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Archivi del mese: settembre 2017

REPETITA JUVANT.

Lo dicevano i latini e la miserabile deriva, dettata dal politicamente corretto e omosessuale alla pubblicità commerciale, lo impone allo scopo di raggiungere i tanti che ancora non hanno compreso le tragiche finalità della insensata rincorsa gender.  Accade ancora. E questa volta è una nota bibita americana, che mi vanto di aver da tempo eliminato dal mio parco bevande presieduto in massima parte da acqua pura e semplice, a lanciare lo spot ideologico-buonista teso a far considerare normale e naturale ciò che non lo sarà mai: l’ omosessualità. Narra, tale spot, di un aitante macho intento a pulire una piscina privata e oggetto delle mire sessuali degli abitanti della casa. Ad una finestra è affacciata, e affascinata dalla visione, la figlia adolescente mentre ad un’ altra è affacciato, con il mento voluttuosamente appoggiato sul dorso delle mani intrecciate e con espressione sognante, il figlio adolescente anche lui ma vistosamente omosessuale. D’ improvviso i due scattano all’ unisono verso il frigorifero, prendono la nota bibita e si precipitano, cercando di superarsi, verso il macho per deliziarlo e conquistarlo. Purtroppo per i due (o le due?) il terzo incomodo (la mammina solerte e disponibile) li ha bruciati sul tempo e, in ovvia assenza di un marito,  raccoglie il frutto desiderato. A parte la misera trametta, il miserabile messaggio che si intende trasmettere alla gente, con l’ ennesimo spot filo omosessuale, è la normalità della omosessualità, il suo sdoganamento nella famiglia e quindi nella società. Dove sono finiti quei padri inferociti e vergognosi allo scoprire che i loro figli, eredi del nome, del blasone e della mascolinità, sono invece delle mammolette? Spariti! Cancellati per decreto, perchè essere omosessuale è bello ed edificante, è la terza palla dello stemma araldico di ogni famiglia, che se non ha in casa una mammoletta o una lesbica non è a la page non è in. Di contro le mammine del miserabile politicamente corretto contendono il maschio di turno non più solo alle figlie ma anche al pederasta di casa riducendo la famiglia ad una squallida succursale di Sodoma e Gomorra. Ormai l’ omosessuale, il popolare finocchio, è diventato il prezzemolo sociale, lo ritrovi dappertutto e fra poco anche nello spot per tamponi mestruali.   Repetita juvant! Ed io che sono un partigiano della lotta contro la sinistra e le sue miserabili mire gender ripeto, alzando il tono delle parole, che la distruzione della famiglia, dei sessi, della società civile, è un abominio del tutto identico a quello nazista della razza ariana. L’ apologia della omosessualità, già sconfinata nella folle “scelta” del proprio genere anagrafico, è l’ ultimo gradino di una scala di disvalori che porta nell’ abisso della deresponsabilizzazione dell’ individuo e del rifiuto di un ordine naturale, al fine di farlo smarrire spiritualmente e poterlo dominare drogandolo con eroina e ideologia comunista. Da difensore della cultura, della libertà e della eterosessualità esorto tutti a smetterla di bere fandonie buoniste, false libertà dall’ essere donne e uomini, velenose e fatali più della cicuta con cui i pre-comunisti eliminarono Socrate. L’ Universo è eterosessuale,  l’ ignoranza no.

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