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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Archivi del mese: gennaio 2017

GIOCARE AD UCCIDERE.

I figli dei videogiochi,  della paghetta, del divieto di accesso nella loro camera, della “squola” come punto di “incontro” e non di studio, in sintesi, di questa società buonista, permissiva, idiota e ignorante, giocano ad uccidere come giocassero al tiro alla fune. Sono i mostri creati dal dissolvimento dell’ autorità e della funzione formatrice di genitori, professori, maestri, sacerdoti e di ogni altra figura di riferimento sociale. Sono gli orfani di quella “FAMIGLIA NAZIONALE” dentro la quale spesso volava qualche ceffone e la punizione educativa trovava la sua legittimazione nel costante richiamo al dovere, allo studio e all’ impegno, come sentire comune di ogni famiglia. Sono il frutto della desertificazione culturale imposta dai menestrelli della deresponsabilizzazione, da quei miserabili pazzi che hanno cancellato il Dovere ed esaltato il Diritto a tutto e subito, senza se e senza ma. Questi prodotti della fabbrica del nulla anti famiglia hanno cominciato ad uccidere i loro genitori  davanti al diniego dell’ auto “12 valvole”, poi sono passati allo sterminio familiare per accedere prima del tempo all’ eredità, e adesso, con una facilità ed un vuoto cerebrale sconvolgenti, soltanto perchè vengono rimproverati per scarso impegno scolatico o per uno stile di vita fuori dalle righe. Essendo morta e sepolta la “FAMIGLIA NAZIONALE” e con essa quel sentire comune che valeva per tutti e che perciò era riconosciuto ed accettato, questi orfani sociali, figli della famiglia allargata, devastata, delegittimata, e svuotata, vivono allo stato brado, insofferenti alla vita stessa e ad ogni assunzione di responsabilità. Sono selvaggi e violenti, abituati alla morte virtuale e a quella reale ormai entrata nella vita quotidiana con una “regolarità” studiata e voluta da questa abominevole società politicamente corretta. In questa giungla, nella quale ministri della Chiesa stuprano minori di entrambi i  sessi, ministri del governo e politicanti in genere rubano e depredano la cosa pubblica, semplici cittadini  si fingono invalidi per rubare una pensione, gli “eterni ragazzi” si sentono autorizzati ad uccidere chiunque, compresi i prorpi genitori, si frapponga fra loro e il godimento senza limiti della vita. In fondo una Nazione che ha il primato del debito pubblico, della corruzione politica e religiosa, della ideologizzazione di ogni rapporto umano, che nega l’ esistenza dei sessi e delle loro implicazioni morali e sociali, che nega la cultura in favore dell’ ignoranza globale, non può sorprendersi se le sue nuove generazioni si distinguono per “imprese” tragiche come quella dei due “ragazzi” di Mantova. Quei colpi d’ ascia sono il risultato delle politiche buoniste nei confronti della droga, delle stanze progressiste per drogarsi, della depenalizzazione dell’ uso “personale” di stupefacenti che, ipocritamente e scientificamente nega il teorema secondo cui la droga personale sia la cellula della droga nazionale.  Quei colpi d’ ascia sono stati inferti in concorso con quella ideologia politica che dal ’68 diffonde, senza sosta, il messaggio “uccidi tuo padre e sarai libero”. Quei due miseri sottosviluppati sono il succo dei frutti coltivati nell’ odio, nell’ invidia sociale che porta  alla appropriazione indebita e all’ esproprio proletario, che dal piano politico  sono penetrati, contaminandola, nella famiglia o quel che resta di essa. Questi colpi d’ ascia al proprio padre e alla propria madre sono la plastica rappresentazione di ribellione alla vita, alla sua spiritualità e al suo essere dono di Dio. Sono colpi inferti dall’ ateismo snob dei super deficienti che “pensano” e propugnano una vita fatta di soli bisogni, anzi diritti, materiali in nome di una “scienza” che tutto “spiega” e tutto, in realtà, nega. Sono i colpi d’ ascia inferti dal caos mentale spacciato per liberazione dell’ individuo.

LA PESTE BUROCRATICA.

