Archivi del mese: agosto 2015

PAPI E PRETI S.P.A.

La gerarchia ecclesiastica è sempre la stessa. Fin da quando si è arrogato, in esclusiva, l’ uso e l’ abuso del messaggio religioso e morale trasmesso dai Vangeli (con ovvia esclusione di quelli “scomodi”). La proprietà del “marchio” ha dato alla testa sia ia pretenzoli di periferia, che dettano legge sulle piccole comunità, che ai porporati, chissà perchè sempre grassottelli e rubicondi, che ai “ceo” di Santa Romana Chiesa e sue omologhe sparse per il Pianeta. In questo delirio di onnipotenza i furbi ex chierici, opportunamente liberatisi di quell’ elemento che li identificava anche in presenza di abiti secolari o non di ordinanza, immaginano di avere giurisdizione assoluta ed insindacabile non solo sull’ anima ma anche sulla mente e la vita del loro preteso “gregge”. E qui cascano gli asini con tonaca e simili. Indicare la via non vuol dire imporla a forza altrimenti passiamo dalla religione alla politica, dalla parola di Dio al comunismo o nazismo o fascismo o buonismo che dir si voglia. Viviamo, anzi sopravviviamo, ormai di appelli quotidiani alla rinuncia, al sacrificio, alla donazione di quel che abbiamo sia al fisco che al prossimo venuto da lontano. Dobbiamo mantenere il terzo mondo con adozioni a distanza e soggiorno interno. Ci si rinfaccia di vivere nel benessere, di essere indifferenti alla povertà di milioni di persone rese povere ed affamate dai “signori della guerra”, da pazzi dittatori politici e religiosi, che si arricchiscono sulla morte altrui con il complice silenzio dell’ ente più costoso ed inutile del mondo, l’ ONU. Dovremmo demolire le pareti di casa e le porte per far posto a tutti e contemporaneamente continuare a pagare Imu, tasi e tasse come se fossimo gli unici padroni e fruitori di casa nostra. Dovremmo smembrare le nostre famiglie per “allargarle” ed aprirle a nuove religioni, nuovi precetti e primitive usanze. Ciò ci viene chiesto da tutto l’ organico ecclesiastico, dal Papa al sacrestano. Questa nevrotica persecuzione della nostra “ricchezza”, il rinfacciarci quotidiano di essere “fortunati” (come se potesse essere tale un popolo governato dal pierino toscano!), ci ha rotto le scatole. E’ comodo predicare la povertà à e vivere nella ricchezza. E’ il comodo passatempo di politicanti e alti prelati oscenamente spaparanzati sui privilegi più vergognosi ed immorali. Riempite le vostre “umili” abitazioni di immigrati clandestini e lasciate le nostre “lussuose” dimore a noi che ce le siamo sudate e pagate con mutui spesso anche postumi. Predicare di fare del bene ed essere onesti contribuenti è molto più facile che farlo ed esserlo, come testimoniano gli odierni “vangeli”  che narrano della corruzione politica, dello Ior, della pedofilia. Pretendere di ospitare l’ intera Africa, Asia e Est Europa in Italia non solo è demenziale e criminale ma è immorale nei confronti di un popolo che quando è stato emigrante ha portato con sè capacità lavorative, rispetto per le culture ospitanti, l’ intelligenza di integrarsi e l’ umile lavoro nelle miniere, non chiedendo certo il soggiorno gratuito in Hotel a 5 stelle. Non ha portato la prepotenza etnica e religiosa, nè l’ ignoranza primitiva, nè la violenza tribale, che stanno infestando l’ Italia. “Orate di meno fratres, ma lavorate appena un pò, quel tanto che basti a formare l’ ombra di un callo sulle vostre troppo lisce, viscide e lunghe manine.

CINGHIALI E SCIACALLI.

