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Eligio Bartoli

Archivi del mese: luglio 2016

UNA NUOVA LEPANTO.

Se è vero che “la morte non sia il peggior di tutti i mali ma sollievo da dolori” è altrettanto vero che la maggior onta non sia perdere la vita per mano di questi vigliacchi, di questi primitivi, di queste schegge paleolitiche, ma sia essere toccati e violati da simili sottosviluppati che, se paragonati, dànno ai cassonetti dell’ immondizia la dignità di salotto chic. E’ infatti da oltre 10 secoli che il Medio Oriente guarda con occhi iniettati di sangue l’ Occidente il quale fin quando è stato la culla e la casa della civiltà, non ha dato  scampo alle sue mire egemoniche. Ma ora a “governare” l’ Occidente c’è il buonismo dei dementi profeti del politically correct, le sue cariche istituzionali sono “okkupate” da caricature politiche, da mezze figure che si sentono artefici dell’ evoluzione multiculturalista, espressione vuota e altisonante che nasconde il purtroppo concreto e pieno caos mondiale oltre alla certa prospettiva di guerra totale. La strategia politica dei buonisti italiani, sempre primi nel calarsi le braghe, viene enunciata ancor più chiaramente attraverso le dichiarazioni di “timonieri” raccapriccianti quali il ministro dell’ Interno o il presidente della Camera (delle chiacchiere). Il teorema congiunto e convergente sarebbe: non aiutare economicamente gli italiani bisognosi  e disseminare  nei piccoli paeselli del fu Bel Paese clandestini a volontà, titolari di ogni privilegio. Ma come sono buonisti costoro che vivono in ambiente asettico con scorta e rendita parlamentare pagate dagli italiani che lavorano! Quanto è facile esserlo vivendo al di sopra dei problemi e della realtà quotidiana! E’ a causa di questi indefiniti graffiti paleolitici che l’ Europa è alla mercè di canaglie socialmente analfabete, di immondi foruncoli di ignoranza che infettano mortalmente il tessuto sociale occidentale. E’ a causa di questi politicanti che i discendenti dell’ Impero romano, di Dante, di Leonardo, di Michelangelo, del Foscolo e del Manzoni. vengono oggi uccisi, violentati e derisi dall’ orda, rimasta barbarica come 12 secoli fa.  Lepanto chiama, anzi urla, alla raccolta e il primo bersaglio della nuova Lepanto deve essere il politically correct, il buonismo idiota degli idioti buonisti per poi ricacciare lontano dai confini della civiltà i terroristi cavernicoli. La nuova Lepanto deve fermare il genocidio politico ed etnico del popolo italiano e degli europei tutti voluto da una lobby politica guidata da incomprensibili manie di autodistruzione. Da oltre vent’ anni, a partire dalle invasioni di albanesi, era chiaro che sarebbe avvenuto ciò che oggi è sotto gli occhi “sorpresi e sconcertati” dei dementi buonisti capeggiati dalla Curia Vaticana, sempre tanto “sensibile” verso il “fratello povero” che poi viene a guidare il camion della carneficina nizzarda. L’ Occidente è preso fra le ganasce del potere che egli stesso ha regalato ai petrodollari e l’ ignoranza di quella sua parte che ad essi si è prostituita. Il misero sta svendendo i propri organi vitali  quali la libertà politica e religiosa, la civiltà e il progresso della arti, come fa lo sventurato che vende il proprio rene per pagarsi il maxi schermo della Tv a colori o la vacanze ad Ibiza. Armare la mano del Medio Oriente con l’ arma più letale, rassegnazione mista a speculazione economico-politica, significa consegnarsi alla miseria totale. Gli eroi della prima Lepanto avevano nelle vene gli ideali di libertà, di Patria e di progresso civile, i codardi calabraghe di oggi fanno le vestali al tempio della sottomissione ai petrodollari. E voi, italiani che ancora li votate, siete complici e correi nel delitto di buonismo idiota e degni figli del politically correct.

VITA O MORTE PROGRESSIVA?

Quando si nasce (o si comincia a morire) si è spinti da forze sconosciute che dettano imperativi biologici in grado di far sopreavvivere organismi totalmente indifesi e non autosufficienti.  Già questo meccanismo naturale introduce elementi soprannaturali e spirituali idonei a chiudere la bocca, sempre spalancata come le finestre di una casa abbandonata, ai super geni dell’ ateismo, specialisti nel negare ma tetraplegici nel proporre.  Dunque la domanda che scavalca le barricate ormai superate dall’ evoluzione del pensiero filosofico postivo non è più se si venga al mondo per una sorta di genesi scientifica o per Mano Divina data l’ evidenza, anche per i sassi, della seconda ipotesi ma, più profondamente, se nasciamo o invece cominciamo a morire. Di primo acchito parrebbero la stessa cosa,   un po’ come l’ immagine rovesciata allo specchio e l’ originale ma, raschiando con l’ unghia della curiosità cognitiva, emerge subito l’ abissale differenza fra le due alternative. Intanto nascere introduce il connotato di evoluzione, sia biologica che spirituale, la tendenza all’ essere e al significare in funzione di un progetto che va oltre la propria persona. Nascere come inizio di un itinerario la cui meta è la ragione stessa del nascere, visto in un divenire di natura e spiritualità, di corpo e anima. In quest’ ottica la vecchiaia, quale decadere fisico, appare la risposta, netta come uno schiaffo, agli atei adoratori della divinità Scienza creatrice della casualità chimico fisica. Se fosse per questa che esistiamo la triste parabola dell’ invecchiamento non avrebbe senso poichè tutto sarebbe regolato dal caso originale, da una immutabile combinazione di fattori biologici che, accidentalmente e inconsapevolmente, avrebbero creato la vita. Accettare l’ ottica del nascere significa vivere cercando di nobilitare il corpo con una dose di spiritualità che non significa necessariamente fanatismo ascetico o ignorante fuga dal corpo e dalla sua naturalità. Mentre accettare la nascita come inizio di una morte progressiva vuol dire seguire passivamente un evento biologico il cui orizzonte esistenziale non va oltre gli istinti della fame e della sete. Nascere è sentirsi parte di un universo popolato da altre creature e rispettarne la vita come fosse la propria. Morire progressivamente è considerarsi il centro di un universo da depredare, da divorare, da sottomettere, da usare e gettare a proprio irresponsabile piacimento. E’ in sintesi la cultura della vita contro quella della morte. Se si nasce non si uccide, non si ruba, non si incendia, non si spara, non si stupra. Si è scienza e coscienza, si è autentici individui con l’ anima presente nella mente e nel cuore. Se si muore a partire dalla nascita si è materia indefinita, magma distruttivo ed insignificante una volta raffreddato, orgoglioso solo della fetida scia lasciata al proprio passare insieme al male arrecato. Nascere come prospettiva umana, filosofica e spirituale dunque, e morire dalla nascita come assenza di prospettiva, di valore, di significato e di finalità. Venire al mondo è facile e possibile a tutti, saperci stare e conferirgli dignità è riservato a pochi.

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