunisti come il Crocifisso dai vampiri, e con questi hanno in comune il vizietto di succhiare non solo il sangue altrui ma i soldi, la casa e la libertà.  Se  il fascismo è  male assoluto lo è anche di più (lo dice la Storia) il comunismo e, con buona pace dei “pensatori” di sinsitra il peggior atto fascista è negare i crimini del comunismo.

FEMMINISMO MASCHILISTA.

“Eliminare le ombrelline o grid girl!” L’ ordine è partito dai capi della  setta  del femminismo maschilista i quali, nell’ intento ipocrita di punire i molestatori sessuali modello  Weinstein, riaccendono il rogo sul quale bruciare la donna “oggetto”.  In apparenza, e in ciò sta la miserabile ipocrisia, sembra un gesto in difesa della donna ma, in realtà, è la sempre più ossessiva paura del suo corpo ad armare la mano di questi “riformatori femministi” discepoli dell’ Inquisizione.  Fin quando la così detta morale sarà decisa, codificata e disciplinata (si fa per dire) dal maschio, sia esso sotto forma di prelato o, peggio, delle sue controfigure islamiche, sia sotto forma di buonisti idioti del politically correct, per la donna saranno guai. Lei sarà sempre il campo di battaglia politico, pubblico e privato, sul quale la guerra dichiarata all’ intelligenza non finirà mai. Che il maschio sia idiota inguaribile lo ha dimostrato la Storia e che tale idiozia egli la eserciti soprattutto in danno della donna è dimostrato dalla vita quotidiana in ogni angolo del mondo. Il maschio, con tonaca, toga, tessera politica o semplice qualifica di marito, si arroga il diritto di decidere cosa la donna possa o debba fare, quanto lunga possa o debba essere la sua gonna, quanto e quando lei debba essere disponibile ai suoi capricci sessuali.  Lo stesso maschio di cui sopra si illude di curare la paura, che lo ossessiona, del corpo della donna oscurandolo, coprendolo o addirittura eliminandolo. E’ pietoso e idiota quando si scaglia, lancia in resta, contro la donna, contro un universo che non potrà mai capire vista la sua incolmabile inferiorità intellettuale.  Questi miserabili moralisti sono gli stessi che, in privato e spesso in incognito, si aggirano bavosi nei locali  della lap dance, usano prostitute minorenni, frequentano le deviate sponde del sesso non disdegnando anche di farsi frustare il deretano da amazzoni in pelle e borchie. Non se ne può più di questi predicatori moralisti viscidi e maniaci. La liberazione o la semplice emancipazione della donna non sarà mai data dal divieto di mostrarsi ma dalla eliminazione sociale e intellettuale di questi feticci autoritari, primitivi e ignoranti.

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