La stampa (più stampella che altro) nazionale e i telegiornali (autentici megafoni da pianerottolo) hanno diffuso ai quattro venti la notizia della morte di un “campagnolo” e il ferimento di sua moglie ad opera di,  nientemeno, un cinghiale “assassino”. Quale è il cuore della notizia? La pronta strumentalizzazione del caso a favore della campagna, isterica e furbesca (vedi rimborsi regionali), contro l’ invasione di quello che è un semplice maiale selvatico. Il fatto che la sua proliferazione e  diffusione sia stata forzata attraverso l’ irresponsabile rilascio di specie importate, molto più prolifiche, con conseguente squilibrio dell’ eco sistema italiano, a favore di una caccia-mattanza molto spesso al di sopra di leggi e normative, non sfiora neppure la notizia. A nulla sono serviti  precedenti servizi giornalistici  sulle pacifiche “incursioni” del suino “senza targa” per le vie alte di Genova, che  almeno  hanno avuto il merito di dimostrare la mancanza di aggressività dell’ animale a contatto “non armato” con le persone. Il messaggio che deve passare è che il “mostro” va soppresso su larga scala (sento puzza di nazismo) e che le scrivanie delle amministrazioni locali, che “vigilano” in materia,  possano continuare ad ospitare cosciotti di cinghiale in cambio della opportuna e politicamente corretta chiusura di entrambi gli occhi. L’ abbiamo ripetuto fino alla noia: siamo ancora con la clava in spalla! E per combatterla c’è solo la cultura e la diffusione di verità non ufficiali cioè vere. Per prima cosa va spazzata via la frottola della cura da parte di non ben identificate associazioni venatorie dell’ ambiente, perchè sterminare su larga scala animali non aiuta la natura. Va negata inoltre  la leggenda dell’ abbandono delle campagne perchè è vero il contrario e cioè che le specie animali sono sempre più accerchiate da urbanizzazione e industria e condannate a vagare intorno ai bidoni dell’ immondizia presenti ormai fin dentro i boschi. C’è poi la sottocultura di quella attività, che reputo la peggiore dimostrazione di mancata evoluzione umana, la caccia, che innesca meccanismi perversi fra corporazioni a scopo di lucro atti a giustificare, anzi a legittimare, la carneficina di animali. In ultimo poche e scarne sono le notizie circa l’ effettivo svolgimento dell’ accaduto specifico. Il sensazionalismo giornalistico, tanto caro alle lavandaie di redazione prescinde sia dalla verità che dall’ opportunità e domina incontrastato. Per la mia esperienza diretta di molteplici incontri ravvicinati con cinghiali, dovuta al fatto di vivere in zona, così detta da essi “infestata”,  ho motivo di dubitare di quanto schematicamente riferito dalle vestali del catenaccio circa la dinamica della presunta aggressione da parte del cinghiale (obbligatoriamente “assassino”). Mi è capitato di stare a pochi metri da una femmina di cinghiale seguita dai cuccioli senza che ne scaturisse tragedia alcuna. Forse perchè non avevo un fucile puntato. Ho visto più volte scappare cinghiali a zampe levate al solo mio sopraggiungere. Non ho mai subito danni alle colture (grano, avena e vigna) da essi. Forse perchè, come ironicamente mi è stato detto da qualcuno, non mangio carne di cinghiale. La sottocultura della morte e della crudele eliminazione di animali,  ha, del resto, bisogno di alibi e scuse, e cosa c’è di meglio della “legittima difesa” dalla loro “ferocia”? Perfino gli pseudo ricercatori medico-scientifici hanno bisogno della scusa di trovare cure e medicine per legittimare la loro squallida e incivile attività di discepoli di Menghele. Purtroppo siamo di fronte a quel dispetto della natura chiamato genere umano (del quale purtroppo faccio parte) che è sordo, cieco e paralitico quando si parla della sua evoluzione spirituale, umanistica e morale.   Esso può inquinare, uccidere, sporcare e distruggere. Può usare la bomba atomica per l’ idiota gioco della guerra, può lavare petroliere in mare, può incendiare boschi e foreste, restando sempre innocente anzi incolpevole, ma un cinghiale, che per sopravvivere all’ invasione umana deve entrare in contatto con l’uomo e cercare di sfamarsi diventa un assassino da cancellare dalla faccia della terra per lesa maestà del bipede idiota. Sentenza emessa dal pollaio del politicamente corretto popolato da qualche gallo  e moltissimi capponi.

