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OLOCAUSTO.

I media, in un omogeneo coro di voci bianche tendente ad evolvere in coro di eunuchi, strombazzano al mondo il giorno della Memoria, il ricordo cioè degli orrori nazisti perpetrati in danno degli ebrei oltre settanta anni fa. Personalmente diffido e fuggo dalle celebrazioni di un giorno che esentano, per gli altri 364, di essere coerenti e rispettosi di valori morali, sociali e religiosi, che dovrebbero essere celebrati con atti di vita quotidiana. Ma ormai il calendario è pieno di giorni e giornate di qualcuno o qualche cosa: della pace, della donna, della mamma, del papà, della repubblica e via cantilenando. Stante tale inflazione di ricorrenze, che ne sancisce l’ inutilità, reputo opportuno non alimentare il coro  di eunuchi ripetendo frasi e concetti altisonanti, sviliti ed offesi poi dal mal razzolare di ogni giorno, e segnalare invece il cambio di colorazione che i professionisti della ricorrenza hanno dato al giorno della Memoria, in ossequio al poltically correct imperante e sempre più cancerogeno. Dunque non più la Shoah degli ebrei, antico e ormai desueto ritornello della sinistra (sempre dimentica dei lager sovietici, sempre per ebrei, di ispirazione comunista) ma giorno di celebrazione degli zingari e degli omosessuali internati dal nazismo (così come lo furono dal comunismo). Sono queste odierne categorie di intoccabili gli attori principali della commediola rievocativa, sono loro che devono acquisire una “memoria storica” che arricchisca il blasone di casta e ne faccia delle particolari “diciottenni debuttanti” nella società politicamente corretta. Il gran ballo è iniziato e le musiche non celebrano il valzer ma lo stucchevole e stomachevole minuetto del non genere e dell’ identità etnica di chi non ha patria, radici, cultura e morale. Abbasso il femminile ed il maschile evviva i numeri. La sinistra ha scritto la musica (pardon, il rumore) e le parole (pardon, le farneticazioni) e i media eunuchi, in piedi sulla sedia come scolaretti, recitano cantilenando la filastrocca. Oggi non si narra più, a beneficio delle giovani generazioni, di quel favoloso affresco di poesia e dolore chiamato Anna Frank e dei tanti eroici Schindler, ora si celebra l’ etnia zingara e la galassia omosessuale, dimenticando che le gerearchie naziste erano zeppe di omosessuali praticanti. Ma ciò non crea imbarazzo nei megafoni della storiella del non genere, quelli che contano sono gli omosessuali internati e non importa se contemporaneamente fossero ebrei, dissidenti politici o altro. Gli omosessuali carnefici non si menzionano poichè contrasterebbero con l’ immagine artefatta ed “eroica” che il pennello, grondante la vernice dell’ ipocrisia, del politically correct sta miserevolmente cercando di dipingere. La sinistra non è nuova in appropriazione indebite, sia di personaggi che di avvenimenti, per trarre da essi vantaggi politici e blasone. Da Gesù socialista a Garibaldi, dal primo maggio alla festa della donna, è stato un continuo mettere il suo cappello ideologico su tutto, sempre dimenticando che negli inferni comunisti nè Gesù, nè il lavoro, nè la donna, hanno mai potuto essere celebrati. Ora tocca agli omosessuali e agli zingari, le nuove frontiere elettorali della sinistra, i nuovi “santi” da iscrivere sul calendario rosso. La rabbia monta sempre più, l’ intelligenza soffre sempre più ad ogni “celebrazione” di facciata. Invece di ricordare la ferocia nazi-comunista (il fascismo al confronto è risultato bullismo da chierichetti) tutti i giorni dell’ anno e invece di insegnare nelle scuole, a mo’ di vaccino, quanto perpetrato dalle due ideologie parallele e, come direbbe Aldo Moro, convergenti si mette in scena il minuetto della propaganda più ipocrita e nefasta. Di quell’ Olocausto oggi resta l’ Olocausto dell’ intelligenza e della verità.

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