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MORIRE DI BUONISMO.

Hanno cercato la salvezza nella morte tenendosi per mano. Una donna e suo marito, italiani, secondo quanto riportato da molti organi di stampa nazionali, travolti da una crisi studiata e voluta dalla crape burocratiche della UE, dopo aver perso il lavoro, la casa e la speranza di un futuro, hanno mollato anche la dignità dandosi la morte. L’ eutanasia di un popolo, quello italiano, percorre così un’ altra tragica tappa di quel percorso abominevole tracciato dalle vestali della globalizzazione etnica, da quei comunisti che hanno sempre avuto sullo stomaco il tricolore italiano (meglio la bandiera rossa), il precetto di Stato libero e la natura cristiana di un popolo. Già nel secondo dopo guerra avevano provato a mettere le fameliche grinfie sulla carcassa della Nazione uscita distrutta dal fascismo e,  visto che il callo della dittatura era ormai fatto da un ventennio, volevano cambiare colore al regime e sottometterla al dominio sovietico, come accaduto alla Polonia e a tutto il blocco dell’  Est europeo.   Non ci sono riusciti per molte ragioni, una delle quali era l’ identità del popolo italiano. La grande forza della famiglia, che dava senso di appartenenza a tutti, e la sua valenza patrimoniale, sono stati gli scogli su cui è naufragato il bastimento rosso e i capi bastone di Stalin hanno dovuto ripiegare su una strategia a lungo termine che sarebbe passata attraverso il miserabile  ’68 e la progressiva frantumazione sociale del Paese. Oggi siamo arrivati all’ anticamera del dissolvimento dell’ Italia e degli italiani. La prima dovrà diventare la falsa patria di tutti e la vera patria di nessuno. Una discarica etnica dove ammassare torri di Babele e campi di zingari, moschee e terrorismo, il cui inno nazionale dovrà essere un lamento internazionale e dove dominerà l’ illegalità legalizzata voluta da una frangia di rinnegati.  I secondi, i discendenti del Risorgimento, dovranno abdicare a nuove etnie e consegnare loro il frutto delle lotte di liberazione belliche e sociali combattute per oltre un secolo. Al popolo italico resterà, intoccato, il ruolo di contribuente spaventato dalle ganasce fiscali, dall’ esproprio da parte di uno Stato  cialtrone che riesce ad inventarsi tasse anche sull’ ombra proiettata al suolo dalla tenda di un negozio. Non dovevano cercare la morte questi nostri sfortunati connazionali. Dovevano provare ad uccidere, politicamente, i responsabili della loro vergognosa situazione: quei politicanti giunti al seggio politico con le toppe economiche e culturali ben stampate sul deretano ed oggi divenuti ricchi e “capitalisti” dopo decenni di anticapitalismo viscerale predicato ai coglioni che li hanno ascoltati e che hanno bevuto la cicuta della pretesa “superiorità” del comunismo. Nessun italiano deve più uccidersi per la perdita della sicurezza economica ma tutti dobbiamo ritrovare quella forza Risorgimentale attraverso la quale sbarazzarci di questo liquame di fogna politicante che odia la Croce, il Natale, la Cristianità e gli italiani veri. Ci si accusa di razzismo quando i veri razzisti hanno massacrato migliaia di innocenti nelle foibe carsiche e nei lager sovietici, e considerano “inferiori” coloro che non si piegano al diktat buonista e irresponsabile. Uccidersi significa fare posto all’ invasore e fare il gioco degli anti italiani appollaiati nelle assemblee politiche e intenti a succhaire il sangue risorgimentale insieme a miliardi di euro. Uccidiamoli con il voto politico, basta un segno e una Croce, la stessa che questi collaborazionisti dell’ invasore odiano e di cui hanno infinito terrore. Non uccidiamoci, uccidiamo noi l’ ignoranza, la menzogna e la viltà di quella parte di pseudo italiani, bastardi e senza patria. La nostra vicinanza ed una preghiera va a questi due coniugi che non sono stati tanto forti da resistere al degrado nazionale e alla ferocia di uno Stato che, dietro il paravento buonista, sta facendo dell’ illegalità la sua nuova bandiera.

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