Il decadimento mentale del singolo individuo, che assume rilevanza nazionale con il decadere della legge a succube  braccio amministrativo, è dovuto al dominio della burocrazia, cioè della quintessenza dell’ idiozia umana. Il burocrate è la negazione dell’ uomo filosofo, ragionatore, critico e fantasioso. In sintesi è la negazione dell’ intelligenza. Esso si pone al servizio dell’ appiattimento sociale,  è l’ ottuso sergente dell’ omologazione del pensiero, è il servo viscido delle dittature. E’ una comparsa che ambisce al ruolo di protagonista attraverso l’ eliminazione di questi. Burocrazia è mancanza di autogoverno della persona, è la montagna di norme che schiaccia la libertà quotidiana, è la nevrosi regolamentatrice tipica delle menti inferiori incapaci di concepire pensieri e che, giocoforza, ad essi oppongono regole e cavilli, pastoie e cervellotici labirinti normativi.  La decadenza generale che stiamo vivendo origina dalla burocrazia e di essa moriremo se l’ individuo pensante non si ribellerà al sistema burocratico che lo vuole incapace di pensare, sottomesso alla regola e privo di iniziativa.  Il burocrate è colui che appone sul flacone del detergente per pavimenti l’ etichetta altisonante di “presidio medico chirurgico” soltanto perchè nelle quote degli elementi costituenti si dice che svolga azione disinfettante.  Ora, la convinzione che i pavimenti soffrano di patologie tali da rendere necessario l’ impiego di “presidi medici chirurgici”,  può “germogliare” solo nella desertica crapa di un burocrate maniaco delle etichettature. Proprio come lo erano i nazi-comunisti che “denominavano” le vittime nei loro campi di concentramento con etichette alfanumeriche incise sulla pelle. Il burocrate è colui che attribuisce ad un detersivo per lavapiatti o lavabiancheria una “tecnologia” per combattere unto e macchie in luogo di un semplice processo chimico dovuto all’ azione di sostanze presenti nel prodotto. Sarebbe allora tecnologia anche l’ azione del disseccante cosparso sui campi in agricoltura. Il burocrate è quel pazzo che arriva ad immaginare la classificazione della famiglia in genitore 1 e genitore 2, procedura da estendere poi ai figli che se saranno maschi saranno tutti 1 e 2 se saranno femmine. Il burocrate è quel cretino che arriva a negare i due sessi affermando che trattasi di distinzione anti democratica e discriminatrice nei confronti di chi in essa non si riconosce.  E’ lo stesso che affermare che non esiste solo la Terra e il Cielo, o l’ acqua e il fuoco, ma che esistono stati fisici intermedi di essi: “fuocoacqua o Terracielo”, limbi nei quali “sicuramente” si può collocare chi è diverso.  E’ patetico vedere come questi idioti burocrati tentino di eludere la realtà per etichettare “nuovi” prodotti della natura come ad esempio gli omosessuali, che altro non sono se non maschi e femmine con anomalie psicofisiche che impediscono loro la “fruizione” (detto in burocratese)  naturale della sessualità. Il burocrate idiota va oltre la irrazionalità e si diverte a prendere per i fondelli chi è colpito da menomazioni fisiche. Ecco allora emergere dal liquame lessicale ideologizzato del burocrate espressioni come “normodotato” per indicare persona sana e normale, “ipovedente o non vedente” in luogo di cieco che appare politicamente scorretto, “ipodotato, portatore di handicap” per non dire paralitico o zoppo. In questa forsennata rincorsa alla negazione dei concetti di normalità e sanità il burocrate, sempre più cretino, pone in atto il bluff della “normalità” della anormalità, nella delirante convinzione che le infermità fisiche scompaiano semplicemente negandone l’ esistenza.  Coloro che ne soffrono sanno bene che non è così.  Nel teatrino dei burattini politicamente corretti vanno in scena raccapriccianti commediole ideologiche che poi opportunamente e prontamente vengono tolte dal “cartellone” per far posto ad un’ altra categoria più remunerativa per la tasca ed il seggio, ad esempio gli immigrati. Costoro d’ improvviso diventano rifugiati, richiedenti asilo politico e dunque burocraticamente intoccabili. Nuovi soggetti rispetto ai quali piegare la democrazia, l’ uguaglianza giuridica e la libertà personale, a basse e corrotte logiche di bottega. Tutti  valori che  devono scomparire per far posto all’ immigrato, rifugiato, richiedente asilo, che ha il diritto di viaggiare senza pagare il biglietto, ha diritto di stuprare perchè nei villaggi d’ origine si fa così, ha diritto di occupare case lasciate momentaneamente incustodite dal legittimom proprietario. Ha il diritto ad una paghetta quotidiana da finanziare con i soldi dell “Stato sociale” che così deve chiudere i rubinetti per gli italiani.   Tutto ciò è l’ affare del secolo per i partiti della non politica, per le cooperative catto-comuniste e clerico-comuniste. Miliardi di euro che transitano attraverso le maglie larghe del buonismo per finire, in gran parte, nelle tasche di faccendieri, burattinai e burattini. Il burocrate sguazza nel buonismo burocratico ed elargisce perfino servizi di assistenza psicologica a mani basse a questa immigrazione selvaggia rendendola pulizia etnica in danno dell’ Italia e degli italiani. Burocrazia erba parassita e peste sociale.

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