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Eligio Bartoli

Archivi del mese: maggio 2017

MANOVRE PERICOLOSE.

Mentre la Corea del Nord minaccia la guerra ogni giorno le brigate d’ assalto (ai nostri moribondi redditi) governative “lavorano” per rastrellare altri miliardi di euro da immettere, a fondo perduto, nel mare magnum del debito pubblico italiano. Ciò soprattutto al fine di poter continuare a prelevare indisturbati i vitalizi della Casta politica e dell’ apparato burocratico che la sostiene. Come sappiamo il medico UE-Germania (che ovviamente non pensa a curare prima se stesso) ci ha prescritto una terapia economica mortale per garantirsi il dominio finanziario dell’ Europa, e i solerti burocrati nostrani si sono subito messi all’ opera per realizzare l’ ennesima manovra,  più pericolosa che correttiva, a base di tasse. Chi ha memoria e anni per alimentarla ricorda che da almeno 10 lustri assistiamo al teatrino della manovra economica aggiuntiva. Questi cervelloni, non casualmente posti a poca distanza dai rispettivi culi di pietra, prima fanno “studi e previsioni di crescita”, sezionano il Pil e annunciano a tutto il mondo, con inarrivabile follia trionfalistica, che l’ attuale legge finanziaria (oggi legge di stabilità, nel senso forse che tutto resta fermo e nulla cambia) sarà quella che “invertirà l’andamento economico” avviando un circolo virtuoso e  bla bla bla. Attraverso la palla di cristallo della loro non sapienza vedono e prevedono il futuro economico raccontando palle e balle senza alcuna traccia di vergogna. “Salirà l’ occupazione e scenderà la disoccupazione” gridano, con la faccia da posteriore inarrivabile, dagli scranni parlamentari e negli ospitali salotti televisivi. Poi dopo qualche mese scatta il “contrordine compagni” perchè è salita la disoccupazione ed è scesa l’ occupazione, è crecsiuto il debito pubblico e quindi necessita una manovra correttiva per colmare il famoso disavanzo economico che la intransigente madre badessa culona-Ue non può tollerare. Ecco quindi le precarie meningi dei burocrati, comandate dai politicanti di mestiere, spremersi e mettersi al lavoro per inventare “nuove soluzioni”: tasse sui consumi, sui beni (casa) sull’ ombra proiettata al suolo dalle tende dei negozi e sui redditi presunti, che in recessione abissale, siamo comunque obbligati a conseguire. Sono 50 anni che al festival del malgoverno italiano vince sempre la stessa cantilena e quando qualche coraggioso ha provato ad intonare musica e parole diverse si è prontamente svegliato il drago ad infinite teste (giudiziaria, giornalistica, clericale, sindacale, bancaria ecc.) per neutralizzarne ogni mossa. E così, protetti dall’ ombra dei gravi fatti internazionali, i cervelloni burocratici continuano nell’ opera di distruzione sistematica del sistema Italia, mentre al popolino che li vota vengono date in pasto scissioni di partito, baruffe chiozzotte fra stregoni e cadaveri del Bottegone, grillate raccapriccianti sul reddito di cittadinanza.  L’ immondizia sommerge le città e l’ immondizia politico-burocratica buonista  sommerge l’ Italia. In attesa della guerra nucleare totale.

“BUU”: BUFALA RAZZISTA.

L’ appiccicosa vernice buonista e politicamente corretta, oltre che idiota, dell’ anti razzismo di facciata sta colando sulle strutture dello sport e del calcio in particolare. Il “nuovo” dogma del “siamo tutti uguali” il cui copywriter, risalente ad oltre 2000 anni fa,  è del Cristianesimo e non del pensiero unico di sinistra (giova ribadirlo a beneficio delle labili e furbesche memorie “storiche”) , viene propinato come una “lavanda” cerebrale e travolge usi e costumi che con il razzismo non hanno nulla ache vedere. E’ di estrema attualità l’ ultima impennata buonista, che ha visto protagonista un calciatore del Pescara (campionato di Serie A) e il pubblico presente allo stadio di Cagliari.  Dagli spalti si sarebbero levati i famosi ed “esecrabilissimi” “buu” così detti razzisti  all’ indirizzo (dicono) del medesimo calciatore, a causa (dicono) del colore non proprio bianco della sua pelle. Il sillogismo politicamente corretto e idiota è immediato e senza tema di errore. A nessuna delle vestali vergini e pure viene il dubbio che quei segnali acustici possano collegarsi al tifo, tanto più che anche nella squadra cagliaritana militano giocatori negri o neri che dir si voglia. La follia assoluta è data dal fatto che quando il bersaglio dei medesimi “buu” è un calciatore non negro o nero che dir si voglia, (vedi il caso, fra i tantissimi, di Higuain oggetto di buu e fischi per l’ intero incontro Napoli-Juventus) cade automaticamente la loro valenza razzista. Ma siamo allo stadio accidenti all’ ipocrisia buonista! Ai bei tempi, quando il  cancro del politicamente corretto non si era ancora menifestato, gli sfottò, le parolacce, le corna e tutto il campionario da gradinata e curva erano il sale del tifo, il condimento piccante delle domeniche pallonare. Ora, con l’ imperante pensiero unico (ed eunuco) buonista si sono inventati perfino il “razzismo territoriale” per punire gli sfottò tra nordici (polentoni) e meridionali (terroni) cioè il peggio che una mente malata terminale di politically correct possa ideare!  Nell’ Italia delle contrade, dei Comuni e delle rivalità campanilistiche storiche, questi idioti “pensatori corretti” inventano il razzismo territoriale. Immaginiamo cosa accadrebbe se le rivalità fra le contrade senesi (che dividono famigli, palazzi e rioni) venissero regolate dal buonismo dell’ anti razzismo territoriale: si leverebbe alto un sacrosanto VAFFA (altro che buu) fino a frantumare i vetri del miserabile tempio buonista.

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