MORIRE DI BUONISMO.

Hanno cercato la salvezza nella morte tenendosi per mano. Una donna e suo marito, italiani, secondo quanto riportato da molti organi di stampa nazionali, travolti da una crisi studiata e voluta dalla crape burocratiche della UE, dopo aver perso il lavoro, la casa e la speranza di un futuro, hanno mollato anche la dignità dandosi la morte. L’ eutanasia di un popolo, quello italiano, percorre così un’ altra tragica tappa di quel percorso abominevole tracciato dalle vestali della globalizzazione etnica, da quei comunisti che hanno sempre avuto sullo stomaco il tricolore italiano (meglio la bandiera rossa), il precetto di Stato libero e la natura cristiana di un popolo. Già nel secondo dopo guerra avevano provato a mettere le fameliche grinfie sulla carcassa della Nazione uscita distrutta dal fascismo e,  visto che il callo della dittatura era ormai fatto da un ventennio, volevano cambiare colore al regime e sottometterla al dominio sovietico, come accaduto alla Polonia e a tutto il blocco dell’  Est europeo.   Non ci sono riusciti per molte ragioni, una delle quali era l’ identità del popolo italiano. La grande forza della famiglia, che dava senso di appartenenza a tutti, e la sua valenza patrimoniale, sono stati gli scogli su cui è naufragato il bastimento rosso e i capi bastone di Stalin hanno dovuto ripiegare su una strategia a lungo termine che sarebbe passata attraverso il miserabile  ’68 e la progressiva frantumazione sociale del Paese. Oggi siamo arrivati all’ anticamera del dissolvimento dell’ Italia e degli italiani. La prima dovrà diventare la falsa patria di tutti e la vera patria di nessuno. Una discarica etnica dove ammassare torri di Babele e campi di zingari, moschee e terrorismo, il cui inno nazionale dovrà essere un lamento internazionale e dove dominerà l’ illegalità legalizzata voluta da una frangia di rinnegati.  I secondi, i discendenti del Risorgimento, dovranno abdicare a nuove etnie e consegnare loro il frutto delle lotte di liberazione belliche e sociali combattute per oltre un secolo. Al popolo italico resterà, intoccato, il ruolo di contribuente spaventato dalle ganasce fiscali, dall’ esproprio da parte di uno Stato  cialtrone che riesce ad inventarsi tasse anche sull’ ombra proiettata al suolo dalla tenda di un negozio. Non dovevano cercare la morte questi nostri sfortunati connazionali. Dovevano provare ad uccidere, politicamente, i responsabili della loro vergognosa situazione: quei politicanti giunti al seggio politico con le toppe economiche e culturali ben stampate sul deretano ed oggi divenuti ricchi e “capitalisti” dopo decenni di anticapitalismo viscerale predicato ai coglioni che li hanno ascoltati e che hanno bevuto la cicuta della pretesa “superiorità” del comunismo. Nessun italiano deve più uccidersi per la perdita della sicurezza economica ma tutti dobbiamo ritrovare quella forza Risorgimentale attraverso la quale sbarazzarci di questo liquame di fogna politicante che odia la Croce, il Natale, la Cristianità e gli italiani veri. Ci si accusa di razzismo quando i veri razzisti hanno massacrato migliaia di innocenti nelle foibe carsiche e nei lager sovietici, e considerano “inferiori” coloro che non si piegano al diktat buonista e irresponsabile. Uccidersi significa fare posto all’ invasore e fare il gioco degli anti italiani appollaiati nelle assemblee politiche e intenti a succhaire il sangue risorgimentale insieme a miliardi di euro. Uccidiamoli con il voto politico, basta un segno e una Croce, la stessa che questi collaborazionisti dell’ invasore odiano e di cui hanno infinito terrore. Non uccidiamoci, uccidiamo noi l’ ignoranza, la menzogna e la viltà di quella parte di pseudo italiani, bastardi e senza patria. La nostra vicinanza ed una preghiera va a questi due coniugi che non sono stati tanto forti da resistere al degrado nazionale e alla ferocia di uno Stato che, dietro il paravento buonista, sta facendo dell’ illegalità la sua nuova bandiera.